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Il Fasi e la sanità integrativa: nuove risposte per nuove sfide

Il Fasi e la sanità integrativa: nuove risposte per nuove sfide

Il sistema salute italiano si trova ad affrontare sfide di notevole entità, evidenziate in modo ancora più incisivo dalla pandemia da Covid-19. Al progressivo invecchiamento della popolazione, alle difficoltà nell’accessibilità di alcuni servizi sul territorio, alla carenza di personale sanitario, per citarne alcune, si affianca l’incertezza e l’ansia per il post-pandemia, la guerra e gli eventi meteoclimatici avversi.

È quindi necessario trovare nuove soluzioni, al fine di rendere il nostro sistema sanitario più sostenibile, accessibile e resiliente.

Il Paese si sta interrogando su come realizzare tale necessaria trasformazione e come organizzare il nuovo sistema salute italiano, supportato anche dalle disponibilità finanziarie offerte dal PNRR. Se da un lato, infatti, è evidente che la situazione richieda il coinvolgimento e il dialogo fra tutti gli attori del settore, dai professionisti sanitari, agli operatori pubblici e privati, passando per istituzioni e società civile, dall’altro è altrettanto evidente che le risorse finanziarie messe a disposizione attraverso il PNRR rappresentino un’opportunità unica per rafforzare il sistema salute italiano su più livelli. Tali risorse infatti hanno, e avranno, un ruolo fondamentale nel promuovere l’innovazione, migliorare l’accesso ai servizi sanitari e garantire una rete integrata di servizi sanitari di alta qualità.

La sanità integrativa non deve e non può agire da attore isolato, ma sviluppare il più possibile una visione sinergica con il settore pubblico: solo attraverso una stretta collaborazione di tutti gli stakeholder coinvolti è possibile superare gli storici attriti funzionali che intercorrono fra il Servizio Sanitario Nazionale e il secondo pilastro, rappresentati ad esempio dal disallineamento dei nomenclatori e dall’assenza di linguaggi comuni.

Non bisogna infatti dimenticare come, anche nel contesto pandemico, i Fondi Sanitari integrativi si siano rivelati un elemento chiave, in quanto hanno sia ampliato la capacità di resilienza dell’intero settore, sia contributo ad incrementare la vicinanza del bene salute ai cittadini italiani[1].

L’attività svolta dai Fondi integrativi riveste da sempre, difatti, un ruolo ancillare e di supporto al Servizio pubblico: provvedendo al rimborso delle prestazioni sanitarie anche a favore di strutture accreditate, l’attività dei numerosi enti integrativi permette di liberare risorse dai tetti di spesa che tali strutture hanno, alleggerendo di fatto il carico sul Sistema Sanitario pubblico e consentendo quindi una maggiore disponibilità di accesso alle cure per i cittadini non coperti da tutele integrative.

Già a partire dal 2008 si è assistito a un’evoluzione del secondo pilastro, che è passato da essere un fenomeno limitato ad alcune categorie a un fenomeno che coinvolge l’intera collettività di lavoratori italiani. Anche il Fasi è da anni partecipe di questa trasformazione: il cosiddetto “modello Fasi” è percepito come un punto di riferimento nel settore della sanità integrativa, sia per l’entità delle risorse gestite (nel 2022 sono stati versati al Fondo oltre €400 milioni di contributi) che per il numero di assistiti (oltre 300.000 tra cui dirigenti in servizio, in pensione e familiari).

Nell’ottica di un continuo miglioramento e al fine di mantenere la propria leadership e rafforzare la propria competitività nei confronti di aziende, dirigenti e strutture sanitarie, nel 2019 il Fondo ha inoltre avviato un progetto di cambiamento strategico e organizzativo: ha esternalizzato le attività operative di rimborso delle prestazioni e di convenzionamento con le strutture sanitarie, concentrandosi sul perseguimento dei suoi obiettivi di medio-lungo periodo. In un contesto caratterizzato dall’incertezza sugli effetti sanitari ed economici della pandemia, unita a un crescente aumento dell’attenzione ai bisogni di salute, il Fasi ha rivolto la propria attenzione verso la gestione attiva del rischio: si è dotato di una nuova struttura organizzativa, ha avviato progetti innovativi sulle tutele sanitarie e socio-sanitarie e ha definito le attività sulle quali si impegnerà nei prossimi anni.

Alcune importanti sono novità sono giunte anche dal legislatore che nel 2022, con la Legge annuale per il mercato e la concorrenza (Legge 5 agosto 2022, n. 118) ha ritoccato dopo trent’anni il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, ad oggi il principale riferimento normativo in materia di sanità integrativa. La modifica più importante riguarda l’ampliamento delle cosiddette “prestazioni vincolate”, che ad oggi includono, oltre a quelle già presenti quali odontoiatria e non autosufficienza, anche la prevenzione primaria e secondaria, le prestazioni di Long Term Care (LTC) e le prestazioni a sostegno del paziente cronico.

Il Fasi, dunque, da sempre recettivo ai cambiamenti, nel 2023 ha continuato ad evolversi aggiornando il proprio nomenclatore adeguandolo ai più recenti avanzamenti clinici e scientifici, ha aumentato l’entità dei rimborsi per le visite specialistiche ed odontoiatriche nonché ha ulteriormente efficientato e digitalizzato le proprie attività.

Tutto ciò è stato reso possibile anche grazie ai suoi principi ispiratori che ne caratterizzano l’attività da più di 45 anni ovvero la solidarietà intergenerazionale la mutualità e la non selezione del rischio, che, associati anche alla qualità dei servizi e alla responsabilità nell’utilizzo delle risorse, garantiscono una tutela sanitaria integrativa sostenibile e vicina alle necessità dei propri assistiti.

[1] Fonte: I Rapporto 2022 “Orientarsi nella Trasformazione” a cura dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza – Fondazione Bruno Visentini.

Foto in apertura: Freepik License Premium user 45163630/author Jcomp – Freepik.com

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