futuro

PROFESSIONE DIRIGENTE N 72

Editoriale del Presidente: Volontà di rilancio oltre la guerra

di Gherardo Zei

Quando l’unica certezza è l’incertezza diventa chiaro che il Paese, le Imprese e anche noi tutti Manager, dobbiamo prepararci ad essere flessibili e a fare riconversioni rapidissime.

La sicurezza innanzitutto

di Stefano Cuzzilla

Federmanager è pronta a far parte del patto di alleanza tra istituzioni, società civile, forze sociali ed economiche per la sicurezza sul lavoro, auspicato dal Presidente Mattarella.

Un'intesa per la formazione di nuovi manager della transizione energetica

a cura della Redazione

Un protocollo di collaborazione per la realizzazione di progetti comuni su industria, ambiente e lavoro, valorizzando conoscenze, competenze e capacità organizzative.

L'equilibrio di genere che fa crescere il PIL e le imprese

a cura dell’Osservatorio 4.Manager

Presentato il Rapporto annuale dell’Osservatorio mercato del lavoro e competenze manageriali di 4.Manager dal titolo “Nuovi orizzonti manageriali. Superare il gender gap:
facciamo goal per ripartire”.

Interagire e confrontarsi con un Head Hunter

Intervista di Renato Fontana a Giulia Iuticone

Il mercato del lavoro sta vivendo un momento di particolare fermento. Ne abbiamo parlato, in questa intervista di Renato Fontana con Giulia Iuticone, dal 2018 alla guida della Practice Financial Officer in Italia per Heidrick & Struggles. 

Assemblea annuale Federmanager Roma

21 giugno 2022 - Hotel Quirinale, Via Nazionale 7

Programma e Convocazione

Pubblicità

Studi Odontoiatrici Dott. Patrizio Serafini

Da tre generazioni, impegno e passione per la cura del vostro sorriso.

La trasformazione di Eni gas e luce in Plenitude

di Antonio Amato

Il 7 marzo 2022 Eni gas e luce è diventata Plenitude, la nuova società di Eni che coniuga la produzione da fonti rinnovabili con la vendita di gas e luce, i servizi energetici e un’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici. 

Conosciamo l’inflazione

di Ruggero Mancini

L’inflazione è uno dei concetti più importanti alla base della comprensione delle dinamiche economiche, soprattutto per la rilevanza e l’ampiezza delle conseguenze per l’economia e i cittadini. 

Una lettura storica dei cambiamenti climatici

a cura della Redazione

Spunti tratti dal volume Demoni, venti e draghi del professor Amedeo Feniello. 

Una giornata ad Ostia Antica con I Viaggi nella storia di Laura D.

a cura della Redazione

Alla scoperta di Ostia Antica con la giovane archeologa, topografa e guida turistica Laura David che ci racconta le meraviglie della città romana.

Pubblicità

Casa di Cura Villa del Rosario

La Casa di Cura Villa del Rosario è gestita dal 1961 dalla Congregazione delle Suore dell’Apostolato Cattolico (Pallottine), con un profondo spirito di accoglienza e di rispetto per l’ammalato.

PROFESSIONE DIRIGENTE N 71

Editoriale del Presidente: Nei momenti difficili il Paese deve affidarsi ai suoi manager

di Gherardo Zei

La capacità di governare i momenti critici è il carattere distintivo del Manager industriale. La sua mano non deve tremare ma per fortuna è allenato per questo.

Le competenze per innovare

di Stefano Cuzzilla

I manager devono guidare il processo di trasformazione digitale del Paese. In questa prospettiva abbiamo sottoscritto un patto di collaborazione con Aused, Cio Aica Forum, Cio Club Italia, Cionet Italia e Fidainform, associazioni di rappresentanza dei manager dei sistemi informativi.

Roma Capitale, Le Linee programmatiche per il governo della città

di Armando Bianchi

Come previsto dalle disposizioni legislative conseguenti all’insediamento della nuova Giunta, è stato redatto il Piano con le Linee Programmatiche del Comune di Roma per il quinquennio 2021/2026. Vediamole nel dettaglio.

Pubblicità

CKF Poliambulatori privati Centri Kinesi Fisioterapici Di Giorno

BOLOGNA-ROMA-COSENZA-LAMEZIA TERME

Il nuovo Progetto Welfare di Federmanager Roma

a cura della Redazione

Giuseppe Straniero, Coordinatore della Commissione Welfare di Federmanager Roma, in questa intervista spiega ed illustra ai lettori un nuovo progetto sperimentale, targato Federmanager Roma.

