politica

Assemblea Ordinaria 2020: Gli Eventi Federmanager Roma del 2019

Assemblea Ordinaria 2020: Gli Eventi Federmanager Roma del 2019

Gli eventi organizzati da Federmanager Roma nel corso del 2019

HEAD HUNTER – 17 gennaio 2019 

Federmanager Roma rinnova il ciclo di incontri con gli Head Hunter, i professionisti specializzati nell’individuare e selezionare manager qualificati e destinati a ricoprire posizioni strategiche all’interno di aziende locali e multinazionali. Al primo appuntamento dell’anno ha portato i suoi saluti il Presidente Giacomo Gargano. L’introduzione, curata da Renato Fontana Consigliere Federmanager Roma, ha preceduto gli interventi di Anna Rita Borraccetti – Amministratore Delegato Metes HR e di Rossella Martelloni Personal Coach. L’intervento di chiusura a cura di Gherardo Zei – Vicepresidente Federmanager Roma.

MEDITERRANEO, SOCIETÀ E CITTÀ SICURE – 30 gennaio 2019

Primo dei Tavoli Tematici del Programma Itinerante 2019 “Sicurezza Italia” a cura della Fondazione Italiana per la Legalità e lo Sviluppo, con la partnership di KSM Security SpA, Istituto di vigilanza Argo e Federmanager Roma. Il Programma nella sua interezza si articola in una serie di incontri, progetti, convegni e manifestazioni incentrati sulla problematica della sicurezza, pubblica e privata, e sulle possibili risoluzioni. L’incontro inaugurale si è focalizzato su “Mediterraneo. Società e città sicure. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Giuseppe Fausto Milillo – Generale CC in congedo e Presidente della Fondazione, Fabrizio Luciolli – Presidente Comitato Atlantico Italiano, Andrea Chittaro – Presidente AIPSA, Luigi Gabriele – Presidente Federsicurezza, Giovanni Conzo – Procuratore aggiunto Benevento, Umberto Saccone – Presidente IFI, Franco Roberti – Assessore alla Sicurezza e Legalità della Regione Campania, Stefano Candiani – Sottosegretario del Ministro dell’Interno, Angelo Tofalo – Sottosegretario del Ministero della Difesa, Antonio Ricciardi – Comandante dell’Unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare del Corpo dei Carabinieri e Presidente Onorario della Fondazione.

UNA STRATEGIA ENERGETICA PER L’ITALIA – 30 gennaio 2019

Quale strategia energetica per l’Italia e come affrontare le future sfide nel settore per la realizzazione di un sistema sostenibile e competitivo? Sono stati questi i temi principali del dibattito durante i lavori per la presentazione del rapporto Federmanager – AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia) dal titolo “Una strategia energetica per l’Italia – 2° Rapporto. Le vie per la decarbonizzazione e lo sviluppo economico e industriale”. Intervenuti all’evento: il Presidente Federmanager Roma Giacomo Gargano, Stefano Cuzzilla – Presidente Federmanager, Sandro Neri – Coordinatore Commissione Energia di Federmanager, Carlo Di Primio – Presidente dell’Associazione Italiana Economisti dell’Energia, Davide Crippa – Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Tullio Berlenghi – Capo della Segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente.

LA RIFORMA DELLE PENSIONI 2019 ED I SUOI RIFLESSI SUGLI STRUMENTI DI FLESSIBILITÀ IN USCITA – 4 febbraio 2019 

Presso l’Auditorium FINTECNA si è tenuto un convegno sul tema sempre attuale delle pensioni. Con gli interventi del Presidente Giacomo Gargano, Mario Cardoni – Direttore Generale Federmanager, Rita Comandini – Responsabile dell’area normativa degli ex Fondi speciali dell’INPS, sono state illustrate tutte le novità della nuova riforma previdenziale ed i suoi principali effetti sugli strumenti di esodo messi a disposizione dei lavoratori che non hanno ancora raggiunto i requisiti pensionistici.

QUÉBEC: PORTA D’INGRESSO AL MERCATO NORD AMERICANO – 21 febbraio 2019 

Il convegno ha rilevato come le imprese italiane vivano l’esigenza di una loro internazionalizzazione e, in questo senso, l’apertura al Québec e al mercato canadese rappresenti un’opportunità imperdibile. il Presidente Giacomo Gargano, ha evidenziato come, per accrescere presenza e fatturati delle piccole e medie imprese, siano fondamentali investimenti in manager esperti dei mercati esteri.

GENDER DIVERSITY COME IMPERATIVO ECONOMICO E MORALE – 25 febbraio 2019

Federmanager Minerva Roma ha patrocinato il convegno “Gender diversity come imperativo economico e morale” promosso da AICAS (Associazione Italiana Consiglieri di Amministrazione e Sindaci), che si è tenuto presso la Camera dei Deputati, Aula dei Gruppi. Durante il convegno sono stati presentati due studi sul tema della diversity, l’uno promosso da CONSOB sul “Gender Diversity nei Board e performance delle società quotate”, l’altro da EY-AICAS sulla “Diversità di genere nel mondo aziendale: tra pay gap e utilizzo del talento femminile”. A dibattere sull’esito di tali studi sono stati: Francesca Di Carlo – Dr HR ENEL, premiata Donna d’Eccellenza 2018, Rossella Gangi – Dr HR WIND 3, Andrea Ghidoni – Presidente Comitato Corporate Governance Assogestioni, Maria Bianca Farina – Presidente ANIA e Presidente Poste Italiane, Nadia Linciano – Resp. Studi Economici CONSOB, Mario Napoli – Direttore HR UBI.

DIVENTA PREDA DEGLI HEAD HUNTER – 7 marzo 2019 

Il secondo appuntamento del ciclo Diventa Preda degli Head Hunter si è svolto presso l’Auditorium Federmanager di Via Ravenna. Hanno partecipato all’incontro: il Presidente Giacomo Gargano, il Consigliere Federmanager Roma Renato Fontana, l’Amministratore Delegato di Wyser Italia Carlo Caporale che in solo cinque anni dalla fondazione, ha portato ad essere leader di mercato nel settore della ricerca e selezione di profili di middle e senior management e la Consulente HR e Management, Coach e Trainer Rossella Martelloni. Ha chiuso i lavori il Vicepresidente di Federmanager Roma Gherardo Zei.

5G UNA “RETE” PER LO SVILUPPO DEL PAESE – 21 marzo 2019 

Il convegno “5G una ‘rete’ per lo sviluppo del Paese” organizzato da Federmanager Roma, ha trattato temi quali: l’avvio delle reti di telecomunicazione di nuova generazione 5G e le sue potenzialità per una crescita della managerialità e dell’innovazione. Un’occasione per discutere di tecnologie che, inevitabilmente, cambieranno la vita di ognuno di noi. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Guelfo Tagliavini – Consigliere Federmanager Roma e Coord. Comm. Innovazione e Tecnologie, Franco Vatalaro – Ordinario di Telecomunicazioni all’Università di Roma Tor Vergata, Alessio De Sio – Direttore Affari Regolatori ed Istituzionali e P.R. ZTE, Luigi De Vecchis – Presidente HUAWEI, Alessandro Francolini – D.G. Ericsson Telecomunicazioni, Massimo Mazzocchini – A.D. Nokia, Elio Catania – Presidente Confindustria Digitale, Giovanni Santella – Direttore Reti e Servizi di Comunicazioni Elettroniche, Gherardo Zei – Vicepresidente Federmanager Roma.

TAVOLO TECNICO SULLE AUTONOMIE REGIONALI – 25 marzo 2019 

Autonomie regionali differenziate: quali prospettive per l’Italia e per la Capitale? Federmanager Roma ha chiamato a raccolta Istituzioni, Tecnici e Stakholder in un Tavolo Tecnico presso lo spazio di Roma Eventi Fontana di Trevi. Con questo dibattito si è voluto favorire un confronto su una questione delicata che oltre a spostare risorse, oltre 21 miliardi di euro, ha ripercussioni politiche, economiche, istituzionali e costituzionali con ricadute considerevoli sul futuro di molti territori. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Stefano Cuzzila – Presidente Federmanager, il Vicepresidente Gherardo Zei, Andrea Bassi – Giornalista de Il Messaggero, On. Laura Castelli – Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Francesca Gerardi – Vice Capogruppo Commissione Finanze Camera dei Deputati, Adriano Giannola – Presidente Svimez, Nicolò Rebecchini – Presidente Acer, Gianfrancesco Romeo – Capo Ufficio Legislativo Ministro per il Sud, Lorenzo Tagliavanti – Presidente Infocamere, Filippo Tortoriello – Presidente Unindustria Lazio.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO STRESS LAVORO-CORRELATO – 9 aprile 2019 

Convegno organizzato da Federmanager Roma sullo stress da lavoro correlato e sul ruolo del dirigente rispetto alla valutazione di questo rischio ancora poco conosciuto, ed oggetto solo di recente di approfonditi studi. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Francesco Rossi – Industrial Safety Institute, Francesca Andronico – Psicologa, Consulente Valutazione Stress Lavoro Correlato, Formatore D.Lgs.81/08, Coordinatore Network Territoriale Ordine Psicologi Lazio, Emanuele Fierimonte – Avvocato penalista “Fierimonte & Partners” Studio Legale, Bruno Piccoli – Coordinatore Centro Medicina del Lavoro privata Fondazione Gemelli, Fabrizio Piras – PhD Psicologo Dirigente Laboratorio Neuropschiatria, Neurologia Clinica e Comportamentali IRCCS Fondazione Santa Lucia, Donato Eramo, Alessandro Leone – Industrial Safety Institute, Paolo Parrilla – Coord. Commissione Sindacale Federmanager Roma, Gherardo Zei – Vicepresidente Federmanager Roma.

