Unindustria

PMI del Lazio: più manager, più competitività

PMI del Lazio: più manager, più competitività

Le nostre 3 Domande a Bruno Scazzocchio, Amministratore Unico Unindustria Perform, per parlare di managerialità e piccole e medie imprese nel Lazio

Il 30 novembre scorso, a seguito della conclusione del progetto “Open Innovation Management” che ha coinvolto 10 imprese e 10 manager del Lazio, promotori ed Istituzioni si sono incontrati nel webinar “Valorizzare la managerialità nelle PMI” per fare il punto e ragionare sul futuro.

1 – Il percorso sperimentale ideato e gestito da Unindustria Perform, promosso da Federmanager Roma e Unindustria e finanziato da 4.Manager, ha permesso alle aziende di realizzare obiettivi sfidanti. Ci racconta i vari step e quali sono i settori interessati?

Dopo la selezione delle imprese e dei manager, il percorso intrapreso ha prodotto una collaborazione virtuosa tra manager e imprenditori che, dopo avere individuato insieme un master plan aziendale e strutturato specifici risultati, hanno imparato a gestire rischi e a valutare opportunità connesse. I progetti delle imprese hanno riguardato prevalentemente la trasformazione digitale, l’internazionalizzazione e la lean innovation, cioè l’uso delle tecnologie per rendere più produttiva l’azienda abbattendo gli sprechi grazie alla riorganizzazione e all’innovazione dei processi.2 – Quali sono le aziende coinvolte? Tra i manager selezionati c’è qualcuno che ha proseguito il rapporto di lavoro anche dopo la fine del progetto?

Alfa Montage, Arken, Carind, D-Hub Studios, Società Ferrari, GFX, Icap Group, Mackma, Polsinelli Enologia e Saggini Costruzioni sono state le protagoniste di questo esperimento assieme a 10 manager iscritti a Federmanager Roma e selezionati da Unindustria Perform in coerenza con i bisogni delle imprese. Al termine dell’esperienza il 70% dei manager sta proseguendo la collaborazione con l’azienda in cui ha svolto il progetto.

3 – “Le PMI per rilanciarsi devono puntare su patrimonializzazione, innovazione e internazionalizzazione, ma da sole non ce la potranno fare. Serve il sostegno e un bagaglio di competenze manageriali”, ha detto Fausto Bianchi, Presidente della Piccola Industria. A lei cosa lascia questa esperienza? Quali riflessioni possiamo trarre da questo successo?

Durante questa esperienza abbiamo imparato quanto la cura nel matching tra persone sia importante ai fini di una buona progettazione e condivisione e quanto sia fondamentale definire progetti misurabili che rafforzano la bontà del processo.

Sono convinto, come ha dichiarato Giacomo Gargano, presidente Federmanager Roma, che una maggiore diffusione di managerialità nelle PMI sia la strada più virtuosa per la ripresa dell’economia e realtà bilaterali come 4.Manager sono vitali in tal senso. Dobbiamo continuare a cooperare affinché le aziende non debbano privarsi di competenze preziose, ancor più necessarie in tempi di crisi.

Siamo in una fase in cui managerializzare un’impresa non è più una scelta lungimirante, ma un presupposto necessario per rimanere competitivi in uno scenario che vedrà accelerare alcune transizioni, prime su tutte quelle digitale e green, ma richiederà anche riposizionamenti di prodotto rispetto ai cambiamenti dei consumi.

Condivido l’intervento di Angelo Camilli, presidente Unindustria, secondo il quale Governo e Regioni dovrebbero ragionare su un sistema di incentivi per agevolare l’assunzione di manager nelle PMI, perché queste sono a tutti gli effetti politiche attive per il lavoro in grado di diventare moltiplicatori di competitività per un’azienda e, di conseguenza, anche di possibilità di nuova occupazione. Se un’impresa piccola assume un manager lo fa sicuramente per crescere e farlo, con nuove competenze e più solide prospettive, significa fare nuovi investimenti e nuove assunzioni.

Le riflessioni emerse hanno forse aperto una breccia nelle strategie future dell’Assessore Claudio Di Berardino che si è detto persuaso di dedicare parte delle risorse della Regione Lazio proprio ai manager nelle PMI. Che sia finalmente la volta buona?

Grazie dott. Scazzocchio. Ce lo auguriamo tutti.

Con 4Manager le Politiche Attive decollano nel Lazio

Con 4Manager le Politiche Attive decollano nel Lazio

Con il progetto “Open Innovation Management”, realizzato da Unindustria Perform, Federmanager Roma e Unindustria, è stato creato un vero e proprio laboratorio di politiche attive del lavoro

Grazie a 4Manager è stato possibile mettere in piedi 10 progetti per 10 PMI di tutto il territorio laziale. Sono stati quindi selezionati 10 dirigenti, temporaneamente inoccupati, iscritti a Federmanager con l’obiettivo di creare le condizioni per lo sviluppo di proficue relazioni tra le parti.