4.Manager lancia "Rinascita Manageriale"

a cura della Redazione

4.Manager, da sempre in prima linea per la valorizzazione del patrimonio delle competenze manageriali a beneficio della crescita delle imprese, lancia “Rinascita manageriale”, un’iniziativa di politica attiva per il rilancio del Paese.

Al via il servizio di consulenza per dichiarazione dei redditi 2022

a cura della Redazione

In vista dell’imminente appuntamento annuale con la dichiarazione dei redditi, comunichiamo l’attivazione del consueto servizio di consulenza per la compilazione del modello 730.

Pensioni, il cantiere è sempre aperto

di Bruno Benelli

Molti interventi del Governo e del Parlamento per mettere “pannicelli caldi” al sistema pensionistico e previdenziale. Provvedimenti che, come al solito, riconoscono diritti a categorie di lavoratori creando malumori nei gruppi esclusi.

Come cambia la TV: una sfida per il Sistema Italia

di Luca Balestrieri

La riorganizzazione dei media e delle industrie creative, su scala globale, operata da un numero ristretto di grandi player tecnologici pone una straordinaria sfida per le industrie nazionali della comunicazione. 

La transizione energetica eco-razionale della mobilità automobilistica

a cura della Redazione

Transizione energetica e mobilità sostenibile: gli obbiettivi fissati dalla UE, al 2035 e 2050, condivisi dal nostro Paese. Su tutta la complessa materia ne abbiamo dialogato con Alessandro Marchetti Tricamo, direttore responsabile de l’Automobile.

Il PNRR, i Piani delle Ferrovie, le Nuove Regole

di Francesco Del Vecchio

Il PNRR costituisce l’occasione anche per scrivere le regole per la realizzazione degli investimenti pubblici, in particolare nelle infrastrutture, e tra queste segnatamente quelle per il settore ferroviario.

La pandemia ha provocato una recessione al femminile

di Marisella Cardaci e Stefania Santucci

Le donne stanno pagando il prezzo maggiore della crisi innescata dalla pandemia, con l’occupazione sotto il 50%. Dati drammatici  confermati dalla fotografia d’insieme del Bilancio di genere 2021 che il Ministero dell’Economia ha tracciato in linea con le normative europee. 

Più di una Risposta… una Soluzione per te e la tua famiglia

di Tiziano Neviani

Assidai è presente sul mercato da oltre 30 anni con un importante obiettivo: la tutela degli iscritti con un costante riferimento al sistema Federmanager, di cui siamo emanazione.

Roma e il Lazio verso il 2030 dopo il Covid-19

Roma e il Lazio verso il 2030 dopo il Covid-19

Roma e il Lazio: l’ultimo treno per una politica manageriale per la  città e la regione. Federmanager ha una grande responsabilità al riguardo, come vettore per reindirizzare le decisioni della politica nazionale e locale verso il buon senso

Dopo che la situazione economica e produttiva del Paese è degenerata a causa dell’epidemia di Covid-19 mi è sembrato quasi che la ricerca promossa da Federmanager Roma sulle prospettive di Roma Capitale per i prossimi dieci anni – effettuata in collaborazione con l’Università La Sapienza – abbia avuto qualcosa di profetico, quasi come fosse stata una sorta di ultimo avvertimento, fatto sull’orlo del precipizio, alla politica di ricominciare a fare il proprio dovere a favore della produzione industriale. Presentata nel corso del convegno del 6 febbraio u.s., con una numerosa e qualificata partecipazione e una vasta eco di stampa, la ricerca promossa da Federmanager Roma ha offerto alle riflessioni degli esperti e delle istituzioni l’analisi qualitativa e soprattutto quantitativa delle tendenze in atto nell’area metropolitana di Roma nei principali settori di pubblico interesse: demografia, sanità, edilizia scolastica, fabbisogno abitativo, economia e mobilità.

L’elemento emerso con maggior forza dalla cruda evidenza dei numeri e dai commenti delle personalità presenti è stato l’enorme deficit di programmazione in forza del quale tutti i settori sono risultati da decenni governati da ogni corrente partitica con una politica debole “alla giornata”, sempre all’inseguimento della congiuntura elettorale del momento.

