Il periodico di Federmanager Roma

FASI 728x90_1

Il Lusso Necessario

Il Lusso Necessario

Chiedersi cos’è la cultura e a cosa serva sarebbe come rivolgere la domanda a un pesce riguardo l’acqua nella quale vive. Essa sfugge a qualsiasi tentativo di misurazione e di valutazione di utilità strumentale rispetto a uno scopo. Sia esso pratico o ancor meno economico. 

Il manager è un professionista che gestisce risorse – materiali, umane e finanziarie – in vista del raggiungimento di un obiettivo in genere misurabile in termini economici.

La misura è uno strumento indispensabile nella cassetta degli attrezzi di un manager insieme alla utilità intesa come strumentalità di una risorsa ai fini del raggiungimento dell’obiettivo: la “misura” attiene all’efficienza dei processi, l’“utilità” alla loro efficacia.

La prima osservazione che possiamo fare, se volessimo parlare di cultura in senso lato e non della cultura professionale finalizzata allo svolgimento del ruolo manageriale, è che parliamo di qualcosa rispetto alla quale le categorie della misura e della utilità non sono applicabili.

La cultura nei suoi diversi aspetti – estetici, filosofici, etici, ricreativi solo per citarne alcuni – sfugge a qualsiasi tentativo di misurazione e di valutazione di utilità strumentale rispetto a uno scopo pratico e meno che mai economico.

Non a caso nella gerarchia dei bisogni (Maslow), i bisogni culturali si presentano solo dopo che siano stati soddisfatti i bisogni pratici relativi alla sussistenza, alla sicurezza personale e alla socialità.

In questo senso potremmo allora affermare che la cultura è un “lusso”, se intendiamo per lusso tutto ciò che eccede le necessità pratiche finalizzate allo svolgimento di una normale esistenza?

Evidentemente no, proprio perché la cultura non può essere considerata strumentale rispetto a uno scopo in quanto per sua natura “non utile”, almeno nel significato che abbiamo attribuito prima a questo termine; ma soprattutto perché la cultura si anticipa all’agire sociale, lo permea e lo condiziona indipendentemente dalla consapevolezza che gli attori possono avere della sua influenza.

L’identità, le nostre convinzioni persino i nostri pregiudizi sono il risultato della cultura nella quale siamo immersi sin dalla nascita: letterati, pittori, filosofi del passato e del presente hanno creato l’universo di significati e simboli nel quale ci siamo formati e che abitiamo.

Quello che fa la differenza fra una persona “colta” e una meno è il grado di consapevolezza e di conoscenza di questi fattori e, in prospettiva, del loro superamento e/o inclusione di culture diverse.

Allora chiedersi cos’è la cultura e a cosa serva sarebbe come rivolgere la domanda a un pesce riguardo l’acqua nella quale vive.

Nell’epoca della IA – che svolge meglio dell’uomo i compiti di misurazione, selezione e organizzazione delle risorse – la cultura segna la differenza fra la macchina e il manager; non a caso la cultura umanistica sta ritornando prepotentemente fra le skill richieste ai manager del 21° secolo.

L’attenzione alla cultura in senso lato, intesa come presa di consapevolezza del mondo di segni e significati che ci circonda trova quindi pieno titolo per emergere in una organizzazione orientata alla promozione della managerialità.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
ULTIMO NUMERO
IN PRIMO PIANO
Monium consulenza 300×300

RICEVI PROFESSIONE DIRIGENTE DIRETTAMENTE NELLA TUA EMAIL