PRESENTAZIONE LIBRO: DIARIO DI UN CACCIATORE DI TESTE Oltre Social e Algoritmi – 18 aprile 2019 

Presso l’Auditorium Federmanager si è svolta la presentazione del libro “Diario di un Cacciatore di Teste – Oltre Social e Algoritmi” di Gabriele Ghini – Managing Director di Transearch Italy. Intervenuti: il Presidente Giacomo Gargano, il Consigliere Federmanager Roma Renato Fontana ed il Vicepresidente di Federmanager Roma Gherardo Zei.

INCONTRI POLITICI EUROPEE 2019 – 19 aprile 2019 

In previsione delle Elezioni Europee 2019 Federmanager Roma ha organizzato incontri volti a conoscere il programma dei partiti politici e dei candidati nel Centro Italia (Lazio, Marche, Toscana e Umbria). Sono stati ospiti nell’Auditorium di Via Ravenna, in ordine di agenda: il Vicepresidente del Parlamento Europeo Fabio Massimo Castaldo (Movimento 5 Stelle), il Consigliere della Regione Lazio Fabrizio Ghera (Fratelli d’Italia), la giornalista Tiziana Alterio (Movimento 5 Stelle), la Senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (Lega per Salvini), il Sindaco di Terracina Nicola Procaccini (Fratelli d’Italia), il giornalista ed ex deputato Marco Taradash (+Europa) e la Presidente dell’Associazione Culturale Alternativa Europea Olimpia Troili (Partito Democratico).

RACE FOR THE CURE 2019 – 20 maggio 2019

In occasione della ventesima edizione di “Race for the cure”, il più grande evento per la lotta ai tumori del seno, Federmanager Roma, sempre allineata alla filosofia legata alla prevenzione sanitaria e alla corretta applicazione degli stili di vita positivi, ha deciso di costituire la squadra Minerva Roma impegnandosi a versare alla Fondazione Komec, promotrice dell’evento, l’importo pari all’ammontare dell’iscrizione alla gara dei primi cento soci Federmanager Roma.

CYBER SECURITY – 20 maggio 2019 

La Fondazione Italiana per la Legalità e lo Sviluppo è un’organizzazione no-profit riconosciuta “Ente di interesse” ed iscritta nel Registro delle “Persone Giuridiche Private”. Nel 2019 si è impegnata a sviluppare tematiche ed incontri di interesse nazionale. Tra questi il convegno “Mondo Cyber Security” tenutosi a Maggio, presso l’Auditorium Federmanager, in cui si è discusso sulle innumerevoli sfaccettature della problematica della sicurezza virtuale. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Giuseppe Fausto Milillo – Presidente Fondazione Italiana Legalità e Sviluppo, Fabrizio Luciolli – Presidente Comitato Atlantico Italiano, Guelfo Tagliavini – Consigliere Federmanager Roma e Presidente TESAV, Domenico Vulpiani – Direttore Scientifico Master Cybersecurity Facoltà Economia Politica Università “La Sapienza”, Stefano Mele – Presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica Comitato Atlantico Italiano, Giovanni Bottazzi – Capo Nucleo Sicurezza Logica Centro Sicurezza Telematica Comando Generale Arma Carabinieri, Andrea Chittaro – Senior Vice President Global Security e Cyber Defence SNAM, Barbara Ferrario – Presidente Strategic Risk Consulting, Loredana Mancini – Direttore BD Axians Cybersecurity, Daniele Bettarelli – Amministratore Delegato TS-WAY, Angelo Tofalo – Sottosegretario Ministero Difesa.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LAVORARE NELL’AZIENDA LIQUIDA UTILIZZANDO L’APOFENIA” – 28 maggio 2019

Presentazione del libro “Lavorare nell’azienda liquida utilizzando l’apofenia” in cui gli autori, Massimo Bornengo, Ezio Civitareale e Gianpiero Tufilli, propongono una nuova visione dell’attività lavorativa, esportando il concetto di “società liquida” di Bauman nelle aziende. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Isabella Covili Faggioli – Presidente Nazionale AIDP, Renato Fontana – Coordinatore Nazionale Gruppo Giovani Federmanager, David Trotti – Presi – dente AIDP Lazio, Cinzia Rossi: dallo strutturalismo alla società liquida, Massimo Bornengo – Autore del libro, Cristina Calabrese – CEO K2People, Annamaria Pa – rente – Vice Presidente Commissione Lavoro del Sena – to, Michele Tripaldi – AIDP Lazio, Gianpiero Tufilli – HR Director ZTE Italia e autore del libro, Marco Mottolesi, Vice Presidente Media Relations – Gruppo HDRA.

A UN ANNO DAL GDPR, COSA È SUCCESSO E COSA SUCCEDERÀ – 29 maggio 2019 

A un anno dall’inizio dell’efficacia del GDPR (General Data Protection Regulation), in un convegno organizzato da Dla Piper e Aigi (Associazione Italiana Giuristi d’Impresa), in collaborazione con Federmanager Roma, è stato fatto il punto della situazione circa l’anno trascorso. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Francesco Bonini – Rettore LUMSA, Maurizio Rubini – Responsabile Sezione Centro AIGI, Giulio Coraggio – Partner DLA Piper, Luigi Montuori – Responsabile Relazioni Internazionali e con l’UE, Michela Massimi – Responsabile Ufficio Relazioni con il Pubblico del Garante per la protezione dei dati personali, Giulia Zappaterra – Lawyer DLA Piper, Elisa Rosati – Lawyer DLA Piper, Giorgio Aprile – Data Protection Officer Ferrovie dello Stato Italiane, Enrico Ferretti – Managing Director Protiviti Srl, Emanuele Greco – Partner Opentech, Giuseppe Mastantonio – Senior Legal Counsel & DPO Open Fiber, Paolo Quaini – General Counsel Alitalia SAI, Stefania Trogu – Director Litigation & Privacy Lottomatica.

ASSEMBLEA ANNUALE FEDERMANAGER ROMA – 24 giugno 2019

“Sfide da vincere. Siamo Pronti. I manager per il futuro di Roma e della Regione Lazio”, questo il titolo dell’Assemblea 2019 di Federmanager Roma che si è svolta a giugno presso l’Hotel Quirinale di Roma. Personalità del mondo della politica, dell’imprenditoria, dello sport e delle istituzioni hanno offerto il loro contributo di esperienza e professionalità. Sono intervenuti, moderati dalla giornalista Rai Manuela Moreno: Stefano Cuzzilla – Presidente Federmanager, Giacomo Gargano – Presidente Fedemanager Roma, Gennaro Vecchione – Direttore Generale del DIS Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Repubblica, Nicolò Marcello D’Angelo – Prefetto già Vice Capo della Polizia, Giovanni Lo Storto – Direttore Generale Luiss Guido Carli, Claudio Lotito – Imprenditore, Mario Trimeri Manager e primo scalatore al mondo ad aver scalato le Seven Summits e le Volcanic Seven Summits, Raffaele Zurlo CEO Brenner Basis Tunnel, William De Vecchis Vice presidente Commissione Lavoro pubblico e privato Senato della Repubblica, Annamaria Parente Vice presidente Commissione Lavoro pubblico e privato Senato della Repubblica, Riccardo Pedrizzi Presidente Nazionale C.T.S. Ucid, Filippo Tortoriello Presidente Unindustria.

DONNE E TECNOLOGIA NELL’EPOCA DELLA TRASFORMAZIONE DIGITALE – 11 luglio 2019 

Su iniziativa del Gruppo Minerva Federmanager Roma si è tenuto a Palazzo Merulana il convegno “Donne e tecnologia nell’epoca della trasformazione digitale” in cui è stato presentato il programma Minerva Roma 2019 ed è stato lanciato il premio Minerva alle aziende. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Eros Andronaco – Vicepresidente Federmanager, Annamaria Parente – Vicepresidente Commissione Lavoro, previdenza sociale al Senato, Lucia Valente – Professoressa di Diritto del Lavoro Università La Sapienza, Carlo Cafarotti – Assessore Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro Comune di Roma, Flavia Marzano – Assessora Roma Semplice Comune di Roma, Massimo Giannini – Ordinario Politica Economica Università di Roma Tor Vergata, Nadia Governo – Head of Telco & Media Senior, Vice Presidente NTT Data, Mauro Marchi – Coordinatore Commissione Organizzazione e Studi Federmanager Roma.