Ai primi di marzo – soltanto trenta giorni dopo il convegno – il Paese intero è stato travolto dall’emergenza Covid e ogni residua velleità di programmazione è stata temporaneamente spazzata via dalla politica emergenziale. Oggi, con il rallentamento estivo dell’epidemia, vale forse la pena di fare un primo “punto nave” su cosa può avere significato questo flagello rispetto alla precedente situazione fotografata dalla ricerca promossa da Federmanager Roma.Per prima cosa dobbiamo chiederci se la fase emergenziale sia già archiviata nei flutti della storia ovvero se sia destinata a ritornare. La risposta è relativamente semplice. La “spagnola” nel 1918 ebbe, dopo il primo picco di marzo e aprile, un secondo picco molto forte a partire dalla prima decade di settembre. Facendo professione di buon senso possiamo quindi dire che, alla fine del mese di ottobre, potremo essere reclusi in un nuovo lockdown ovvero ritrovarci con la gioia di essere definitivamente fuori dal problema. Per questo mi permetto di dire che avere oggi annunciato una generalizzata riapertura delle scuole per settembre appare molto più come una presa di posizione politica, legata alla volontà di assecondare il generalizzato desiderio di normalità, che non un embrione di programmazione, considerato che – certamente – l’eventuale malaugurata ripresa dei contagi porterebbe a rinnegare questa “programmazione apparente” nel giro di ventiquattro ore.

Ma, se anche non saremo “fuori dal tunnel” in autunno, certamente lo saremo nell’estate del 2021. Dunque vogliamo provare a chiederci quale sarà la nuova base di partenza rispetto alla situazione del febbraio 2020? In cosa saranno cambiate le necessità per il tessuto industriale della nostra regione? E cosa potrà fare Federmanager Roma sul piano della proposta politica, della ricerca e della comunicazione per contribuire in modo positivo?

Fonte Wikipedia, autore: rotolandoversosud

Innanzitutto ci sono alcuni aspetti certi che vale la pena di enumerare come base di ragionamento. Il PIL del Paese sarà inferiore del 10% circa e il debito pubblico sarà passato dal 130% circa del PIL al 160% o più probabilmente al 170% del PIL. Se, al netto del patto di stabilità europeo all’epoca vigente, qualcuno a febbraio 2020 avesse detto che si poteva aumentare il deficit fino a questo punto tutti gli avrebbero dato unanimemente del matto. Mentre invece oggi è considerata ormai una cosa scontata e sembra che la principale preoccupazione di molti sia quella di non perdere la gara di velocità nell’assalto alla diligenza per spendere i soldi del nuovo deficit, derivanti dagli scostamenti di bilancio e, da ultimo, dai contributi europei (siano essi Mes o Recovery Fund). Questo è un brutto segnale sulla strada della perdurante incapacità di approfondire i problemi e programmare gli interventi. Altro dato di fatto è che la decisione politica di accedere in gran parte a fondi comunitari (anche senza entrare nel merito della polemica politica sulle condizionalità eventuali) significa che abbiamo comprato denaro a tassi buoni ma che gli interessi andranno a favore degli investitori del mercato, mentre se fossero stati gli stessi italiani a comprare il loro debito tramite dei buoni del tesoro, gli interessi (pochi o tanti che fossero) sarebbero in ogni caso andati a favore degli italiani stessi.

Ultimo elemento da considerare per comprendere la struttura del nostro debito è quello della differenza tra i contributi europei “in prestito” e quelli “a fondo perduto”. La differenza è in realtà in gran parte apparente. Infatti parlare di contributi a fondo perduto relativi a Bond emessi dall’Unione Europea significa dire che tali Bond saranno onorati in proporzione dai vari Paesi dell’Unione e, pertanto, la eventuale quota effettivamente “a fondo perduto” sarà solo il delta tra quanto effettivamente ricevuto dall’Italia e quanto a nostro carico quale contributo alla restituzione e remunerazione del capitale dei predetti Bond.

Ultimo tema è quello dei contraccolpi occupazionali che ci troveremo ad affrontare, con un Paese gravato da una montagna di debiti e debole per la riduzione del PIL, con la fine dei provvedimenti emergenziali di cautela, primo tra tutti lo sblocco dei licenziamenti.

