Welfare

 Il nuovo Progetto Welfare di Federmanager Roma

Il nuovo Progetto Welfare di Federmanager Roma

Giuseppe Straniero, Coordinatore della Commissione Welfare di Federmanager Roma, in questa intervista spiega ed illustra ai lettori un nuovo progetto sperimentale, targato Federmanager Roma, che vuole fornire alle aziende utili indicazioni sui punti di forza e di debolezza di ciascun piano welfare.

Giuseppe Straniero, 70 anni, sposato, viene da una lunga carriera in Rai dove ha ricoperto incarichi di responsabilità. Segretario e poi vicepresidente ADRAI, il sindacato interno dei manager Rai. In una sua second life è stato amministratore di fondi assistenziali e previdenziali. Oggi è Coordinatore della Commissione Welfare di Federmanager Roma

Dottor Straniero, lei è oggi il coordinatore della Commissione Welfare di Federmanager Roma.  in tempi andati la stessa commissione era denominata Commissione Previdenza. Quali cambiamenti sono intervenuti per giustificare la modifica della denominazione?

Secondo gli studi e gli approcci operativi più recenti, sotto la definizione di welfare si concentrano molte iniziative delle aziende e dei sindacati che tendono a soddisfare esigenze genericamente di welfare dei lavoratori.

In particolare, i 12 pilastri del welfare sono:

  • Assistenza sanitaria integrativa
  • Previdenza integrativa
  • Formazione
  • Politiche attive del lavoro
  • Non autosufficienza-LTC
  • Politiche passive del lavoro (sostegno al reddito, etc.)
  • Famiglia (istruzione, baby-sitting, etc.)
  • Fringe benefits
  • Sostegni economici indiretti (prestiti, mutui, etc.)
  • Tempo libero
  • Stili di vita (well being)
  • Conciliazione lavoro/famiglia

Federmanager ha da tempo implementato best practices di tutte queste materie ed intende svilupparle in un’ottica sinergica sia a livello di contrattazione nazionale e locale/aziendale sia nella concreta gestione di Enti dove è partner di Confindustria (Fasi, IWS, Previndai, Fondirigenti). Inoltre, ha costituito Enti che operano direttamente su questi terreni (Praesidium, Assidai, FederAcademy, CDi manager) per offrire ai propri Associati tutte le soluzioni praticabili.

Quale sarà il piano di azione per il triennio 2022/24?

In linea con questo orientamento il Consiglio ha recentemente approvato un progetto sperimentale che, partendo dall’ascolto delle esigenze dei colleghi e delle RSA, ma anche dei direttori HR, può fornire agli interessati un assessment della posizione della loro azienda in materia di welfare e fornire utili indicazioni sui punti di forza e di debolezza di ciascun piano welfare.

Questa visione degli interventi di welfare come facenti parte di un unico “pacchetto” consentirà anche di “aggiustare” e rimodulare gli interventi, ferma restando la consistenza del pacchetto.

Faccio un esempio pratico: in una grande azienda del Nord, famosa per il suo welfare generoso, sono stati bloccati alcuni interventi a favore dei lavoratori di quella impresa.

Il motivo? Qualcuno, molto sensibile, aveva intuito che il troppo welfare erogato ai dipendenti era in contrasto con la situazione socioeconomica del territorio dove insistevano le fabbriche, creando un clima ostile alla medesima azienda.

È stato sufficiente dirottare parte di queste risorse verso la comunità di riferimento per ricomporre l’incrinatura che si stava trasformando in rottura fra l’azienda e il suo territorio.

Voglio dire con ciò che i criteri che devono informare il buon welfare sono anche extra aziendali e ricomprendono concetti come efficacia, inclusività, fabbisogni e pariteticità.

Come si concretizzerà questo progetto?

Alle aziende e Rsa contattate sarà somministrata una survey contenente alcune domande sia sul welfare esistente sia sul loro livello di soddisfazione.

L’obiettivo è, all’esito delle informazioni raccolte, fornire uno specifico indicatore, denominato WELFARE RATING, che rappresenta il primo metodo algoritmico di valutazione, in grado di certificare e comparare i modelli di welfare adottati dalle singole aziende attraverso un semplice indice numerico.

Con una battuta, potrei dire che siamo manager e quindi dobbiamo saper misurare e quantificare anche il nostro benessere!

In che modo sarà coinvolta Federmanager Roma?

Innanzitutto, vorrei ribadire che si tratta di un’iniziativa di TUTTO il Consiglio Direttivo e che non sarò solo nell’iniziativa: ho chiesto ad alcuni valenti colleghi di affiancarmi nei colloqui e di condividere il percorso che faremo, che – se è chiaro nelle finalità – risulta necessariamente ancora da definire nella sua operatività.

I colleghi sono Luciano Flussi, ex Direttore HR del Gruppo Rai Radiotelevisione italiana, Gustavo Troisi, Responsabile Risk Control di Enel Italia e Maurizio Carini, Direttore di Progetto in Technip Energies Italy. Tutti consiglieri di Federmanager Roma con vari incarichi nel nostro sistema.

Insomma, un bel mix di esperienze professionali e generazionali.