PROTOCOLLO D’INTESA REGIONALE “MANAGEMENT E ETICA” CON UCID – 1 ottobre 2019

L’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) e l’Unione Dirigenti Industriali Lazio hanno siglato, presso la sede di Federmanager a Roma, un protocollo d’intesa regionale sui temi dell’etica e della responsabilità sociale d’impresa. A sottoscrivere il documento sono stati Riccardo Pedrizzi – Presidente di UCID Lazio, Giacomo Gargano – Presidente Federmanager Roma e, in rappresentanza del Movimento Giovani delle due organizzazioni, Benedetto Delle Site e Renato Fontana.

TENNIS AND FRIENDS 2019 – 12 ottobre 2019 

Per il terzo anno consecutivo Federmanager Roma, con Assidai e Praesidium, si è impegnata in tema di salute, prevenzione e benessere degli Associati e delle loro famiglie, e lo ha fatto partecipando a Tennis and Friends, un evento che unisce Salute, Sport, Spettacolo e Solidarietà. Check-up gratuiti con l’equipe sanitaria degli specialisti della Fondazione Policlinico A. Gemelli, nella splendida cornice del Foro Italico con la partecipazione di famosi artisti e personalità del mondo dello sport e dello spettacolo.

SETTIMANA DELLA FAMIGLIA – 25 ottobre 2019 

La tavola rotonda dal titolo “Famiglia: da laboratorio di vita a prima impresa”, prima iniziativa successiva alla firma del protocollo d’intesa tra Federmanager Roma e UCID Lazio si è svolta, presso la Sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro del Senato a Roma, nell’ambito della Settimana della Famiglia, organizzata dall’Ufficio della pastorale familiare della diocesi di Roma con il Forum delle famiglie del Lazio. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Alessandra Balsamo – Presidente Forum Associazioni Familiari del Lazio, Riccardo Pedrizzi – Presidente nazionale CTS UCID, Matteo Rizzolli – Economista Docente Lumsa, Gigi De Palo – Presidente Nazionale Forum Associazioni Familiari, Vincenzo Bassi – Presidente Federazione Associazioni Familiari Cattoliche in Europa, Benedetto Delle Site – Vicepresidente nazionale UCID Giovani, Gigi Gianola – Direttore Generale Compagnia delle Opere, Adele Ercolano – Istituto Studi Superiori sulla Donna e referente progetto Value@Work, Emma Ciccarelli – Vicepresidente Forum famiglie e responsabile Premio Aziende Family Friendly, Mons. Gianrico Ruzza – Delegato alla Pastorale Familiare del Vicariato di Roma e Vescovo Ausiliare per il Settore Sud.

FOCUS UNGHERIA-ROMA – 7 novembre 2019 

Presso l’Accademia d’Ungheria, un seminario organizzato dalla CCIU (Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria), insieme all’Ambasciata d’Ungheria a Roma, la Camera di Commercio di Pest e Federmanager Roma. L’evento ha offerto un’opportunità concreta per conoscere ed apprezzare il sistema economico, normativo, fiscale e finanziario dell’Ungheria, che offre interessanti opportunità e numerosi vantaggi alle imprese Italiane. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Paolo Orneli – Presidente Lazio Innova, S.E. Ádam Zoltán Kovács – Ambasciatore d’Ungheria in Italia, Zoltán Vereczkey – Presidente Camera di Commercio e dell’Industria di Pest, Francesco Maria Mari – Presidente della Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria, Mátyás Jávor – Addetto commerciale dell’Ambasciata d’Ungheria in Italia, Giacomo Pedranzini – Amministratore Delegato di Kométa, Levente Lajos – Partner dello Studio Legale Lajos Law Firm, Giuseppe Caracciolo – Karma Consulting Kft, Claudio Andronico – Consigliere Federmanager Roma & Lazio e Coordinatore GdL “Italia, Mitteleuropa & Balcani.  

DIVENTA PREDA DEGLI HEAD HUNTER – 20 novembre 2019

Ultimo meeting del ciclo, con oltre 160 manager, tra streaming e presenze in aula, che hanno seguito l’incontro con Randstad, una delle più grandi multinazionali che si occupa di ricerca, selezione e formazione di risorse umane per le aziende. Sono intervenuti: il Presidente Giacomo Gargano, il Vicepresidente Gherardo Zei e il Consigliere Federmanager Roma Renato Fontana. Ad esporre i i meccanismi che governano le aziende nella ricerca della figura giusta sono state Sara Portolano – Delivery Management Randstad e Antonietta Palmaccio – HRS Consultant Randstad Hr Solution.

LA RESPONSABILITA’ DEL PERSONALE SANITARIO – 25 novembre 2019 

Presso il Centro Congressi della Fondazione Santa Lucia di Roma, in un focus di approfondimento, si è affrontato il tema della “Responsabilità del personale sanitario”, guardando ai profili deontologici e disciplinari, civili, penali e amministrativo-contabili. Sono intervenuti: il Presidente Giacomo Gargano, Giovanni Tria – Professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, Tommaso Miele – Presidente sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio, Edoardo Alesse – Direttore Generale Fondazione Santa Lucia.

LA VOCAZIONE DEL LEADER D’IMPRESA – 4 dicembre 2019 

Presso il Centro Studi Americani, si è tenuto un incontro fra padre Robert Sirico, sacerdote americano, presidente e fondatore dell’Acton Institute, i giovani di Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), Unindustria e Federmanager. L’iniziativa, un “business leaders share” con a tema “La vocazione del leader d’impresa”, ha visto i giovani imprenditori e dirigenti d’azienda delle tre organizzazioni dialogare con il presbitero statunitense sulla particolare missione del manager e dell’imprenditore. Intervenuti all’evento: il Presidente Giacomo Gargano, Benedetto Delle Site – Presidente dei Giovani UCID Lazio, Giulio Natalizia – Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria, Renato Fontana – Presidente del Coordinamento Giovani di Federmanager, Pierluigi Germani – Presidente nazionale Giovani UCID, Riccardo Pedrizzi – Presidente nazionale del Cts di UCID, Giancarlo Abete – Già presidente dell’Unione degli Industriali di Roma.

La Questione Romana al tempo del Covid

La Questione Romana al tempo del Covid

Dalla breccia di Porta Pia, di cui ricorrono i 150 anni, al Recovery Fund e al presente, con l’amara constatazione di una Capitale che insegue i problemi invece di tentare di anticiparli, senza programmare il futuro

Il 20 settembre 2020 (sembra un gioco della cabala) ricorrevano i 150 anni dalla breccia di Porta Pia con l’ingresso dei bersaglieri e la fine del potere temporale del Papa. La ricorrenza in realtà non ha avuto molta attenzione mediatica, offuscata dalla risonanza degli eventi relativi alla evoluzione della pandemia.

In realtà anche all’epoca l’opinione pubblica nazionale non si sentì particolarmente coinvolta stante anche la scarsità dei mezzi di comunicazione.

La risonanza che ebbe “l’impresa militare” fu alimentata con immagini e scatti fotografici ricostruiti a posteriori per l’abile regia di Giacomo Altobelli, un fotografo professionista dell’epoca, con il consenso dei vertici militari.

Foto Wikimedia Commons

In realtà la fine dello Stato Pontificio, più che una operazione militare fu l’epilogo di manovre diplomatiche internazionali che videro la Francia interessata a cessare la sua azione protettiva.Ma come era la realtà di Roma in quel momento storico che le riconosceva ed assegnava un ruolo di simbolo della nazione in virtù della sua storia?

È interessante leggere i reportage degli inviati e le osservazioni della gente comune (i militari) che si trovano a contatto con la realtà di una città con un vissuto particolare, con una organizzazione sociale di tipo feudale.

Degna di nota la presenza di Edmondo De Amicis tra gli inviati. Da una sintesi dei rapporti si rileva: una città maleodorante di grasso e broccoli piena di mendicanti, urbanisticamente assurda e priva di ordine, attraversata da greggi di pecore e mandrie di bufali che risalgono il Tevere, ma non ostante tutto una città che emana fascino con il continuo alternarsi di ruderi ed orti. Una immagine tra il bucolico ed il poetico.

Ma quello che è più grave è la descrizione della struttura sociale e produttiva. Un’organizzazione sociale ispirata a valori feudali con il potere accentrato in poche famiglie nobiliari, legittimate fondamentalmente dal potere ecclesiastico. Al contempo una massa popolare costituita da piccola borghesia di commercianti ed un proletariato impiegatizio abituato a vivere con poche responsabilità, basso impegno e produttività.

Il salto al ruolo di capitale fu certamente uno shock. Nel 1870 Roma contava 200.000 abitanti, dopo 30 anni, nel 1900, era arrivata a 500.000. L’esplosione demografica è continuata fino agli anni ‘90 per poi placarsi e stabilizzarsi sui valori attuali, anzi mostrando qualche declino.