Davanti a questo scenario la mia prima riflessione è che, probabilmente, quanto emerso a febbraio scorso nella ricerca sulle prospettive della nostra regione con l’indagine promossa da Federmanager Roma è ancora pienamente valido e, anzi, ogni valutazione negativa sugli effetti della mancanza di programmazione è ancora più fortemente vera e ogni preoccupazione – che all’epoca era grave – sulle carenze e sugli scoordinamenti, adesso diventa drammatica. In pratica credo che le esigenze rimangano le stesse ma decuplicate come minimo. In controtendenza la politica sembra diventare, se possibile, di giorno in giorno ancora più debole. Pare quasi che – sia a livello nazionale che a livello locale – non ci sia più un periodo “di governo” tra un’elezione e l’altra e che ci si trovi in un continuo stato di “campagna elettorale”. E questa campagna elettorale permanente appare, di giorno in giorno, sempre più basata su slogan che inseguono l’ultimo “umore”, a sua volta provocato dall’ennesima campagna di stampa. Come se la realtà fattuale fosse stata sostituita da una sorta di verità mediatica che si autogenera all’interno di una continua battaglia comunicativa. Con questi sistemi si possono forse vincere delle elezioni, ma non si possono certamente produrre beni e servizi. Affermo che se la situazione di lavoro delle imprese e dei servizi ai cittadini era molto difficile a febbraio adesso è quasi fuori controlloIo credo che i corpi intermedi come Federmanager abbiano, come tutti gli organismi di democrazia rappresentativa, una grande responsabilità al riguardo. Una responsabilità che io cerco di vedere sempre in positivo, come vettore per reindirizzare le decisioni della politica nazionale e locale verso il buon senso, la produzione industriale e la ripresa.

Credo che il lavoro iniziato con il Convegno di febbraio sulle prospettive di Roma Capitale verso il 2030 adesso sia ancora più importante di prima. Ritengo che dobbiamo prontamente aggiornarlo in maniera scientifica e, subito dopo, avviare immediatamente le conseguenti iniziative di seminari di approfondimento in collaborazione tra manager e ricercatori scientifici sui vari filoni relativi alla produzione e ai servizi ai cittadini che possano fornire un arsenale di idee e di buone pratiche da suggerire molto insistentemente alla politica, per indurla e, in qualche modo, quasi indirizzarla a fare il proprio dovere in termini di programmazione. Dovere purtroppo disatteso da decenni.

In un’azienda i piani di sviluppo sono sempre pluriennali e non esiste cambiamento di management o di azionista che possa portare ad una gestione frammentaria e scoordinata. Gli economisti accademici concordano naturalmente con questa visione. Possibile che non riusciamo ad indurre nei nostri politici un sufficiente senso di responsabilità per contenere le oscillazioni più superficialmente ondivaghe dell’opinione pubblica e mantenere la barra del timone su una rotta almeno minimamente coerente? Io penso che sia possibile.

Una grande alleanza tra le istituzioni accademiche e i corpi intermedi che riuniscono le imprese e i manager come nel nostro caso di Federmanager può riuscire in questa impresa. Per questo auspico che, già in autunno se tutto andrà bene o – al più tardi – nella prossima primavera, riprenda la strada che avevamo intrapreso a febbraio per fare in modo che, dopo un decennio di sostanziale recessione, noi manager riusciamo a rilanciare il Paese in un decennio di crescita in modo che nel 2030 possiamo guardarci indietro e dire con orgoglio che abbiamo fatto un buon lavoro. In fondo questo è quello che conta nel lavoro. I soldi e gli incarichi altisonanti passano, mentre l’orgoglio di avere fatto un buon lavoro rimane per sempre.

 

Tempi difficili

Tempi difficili

Tempi difficili: di fronte alle difficoltà che il Paese sta affrontando, i colleghi pensionati vivono momenti di incertezza e di viva preoccupazione. Intanto Cida e Federmanger sono presenti nelle stanze del governo e portano sui tavoli che contano le esigenze e le aspettative dei loro rappresentati ed il loro sacrosanto diritto ad una giusta pensione

Tenere una continuità di colloquio con i nostri associati in questo periodo non è proprio facile. Non è facile per il condizionamento fisico che ci viene dalle disposizioni governative in atto per contenere la nota pandemia, non è facile per gli argomenti dolorosi che abbiamo dovuto affrontare nei mesi passati che hanno riguardato alcuni colleghi più anziani e fragili, stroncati dal morbo, non è facile perché la situazione economica in cui è crollato il Paese potrebbe far sembrare perfino fuori luogo riprendere e discutere le questioni dei nostri diritti ed interessi. E poi non è facile per la scarsità delle novità che riguardano il mondo delle pensioni.