Saremo infine supportati da Stefano Castrignanò, titolare di Italian Welfare, una realtà consulenziale molto attiva e accreditata nel settore del welfare integrativo che ha elaborato l’algoritmo che ci dirà a che livello si pone il welfare della singola azienda.

Un’ultima domanda: laddove la survey dovesse rivelare bisogni di welfare non ancora soddisfatti, come vi regolerete?

Come accennavo prima, Federmanager può vantare un complesso di aziende all’interno del suo sistema, che – ne sono certo – sapranno offrire soluzioni adeguate alle necessità evidenziate.

Praesidium, diretta dal nostro collega di Federmanager Roma, Salvo Carbonaro, che è il broker assicurativo di tutto il sistema, particolarmente – ma non esclusivamente – impegnata nel welfare aziendale.

Assidai, ente no profit che si occupa di assistenza sanitaria integrativa.

FederAcademy, la realtà formativa costruita dai manager per i manager.

CDi Manager, anch’essa presieduta da un collega di Federmanager Roma, Ettore Cambise, società di scopo leader nel Temporary Management e nell’ Executive Search che si rivolge alle Aziende interessate a crescere e/o incrementare la competitività e l’efficienza della propria organizzazione.

 

Assistenza e previdenza: la separazione per fare chiarezza

Assistenza e previdenza: la separazione per fare chiarezza

Le due voci separate e ben distinte nella costruzione costituzionale, si trovano confuse, invece, nelle disposizioni di legge, nei media e anche nel linguaggio comune, parlando indistintamente di pensioni

Guarda un po’ se è questo il momento per riprendere la storia della separazione fra assistenza e previdenza! Sarà questa l’esclamazione (benevola, spero) di molti che passeranno direttamente alle pagine successive e forse anche di chi, per pura cortesia o per curiosità, avrà voglia di leggere questo pezzo che la Rivista mi propone di scrivere per il numero in uscita.

Sì, il momento è questo, rispondo. Perché l’emergenza sanitaria ha dilatato il problema e il fenomeno ha assunto una dimensione talmente grande che è impossibile non vederlo perfino se ci si mettono non due fette, ma due prosciutti interi sugli occhi.

L’emergenza, e i problemi che pone, prevede che ci sia un momento in cui si tornerà alla normalità, ma se non troviamo il modo di superarla questa emergenza, allora potremo cadere nello “stato di eccezione”.E qui la differenza è sostanziale e drammatica. Perché la prima, l’emergenza, ci fa vedere soluzioni possibili, ragionate, ordinate, modulabili secondo i tempi e le esigenze; il secondo, lo stato di eccezione, ci impone soluzioni obbligate, imposte, pressoché definitive.

Siamo dunque, nello stato di emergenza, in presenza di un fenomeno sanitario che ci dice quanto sia importante l’assistenza, al punto da rappresentare il denominatore comune di tutte le misure economiche, finanziarie e sociali di questo tempo.

E allora, vista nella sua mega-dimensione, l’assistenza merita una riflessione approfondita e un indirizzo che la ponga non come un sottoprodotto, l’ancella servente del sistema previdenziale, ma come aspetto organizzativo sociale che merita la sua dignità primaria. Perché, come si vede bene appunto durante un periodo di emergenza, l’assistenza è il front-line di tutte le situazioni difficili: di quelle quotidiane, costanti, che ritroviamo dovunque, nel mondo e in tutte le epoche e di quelle che esplodono all’improvviso e che, per la loro dimensione e per le urgenze che pongono, hanno bisogno di modalità e capacità d’intervento eccezionali, secondo circostanze, occasioni e tempi.

Il welfare italiano si basa su tre pilastri: sanità, assistenza e previdenza.

Della sanità, per la particolare connessione con molte altre prestazioni e tutele pubbliche, ne parleremo magari in altra occasione, soprattutto con riferimento alla pandemia in atto.

Parliamo, invece, degli altri due pilastri welfare: l’assistenza e la previdenza.

In materia esiste molta confusione che però si potrebbe dissipare solo se si leggesse per bene la nostra Costituzione, nella quale, all’articolo 38, troviamo addirittura uno schema che fa la distinzione.  Secondo l’articolo 38, l’assistenza vera e propria, è quella di cui si parla nel comma 1, la previdenza è quella di cui si parla, invece, nel comma 2.

L’assistenza ha un preciso obiettivo. È diretta a tutelare i soggetti in condizioni di bisogno ed è attuata direttamente dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti Locali con risorse derivanti da imposte.

Le forme di erogazioni sono diverse (economiche, prestazioni sociali) e il bisogno ha una estensione tale che va dal bisogno individuale, occasionale, a quello collettivo.

La previdenza ha tutt’altra origine e obiettivo. È originata dai contributi versati da parte dei lavoratori e dei datori di lavoro durante l’attività lavorativa. Si tratta, in sostanza, di un salario “differito” e su questo si sono sprecate pagine, dichiarazioni e sentenze della Corte Costituzionale. Ora che cosa succede?