Il progetto, il primo ad essere finanziato da 4Manager a livello nazionale, ha riguardato i temi della trasformazione digitale, dell’internazionalizzazione e della lean innovation e le relative competenze manageriali necessarie per la crescita delle suddette PMI.

Si tratta in tutti e dieci i casi di un servizio “chiavi in mano” di ridisegno organizzativo dell’azienda con tanto di consulente che fotografa lo stato dell’impresa e propone le soluzioni operative.

I dieci progetti si sono tutti proficuamente conclusi con as­soluta soddisfazione di entrambe le parti. Nella fase iniziale è stato dedicato molto tempo alle reali necessità delle aziende e poi le stesse hanno usufruito delle competenze offerte dai manager senza dover sopportare costi, ma con l’obiettivo di identificare servizi in grado di essere autosufficienti nel medio periodo in termini economici e quindi creare una reale opportunità di sviluppo e di occupazione.Alla fine della sperimentazione il 70% dei manager ha proseguito la sua esperienza nell’azienda di destinazione con interessanti sviluppi che raccontano, nelle pagine che seguono, in questo numero di Professione Dirigente.

Hanno beneficiato altresì dei risultati di questo progetto Federmanager Roma e Unindustria, in quanto hanno avviato, in chiave sperimentale, l’applicazione di metodologie manageriali innovative. Questi elementi, oltre naturalmente a configurarsi come politiche attive del lavoro, impattano sulle capacità imprenditoriali e innovative delle imprese, promuovendo dinamiche di sviluppo organizzativo.

Le buone relazioni tra le parti sociali, il fondamentale apporto di 4Manager e la regia di Unindustria Perform hanno prodotto una sperimentazione dal forte impatto sociale ed economico: un’azione che va certamente portata a sistema e resa strutturale per garantire significativi risultati nel medio e lungo periodo.

I manager raccontano la loro esperienza

Mauro Driussi, presso Arken Spa – Ferentino (Fr)

Ringraziando Federmanager, come suo associato, per avermi dato l’opportunità di conoscere l’iniziativa e, dopo il superamento della selezione, di avervi potuto partecipare. Esprimo come Manager/Consulente/ex-Dirigente il mio apprezzamento nei confronti di 4Manager, e quindi di Unindustria Perform che ha gestito il Progetto Open Innovation Management, per aver concretamente ed efficacemente contribuito allo sviluppo del tessuto produttivo del Paese e nello specifico della Regione Lazio, attraverso la diffusione di competenze manageriali di qualità e di una cultura d’impresa in grado di intercettare e rispondere alle nuove sfide dell’economia, realizzando l’incontro “ideale, apparentemente naturale, purtroppo affatto spontaneo nella realtà” di una particolare domanda e della corrispondente specifica offerta: da un lato l’esigenza e la necessità di cultura manageriale e di organizzazione delle Aziende, dall’altro la professionalità e la competenza di manager/dirigenti, disponibili e motivati, “evangelisti” di metodo operativo concreto, abituati a progettare, realizzare, dirigere e monitorare, cioè lavorare con obiettivi definiti e con costi certi.

Mario Driussi

La mia esperienza si è realizzata presso la Arken SpA, una Azienda manifatturiera leader in Italia ed in Europa nel mercato delle soluzioni e sistemi modulari di arredo e manichini, per negozi e tutti i luoghi di attività commerciale e di vendita, con sede nell’area industriale di Ferentino (Fr).

La difficile situazione, generale (con il mercato proprio dell’attività tradizionale della Azienda sempre più ristretto e competitivo, che aveva visto anche entrata di competitor asiatici) e specifica dell’Azienda (con progressiva diminuzione del fatturato e contrazione dei margini che avevano purtroppo già creato le condizioni per la necessità di riduzione di personale e la necessità di ulteriore supporto finanziario), richiedeva, già a seguito della mia prima analisi, maggiore attenzione ai costi di produzione e di prodotto, maggiore attenzione alle prestazioni dei processi dell’intera Organizzazione, e quindi anche ai comportamenti, alle competenze, all’efficienza dopo aver raggiunto affidabilità nell’efficacia ed aver individuato gli “sprechi”. Risultavano necessari, perciò, presidio, guida, coordinamento, monitoraggio e azioni di correzione.  E necessario era colmare il gap organizzativo con un ruolo “dirigente” intermedio tra Proprietà e reparti operativi.

Il lavoro più importante, comunque, doveva essere svolto sul percorso di cambiamento di approccio e metodo del personale (in particolare sulle persone, privilegiate – nella attenzione, nelle azioni e nei primi risultati da ottenere – rispetto ai processi), azione resa ancor più complessa per la resistenza opposta da alcune risorse, purtroppo nello specifico figure determinanti come Responsabili di Funzione e di Reparto (i quali, evidentemente, si “sentivano” oggetto di attenzione e della necessità di cambiamento di metodo e di obiettivi),  tanto che la iniziale programmazione delle azioni e delle milestone di progetto ha subito uno slittamento: nonostante la più volte espressa volontà della Proprietà di legittimare l’intervento consulenziale, per la natura a tempo del mandato, questo è stato inevitabilmente subordinato alla necessità di gestione delle Risorse permanenti e delle loro prestazioni.

