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Unidata, 40 anni di Innovazione

Unidata, 40 anni di Innovazione

Per i 40 anni intervista a Renato Brunetti, Presidente e CEO Unidata Group, di Lorenzo Lombardi D’Aquino, Chief Human Resources & Organization Officer di Unidata e Paolo Bianchi, Head of Corporate Communication e Board Member di Unidata.

“AI, Infrastrutture e Visione Industriale: la nuova Sfida Digitale”

Quarant’anni di storia dagli anni ‘80 fino all’era delle infrastrutture digitali. Fondata nel 1985 a Roma, Unidata ha vissuto tutte le principali tendenze tecnologiche del Paese: dalla microinformatica a Internet, dalla fibra ottica al cloud, dall’IoT ai data center, fino alla nuova frontiera dell’AI.

Il gruppo attualmente guidato da Renato Brunetti guarda al futuro con progetti strategici sotto la sua leadership, come Unitirreno – la dorsale sottomarina che potenzia la connettività nazionale e mediterranea – e UniCenter, il data center green nell’area di Roma.

In questa intervista, Brunetti ripercorre l’evoluzione di Unidata e il ruolo delle infrastrutture digitali nella competitività di imprese, pubblica amministrazione e territori.

Unidata compie 40 anni. Qual è il filo rosso che collega la società nata nel 1985 all’azienda di oggi?

Quando abbiamo iniziato, Internet non faceva ancora parte della vita delle persone e delle organizzazioni. Negli ultimi quarant’anni è cambiato quasi tutto, ma il nostro approccio è rimasto lo stesso: anticipare le esigenze del mercato e costruire soluzioni concrete.

Abbiamo preso la tecnologia e la microinformatica come punto di partenza, poi siamo diventati un provider Internet, un operatore di fibra, una società quotata e oggi una realtà sempre più orientata verso le infrastrutture digitali.

Per noi, innovare non significa seguire le tendenze, ma creare solide fondamenta su cui le aziende e le istituzioni possono crescere.

Oggi si parla molto di infrastrutture digitali strategiche. Unitirreno è uno dei progetti più rilevanti in questo senso. Perché?

Unitirreno non è solo un cavo sottomarino; è una nuova autostrada dei dati per l’Italia.

Collegare Sicilia, Sardegna, Lazio e Liguria significa rafforzare la resilienza del Paese, migliorare la qualità delle connessioni e dare al Mediterraneo un ruolo più centrale nelle rotte digitali internazionali.

La connettività non è più un servizio accessorio, ma una condizione essenziale per la competitività industriale, la sicurezza dei dati e l’attrazione di investimenti.

In questo scenario che ruolo può avere Roma?

Roma e il Lazio possono diventare un importante hub nella nuova geografia digitale. Storicamente, molte infrastrutture sono state concentrate altrove, ma oggi la domanda di capacità, bassa latenza e servizi cloud rende necessario distribuire meglio le risorse tecnologiche.

La posizione di Roma, insieme alla sua connessione con il Mediterraneo e il resto del Paese, può offrire un vantaggio competitivo significativo per tutta l’Italia e oltre.

Unidata ha avviato anche il progetto UniCenter, un data center green. Qual è il legame con cloud e intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale non funziona nel vuoto, ma necessita di infrastrutture e di molta energia. Richiede reti affidabili, potenza di calcolo, data center sicuri, energia sostenibile e competenze per funzionare correttamente.

UniCenter è nato con questa visione: completare un ecosistema che parte dalla fi bra e arriva al cloud, all’AI e ai servizi digitali avanzati.

Non è più semplicemente un luogo in cui conservare dati, ma un’infrastruttura industriale capace di abilitare cloud, AI e servizi digitali avanzati.

Molte imprese stanno sperimentando l’AI. Che cosa serve perché diventi valore reale?

Serve prima di tutto una visione manageriale. L’AI può migliorare processi, efficienza, sicurezza, relazioni con i clienti e gestione dei dati, ma deve essere inserita in una strategia chiara.

Non basta introdurre uno strumento tecnologico: bisogna capire quali problemi risolve, quali competenze richiede e come cambia l’organizzazione.

Le aziende che sapranno integrare infrastrutture, dati e capitale umano saranno quelle più competitive.

Unidata lavora anche su IoT e smart water metering. È un esempio di innovazione applicata ai servizi essenziali?

Sì, perché l’innovazione più utile è quella che produce benefici misurabili. Nel settore idrico, per esempio, i contatori intelligenti e le soluzioni IoT permettono di monitorare meglio le reti, ridurre gli sprechi, individuare anomalie e migliorare la gestione delle risorse.

È un campo in cui tecnologia, sostenibilità e qualità dei servizi pubblici si incontrano.

Che cosa significa, per Unidata, evolvere da telco a tech company?

Significa ampliare il nostro ruolo. Non siamo più soltanto fornitori di connettività, ma partner tecnologici per imprese, pubbliche amministrazioni e territori.

Fibra, cloud, cybersecurity, IoT, data center e intelligenza artificiale fanno parte di un’unica visione: costruire infrastrutture e servizi capaci di accompagnare la trasformazione digitale del Paese.

Quale messaggio darebbe ai dirigenti chiamati a guidare questa trasformazione?

Direi che la trasformazione digitale non è un tema soltanto tecnico. È una scelta industriale e culturale. Richiede investimenti, capacità di decisione, apertura all’innovazione e attenzione alle competenze.

Le infrastrutture abilitano il cambiamento; spetta ai manager trasformarlo in crescita concreta, sostenibile e utile per le imprese e per il Paese.

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