Succede che, volutamente o per mera pigrizia intellettuale, e non solo, è stata superata la trasparenza d’interpretazione e il rispetto delle origini e della modalità di erogazione delle due prestazioni. Le due voci separate e ben distinte nella costruzione costituzionale, si trovano confuse, invece, nelle disposizioni di legge, nei media e anche nel linguaggio comune.  Ovunque, ormai, si parla indistintamente di pensioni. I governi che si sono succeduti nel tempo hanno finito per trasformare molte prestazioni assistenziali in erogazioni previdenziali. La furbizia elettoralistica e populista porta consensi, perfino strumentalizzando le parole: e così si parla di pensioni per disabili, e di quelle effettuate mediante la cassa integrazione, quelle relative alla mobilità, quelle che sono integrazioni alle pensioni minime. E sicuramente vi sono altri esempi che potrebbero essere aggiunti.

E qui comincia tutta un’altra storia.

Perché dal 1989 sono stati fatti tentativi di separazione delle due prestazioni nel bilancio INPS ed è stato anche istituito una speciale gestione dei trattamenti assistenziali (GIAS) da finanziarsi a carico della fiscalità generale. Però qui l’inghippo si è ancor più aggrovigliato perché questa gestione viene utilizzata anche per talune prestazioni previdenziali, che non risultano totalmente coperte dai contributi versati.

In tempi normali i trasferimenti dalla GIAS incidono mediamente intorno al 15% sul totale della spesa complessiva però, dal 2019, siamo nello stato di emergenza e parlare di cifre è da capogiro. Per chi vuole farsi una cultura e andarsi a leggere le fonti, i dati si trovano nella “Nota Integrativa a legge di Bilancio per il Triennio 2019-2021”.

Perché diciamo questo? Perché la confusione è a monte, dove ciò che manca è la chiara classificazione della spesa per protezione sociale. È importante partire da questa analisi se si vuole pervenire all’obiettivo della ripartizione della spesa, tra pensionistica e assistenziale. Senza un esame preliminare e approfondito di tutta la materia della protezione sociale e senza una presa di posizione netta sull’esigenza della ripartizione, che auspichiamo, resteremo schiacciati dalle troppe sollecitazioni alla politica di abbassare le pensioni.  Pressioni che vengono dall’interno del nostro Paese e che vengono replicate, purtroppo, anche da Organismi internazionali che si rifanno ai dati pensionistici esposti dai nostri Enti pubblici. Dati diffusi in maniera difettosa e spesso incompleti.

Si capisce allora perché insistiamo nella richiesta di separazione fra assistenza e previdenza.

Perché se non viene separata la spesa pensionistica da quella assistenziale, che è in continua crescita, anzi nella situazione emergenziale è addirittura fuori da ogni controllo, proseguiranno gli allarmi sulle pensioni da parte degli organismi economici internazionali e le bocciature delle agenzie di rating.

Concludiamo.

La dimensione dell’assistenza, definita e pagata come pensione, è tale da far porre la base per profonde riflessioni fin da ora, mentre l’assistenza è alla base di ogni intervento di sostegno economico e sociale.

Sarà opportuno, dunque, separare le due poste del bilancio previdenziale?

Ci chiediamo, addirittura, se non sia meglio separare fisicamente, da subito, le due tipologie di gestione.

Ma, intanto, è necessario cominciare con un’analisi approfondita di tutte le prestazioni che riguardano la protezione sociale e che configurano prestazioni assistenziali. Contemporaneamente bisogna creare una banca dati di tutte le prestazioni assistenziali pubbliche, a tutti i livelli, per evitare che i soliti furbetti si infilino nel sistema per lucrare prestazioni di cui non hanno diritto. E così le risorse finanziarie saranno più cospicue e tali da intervenire nelle situazioni di maggior svantaggio, familiare e individuale. Un’assistenza, insomma, intesa come dimensione solidale collettiva, quale risulta dalla vocazione programmatica definita dalle norme costituzionali.

Praesidium S.p.A. 2005-2020

Praesidium S.p.A. 2005-2020

Un’interessante storia aziendale di 15 anni di crescita e consolidamento sul mercato assicurativo sanitario

Praesidium S.p.A. – Soluzioni assicurative per il management – all’interno del sistema di rappresentanza Federmanager dei dirigenti industria, nasce e si sviluppa come broker assicurativo di riferimento del fondo sanitario ASSIDAI; recentemente è stato scelto come partner del nuovo provider sociosanitario IWS S.p.A.  partecipato da Confindustria, Federmanager e Fasi, per le attività di promozione della Proposta unica Fasi-Assidai sul mercato della sanità integrativa.