La velocità dell’esplosione demografica e la mancanza di programmazione ha determinato l’attuale scollamento tra domanda e disponibilità di servizi.

A pochi mesi dal rinnovo del Consiglio Comunale e l’elezione del primo cittadino, la Capitale si trova in uno stato di profondo degrado da tutti i punti di vista sia delle strutture sia morali. Ci vorrà una forte presa di coscienza nazionale e quindi una forte determinazione politica per varare un programma pluriennale per tentare di ridare un’immagine adeguata al suo rango di Capitale.

Nel recente studio di Federmanager Roma Le prospettive di Roma Capitale alla luce delle tendenze in atto, presentato a febbraio 2020, si è tentato di individuare le linee di tendenza delle principali componenti sociali ed economiche, raccogliendo un ampio consenso da parte del mondo accademico e degli operatori, senza alcun riscontro da parte del mondo politico e di chi ha la governance del territorio.Può sembrare fuori tempo e fuori tema sollecitare di nuovo, proprio in questo momento, il dibattito intorno alla inadeguatezza di Roma e alla sua caduta di immagine, in un momento in cui tutte le energie sono concentrate nel contrastare l’espansione del virus, mettendo al primo posto la tutela della salute.

Ma non sono d’accordo. La crisi in cui si dibatte l’Italia e con lei gran parte del mondo, è anche la conseguenza di una cultura che rimanda sempre il momento dell’intervento preventivo, della programmazione preventiva a favore del contingente. Ricordiamo tutti le critiche a Bertolaso per aver realizzato un ospedale in un momento in cui il peggio sembrava passato.

Siamo portati per cultura ad impegnarci sul contingente ignorando che il domani arriva prima di quanto immaginiamo e quindi siamo sempre in ritardo, inseguiamo i problemi invece di tentare di anticiparli.

La crisi dell’epidemia da Covid è soprattutto la crisi del sistema sanitario figlia di quando abbiamo plaudito alla chiusura degli ospedali, alla riduzione dei posti letto, alla limitazione all’afflusso alle discipline sanitarie (medici ed infermieri).

 Non dobbiamo perpetuare nell’errore, non dobbiamo rinunciare a pensare al futuro, perché impegnati a tamponare il presente.

Tornando a parlare di Roma, un tema evidenziato con forza dal virus è, in primo luogo, l’assoluta inadeguatezza dell’assetto istituzionale in termini di attribuzioni di poteri e responsabilità, in cui è sempre più evidente la confusione e l’inadeguatezza dell’assetto attuale, con un intreccio e rimbalzo di responsabilità tra comune (Capitale), regione e Stato centrale.

Un esempio per tutti: appare ormai evidente l’inadeguatezza della rete dei medici di base, come numero, come dimensione degli studi, come attribuzioni di responsabilità. Una ristrutturazione di questa realtà, con implicazioni e risvolti non solo economici in una città come Roma, a chi compete? Dobbiamo aspettare la fine della pandemia perché qualcuno cominci a dipanare la matassa dell’intreccio di interessi e visioni diverse per avviare un programma?

E come per la sanità riflessioni analoghe potrebbero farsi per tutti gli altri principali settori.

Non vale l’alibi che dobbiamo aspettare italianamente che passi la nottata, nella vita c’è sempre una nottata che passa, dobbiamo attivarci e programmare cosa faremo non solo all’alba di domani ma anche a quelle dei giorni seguenti.

 

Roma e il Lazio verso il 2030 dopo il Covid-19

Roma e il Lazio verso il 2030 dopo il Covid-19

Roma e il Lazio: l’ultimo treno per una politica manageriale per la  città e la regione. Federmanager ha una grande responsabilità al riguardo, come vettore per reindirizzare le decisioni della politica nazionale e locale verso il buon senso

Dopo che la situazione economica e produttiva del Paese è degenerata a causa dell’epidemia di Covid-19 mi è sembrato quasi che la ricerca promossa da Federmanager Roma sulle prospettive di Roma Capitale per i prossimi dieci anni – effettuata in collaborazione con l’Università La Sapienza – abbia avuto qualcosa di profetico, quasi come fosse stata una sorta di ultimo avvertimento, fatto sull’orlo del precipizio, alla politica di ricominciare a fare il proprio dovere a favore della produzione industriale. Presentata nel corso del convegno del 6 febbraio u.s., con una numerosa e qualificata partecipazione e una vasta eco di stampa, la ricerca promossa da Federmanager Roma ha offerto alle riflessioni degli esperti e delle istituzioni l’analisi qualitativa e soprattutto quantitativa delle tendenze in atto nell’area metropolitana di Roma nei principali settori di pubblico interesse: demografia, sanità, edilizia scolastica, fabbisogno abitativo, economia e mobilità.

L’elemento emerso con maggior forza dalla cruda evidenza dei numeri e dai commenti delle personalità presenti è stato l’enorme deficit di programmazione in forza del quale tutti i settori sono risultati da decenni governati da ogni corrente partitica con una politica debole “alla giornata”, sempre all’inseguimento della congiuntura elettorale del momento.

Ai primi di marzo – soltanto trenta giorni dopo il convegno – il Paese intero è stato travolto dall’emergenza Covid e ogni residua velleità di programmazione è stata temporaneamente spazzata via dalla politica emergenziale. Oggi, con il rallentamento estivo dell’epidemia, vale forse la pena di fare un primo “punto nave” su cosa può avere significato questo flagello rispetto alla precedente situazione fotografata dalla ricerca promossa da Federmanager Roma.Per prima cosa dobbiamo chiederci se la fase emergenziale sia già archiviata nei flutti della storia ovvero se sia destinata a ritornare. La risposta è relativamente semplice. La “spagnola” nel 1918 ebbe, dopo il primo picco di marzo e aprile, un secondo picco molto forte a partire dalla prima decade di settembre. Facendo professione di buon senso possiamo quindi dire che, alla fine del mese di ottobre, potremo essere reclusi in un nuovo lockdown ovvero ritrovarci con la gioia di essere definitivamente fuori dal problema. Per questo mi permetto di dire che avere oggi annunciato una generalizzata riapertura delle scuole per settembre appare molto più come una presa di posizione politica, legata alla volontà di assecondare il generalizzato desiderio di normalità, che non un embrione di programmazione, considerato che – certamente – l’eventuale malaugurata ripresa dei contagi porterebbe a rinnegare questa “programmazione apparente” nel giro di ventiquattro ore.

Ma, se anche non saremo “fuori dal tunnel” in autunno, certamente lo saremo nell’estate del 2021. Dunque vogliamo provare a chiederci quale sarà la nuova base di partenza rispetto alla situazione del febbraio 2020? In cosa saranno cambiate le necessità per il tessuto industriale della nostra regione? E cosa potrà fare Federmanager Roma sul piano della proposta politica, della ricerca e della comunicazione per contribuire in modo positivo?

Fonte Wikipedia, autore: rotolandoversosud

Innanzitutto ci sono alcuni aspetti certi che vale la pena di enumerare come base di ragionamento. Il PIL del Paese sarà inferiore del 10% circa e il debito pubblico sarà passato dal 130% circa del PIL al 160% o più probabilmente al 170% del PIL. Se, al netto del patto di stabilità europeo all’epoca vigente, qualcuno a febbraio 2020 avesse detto che si poteva aumentare il deficit fino a questo punto tutti gli avrebbero dato unanimemente del matto. Mentre invece oggi è considerata ormai una cosa scontata e sembra che la principale preoccupazione di molti sia quella di non perdere la gara di velocità nell’assalto alla diligenza per spendere i soldi del nuovo deficit, derivanti dagli scostamenti di bilancio e, da ultimo, dai contributi europei (siano essi Mes o Recovery Fund). Questo è un brutto segnale sulla strada della perdurante incapacità di approfondire i problemi e programmare gli interventi. Altro dato di fatto è che la decisione politica di accedere in gran parte a fondi comunitari (anche senza entrare nel merito della polemica politica sulle condizionalità eventuali) significa che abbiamo comprato denaro a tassi buoni ma che gli interessi andranno a favore degli investitori del mercato, mentre se fossero stati gli stessi italiani a comprare il loro debito tramite dei buoni del tesoro, gli interessi (pochi o tanti che fossero) sarebbero in ogni caso andati a favore degli italiani stessi.

Ultimo elemento da considerare per comprendere la struttura del nostro debito è quello della differenza tra i contributi europei “in prestito” e quelli “a fondo perduto”. La differenza è in realtà in gran parte apparente. Infatti parlare di contributi a fondo perduto relativi a Bond emessi dall’Unione Europea significa dire che tali Bond saranno onorati in proporzione dai vari Paesi dell’Unione e, pertanto, la eventuale quota effettivamente “a fondo perduto” sarà solo il delta tra quanto effettivamente ricevuto dall’Italia e quanto a nostro carico quale contributo alla restituzione e remunerazione del capitale dei predetti Bond.

Ultimo tema è quello dei contraccolpi occupazionali che ci troveremo ad affrontare, con un Paese gravato da una montagna di debiti e debole per la riduzione del PIL, con la fine dei provvedimenti emergenziali di cautela, primo tra tutti lo sblocco dei licenziamenti.