Inoltre, a seguito del riconosciuto trend di mercato, l’Azienda voleva e doveva attuare un percorso di trasformazione di modello organizzativo ed operativo per entrare e competere con successo nel “Contract Business”. Per questo, era necessario un supporto manageriale che aggiungesse e completasse le competenze dell’Organizzazione, che la trasformasse, presidiando l’introduzione e la diffusione di metodo e cultura manageriale alla Proprietà, al Management ed a tutte le risorse interne, facendole crescere con l’affiancamento operativo e permettendo alla Proprietà Imprenditoriale di concentrarsi sulla visione e sulla strategia.Con 4Manager le Politiche Attive decollano nel LazioOltre al Change Management ed alla progettazione e realizzazione di iniziative ed azioni di innovazione, reingegnerizzazione e ottimizzazione dei processi e degli assetti gestionali e organizzativi dell’Impresa, dopo i primi confronti con l’Azienda, è stata realizzata la necessità di introdurre e diffondere nell’Organizzazione competenze di Project Management, per la gestione delle “commesse” del futuro modello industriale del “Contract Business”.

Un programma sicuramente ambizioso ed impegnativo per i soli 4 mesi del Progetto, che ha determinato l’opportunità e la necessità di prolungare la mia collaborazione con l’Azienda anche oltre i tempi previsti, per dare continuità alle azioni avviate e per guidare, come Operations Manager, l’Organizzazione nel cambiamento di modello di business.

Purtroppo, il lock-down del Covid-19 ha ulteriormente acuito le difficoltà aziendali interne e di contesto dalle quali l’Azienda cercava di uscire, in particolare quelle economiche: dopo il 4 Maggio l’Azienda ha ripreso la produzione con attività ridotta per evadere i pochi ordini ancora in essere (lockdown = blocco attività di negozi e centri commerciali), ma ciò non è stato sufficiente per sostenere ancora la mia presenza in organico (costo). Per cui la collaborazione si è interrotta. Nella speranza sia solo rimandata.

Il lavoro svolto meriterebbe la possibilità di essere continuato, evidentemente con un supporto all’Azienda in difficoltà, per poter raggiungere i miglioramenti previsti e possibili, e per avere l’opportunità di implementare ulteriori Progetti, da me studiati come fattibilità ma non ancora avviati, sullo Smart Working (come scelta strategica, non come obbligo imposto dall’emergenza), e sulla Economia Circolare (studiata l’applicazione ai prodotti, ai processi ed all’intera Organizzazione).

In particolare il passaggio dall’economia lineare, basata sull’accesso illimitato alle risorse, ad un utilizzo che prevede di impiegare le stesse risorse il più a lungo possibile e di ridare vita agli scarti per nuovi e proficui utilizzi, rappresenterà una vera opportunità di crescita e sviluppo. Un nuovo modello gestionale green (Green e Circular Furniture) potrà garantire un beneficio crescente con riflessi positivi sul processo produttivo, sul prodotto e sull’intera supply chain, se verrà accompagnato anche da un cambiamento in termini di cultura aziendale e di management adeguati a guidare la sperimentazione interna e la validazione sul campo. Ciò permetterebbe all’Azienda di migliorare le sue prestazioni e la sua competitività nazionale e internazionale, ed anche di usufruire dei programmi di investimento nazionali ed europei, presenti e prossimi futuri  (leggi nuove rilevanti misure governative con incentivi a sostegno del cambiamento in chiave green, si parla di circa 620 milioni di euro dal MISE) per progetti,  applicazioni e innovazioni ecosostenibili (transizione ecologica e digitale).

Filippo Sanpaolesi, presso Polsinelli Enologia – Isola del Liri (Fr)

Mi sono certificato Temporary Manager & Consultant nel Gennaio 2019 attraverso i programmi predisposti da Federmanager. Nonostante i molti anni di esperienza nell’ICT/Industria Digitale a livello internazionale e ruoli manageriali in ambito Marketing, Comunicazione e Business Development, l’idea era di approfondire alcuni temi importanti in ambito impresa 4.0 e presentarmi sul mercato della consulenza con le giuste credenziali, dopo un voluto e netto cambio di rotta che mi vedeva abbandonare la grande azienda.

Ottenuto il titolo, il problema era capire come identificare le PMI in crescita e in cerca di supporto manageriale.

Filippo Sanpaolesi

La svolta è stata la partecipazione a Open Innovation Management, il progetto finanziato da 4Manager, l’associazione costituita da Confindustria e Federmanager per accompagnare imprese e manager nell’evoluzione 4.0, e che ha creato il punto d’incontro necessario tra domanda di supporto manageriale da parte delle PMI e offerta consulenziale, grazie all’intermediazione di Unindustria Perform.Mi viene proposta una collaborazione con la Polsinelli Enologia, una PMI che produce e vende attrezzatura per la produzione di vino, birra e olio, in forte crescita anche a livello internazionale e con la necessità di una consulenza strategica su come gestire la nuova dimensione, sia attraverso una valutazione dei diversi mercati, clienti e prodotti, sia internamente, per l’adeguamento di processi e organizzazione.