La crescita registrata in 15 anni di attività può, in buona parte, attribuirsi all’appartenenza di Praesidium al sistema di rappresentanza Federmanager, ora unico azionista insieme ad Assidai, che ha connotato l’approccio di Praesidium stesso sul mercato come utile servizio di supporto territoriale e di consulenza di welfare sanitario alle aziende industriali ed ai loro dirigenti; nei suoi 15 anni di attività, Praesidium ha trasformato la rete commerciale da indiretta a diretta, ha raggiunto i migliori risultati di bilancio dalla sua costituzione nel periodo 2017-2020, ha stipulato accordi di partnership con diverse categorie professionali come Sumai e Cimo, ha ottenuto il mandato di co-brokeraggio Praesidium-Willis da parte dei due fondi Confapi, Fasdapi e Previndapi.  Va sottolineata inoltre l’importanza del modello di business adottato di recente, con l’evoluzione organizzativa e l’ampliamento graduale dell’offerta dei servizi e dei prodotti assicurativi.Praesidium oggi è consapevole di dover affrontare anche la sfida dettata dall’attuale pandemia insistente: fornire consulenza in modalità remota a seguito dell’attuale distanziamento, con l’utilizzo di strumenti di digitalizzazione e di comunicazione in remoto. Proprio questi saranno i nuovi tool dell’approccio consulenziale, anello delicato nella relazione Welfare Manager-Azienda/Dirigente. Anche sul versante Prodotti/Servizi, Praesidium sta spostando il baricentro dell’offerta assicurativa verso rami extra sanitari come vita, infortuni, RC professionale, colpa grave, D&O etc.

L’augurio, in occasione del 15° compleanno di Praesidium, è quello di aggiungere, nel prossimo futuro, altri capitoli alla narrazione della sua storia di successo, migliorando l’attuale 22° posizione nel ranking delle top aziende di brokeraggio 2020; l’anniversario è un’occasione per ringraziare tutti i dipendenti per la strada percorsa insieme e gli azionisti Federmanager ed Assidai per la fiducia accordata, con l’auspicio di continuare a crescere insieme, perseguendo nuovi obietti.

Praesidium, broker assicurativo e welfare adviser di aziende e manager aderenti a Federmanager, è pronta per nuove responsabilità

Praesidium, broker assicurativo e welfare adviser di aziende e manager aderenti a Federmanager, è pronta per nuove responsabilità

Il valore della prossimità nel mercato del welfare sanitario è un’importante fattore di crescita 

Il contesto

Il settore del brokeraggio assicurativo sta attraversando un delicato processo di modificazione normativa e gestionale (direttiva IDD, regolamento GDPR,decreto antiriciclaggio) con l’obiettivo di tutelare sempre più il consumatore e modificare il modus operandi dell’intermediario.

Grazie alle nuove potenzialità di comunicazione digitale e connessione con il cliente l’intera filiera della distribuzione assicurativa sta subendo, per alcuni rami elementari, una strisciante disintermediazione da parte delle compagnie, tramite i canali tradizionali favorendo nel contempo una migliore trasparenza ed adeguatezza dell’offerta assicurativa ed una selezione dei migliori intermediari.

 Gli attori del mercato

I broker operanti nel mondo sono 35.000 circa, in Italia 2.350 di cui 700 individuali distribuiti per il 52% nel Nord, 25% nel Centro e 25% Sud ed Isole

Nel top ranking 2019 le prime 5 imprese detengono il 40% del mercato con 2.300 collaboratori ed una media di utili, ante imposte, di 100 milioni di euro ciascuno  che si riducono a 100 mila euro per le successive 200 imprese, a 50 mila per le altre 400 ed a 20 mila per le ultime della classifica mentre un centinaio di broker chiudono bilanci in perdita.

Si sta assistendo quindi ad una progressiva concentrazione del mercato ed ad una presenza marginale di un buon numero di broker che, anche se operano in forma societaria, restano di fatto produttori di assicurazione.

Praesidium, tra le 100 imprese leader, si è posizionata nella graduatoria al  25° posto  per risultato ante imposte e  con un utile superiore a 1.5 milioni di euro: un bilancio pregevole se confrontato con la contenuta l’attuale  struttura societaria e con  i risultati di distribuzione ottenuti.

Praesidium, broker assicurativo e welfare adviser di aziende e manager aderenti a Federmanager, è pronta per nuove responsabilità

I numeri  del mercato del brokeraggio assicurativo 2018

La raccolta premi contabilizzata risulta essere di 145 mld € di cui ramo danni 38 mld, ramo salute 5,9 mld ( infortuni 3,1mld e malattia 2,8 mld raccolta da 60 compagnie di settore) . Oltre il 50% del ramo malattie e riferibile a polizze collettive dei Fondi sanitari.

Il valore dei premi intermediati dai broker si attesta intorno a 15 miliardi di euro con una significativa quota nel ramo danni ( 38% circa), in crescita  grazie allo sviluppo delle garanzie sanitarie (+ 7%.).

Ramo malattia, premi raccolti nel 1°semestre 2019: i premi contabilizzati (polizze individuali.+ collettive)  ammontano a 1,6 mld (+14,7 % ) di cui RSM 1,2 mld e la nuova produzione a 248 mln (+18%).

Prospettive e ruolo dei Broker

Grazie allo sviluppo di insurtech e della digitalizzazione dei flussi e dei processi aziendali il mercato assicurativo, sta gradualmente evolvendo verso una più efficiente ottimizzazione della catena del valore.

Conseguentemente anche il ruolo degli intermediari assicurativi e dei broker più organizzati sta diventando più professionale e trasparente conto tenuto del fatto di trovarsi davanti ad un cliente più evoluto e consapevole; ancor prima dell’intermediazione con la compagnia, deve saper individuare, attraverso una cosciente analisi dei suoi bisogni, la più adeguata soluzione assicurativa, anziché quella più conveniente, quest’ultima quasi sempre deludente nella fase del  rimborso al verificarsi del sinistro.