Davanti a questo scenario la mia prima riflessione è che, probabilmente, quanto emerso a febbraio scorso nella ricerca sulle prospettive della nostra regione con l’indagine promossa da Federmanager Roma è ancora pienamente valido e, anzi, ogni valutazione negativa sugli effetti della mancanza di programmazione è ancora più fortemente vera e ogni preoccupazione – che all’epoca era grave – sulle carenze e sugli scoordinamenti, adesso diventa drammatica. In pratica credo che le esigenze rimangano le stesse ma decuplicate come minimo. In controtendenza la politica sembra diventare, se possibile, di giorno in giorno ancora più debole. Pare quasi che – sia a livello nazionale che a livello locale – non ci sia più un periodo “di governo” tra un’elezione e l’altra e che ci si trovi in un continuo stato di “campagna elettorale”. E questa campagna elettorale permanente appare, di giorno in giorno, sempre più basata su slogan che inseguono l’ultimo “umore”, a sua volta provocato dall’ennesima campagna di stampa. Come se la realtà fattuale fosse stata sostituita da una sorta di verità mediatica che si autogenera all’interno di una continua battaglia comunicativa. Con questi sistemi si possono forse vincere delle elezioni, ma non si possono certamente produrre beni e servizi. Affermo che se la situazione di lavoro delle imprese e dei servizi ai cittadini era molto difficile a febbraio adesso è quasi fuori controlloIo credo che i corpi intermedi come Federmanager abbiano, come tutti gli organismi di democrazia rappresentativa, una grande responsabilità al riguardo. Una responsabilità che io cerco di vedere sempre in positivo, come vettore per reindirizzare le decisioni della politica nazionale e locale verso il buon senso, la produzione industriale e la ripresa.

Credo che il lavoro iniziato con il Convegno di febbraio sulle prospettive di Roma Capitale verso il 2030 adesso sia ancora più importante di prima. Ritengo che dobbiamo prontamente aggiornarlo in maniera scientifica e, subito dopo, avviare immediatamente le conseguenti iniziative di seminari di approfondimento in collaborazione tra manager e ricercatori scientifici sui vari filoni relativi alla produzione e ai servizi ai cittadini che possano fornire un arsenale di idee e di buone pratiche da suggerire molto insistentemente alla politica, per indurla e, in qualche modo, quasi indirizzarla a fare il proprio dovere in termini di programmazione. Dovere purtroppo disatteso da decenni.

In un’azienda i piani di sviluppo sono sempre pluriennali e non esiste cambiamento di management o di azionista che possa portare ad una gestione frammentaria e scoordinata. Gli economisti accademici concordano naturalmente con questa visione. Possibile che non riusciamo ad indurre nei nostri politici un sufficiente senso di responsabilità per contenere le oscillazioni più superficialmente ondivaghe dell’opinione pubblica e mantenere la barra del timone su una rotta almeno minimamente coerente? Io penso che sia possibile.

Una grande alleanza tra le istituzioni accademiche e i corpi intermedi che riuniscono le imprese e i manager come nel nostro caso di Federmanager può riuscire in questa impresa. Per questo auspico che, già in autunno se tutto andrà bene o – al più tardi – nella prossima primavera, riprenda la strada che avevamo intrapreso a febbraio per fare in modo che, dopo un decennio di sostanziale recessione, noi manager riusciamo a rilanciare il Paese in un decennio di crescita in modo che nel 2030 possiamo guardarci indietro e dire con orgoglio che abbiamo fatto un buon lavoro. In fondo questo è quello che conta nel lavoro. I soldi e gli incarichi altisonanti passano, mentre l’orgoglio di avere fatto un buon lavoro rimane per sempre.

 

L’impegno per la “Res Publica”

L’impegno per la “Res Publica”

In Italia, a fronte di un’economia mondiale globalizzata, dove a dominare sono i poteri forti della finanza, si sente l’esigenza di una classe dirigente all’altezza, capace di rispondere alle sfide che la contemporaneità pone. Serve rilanciare la passione civile per la “Res Publica”, coniugando le aspettative dei giovani e l’esperienza degli anziani

Era il 2008, quando in America era già scoppiata la crisi dei mutui sub prime e gli effetti si erano abbattuti, subito dopo anche sui conti delle banche, dei fondi previdenziali, delle compagnie assicurative e dei fondi comuni d’investimento italiani. La follia di una finanza spregiudicata che aveva confezionato titoli tossici, stava devastando il sistema finanziario mondiale. La reazione a catena metteva ancora di più in risalto la globalizzazione e un mercato che non voleva, e che non ha regole, grazie all’accondiscendenza delle classi politiche votate, di fatto, al liberismo più sfrenato.

La “Globalizzazione”, una parola prima tanto osannata oggi tanto temuta, è un fenomeno con il quale siamo entrati in confidenza solo dalla fine del secolo scorso. In realtà è una dimensione con la quale l’occidente ha avuto a che fare sin dall’espansione dell’Impero Romano sotto Traiano (II secolo d.C.). E poi, via via, con i viaggi di Marco Polo in Cina, verso la fine del XIII secolo, con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492, con le esplorazioni di Vasco de Gama che tentò la navigazione diretta fino all’India e con Ferdinando Magellano, il primo a tentare la circumnavigazione del globo.

La conquista di altri Stati e il loro asservimento a Roma prima e agli altri Paesi colonialisti dopo, favorì lo sviluppo dei mezzi di comunicazione e i conseguenti scambi commerciali che svilupparono le interconnessioni economiche e culturali tra paesi lontani, fino ad allora vissuti in una sorta di autarchia.

È evidente che la globalizzazione determina il dominio dei poteri potenti su quelli più fragili. Oggi i potenti della finanza hanno sottomesso gli Stati più fragili e meno sviluppati alle regole ferree del dominio dei capitali su qualsiasi altra necessità sociale ed economica. Questa è la tragica sintesi della situazione in cui ci troviamo.

Ricordo che quando il fenomeno iniziò a prendere piede, alcuni di noi obiettarono che questo mantra della globalizzazione, avrebbe ridotto gli Stati e le popolazioni a meri servitori di pochi grandi manovratori. Mettevamo in evidenza che l’arretratezza di alcuni paesi, nella competizione globale, poteva essere mitigata solo da interventi mirati dello stato in ambiti ben precisi, nei quali i privati non avevano interesse ad investire. In definitiva affermavamo niente di più e niente di meno di quello che avrebbero proposto degli economisti di stampo keynesiano e liberale. E noi ci univamo a questi. L’impegno per la “Res Publica”Dopo oltre 25 anni dalla fine della cosiddetta “Prima Repubblica”, abbiamo un Paese ingessato, incapace di voltare pagina e programmare il proprio futuro alla luce dei cambiamenti che sono intervenuti nel frattempo. Il problema alla base di questo disastro è la mancanza di una classe dirigente all’altezza dei compiti che la contemporaneità ci pone. Questo è certamente uno dei primi temi che dovrebbe essere messo in un’agenda della politica e del nostro Governo in particolare.

Risolvere questa problematica, significherebbe ripartire con il piede giusto per rilanciare la passione civile per la “Res Publica”. Oggi, per comprenderne la portata e il significato di questa locuzione, basterebbe richiamare il pensiero di un grande pensatore e giurista vissuto nel I° secolo a.C., Marco Tullio Cicerone, il quale nel suo trattato politico “De re publica” ci dice: ”’La res publica’ è cosa del popolo; e il popolo non è un qualsiasi aggregato di gente, ma un insieme di persone associatosi intorno alla condivisione del diritto e per la tutela del proprio interesse”. E ancora, come diceva Bertrand Russel: “L’educazione dovrebbe inculcare l’idea che l’umanità è una sola famiglia con interessi comuni”.

Il mondo del lavoro dopo 50 anni dal 20 maggio 1970

La legge 300 del 1970, meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, ha compiuto 50 anni lo scorso 20 maggio. Per decenni ha rappresentato la pietra filosofale di ogni problematica inerente il mondo del lavoro. Con la fine della guerra fredda, in una società totalmente cambiata e in un’epoca di confusione, si deve soprattutto ai dirigenti industriali, mai ripagati per questo, l’aver salvato produzione e lavoro

Lo statuto dei lavoratori – entrato in vigore giusto cinquant’anni fa, il 20 maggio del 1970 – è stato il documento di riferimento del mondo del lavoro in questo ultimo travagliato mezzo secolo. Già la sua data di nascita ne preannunciava in qualche modo la vita tribolata, perché quel 1970  ha rappresentato un punto di svolta nella vita del Paese.