Incontro la proprietà e resto sorpreso dal volume di affari che una piccola realtà di circa trenta persone operativa nella provincia del basso Lazio riesce a generare in Italia e all’estero; e di quante intuizioni importanti avesse avuto l’imprenditore nel tempo oltre al coraggio di implementarle nonostante fossero molto disruptive, considerati i tempi e il contesto di riferimento. Come ad esempio quella di creare una piattaforma e-commerce già nel 2012 con l’obiettivo di farla diventare in breve tempo il canale di vendita principale in tutto il mondo, fino ad allora rappresentato da un unico punto vendita fisico operativo nella sede di origine dell’impresa. Oltre alla capacità di selezionare supporti tecnici specializzati e di marketing digitale estremamente competenti, in un mondo fino ad allora sconosciuto ai più. Oggi l’impresa ha clienti in oltre 70 mercati.

La giornata di incontro esplorativo mi convince che ci sono ambiti in cui posso dare un supporto e che la proprietà ha – fattore a mio avviso molto rilevante per il successo di questo tipo di collaborazioni – una disponibilità di ascolto molto elevata. Quindi accetto l’incarico. Quattro mesi di collaborazione, finanziati dal progetto, a totale beneficio dell’impresa. Un periodo sufficientemente lungo per fare la fotografia dello status quo e dare una serie di indicazioni strategiche per sostenere la crescita, consolidare il portafoglio clienti, analizzare e rivedere i processi chiave dell’azienda. Il primo step è stato quello di un inventario approfondito dei dati disponibili internamente e delle loro aggregazioni. L’obiettivo era creare un tableau de bord che, una volta terminata la consulenza, potesse essere aggiornato autonomamente dall’impresa in modo da avere sempre disponibili i KPI rilevanti.

La ristrutturazione dei dati e le nuove chiavi di lettura hanno reso possibile la segmentazione di mercati, prodotti e clienti, fornendo all’imprenditore uno strumento per monitorare la performance rispetto al mercato di riferimento e le valutazioni di sviluppo operativo e strategico. Allo stesso tempo sono stati identificati i dati rilevanti mancanti e quanto fosse necessario implementare per poterli generare.

Successivamente l’attenzione si è spostata su processi e organizzazione, con l’obiettivo di esaminare quelli più critici per un business model basato su piattaforma e-commerce e l’adeguatezza dell’organizzazione. Un’analisi che ha rilevato la possibilità di ottimizzare alcuni passaggi fondamentali del processo commerciale con una trasformazione in chiave 4.0. Inoltre l’analisi ha consentito di trasferire alla proprietà la necessità di avere una struttura organizzativa basata su chiarezza di ruoli e deleghe, strutturazione e condivisione dei processi ed assegnazione di obiettivi chiari e misurabili.Con 4Manager le Politiche Attive decollano nel LazioSin dall’inizio si era anche evidenziata la necessità di consolidare la relazione con il cliente che andasse oltre la leva della competitività dell’offerta e che quindi legasse valorialmente il cliente all’impresa. È quindi iniziato un processo di rebranding, o meglio di costruzione del brand, coadiuvato dalla consulenza.

Consulenza che ha quindi aperto vari fronti di sviluppo che a loro volta hanno richiesto un prolungamento della relazione consulenziale per altri dodici mesi, in questo caso a carico dell’impresa in quanto risultato di una scelta dell’imprenditore.

Al momento sono molti i progetti in corso, dalla trasformazione in chiave 4.0 di alcuni processi critici, alla nuova fase del progetto di rebranding con la recente presentazione al mercato del nuovo brand e sito corporate, all’aggiornamento del tableau de bord. Fino al supporto, in qualità di DPO certificato, su una tematica molto complessa per una PMI quale l’implementazione dei requirement GDPR, inclusi quelli tecnici ed organizzativi.

È indubbio quindi come l’offerta di supporto consulenziale che Unindustria propone alle PMI sia uno strumento molto importante per aiutare gli imprenditori a capire come meglio far evolvere la propria impresa coerentemente con la nuova dimensione in crescita, superando il modello di impresa familiare, ristrutturandosi per competere sul mercato e performare come richiede il mercato stesso. È altresì evidente che il successo di una impresa dipenda fondamentalmente dalla lungimiranza e dalle intuizioni dell’imprenditore e che, di contro, il supporto manageriale offra agli imprenditori gli strumenti per mettere in atto le strategie definite dall’impresa nel modo più efficiente possibile.

Nei primi quattro mesi dell’anno, nonostante la difficoltà del periodo, la Polsinelli ha gestito ordini in crescita del +18% e ha registrato un +9% di fatturato a livello globale rispetto ai primi quattro mesi del 2019.

Vittorio Zito, presso GFX – Roma

Con molto piacere condivido la bellissima esperienza in GFX, azienda ICT attiva in Cybersecurity, servizi IT a PA e Sanità e, adesso, anche nel Digital Trust.