La  nuova figura consulenziale, quindi, senza scomodare il paradigma abusato dell’innovazione o dei virtuali vantaggi dimensionali  di un broker internazionale, deve saper semplicemente trovare e condividere con il cliente,  prescindendo dall’esame delle polizze in essere, soluzioni di vere mitigazioni dei rischi personali ed aziendali ai quali è realmente  esposto.

Praesidium, come broker-captive  di riferimento del sistema di rappresentanza della categoria dirigenti industria, associati a Federmanager, sta accelerando il suo riposizionamento sul mercato per sfruttare, a vantaggio delle aziende,  i punti di forza ed il valore della proposta unica FasiAssidai basandosi anche sulle dinamiche esperienziali  vissute a seguito della lunga collaborazione con il fondo sanitario Assidai e, recentemente, con I.W.S. Praesidium, broker assicurativo e welfare adviser di aziende e manager aderenti a Federmanager, è pronta per nuove responsabilitàI.W.S. SpA industria welfare salute è il nuovo provider del sistema bilaterale Confindustria-Federmanager, nato prioritariamente per sviluppare i servizi della sanità erogata dai fondi Fasi-Assidai e del welfare integrativo, sta distinguendosi sul mercato della salute per la diversa ed innovativa relazione con le aziende industriali che cominciano a percepire il valore aggiunto insito  nello scambio continuo con una struttura di rappresentanza datoriale e categoriale che semplifica ed ottimizza tutte le fasi di acquisizione, e gestione del RSM per garantire risultati migliori in termini di qualità  dei servizi.

Per sviluppare sul mercato i punti di forza delle novità  del CCNL in tema di tutele obbligatorie ed allo scopo di interloquire a 360° con i decisori aziendali (HR, risk manager), Praesidium, oltre ad  ampliare l’attuale portafoglio prodotti con  servizi e soluzioni assicurative extra sanitarie come la responsabilità professionale, D&O, legale, protezioni di welfare  familiare etc,, si sta concentrando, più che in passato, sulle coperture (ex art 12 del CCNL), vita caso morte  ed infortuni professionali ed extra .

A supporto di tale strategia e per assicurare una presenza costante sul territorio  e sulle aziende, Praesidium sta investendo in risorse umane, incrementando  la rete dei Welfare manager, nella riorganizzazione e potenziamento della sede e nella collaborazione organica con le oltre 50 sedi territoriali  di Federmanager aprendo, nelle zone di maggiore interesse, uffici di prossimità: solo così si potrà, insieme, accompagnare l’azienda ed il dirigente  nel percorso di elaborazione e gestione  dei piani di welfare aziendale migliorando la qualità del servizio e la customer experience.

Praesidium, concentrata prioritariamente sulle tutele assicurative del dirigente in servizio ed in pensione e sugli employee benefit, vuole vivere una nuova centralità come intermediario del sistema Federmanager essendo pronta per una più veloce crescita e per nuove responsabilità entro il perimetro delle grandi opportunità potenzialmente offerte dal sistema categoriale della rappresentanza bilaterale dell’industria.

Welfare, l’esperienza del presente per riprogrammare il futuro

Welfare, l’esperienza del presente per riprogrammare il futuro

Il dopo Covid-19 per riconsiderare il welfare come fattore macroeconomico aziendale e strumento d’integrazione che libera risorse pubbliche

Lo sviluppo del welfare è riconducibile alla favorevole evoluzione della normativa fiscale, al protagonismo delle parti sociali, che ne hanno potenziato la portata nei diversi rinnovi dei CCNL, ed al crescente interesse di tante aziende, socialmente responsabili, che hanno recepito lo strumento come infrastruttura di cambiamento della produzione e del benessere organizzativo.

Per tipologia, potremmo fare una macro distinzione tra benefit, quando l’azienda offre strumenti finalizzati alla protezione del futuro tenore di vita, o della protezione del patrimonio o della salute della famiglia (si tratta di servizi di natura previdenziale e assistenziale), mentre si dovrebbe parlare di perquisites quando l’azienda offre beni e servizi di cui il dipendente può avvalersi immediatamente come i flexible benefit.

Fonti di finanziamento e fiscalità

  • Contributo obbligatorio per l’azienda con ammontare definito, previsto dal CCNL.
  • Conversione del valore del premio di risultato in acquisto di beni e servizi a seguito accordo sindacale e/o regolamento
  • Contributo unilaterale a discrezione dell’azienda che ne definisce modalità ed importo.

Le prestazioni più richieste

Dipende dalle dimensioni aziendali, per esempio, nelle imprese medio-grandi, la sanità integrativa e la previdenza complementare sono le prestazioni più richieste, a seguire nelle altre beni e servizi in convenzione, istruzione ed infanzia, cultura e tempo libero trasporti ed infine, purtroppo, ancora sotto-assicurati, rimane l’assistenza ai familiari anziani ed ai non autosufficienti.