Negli anni cinquanta e sessanta si era infatti sviluppato poderosamente il “boom economico” e l’industria italiana era cresciuta tumultuosamente senza guardarsi indietro e, talvolta, senza accorgersi di coloro che stava “lasciando indietro”. I movimenti di piazza del 1968 avevano dato un primo segnale di disagio, non da tutti compreso, e – pertanto – le sinistre e i progressisti moderati avevano accelerato l’elaborazione di una normativa di garanzia per il mondo del lavoro a livello individuale e sindacale che potesse fungere da valvola di sfogo per le tensioni crescenti nel Paese. Purtroppo non si raggiunse l’unità di intenti e il partito comunista, che al tempo rappresentava la larga parte del mondo operaio, si astenne nella definitiva votazione in senato. Questo fu, a mio avviso, un presagio delle lacerazioni sociali degli anni successivi.Il mondo del lavoro dopo 50 anni dal 20 maggio 1970Lo statuto dei lavoratori non riuscì pertanto a fare il miracolo. Vennero quindi gli anni dello scontro sociale che si sviluppò dapprima nelle piazze con manifestazioni di massa ma poi – nella fase del riflusso e della delusione – ebbe una cupa escalation nel terrorismo con tutte le inevitabili ripercussioni sulla stabilità delle istituzioni.

Quando, nella seconda metà degli anni ottanta, la tempesta passò, lo statuto dei lavoratori rimase comunque il principale terreno di scontro delle parti politiche in materia di lavoro. Ma nel frattempo le cose erano cambiate e la Legge 20 maggio 1970 non era più la bandiera del progressismo moderato del mondo socialista, come al tempo della sua approvazione, bensì era diventata proprio la bandiera della sinistra più dura e pura che era uscita dal periodo del terrorismo con una forte attitudine legalitaria. L’Italia, infatti, aveva ormai superato la crisi di crescita del boom economico e si era trasformata in un Paese diverso e gli stessi italiani erano diventati tutt’altra cosa.

Facendo un passo indietro con la memoria ricordiamo – infatti – che nell’Italia del dopoguerra più del cinquanta per cento della popolazione lavorava nell’agricoltura in modo tradizionale, che l’analfabetismo era molto diffuso e che la lingua italiana era la lingua nazionale solo sulla carta. Mentre alla fine degli anni ottanta l’Italia era diventata la settima potenza industriale del mondo e la prima manifattura d’Europa, l’analfabetismo era ormai un ricordo e la televisione nazionale aveva diffuso la lingua italiana in maniera definitiva in tutto il Paese.

Il mondo del lavoro dopo 50 anni dal 20 maggio 1970

L’elaborazione dello Statuto dei Lavoratori si deve in larga parte al lavoro del giuslavorista Gino Giugni

Negli anni ottanta anche gli italiani meno abbienti non si trovavano certo nelle condizioni di miseria del dopoguerra e, quindi, anche il mondo del lavoro era radicalmente cambiato sotto l’aspetto sociale. Tuttavia – ancora negli anni novanta e duemila e addirittura fino ai nostri giorni – lo statuto dei lavoratori ha continuato ad essere la pietra filosofale di ogni problematica inerente il mondo del lavoro, fino ad assurgere ad una specie di “totem” delle schermaglie politiche tra le varie maggioranze ed opposizioni che si sono succedute nel tempo. Questa battaglia sullo statuto dei lavoratori è stata, a mio avviso, un po’ la versione “in salsa sindacale” della grande infinita polemica politica sulla “destra” e sulla “sinistra”, in cui ognuna delle due parti continua ancora oggi ad accusare l’altra di essere ancorata agli schemi ideologici nati sugli idealismi della prima metà del Novecento. Da alcuni decenni ormai tutta questa polemica mi sembra molto datata e spesso paradossale e, a volte, perfino grottesca.

Il mondo è sempre stato percorso da idealismi politici e religiosi molto dinamici e ognuno di essi per affermarsi non ha mai avuto remore nel seppellire le epoche precedenti, allo stesso modo in cui le chiese cristiane sono state costruite sovente sulle fondamenta dei templi pagani. Ma dopo la seconda guerra mondiale è stato come se tutto si fosse congelato in una immagine fissa, “frizzata” come si direbbe con un neologismo informatico.

Dopo il rifiuto delle ideologie della società uscita scottata da due conflitti mondiali, quello che ha caratterizzato il mondo post ideologico è stata la staticità politica. E nei settant’anni successivi abbiamo continuato a discutere con le stesse categorie che erano uscite dalla seconda metà del Novecento. Ma in realtà quel mondo è finito al più tardi con la fine della guerra fredda e la caduta del muro di Berlino nel 1989. Da quel momento in poi tutto è cambiato ma è stato un po’ come se volessimo rifiutare di prenderne atto. E abbiamo continuato a discutere dello statuto dei lavoratori senza renderci conto che ormai i problemi erano diversi.Il mondo del lavoro dopo 50 anni dal 20 maggio 1970Le classi sociali si stavano frantumando. Una parte del proletariato diventava piccola borghesia, mentre una fetta della borghesia diventava un nuovo proletariato (ad esempio le giovani partite IVA esercenti professioni intellettuali, come architetti o avvocati). Una enorme massa di immigrazione (di cui nessuno conosce i numeri reali) andava a creare nuove categorie di proletari che non solo erano irregolari ma che alimentavano fenomeni di ghettizzazione all’interno di enclavi. L’equilibrio tra anziani e giovani veniva infranto in maniera drammatica, sia sul piano demografico, con l’aumento dell’aspettativa di vita e la crescita della natalità sottozero per decenni, e sia – soprattutto – sul piano socioeconomico con i giovani fermi al palo a causa di lauree non abilitanti alle professioni e di un blocco sociale di accesso al lavoro, determinatosi anche a causa dell’aumento indiscriminato dell’età pensionabile. La proliferazione incontrollata di attività di formazione post-laurea, unita all’incontenibile burocratizzazione sfociata nell’imposizione di licenze e di abilitazioni per qualsiasi attività (fosse pure soffiarsi il naso) hanno incanalato centinaia di migliaia di giovani in loop formativi che li portano ad ultimare gli studi in età più vicina ai quarant’anni che ai vent’anni. Potrei continuare a fare esempi per molte pagine.

Quasi ogni cosa è diversa da prima e forse sarebbe ora di rendersene conto e trovare il coraggio di uscire da questa stasi in cui ci troviamo da settant’anni. I dirigenti industriali costituiscono un esempio virtuoso in tal senso, perché le necessità fattuali della produzione li hanno costretti a restare agganciati al treno delle modifiche sociali e del progresso tecnologico, aggiornando continuamente le proprie convinzioni e le proprie conoscenze. Il fatto di individuare un chiaro obiettivo nella prosperità delle aziende ha consentito ai dirigenti di avere comunque una chiara bussola nella vita personale e professionale nonostante abbiano vissuto e vivano in un’epoca post ideologica, decisamente senza bussola. Grazie ai dirigenti industriali in quest’epoca di grande confusione si sono sapute comunque trovare, sia nella produzione che nei modelli del lavoro, tutte le soluzioni che hanno comunque consentito ai paesi occidentali di mantenere un ragionevole livello di prosperità pur in un periodo storico di politica molto debole e priva di una direzione certa.Il mondo del lavoro dopo 50 anni dal 20 maggio 1970Purtroppo nel concludere questo excursus storico sul mondo del lavoro degli ultimi cinquanta anni, devo constatare che manca il lieto fine. Perché i dirigenti non hanno avuto nulla a premiare la loro capacità di continuare a garantire il benessere e il lavoro del Paese, nonostante la confusione e l’estrema debolezza della politica. Quante volte ci siamo detti nelle aziende che dovevamo inventare nuovi modi per continuare a lavorare e produrre proficuamente nonostante le nuove misure sempre più burocratiche che, un anno dopo l’altro, hanno ingessato sempre di più il Paese negli ultimi trent’anni? Ma questi nostri meriti sono stati ripagati con l’incertezza del lavoro, con la diminuzione o eliminazione delle garanzie e con le accuse di essere dei privilegiati.

Alla fine il mondo del lavoro ha resistito non grazie alle leggi ma grazie alle persone e, soprattutto, grazie a un nucleo di manager industriali che, in ogni azienda, ha “remato” oltre i limiti umani per riuscire a salvare la produzione e il lavoro. Come dicevamo il mondo è molto cambiato negli ultimi cinquant’anni ed esiste una categoria che lo ha capito bene e di questo cambiamento ha compreso a fondo tutte le implicazioni. Sono i manager industriali italiani e sarebbe ora che la politica se ne rendesse conto e capisse che deve chiedere consiglio a questi uomini.

Intelligence economica e conflitto geoeconomico

L’intelligence economica è a servizio dei policy maker. Sempre di più. Oggi i decisori operano in uno scenario internazionale connotato da una parte dall’incertezza e, dall’altra, da una serie di vincoli istituzionali e di alleanza geopolitica che possono condizionare, se non limitare, il pieno esercizio della sovranità nazionale.

Guerre commerciali ed economiche, regimi sanzionatori, competizione finanziaria ed energetica tra Stati e cyberwar esercitano un impatto enorme sulla sicurezza economica e sulla indipendenza politica e istituzionale di una nazione sovrana.

Diviene sempre più problematica la composizione/mitigazione dei conflitti geo-economici ibridi che sono l’espressione più immediata di questo stato di cose.