Vittorio Zito

Nel 2019 ho iniziato la collaborazione con GFX grazie al progetto Open Innovation Management di Unindustria Perform con la collaborazione di Federmanager e 4Manager.Fin dal primo momento ho avuto la percezione che questa collaborazione sarebbe stata proficua e interessante: in GFX sono tornato a respirare l’aria di estremo pragmatismo imprenditoriale che avevo avuto modo di vivere durante le fasi di Startup di Wind, H3G e Ericsson Network Services Italia, Aziende di successo nel settore Telco.

In GFX abbiamo dato dimostrazione concreta della bontà del progetto Open Innovation Management che è riuscito a cortocircuitare efficacemente la necessità di managerializzazione delle PMI con la volontà di mettersi in gioco di Manager con esperienze molto strutturate in grandi aziende.

Abbiamo collaborato alla definizione e implementazione di un piano strategico che, a partire dal 2020, consentisse a GFX di riposizionarsi individuando ambiti contigui e complementari per lo sviluppo e la crescita dell’Azienda.

Abbiamo quindi creato la nuova Business Unit Digital Trust e abbiamo siglato un importante accordo di partnership con InfoCert, leader europeo nei servizi di firma e identità digitale, SPID, PEC, Conservazione digitale, Certificazione della posizione e delle operazioni sul campo, gestione dei meeting con identificazione digitale dei partecipanti e soluzioni di smartworking, tutte soluzioni fondamentali per la digitalizzazione e dematerializzazione dei processi aziendali.

Contestualmente abbiamo siglato un accordo di partnership con IBM con possibili sviluppi anche in ambito Blockchain, uno dei settori più promettenti in ambito ICT.

Al termine del progetto Open Innovation Management abbiamo deciso di continuare la nostra collaborazione nel 2020 con un contratto diretto, usufruendo del voucher Innovation Manager messo a disposizione dal MISE: ad ottobre 2019 avevo ottenuto la certificazione RINA-Federmanager.Con 4Manager le Politiche Attive decollano nel LazioLa collaborazione con GFX attivata nel 2020 implementa un approccio Fractional Executive (sono Partner di YOURgroup, leader italiano per questa tipologia di servizi). Si tratta di una modalità di ingaggio di competenze manageriali estremamente innovativa e molto adatta alle PMI che hanno necessità di flessibilità e coerenza con i budget a disposizione: allocando una porzione del tempo (x giorni /settimana) anche una PMI può ingaggiare un Manager di alto profilo a costi ragionevoli. Per il Manager c’è il vantaggio di potere operare parallelamente su più fronti massimizzando l’efficacia e l’efficienza; ad esempio, in questo momento oltre a GFX ho ulteriori tre collaborazioni attive con Ouvert, MyGovernance e Triatech, PMI e Startup attive in ambito Energy Intelligence, e-Governance e Energy Storage. Il settore Energy mi è sempre interessato particolarmente tanto che a dicembre 2019 ho partecipato al Progetto Europa, una full immersion di 2 giorni a Bruxelles organizzata da 4Manager con la collaborazione di Confindustria e Federmanager, nel corso della quale abbiamo approfondito lo European Green Deal, una delle priorità UE per il rilancio dell’Economia in un’ottica di sviluppo sostenibile.

     

L’importanza di Energy manager per le PMI

Nel mese di Gennaio 2020, 4.Manager ha avviato il progetto “Smart Energy per PMI”. Un laboratorio di politiche attive del lavoro che mira al reinserimento di figure manageriali con adeguate competenze, potenziando le capacità decisionali delle PMI nel campo della efficienza energetica, innovazione tecnologica e rivisitazione dei processi

Sono trascorsi quattro anni da quando, alcuni consiglieri di Federmanager Roma, in particolare dirigenti Eni ed Enel, si sono dedicati ad avviare iniziative tese a migliorare la cultura e sensibilità dei manager e delle aziende ai temi della sostenibilità ambientale ed efficienza energetica con corsi di formazione, work shop e convegni.

Il progetto “Smart Energy per PMI” ha avuto il sostegno e la condivisione di Unindustria ed il completo finanziamento da parte di 4.Manager, Associazione costituita da Confindustria e Federmanager, creata specificamente per accompagnare imprese e manager nell’evoluzione 4.0, attraverso la progettazione e realizzazione di iniziative ad alto valore aggiunto che possano rispondere ai fabbisogni emergenti per la crescita complessiva dei manager industriali e delle imprese del settore.

Le PMI sono uno dei pilastri fondamentali del panorama imprenditoriale italiano. Infatti le PMI italiane impiegano l’82% dei lavoratori in Italia, una quota che supera la media europea, e rappresentano il 92% delle imprese attive del territorio.

Foto di Anna Shvets da Pexels

Secondo recenti stime della Banca Dati del Sole 24 Ore si contano più di 5,3 milioni di PMI che generano un’occupazione di circa 16 milioni di persone e un fatturato complessivo di 2 mila miliardi di euro.