Il mercato del welfare sanitario

La spesa sanitaria in Italia è valutata in 160 mld di Euro di cui 40 mld circa di spesa privata out of pocket a carico delle famiglie. Solo 5 mld di Euro sono intermediati da fondi sanitari integrativi di natura contrattuale, casse di assistenza sanitaria, società di mutuo soccorso, compagnie di assicurazione (polizze collettive ed individuali) ed infine, da tutti gli enti e banche che operano nel settore della sanità integrativa.

Ora, nel mercato del welfare aziendale stanno operando nuovi player, i cosiddetti provider, ai quali va riconosciuta la capacità di aver stimolato e semplificato, attraverso piattaforme digitali, l’intermediazione dell’offerta e della domanda dei piani di welfare, superando le difficoltà di fruibilità dei benefit che ne limitavano l’adozione da parte delle PMI per via della ridotta dimensione e capacità di spesa .

Questi ultimi gestiscono un valore del budget di welfare annuale di circa 750 mln di Euro interessando due milioni di dipendenti di 5.000 aziende che diventano 15.000 se si considerano quelle che hanno acquistato i voucher.

Anche se si tratta di un mercato con offerte di prestazioni a bassa-media priorità a connotazione più ludico-ricreativa e di consumo immediato per beneficiari più giovani, la repentina crescita di tali soggetti stimola a nuove riflessioni prospettiche sul futuro ruolo dei corpi intermedi e reti multi-attore che operano nell’ambito del secondo welfare.

In un mercato così animato, l’ingresso di un nuovo provider come IWS, di derivazione bilaterale (FedermanagerConfindustria) è stata la scelta più appropriata per dare qualità all’offerta dei prodotti e dei servizi sanitari erogati dai fondi FasiAssidaiInfatti IWS si presenta nel mercato della sanità, di cui conosce perfettamente la catena del valore, con le skill giuste e con strumenti innovativi quali una piattaforma digitale dedicata e con una rete di welfare manager, conoscitori del mercato della sanità integrativa di origine contrattuale, per svolgere sul territorio e nell’interesse del management industriale   attività di welfare counseling e di ascolto diretto dei reali nuovi bisogni di protezione.

Correlazione tra conoscenza ed utilizzo del welfare

Al fine di assumere iniziative di upgrading del sistema, è utile analizzare la stretta correlazione tra la conoscenza approfondita di norme ed incentivi fiscali dei flexible benefit e tra l’ampiezza del tasso di iniziative del welfare aziendale da parte delle imprese; il successo dei provider su menzionati, con le reti commerciali ed i portali digitali di cui dispongono, sono in grado di influenzare le scelte verso fringe benefit ludico-ricreativi, anziché verso benefit come sanità e previdenza di maggiore rilevanza sociale.

Anche le compagnie di assicurazione ed i broker generalisti, già presenti nelle aziende nella gestione integrata dei rischi d’impresa, da qualche tempo, stanno focalizzandosi sul rischio sanitario e previdenziale delle persone divenendo di fatto concorrenti dei fondi contrattuali.

Il Dopo Covid-19

La crisi sanitaria in corso, oltre ai disastri, ci ha riservato la sorpresa di aver accelerato, il processo di digitalizzazione nelle aziende come lo smart working che stentava a decollare e di avere favorito una nuova presa di coscienza collettiva verso forme di protezione e di tutele di welfare all’interno del quale, la sicurezza sanitaria, previdenza e qualità di vita-lavoro cominciano ad essere considerati sempre più come temi di relazioni industriali e fattori abilitanti di sviluppo economico anziché mera lista di benefit di pronto consumo.

L’inaspettata massiccia adesione delle aziende alle polizze anti coronavirus va in tale direzione.

L’affermarsi delle forme cosiddette di “nuovo welfare” ossia dei flexible benefit, significa che una buona parte dei dipendenti preferiscono forme di welfare flessibili e di immediata fruibilità e che quindi serve un maggior coinvolgimento e sensibilizzazione dei decisori aziendali e dei beneficiari attraverso azioni di comunicazione mirate sul territorio che valorizzino il contenuto sociale del welfare di tipo sanitario, previdenziale e di sostegno al reddito. Le due forme di welfare possono comunque convivere e non sono concorrenti tra loro poiché nella maggior parte dei casi provengono da fonti di finanziamento diverse, fisse le prime derivanti dalla contrattazione collettiva aziendale o da liberalità, flessibili le altre derivanti dalle componenti della retribuzione premiale e variabile.

I welfare manager di Praesidium hanno il compito di relazionarsi quotidianamente con l’HR management per far capire che l’assistenza sanitaria integrativa -contrattuale è un patrimonio acquisito, grazie all’azione delle parti sociali, che salvaguardarla   e che mal si adatta a forme di flessibilità o di convenienze economiche di mercato, quasi sempre virtuali, che incrinano il principio di solidarietà intergenerazionale insito nei CCNL.

Per ciò è necessaria una nuova narrazione del welfare aziendale auspicabilmente sostenuta e promossa da una nuova cultura dell’HR management improntata sulla logica del valore condiviso del benessere organizzativo, su un migliore equilibrio di vita privata e lavorativa e su una maggiore assistenza sanitaria per contrastare quelle fragilità socio-economiche delle popolazioni più anziane e che rischiano di non essere curate per scelte anagrafiche discriminanti.