Gli interventi dell’Intelligence istituzionale in ambito economico-finanziario dovrebbero potere costituire un efficace strumento di riferimento, se non di ispirazione, per azioni di politica economica dettate da una visione di lungo periodo. Questo libro, edito dalla casa editrice goWare per la collana Polis, frutto dell’esperienza professionale e delle riflessioni di un noto cultore di studi e di applicazioni di Intelligence economica, ne segnala quindi l’importanza strategica ai fini della composizione dei difficili equilibri sottesi alla gestione della sovranità nazionale. Un valore che viene messo continuamente in discussione e che deve essere salvaguardato.

L’AUTORE
Massimo Ortolani è economista e consulente economico, con trascorsi professionali importanti in ENI, Mediocredito centrale e gruppo Unicredit. Ha collaborato con organismi internazionali quali l’Unido. È stato consulente economico in progetti Tacis (UE). È autore di numerose pubblicazioni su tematiche di Intelligence economica. Questi temi costituiscono l’argomento principale dei suoi interventi di docenza in master post-universitari.

Annamaria Parente e William De Vecchis: La politica, dialogo e confronto per crescere

Chi ci rappresenta in Parlamento è chiamato ad adottare misure urgenti e necessarie per superare la crisi e ridare vitalità all’economia. Tutto questo deve avvenire in un clima di confronto tra le forze in gioco, avendo quale unico interesse da difendere quello dei cittadini

In occasione dell’Assemblea annuale di Federmanager Roma non poteva mancare il contributo di chi è chiamato a fare le leggi e dare un indirizzo alla politica economica e del lavoro del nostro Paese.

William De Vecchis, Vice presidente Commissione Lavoro pubblico e privato del
Senato della Repubblica e Annamaria Parente, Vice presidente Commissione Lavoro pubblico e privato del Senato della Repubblica, hanno rappresentato alla platea la posizione della politica e le sfide che a questa si impongono per agevolare il lavoro degli imprenditori e dei manager.

Seppure su posizioni politiche antitetiche, della Lega De Vecchis e del PD Parente, hanno esposto le proprie ragioni in un clima di confronto e collaborazione che, come sottolineato da entrambi, è indispensabile per raggiungere risultati. Illuminanti in questo senso le parole di Annamaria Parente: “Il Parlamento è il luogo del dialogo e ciò rappresenta un valore per tutti noi. In un momento tanto difficile per la politica è fondamentale che noi si dia l’esempio, confrontandoci e trovando punti di incontro che ci portino a legiferare guardando sempre all’interesse dei cittadini”.Orgoglioso di essere chiamato il “leghista de Roma”, per De Vecchis essere romano è un valore aggiunto ed essere un manager della capitale deve rappresentare un apporto fondamentale per il Sistema Italia. Egli ha ricordato le misure che il governo ha adottato e sta adottando per superare quella crisi economica cominciata nel 2008 e che ancora mostra i suoi segni. Il decreto Crescita porterà benefici alle imprese, così come con il decreto legge Concretezza si vuole migliorare la macchina organizzativa della pubblica amministrazione: “La burocrazia va alleggerita e soprattutto in ambito imprenditoriale. Non è possibile avere tempi di attesa biblici”. Ha aggiunto De Vecchis: “Se riparte la nostra economia, ripartono le assunzioni, si creano nuovi posti di lavoro, ripartono i consumi, si fa girare la moneta. È fondamentale ridare vitalità all’economia reale. Soprattutto dare agli imprenditori la possibilità di investire. Se in Piemonte le forze pro TAV prendono tutte insieme l’85% dei consensi un motivo ci sarà. Il Paese sente l’esigenza che si investa”.Annamaria Parente ha richiamato l’attenzione del pubblico a temi fondamentali come la formazione, il digitale (“una piccola o media impresa deve digitalizzarsi per affrontare la competizione globale. Il digitale rappresenta oggi la vera politica industriale), l’ambiente e la sua difesa (“abbiamo avuto Greta in Senato pochi mesi fa ed i nostri giovani mostrano interesse a quanto fa la cosa pubblica”) e l’inclusione: “Voi manager avete il ruolo fondamentale di capire come cambia il lavoro e di come le tecnologie possono aiutare il grande tema dell’inclusione. In un mondo globalizzato noi potremmo avere più esclusi”. Un ringraziamento a Federmanager, sia nella componente romana che nazionale, per il contributo alla definizione delle leggi, partecipando alle audizioni in Parlamento: “si pensi al tema dello smart working e al loro enorme apporto”. In conclusione del suo intervento Annamaria Parente ha richiamato l’attenzione del pubblico sulla questione delle differenze salariali tra uomini e donne: “una immotivata sperequazione che troviamo in tutti i lavori, siano essi più o meno qualificati. L’evoluzione tecnologica del lavoro mostra donne sempre più preparate e rappresenterebbe una perdita per ogni azienda non valorizzare il loro apporto”.

Stefano Cuzzilla: Capacità a disposizione del Paese

Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, ribadisce come Roma e la Regione Lazio debbano diventare il motore per il rilancio del Paese. Per far ripartire l’economia in Italia indispensabile è il ruolo dei manager, insieme ad una maggiore intraprendenza della politica, tutelando gli interessi delle categorie più deboli come giovani, donne e pensionati

Ad aprire i lavori dell’Assemblea annuale di Federmanager Roma, di fronte ad un foltissimo pubblico, è stato Stefano Cuzzilla, Presidente Nazionale di Ferdermanager. L’intervento ha avuto un toccante prologo: un doveroso ricordo e l’invito ad un minuto di raccoglimento per Domenico Gargano, padre di Giacomo Gargano presidente di Federmanager Roma: “una persona di enorme spessore umano, un manager capace e preparato ed un amministratore che tanto ha fatto per la città di Cassino e per l’intero basso Lazio”.

Rivendicando con orgoglio la sua romanità, Cuzzilla ha voluto comunque salutare con entusiasmo l’assegnazione delle olimpiadi invernali a Milano-Cortina. Ha ricordato come “la capitale e la regione Lazio devono rappresentare il motore per il rilancio del Paese. In questa Regione – ha precisato – vantiamo settori importanti, dal farmaceutico all’edilizia, passando per la meccanica, la logistica e i servizi. Sono realtà che vanno sostenute”.Non è mancato un plauso all’ottimo lavoro di Federmanager Roma e del suo Presidente Gargano: “Un lavoro difficile in una città complicata , terreno di scontri, di battaglie politiche, di difficoltà quotidiane, dalle manifestazioni alle metropolitane chiuse. Dobbiamo essere forti e di Giacomo ci fidiamo, una persona seria che avrà la nostra totale vicinanza oggi, domani e sempre”. Le amministrazioni pubbliche, la politica e le organizzazioni di rappresentanza di manager e imprese devono dialogare.

Stop innanzitutto alla burocrazia che “pesa il 4,6% del PIL” ed un sì convinto alle infrastrutture: “gridiamo mille volte sì alla TAV, è importante fare opere ed offrire prospettive agli imprenditori”. Le potenzialità che l’Italia offre, per posizione geografica e storia, non vanno mai dimenticate. “Nasce dunque l’imperativo del ‘fare’, dare lavoro e dare sicurezza ai nostri imprenditori”.

La classe manageriale ha in questo un’enorme responsabilità e Federmanager, ha precisato Cuzzilla, non l’ha mai negata né sottovalutata: “Per questo abbiamo deciso di lanciare Governance 2020”. Ricordiamo che si tratta di un’iniziativa che si avvale del supporto di Spencer Stuart, società leader nella consulenza in tema di Corporate Governance. Governance 2020 si sostanzia in una call ai manager iscritti alla Federazione che hanno maturato esperienze adatte a far parte degli organi amministrativi e di controllo di società quotate e delle più rilevanti società non quotate, sia pubbliche che private. “Federmanager – ha sottolineato Cuzzilla – ha accettato questa sfida, cercherà di presentare nomi dalle elevate competenze, senza fare patti con la politica finalizzati al voto”.Ma le sfide non finiscono qui. Aiutare i giovani è un’assoluta priorità: “è necessario far fruttare i sacrifici delle famiglie, non abbandonarle e far sì che i loro figli possano, qui in Italia, investire sul loro futuro”. Aiutare le donne, garantendo loro di lavorare in assoluta tranquillità “senza l’incubo di una maternità che possa far perdere il lavoro o le proprie qualifiche. Tutto questo non lo permetteremo”, sottolinea Cuzzilla, aggiungendo: “tutte le aziende che nei loro Cda vedono una forte presenza femminile hanno saputo reagire meglio alla crisi”.

Stare vicino ai pensionati: “Sono pronti, presso la CIDA, i ricorsi per tutelare chi ha lavorato una vita, ha versato i propri contributi ed ora si vede mettere in discussione diritti acquisiti. Sono persone da difendere, da tutelare, uomini e donne che hanno investito sul loro futuro, hanno aiutato i figli ed ora vedono in pericolo i loro diritti”. Sanità integrativa e previdenza sostitutiva offerte dagli enti collaterali rappresentano le best practices di Federmanager: “mettiamo le nostre capacità a disposizione del Paese”. Uguale attenzione assicura il Presidente nazionale sarà garantita a chi ha perso il proprio posto di lavoro. In questo senso, ha ricordato Cuzzilla, si stanno portando avanti progetti importanti tra i quali 4.Manager in collaborazione con Confindustria.