La Regione Lazio con 475 mila imprese è la seconda dopo la Lombardia per la più alta densità di PMI.

L’impatto economico delle PMI non può peraltro essere valutato considerando semplicemente il loro coinvolgimento diretto, ma va letto in chiave di filiera; infatti le PMI italiane fanno ormai parte di catene del valore complesse e globali, contribuendo alla formazione dei loro vantaggi competitivi attraverso soluzioni flessibili e diversificate.Una recente indagine svolta da Infocamere su richiesta di Federmanager Roma ha evidenziato come nei settori più energivori quali il metalmeccanico, ceramico e cartario, meno di una PMI su quattro possiede al proprio interno una figura manageriale. Questa mancanza, dovuta soprattutto al carattere famigliare di queste aziende, si ripercuote con evidenti segni all’interno delle strategie di medio e lungo periodo dell’impresa. La mancanza di una guida manageriale, che abbia una know-how trasversale e possibilmente maturato anche in altre realtà settoriali ed internazionali, rallenta un percorso di crescita di queste aziende, che viceversa potrebbero ancor più affermarsi sul panorama italiano ed internazionale.

La sostenibilità di una impresa e la sua competitività sul mercato dipendono dalla innovazione e dalle strategie di gestione aziendale nonché dall’organizzazione dei processi industriali con la logistica connessa e dagli sviluppi commerciali e dei servizi.

Inoltre in Italia vi è una forte necessità di ridurre i costi di produzione energetici che sono più alti rispetto gli altri paesi europei e tale condizione è ancora più onerosa per le PMI.

Le incentivazioni per l’Industria 4.0 e l’applicazione di un percorso di risparmio energetico rappresentano l’opportunità per valutare ed avviare iniziative tese a migliorare le performance energetiche, ambientali, della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dell’utilizzo di risorse e di una economia circolare. Tale processo di innovazione di modello organizzativo, se correttamente realizzato potrà consentire nel medio lungo periodo di migliorare i risultati economici ed il valore della azienda.

Foto di Armin Rimoldi da Pexels

L’importanza, pertanto, di potenziare le figure manageriali con specifici skill professionali che svolgano un’adeguata copertura delle sopraggiunte necessità di evoluzione del settore industriale, ha determinato in Federmanager Roma la scelta di avviare, negli ultimi tre anni, dei corsi di formazione “Energy Manager” ai quali hanno partecipato circa 70 manager che possano rispondere alle possibili richieste delle PMI.

Il progetto pilota “Smart Energy per PMI” si realizza attraverso l’inserimento di cinque manager con adeguata expertise tecnica presso quattro PMI pilota, selezionate da Unindustria in base alle loro potenzialità di referenti degli specifici settori industriali di appartenenza; in particolare:

  • Una azienda ceramica nella provincia di Viterbo;
  • Una azienda cartaria nella provincia di Frosinone;
  • Una azienda di telecomunicazioni nella provincia di Roma;
  • Una azienda di servizi energetici nella provincia di Roma.

 

I manager in questione svilupperanno il completo piano di rewamping dell’intero processo aziendale (produttivo, logistico, servizi e commerciale) per le singole aziende e saranno assistiti da un Gruppo di Lavoro composto da Federmanager Roma, Unindustria, Infocamere, Ecoman, Dipartimento di Meccanica ed Energetica della Federico II di Napoli. La gestione operativa ed amministrativa del progetto è seguita dalla Società Ecoman – Ecological Management, spin-off universitario, la quale attualmente sta provvedendo alla individuazione e selezione dei Temporary Manager inoccupati o esodati iscritti a Federmanager da poter inserire per tutto il periodo di durata del progetto presso le imprese pilota della Regione Lazio.

In sintesi gli obiettivi che “Smart Energy per PMI” si prefigge di realizzare sono:

  • la creazione di opportunità di inserimento per i Manager presso le aziende;
  • l’ampliamento della cultura manageriale nelle PMI, anche attraverso lo strumento del Temporary Manager, per la realizzazione di progetti legati alla innovazione supportati dai finanziamenti pubblici disponibili (es. Voucher per l’innovazione);
  • la comprensione e valutazione delle tecnologie per la circolarità e Material Flows Analysis attraverso una innovazione dei processi produttivi;
  • la digitalizzazione delle PMI, anche attraverso i finanziamenti destinati all’Industria 4.0;
  • la possibilità di esportare i benefici realizzati dal Progetto presso altre aziende similari del territorio e di altre regioni;
  • un risparmio dei costi energetici che possono stimarsi in un intervallo dal 5 al 20%, ipotizzando la integrazione e diversificazione dell’approvvigionamento ed utilizzo di sottoprodotti e di residui industriali (economia circolare) in funzione delle diverse tipologie di aziende e vetustà degli impianti;
  • la realizzazione di linee guida che potranno essere un valido strumento per le PMI nella analisi della efficienza energetica del processo produttivo, della logistica e sviluppo commerciale e dei servizi indicando i vari possibili interventi di miglioramento per i diversi distretti industriali in un’ottica di Green economy, economia circolare, sviluppo sostenibile.
  • La durata del Progetto è fissata in sette mesi.
  • Federmanager ha nominato responsabile del Progetto l’Ing. Salvatore Senese.