Occorre ridisegnare nuovi contorni di connessione tra sanità pubblica e sanità integrativa che concorrano, da una parte, alla produzione di benessere attraverso maggiori grandi misure strutturali digitalizzate che assicurino più sicurezza, più prevenzione e più equità verso coloro che la sostengono con il pagamento delle tasse e, dall’altra, come valore integrante di protezione non più intesa come dimensione individuale ma come valore collettivo ed elemento primario del lavoro e della produzione con l’importante funzione di prevenzione e monitoraggio della salute di chi produce.

In tale nuovo scenario di rafforzamento del ruolo della sanita integrativa forse sarà utile inserire anche nuove forme di defiscalizzazione differenziate per prestazioni erogate che tengano conto anche dei “carichi sociali” e del livello minimo di benessere che si vuole assicurare al nucleo familiare del dipendente, oggi assai diverso per composizione, ed uniformare la decontribuzione, oggi paradossalmente discriminata tra i benefits sanitari e previdenziali con un contributo di solidarietà del 10% a carico dei datori di lavoro, con la decontribuzione totale prevista per le altre forme di welfare come quelle ludico ricreative di minore rilevanza sociale.

Il dopo Covid può aiutarci a declinare definitivamente il valore del welfare state e welfare integrativo come elementi essenziali di una grande necessaria trasformazione socio-economica della società, che va oltre il puro vantaggio fiscale ed in grado di rispondere ai nuovi bisogni di protezione, in un quadro unitario delle ragioni della produttività con quelle della redistribuzione del valore creato da una moderna impresa. Se non ora, quando?

La consulenza di Welfare

La consulenza di Welfare contrattuale crea distintività categoriale se gestita sul territorio

Praesidium: affiancare le aziende per progettare insieme le migliori soluzioni assicurative e di tutela per i dipendenti lungo tutto il ciclo della vita

Il contesto

Da una recente ricerca di Ipsos “Gli italiani, bisogni, aspettative e scelte di welfare” emerge che le maggiori preoccupazioni degli italiani riguardano soprattutto l’eventuale condizione futura di non autosufficienza (46%), l’inadeguatezza della pensione (36%), la difficoltà di affrontare spese familiari (30%) e l’incertezza di una prospettiva lavorativa lineare (29%). Nonostante ciò, l’86% degli intervistati ha dichiarato di non essersi ancora posto il problema di come affrontare in termini economici tali eventi: soltanto il 22% degli italiani dispone di un’assicurazione sanitaria e addirittura il 61% non ha interesse a farla, il 30% dichiara di poter contare su un piano pensionistico complementare. Fortunatamente quando si parla di lavoratori il trend è fortunatamente migliore; i servizi di welfare presenti nei piani aziendali che comprendono l’assistenza sanitaria integrativa e la previdenza complementare sono tra i più richiesti.

Il welfare aziendale è utile ad aziende e dipendenti

Il principale riferimento normativo in materia di welfare aziendale e benefici fiscali è il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), all’interno del quale si individuano somme e valori che, se erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti, non costituiscono reddito fiscale per loro e sono deducibili dall’azienda ai fini Ires, godendo quindi di un particolare trattamento fiscale.

Oltre al miglioramento dell’efficienza fiscale nell’allocazione delle risorse, i benefici si riflettono positivamente anche sulla produttività, sull’employer branding, nelle sue varie declinazioni e sulla reputazione sociale dell’impresa.La consulenza di Welfare È da precisare che le politiche di welfare aziendale nel tempo sembrano essere state intraprese in misura maggiore dalle grandi e medie imprese. Ciò pone l’accento sulla necessità di dover stimolare il settore delle microimprese (6 milioni di aziende con meno di 10 addetti) ricorrendo, oltre ad altre misure, anche alla collaborazione di consulenti di welfare, sia per la progettazione e realizzazione di piani di welfare coerenti con i reali bisogni dei dipendenti, sia per l’assistenza nella costituzione di reti d’impresa di welfare a superamento della loro ridotta dimensione ai fini di una significativa ottimizzazione delle risorse investite.

Guardare ai giovani

Sono gli under 35 i più interessati e propensi all’utilizzo delle diverse iniziative di welfare rispetto ai colleghi di altre fasce d’età che sfruttano maggiormente i servizi messi a disposizione delle imprese.

Nella sostanza, però, le priorità sono un po’ diverse rispetto a quelle delle generazioni più adulte. Per loro, infatti, welfare è sinonimo di voucher e convenzioni associato al work-life balance: più tempo di qualità da dedicare a se stessi, alla propria crescita manageriale, alla formazione personale e al proprio benessere psico-fisico e relazionale. Però, questo nuovo approccio di fruibilità dei flexible benefit in un Paese come il nostro, dove si entra tardi nel mondo del lavoro e per di più basato sul metodo contributivo, pone seri rischi per il futuro previdenziale ed economico dei giovani anche dirigenti.

Quest’ultimo aspetto di potenziale rischio sociale sta diventando per il nostro sistema bilaterale, un positivo campo di sperimentazione per nuove politiche attive del lavoro e di welfare contrattuale. Occorre valutare se per lo sviluppo del nostro Sistema di rappresentanza convenga assumere oltre al ruolo “normativo” nella contrattazione, anche quello “operativo” di gestione nel territorio dei piani di welfare, oggi opportunità di sviluppo dei diversi provider di mercato, investendo tutta la competenza di cui siamo capaci su strutture territoriali di consulenza professionalizzate per erogare più servizi.