Autonomia differenziata, quali prospettive?

Autonomia differenziata, quali prospettive?

Il tavolo tecnico organizzato da Federmanager Roma il 26 marzo, chiamando a partecipare Istituzioni, Tecnici e Stakeholder, ha dato il via al dibattito: quale futuro per Roma e per il nostro paese?

All’incontro, moderato dal giornalista de Il Messaggero Andrea Bassi, hanno preso parte il Presidente Federmanager Stefano Cuzzilla, il Presidente Federmanager Roma Giacomo Gargano, il Viceministro dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli, l’on. Francesca Gerardi – Vice Capogruppo Commissione Finanze Camera dei Deputati, il prof. Adriano Giannola – Presidente Svimez, l’Ing. Nicolò Rebecchini – Presidente Acer, il dr. Gianfrancesco Romeo – Capo Ufficio Legislativo Ministro per il Sud – il dr. Lorenzo Tagliavanti – Presidente Infocamere e l’Ing. Filippo Tortoriello Presidente Unindustria Lazio.Autonomia differenziata, quali prospettive? Come ricordato dal Presidente Federmanager Roma, Giacomo Gargano, con il dibattito organizzato il 26 marzo, si è voluto “favorire un confronto su una questione delicata che oltre a spostare risorse per miliardi di euro, si parla di oltre 21 miliardi, ha ripercussioni politiche, economiche, istituzionali e costituzionali con ricadute considerevoli sul futuro di molti territori”. “Va scongiurato il rischio di aumento della distanza tra regioni ricche e regioni povere.ha sottolineato il Presidente –  Si deve pensare ad una soluzione per far fronte a questioni di fondamentale rilevanza come quelle dell’ambiente, del settore energetico e delle infrastrutture e del governo del territorio. Per non parlare di scuola e sanità”. Roma? Merita un progetto di sviluppo strutturato al pari delle grandi capitali europee e va tutelata nella sua funzione di capitale del Paese. “Bisogna sicuramente evitare il depauperamento di territori già compromessi – ha continuato il Presidente Gargano –. Serve un progetto concreto di sviluppo che porti risorse adeguate, sia pubbliche che private, che siano in grado di arginare il rischio di un aumento del divario già esistente”. Dello stesso avviso il Presidente Federmanager Stefano Cuzzilla che, nel ringraziare il Presidente Federmanager Roma in apertura del dibattito, ha ricordato: “Ben vengano le trasformazioni ma ragionate. Le regioni devono poter camminare alla stessa velocità – ha proseguito il presidente Cuzzilla – Abbiamo regioni virtuose che è importante vengano supportate nei più diversi settori: dalla sanità, all’energia, ai trasporti. Per non parlare di una grande sfida che è quella della logistica“.

I rischi?

Con l’autonomia differenziata regionale, insomma, c’è il rischio concreto, come qualcuno paventa, di una “disarticolazione” dello Stato in poche mosse per fare di Roma una scatola vuota? Sono state poste domande importanti che hanno coinvolto i presenti e animato il confronto. “Ci sono alcune misure richieste nell’autonomia regionale differenziata ha sottolineato il Vice Ministro Laura Castelliche andrebbero estese a tutte le Regioni, perché renderebbero l’Italia migliore. Il tema dell’autonomia è sicuramente un’occasione da non perdere, per aumentare la competitività dell’intero Paese. In questo – ha concluso – si incastra anche il lavoro che come Governo stiamo facendo per la riforma del TUEL, che incide sulla possibilità per molte realtà di rafforzarsi”. Il tema, insomma, è di quelli particolarmente “spinosi” che stimola numerose riflessioni a 360 gradi.Il professor Giannola, in assoluta controtendenza rispetto al Viceministro, ha ricordato: “Queste intese modificano esattamente il punto della Costituzione che parla di uguaglianza tra i cittadini, anzi cristallizzano il fatto che i diritti non sono gli stessi in tutti i territori. Qui c’è un problema surrettizio, quello di voler cambiare la Costituzione“. Rispetto alle considerazioni del Viceministro Castelli sulla “questione del Nord” il professor Giannola è categorico: “Avere più risorse per far riprendere il Vento del Nord è un’illusione. Dobbiamo pensare a qualcosa di più inclusivo e che comprenda anche il Vento del Sud se vogliamo evitare che l’Italia vada a sbattere e finire commissariata entro tre anni. Edulcorare questi aspetti è una grossa responsabilità“. “L’autonomia può andare beneha aggiunto il professor Giannolama perché allora nella bozza delle intese si parla di autonomia come rivendicazione del cosiddetto residuo fiscale finanziario? Si chiede un riconoscimento del ruolo della capacità fiscale ma è un concetto contro il diritto di cittadinanza dell’approccio costituzionale”.

Serve un piano strategico per Roma

Sono tematiche su cui occorre avere un approccio laicosottolinea nel suo intervento Filippo Tortorielloil   livello essenziale delle prestazioni da garantire a tutti i cittadini, è questa la responsabilità che si deve assumere lo Stato. Pensiamo alla sanità. Il tema delle autonomie differenziate, così come è stato pensato, rischia di rendere ancora più difficile la situazione per Roma. Le capitali di tutto il mondo sono le locomotive per l’economia del paese. Occorre, dunque, un piano strategico per fare di Roma una città attrattiva, resiliente e internazionale“.

Sulla necessità di attuare un nuovo modello più competitivo per Roma è d’accordo anche Nicolò Rebecchini: “Il rischio che le autonomie così concepite possano avere una ricaduta sugli aspetti economici della città è reale. Regioni ricche che continueranno ad arricchirsi e impoverimento e disoccupazione per la nostra città. Bisogna però cavalcare questo momento di spinta di autonomia regionalista per poter inserire il problema della nostra capitale altrimenti il futuro sarà sempre più difficile“.

Secondo Tagliavanti che non apprezzaquesto federalismo fai da te“, “non è solo un problema di soldi ma di funzioni“. La Roma moderna è la Roma Capitale, una Roma capace di poter competere con l’Europa, un’esigenza istituzionale per la realizzazione di uno status diverso per la città. E Tagliavanti ricorda, per sottolineare che non si tratta solo di un problema di soldi, che “con i numeri del residuo fiscale dopo la Lombardia, c’è il Lazio, quindi a Roma converrebbero anche le autonomie“.

Insomma, tocca capire, come ricorda Gianfrancesco Romeo, “quanto si può cavare davvero dalle materie delle autonomie differenziata, quanta autonomia si può prendere e si può chieder realmente, quanto l’attuale tessuto costituzionale ce lo permette“. L’onorevole Francesca Gerardi spiega: “Questo tavolo è un momento molto importante per ascoltare i diversi pareri. Promuovere queste autonomie serve ad alleggerire i conti dello Stato e a gestire al meglio le proprie risorse per distribuirle a pioggia sul resto dell’economia. Ritengo che sia un’opportunità da non perdere ma è anche necessaria una migliore comunicazione tra Regioni e Stato. Penso al problema dei rifiuti. Con l’autonomia regionale si potrebbero risolvere anche questi problemi“.

Le conclusioni del Presidente Gargano

Il tavolo tecnico, insomma, è stato un vero e proprio confronto, a tratti animato, sempre molto verticale su problematiche e soluzioni. Il presidente di Federmanager Roma ha precisato, nel suo intervento finale: “Su questo tavolo oggi sono state dette cose importantissime. Si è capito che l’autonomia non è una cosa negativa come era stata presentata inizialmente, che è necessaria ma che va affrontata con tutti i criteri, con senso di responsabilità. Per questo chiedo al governo e a ognuno di noi di fare il proprio ruolo perché anche noi, quando il tema verrà portato in Parlamento, dobbiamo essere ascoltati. Roma deve essere considerata nel modo che le spetta perché è la Capitale d’Italia. Siamo noi che dobbiamo dare indicazioni e che possiamo farlo su tutte le cose che succedono in questa città. Il futuro dipende anche da noi perché depauperare Roma significa depauperare il paese, significa togliere tutto quello che c’è di collante tra Nord e Sud. Parlamento e parti sociali devono intervenire e collaborare insieme. Ecco il nostro auspicio. Abbiamo in Italia degli esempi così importanti, dobbiamo trovare il modo di utilizzarli e migliorarli“. “Ringrazio tutti i partecipanti al tavoloha concluso il Presidente Federmanager Romaa cominciare dalle Istituzioni che hanno accettato di intervenire oggi. I nodi da sciogliere sono intricati e cruciali. Il nostro auspicio è che si opti per una soluzione che agisca nel rispetto delle peculiarità territoriali e pensi ad un’Italia con un futuro di peso in Europa”.