Alla conclusione del progetto Federmanager, unitamente ad Unindustria ed Infocamere, organizzerà un Convegno di presentazione dei risultati ed obiettivi raggiunti con il coinvolgimento delle aziende dei settori interessati e le associazioni di categoria.

 

La vocazione del leader d’impresa

La vocazione del leader d’impresa

Le organizzazioni giovanili di Federmanager, UCID e Unindustria hanno organizzato un incontro dall’alto valore culturale con Padre Robert Sirico, fondatore e Presidente dell’Acton Institute ed uno dei massimi esperti e conoscitori dei rapporti tra principi etico-religiosi, imprenditoria ed economia di mercato

Mercoledì 4 dicembre a Roma, presso il Centro Studi Americani, si è svolto un “business leaders share”, con a tema “La vocazione del leader d’impresa”, fra i giovani imprenditori e dirigenti di Federmanager, UCID ed Unindustria con Padre Robert Sirico, sacerdote, fondatore e presidente dell’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty, un’organizzazione non profit che si occupa di promuovere “una società libera caratterizzata dalla libertà individuale e fondata su principi religiosi.

Padre Robert A. Sirico, nato a Brooklyn (New York), il 23 giugno 1951, è un sacerdote e commentatore economico americano. Nel 1990 ha fondato l’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty, un’organizzazione non profit che si occupa di promuovere “una società libera caratterizzata dalla libertà individuale e fondata su principi religiosi”, di cui è presidente

Dopo i saluti di benvenuto da parte di Andrea Chiappetta, consigliere di amministrazione del Centro Studi Americani, il tema, “La vocazione del leader d’impresa”, è stato affrontato nella lectio di Padre Sirico. Il suo pensiero parte dall’idea che la libera iniziativa imprenditoriale, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, non solo è legittima ma anche degna di lode, tanto da essere una vera e propria “vocazione”.

Contribuendo a creare benessere per la società, tale vocazione è messa in relazione con il più profondo messaggio cristiano, la dignità dell’uomo e la santificazione del mondo attraverso il lavoro. “Come Dio – ha ricordato Padre Sirico – siamo capaci di fare non solo buoni affari, ma anche grandi nobili affari, siamo capaci di creare nuove ricchezze, per noi e per tutti. E attraverso le nostre imprese, possiamo mettere i nostri tesori a disposizione degli altri. La persona non è solo importante per il mercato. È proprio al centro del mercato. La persona umana è la fonte e il vertice dell’economia”.

Ha concluso Padre Sirico: “Per capire le radici della vocazione del business leader, bisogna capire il significato della persona, della natura umana di tutti noi coinvolti in un’impresa, scambiando merci, servizi, producendo meravigliose invenzioni per il bene comune. Non è un caso che l’economia di mercato di cui godiamo oggi è provenuta dalla tradizione giudaico-cristiana. Proprio grazie ai contenuti della nostra fede abbiamo cercato di proteggere e promuovere la proprietà privata, la creatività per migliorare il mondo come cocreatori”.

Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma

Al termine della lectio magistralis di Padre Sirico, sono seguiti gli interventi di Benedetto Delle Site (Presidente Giovani UCID Lazio), Giulio Natalizia (Presidente Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria), Renato Fontana (Presidente Coordinamento Giovani Federmanager) e Pierluigi Germani (Presidente nazionale Giovani UCID). “L’iniziativa – hanno sottolineato gli organizzatori – nasce dalla volontà di approfondire il significato più profondo dell’essere un leader d’impresa, come risposta ad una autentica vocazione, tramite la quale vengono generati ricchezza e benessere a vantaggio dell’intera società”.

Tirando le conclusioni della giornata di studio, il senatore Riccardo Pedrizzi, presidente UCID Lazio e Comitato Tecnico Scientifico Nazionale, Giacomo Gargano, presidente di Federmanager Roma, e Giancarlo Abete, AD del Gruppo ABETE, hanno ricordato lo sviluppo recente della dottrina sociale della Chiesa per quanto di essa attiene all’impresa, ed elogiato il lavoro di approfondimento e riflessione avviato dai responsabili dei gruppi giovani delle tre organizzazioni.

4.Manager: parti sociali e sviluppo

Grazie a 4.Manager è stato possibile mettere in piedi 10 progetti per 10 PMI di tutto il territorio laziale. Sono stati quindi selezionati 10 dirigenti, temporaneamente inoccupati, iscritti a Federmanager con l’obiettivo di creare le condizioni per lo sviluppo di proficue relazioni tra le parti

Il progetto “Open Innovation Management”, il primo ad essere finanziato da 4.Manager a livello nazionale, riguarda i temi della trasformazione digitale, dell’internazionalizzazione e della lean innovation e le relative competenze manageriali necessarie per la crescita delle suddette PMI. Si tratta in tutti e dieci i casi di un servizio “chiavi in mano” di ridisegno organizzativo dell’azienda con tanto di consulente che fotografa lo stato dell’impresa e propone le soluzioni operative.