È facile immaginare che una scelta di tale portata favorirebbe processi d’innovazione e di sviluppo di politiche attive del lavoro come la managerialità, la cultura d’impresa, nuovi modelli di welfare integrativo e in particolare sarebbe utile per:

a) sensibilizzare le aziende e le nuove generazioni di dirigenti sul valore della solidarietà intergenerazionale del welfare contrattuale in grado di tutelare i manager per tutto l’arco della propria vita (garanzia che i nostri Fondi di Sistema possono assicurare);

b) contrastare la debole cultura previdenziale e di gestione del risparmio che limita l’autonomia e la capacità delle aziende e dei dirigenti nel decidere in modo consapevole le soluzioni di welfare più appropriate;

c) invertire la percezione negativa che aziende e dirigenti hanno avuto nei confronti del mercato dell’offerta di welfare a causa di esperienze negative nei confronti di alcuni intermediari assicurativi;

d) instaurare con i decisori aziendali e i dirigenti, collaborazioni “operative”, strutturate e continue, capaci di generare sviluppo associativo.La consulenza di Welfare

Praesidium per lo sviluppo associativo del Sistema Federmanager

Tutto ciò premesso, per governare i nuovi scenari evolutivi del welfare aziendale e per le considerazioni sopra esposte, Federmanager sta intraprendendo iniziative volte a potenziare il proprio sistema anche attraverso la riorganizzazione di Praesidium, struttura di brokeraggio assicurativo che da 15 anni opera con successo nella consulenza di servizi di risk management, risk family, nella distribuzione e promozione di soluzioni assicurative sul territorio. Con tali obiettivi di sviluppo Praesidium sta ridefinendo la sua governance e il suo assetto organizzativo per cogliere le nuove opportunità offerte del sistema Federmanager e contribuire in prima linea allo sviluppo associativo attraverso un’offerta di servizi e consulenza qualificata e integrata.

Previndai: bilancio 2018

Previndai: bilancio 2018

Previndai: bilancio 2018: un consuntivo positivo per un anno che ha segnato tante e rilevanti novità

Il 2018 è stato caratterizzato da un’economia globale in crescita, che ha visto però indebolite, per la costante incertezza, le prospettive future. Un anno non favorevole per i mercati finanziari, a causa di forti instabilità, tra le quali segnatamente i rischi geopolitici in Europa e la c.d. “guerra commerciale” tra USA e Cina.

La flessione, sia degli indici azionari che obbligazionari, ha comportato risultati non esaltanti anche per i comparti finanziari di Previndai. Peraltro, in un più corretto orizzonte temporale di osservazione, già focalizzandosi sul solo biennio 2017/2018, il rendimento complessivo dei comparti Bilanciato e Sviluppo è in territorio positivo e superiore alle medie di settore. Ed inoltre sin dai primi giorni del 2019 si è registrata una chiara inversione di tendenza dei mercati, con un recupero dei rendimenti già alla fine del primo trimestre.

Anche i comparti assicurativi, che raccolgono oltre l’80% del patrimonio del Fondo, hanno risentito della situazione generale di sofferenza, registrando comunque risultati positivi. Il comparto Assicurativo 1990, che non riceve più contribuzioni, ha in gestione poco meno di 6 miliardi di euro mentre quello Assicurativo 2014 ha in gestione più di 3 miliardi. I rendimenti di entrambi, anche per il 2018, sono stati superiori all’inflazione ed al tasso di rivalutazione del TFR.

Previndai ha continuato a crescere superando gli 11 miliardi di patrimonio, con un numero di iscritti che ha superato le 80 mila unità.Previndai: bilancio 2018Coerente con le logiche del contesto previdenziale e del lungo periodo di investimento è stata la decisione di impegnare parte delle risorse dei comparti finanziari (10%) in Fondi di investimento alternativi, con l’obiettivo di migliorare il rapporto rendimento/rischio del portafoglio, contribuendo contemporaneamente allo sviluppo dell’economia del Paese. Ad inizio 2019 è stata anche aggiornata l’asset allocation strategica dei comparti finanziari, adeguandola ai nuovi scenari prospettici. A livello operativo, nel 2018 Il Fondo ha aperto ai familiari a carico, consentendo l’iscrizione di molti giovani, che potranno beneficiare di una precoce iscrizione alla previdenza complementare. La risposta dei dirigenti è stata soddisfacente, a riprova della sensibilità ai temi della previdenza. E’ diventata operativa la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata – RITA, una forma di sostegno per quei dirigenti prossimi al pensionamento che si trovano a fronteggiare situazioni di criticità. E’ stata anche migliorata la comunicazione attraverso la rivisitazione dell’area pubblica del sito, a cui seguirà a breve anche quella riservata.

Nel 2018, infine, è stato operato il rafforzamento dei presidi di controllo anticipando la normativa europea, che ha apportato importanti novità, in particolare in materia di governance dei fondi pensione e di obblighi informativi verso gli iscritti.