I dieci progetti sono tuttora in svolgimento ed il rapporto tra le aziende e i manager è ad oggi di assoluta soddisfazione. Nella fase iniziale è stato dedicato molto tempo alle reali necessità delle aziende e questo sta portando interessanti sviluppi strategici e operativi per le stesse imprese. Le aziende stanno usufruendo delle competenze offerte dai manager senza dover sopportare costi, ma con l’obiettivo di identificare servizi in grado di essere autosufficienti nel medio periodo in termini economici e quindi creare una reale opportunità di sviluppo e di occupazione.

Beneficiano altresì dei risultati e delle attività di questo progetto Federmanager Roma e
Unindustria, in quanto hanno avviato in chiave sperimentale applicazione di metodologie manageriali innovative. Questi elementi, oltre naturalmente a configurarsi come politiche attive del lavoro, impattano sulle capacità imprenditoriali e innovative delle imprese, promuovendo dinamiche di sviluppo organizzativo. Le buone relazioni tra le parti sociali, il fondamentale apporto di 4.Manager e la regia di Unindustria Perform stanno dunque producendo una sperimentazione dal forte impatto sociale ed economico: un’azione che va certamente portata a sistema e resa strutturale per garantire significativi risultati nel medio e lungo periodo.

Filippo Tortoriello: Superare l’immobilità

Filippo Tortoriello: Superare l’immobilità

Burocrazia, carenza infrastrutturale, ritardi della politica, sono alcuni dei problemi messi sul tappetto dal presidente di Unindustria Filippo Tortoriello per spiegare la difficoltà reale delle imprese. Solo la capacità della classe manageriale fa sì che il Paese continui a tenere

I temi che hanno caratterizzato gli interventi dei relatori sono stati al centro del contributo di Filippo Tortoriello, Presidente di Unindustria, l’Unione degli Industriali e delle Imprese del Lazio. Da un angolo visuale assolutamente privilegiato e che monitora quotidianamente la vita delle imprese, ha voluto offrire un apporto concreto e sottolineare cosa è indispensabile fare per rafforzare la loro competitività ed ampliare il loro mercato di riferimento. La carenza infrastrutturale nel nostro Paese è, secondo Tortoriello, “un freno a mano alla ripresa della nostra economia”.

La soluzione non è certo abbandonare l’Europa: “Se si parla di crescita del nostro Paese, è importante sfatare immediatamente un falso mito. Se non cresciamo non è per colpa dell’Europa”. Se si guarda agli ultimi 20 anni l’Italia è cresciuta del 3%, la Francia del 23%, la Germania del 24%, la Spagna del 31%, l’intera Europa senza l’Italia del 27%. Dati inequivocabili che dimostrano con tutta evidenza che “non è l’Europa che ha impedito al nostro Paese di crescere, ma un sistema farraginoso di lacci e lacciuoli, con una componente burocratica-amministrativa da incubo”.

Tortoriello punta l’indice sulla politica: “non c’è stato governo, di centrodestra o centrosinistra o quest’ultimo che è un ibrido, che abbia affrontato in modo strutturale i problemi del nostro Paese. In queste condizioni è complicato fare impresa”. Nonostante questo l’Italia è il secondo Paese manifatturiero in Europa e tra i primi esportatori. Un risultato frutto soltanto della capacità dei manager all’interno delle aziende.Ugualmente urgente è il tema della digitalizzazione che si impone in modo drammatico. Anche qui, secondo Tortoriello, “l’Italia è in ritardo, in quanto parlare di digitalizzazione significa fare riferimento alle infrastrutture e la carenza di queste si risolve in una difficoltà reale per le imprese”.

Crescere significa anche formare, per fortuna “il patrimonio formativo che possiamo offrire fa della Regione Lazio la prima a livello europeo. Come ha ben evidenziato il direttore generale della LUISS, oltre a una formazione tecnica c’è una componente umana che ci mette nelle condizioni di essere fra i più apprezzati a livello mondiale. La competizione globale si fa sempre più difficile e solo rimanendo saldi in Europa dobbiamo e possiamo competere con Paesi come Stati Uniti e Cina. Da soli non andremmo da nessuna parte”.

A conclusione del suo intervento, Filippo Tortoriello ha affrontato un altro dei temi caldi del dibattito: la cyber security. “Una sfida enorme. Gli hacker possono mettere in ginocchio un Paese con danni drammatici peggiori di quelli di una guerra. Per far fronte bisogna investire centinaia di miliardi. La Cina investe 400 miliardi nella ricerca, gli Stati Uniti 380 miliardi. Il nostro Paese è l’ultima ruota”. Anche qui è necessario guardare all’Europa e solo all’interno di essa “abbiamo la possibilità di poter competere”. Se pensiamo di affrontare tutto da soli saremo destinati a perdere.