L’unica notizia certa che abbiamo in questo settore riguarda l’esame del ricorso presentato contro il cosiddetto contributo di solidarietà (più esattamente “riduzione della base lorda della pensione”) e la modifica, in peggio, del sistema di perequazione che la Corte Costituzionale ha messo in calendario per il prossimo 20 ottobre. Previsioni sull’esito non se ne possono fare, possiamo solo attendere, anche se il momento non ci induce a grande fiducia. C’è pessimismo in giro. Dai contatti quasi quotidiani che ho con i colleghi in pensione emerge in tutti una preoccupazione costante: cosa succederà alle nostre pensioni nel prossimo autunno, quando il governo dovrà affrontare i nodi della prossima finanziaria, magari non avendo completamente ottenuto gli aiuti e i prestiti tanto attesi dall’Unione Europea? E qualora l’emergenza coronavirus dovesse ripresentarsi con la virulenza che ben conosciamo, cosa succederà al nostro già fragile sistema economico, già ampiamente fiaccato da tanti mesi di lockdown? Dove finiremo se il Paese si troverà di nuovo a dover fare i conti con la chiusura di fabbriche e di ogni attività commerciale e sociale? Dove potranno essere presi i soldi per continuare ad elargire cassa integrazione, redditi di cittadinanza, redditi di emergenza e sussidi vari per le categorie più penalizzate?

Queste sono le preoccupazioni più “sentite” dai nostri colleghi che chiedono, allarmati, cosa stanno facendo Cida e Federmanager per evitare che, in piena emergenza, siano come al solito i pensionati, con i contributi di solidarietà, i reiterati blocchi della perequazione, i tagli indiscriminati e balzelli vari a pagare il conto più salato, a fungere come sempre da bancomat del governo, a risolvere, seppure soltanto in parte, i problemi finanziari di uno Stato apparso finora forse fin troppo assistenziale.

D’altra parte le grandi elargizioni finora distribuite a pioggia non pare abbiano raggiunto le finalità desiderate. L’operazione reddito di cittadinanza, ad esempio, doveva portare, in cambio dei miliardi stanziati e distribuiti, la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Risultato: appena qualche migliaio di occupati e tanti, tantissimi “no” ai lavori proposti. In compenso assunti qualche migliaio di “navigator”. Domanda: per fare cosa?Stesso discorso per i cosiddetti redditi di emergenza. Le aziende agricole, tanto per fare un altro esempio, sono in crisi profonda. E questo, in parte, perché chi percepisce il reddito d’emergenza dallo Stato non vuole rinunciarci e preferisce tenersi quello e non andare a sudare nei campi. Mah, fosse che nei provvedimenti assistenziali dello Stato ci sia qualcosa da rivedere?

Ma torniamo a noi. Cosa stanno facendo Cida e Federmanager, chiedevano i nostri iscritti. La risposta è abbastanza semplice anche se forse poco esaustiva. Fanno quello che in questi casi e in questi difficili momenti è possibile fare: sono presenti nelle stanze del governo e portano sui tavoli che contano le esigenze e le aspettative dei loro rappresentati.

I presidenti Cida e Federmanager sono stati sentiti nei giorni scorsi a Villa Pamphili, in occasione degli Stati Generali promossi dal Presidente del Consiglio, Conte, e hanno lasciato, per un attento esame, un documento esplicativo del pensiero dei dirigenti nell’attuale contingenza. Cosa succederà nei prossimi mesi è difficile poterlo prevedere. Troppe le variabili che potranno condizionare il futuro. Resta il fatto che i nostri colleghi in pensione, pur con le loro preoccupazioni per il futuro, rappresentano oggi un elemento di grande stabilità per la società italiana.

Si pensi a quanti di loro sostengono con le loro pensioni i familiari, molti dei quali versano in particolari difficoltà economiche, spesso proprio per le conseguenze sociali del coronavirus, si pensi a quei nonni che si sostituiscono ai figli nell’accudire i nipotini soprattutto ora con le scuole chiuse, si pensi dunque a quanti di loro assicurano non solo affetto ma anche sicurezza economica a tutta la famiglia, svolgendo alla fine un vero e proprio servizio sociale.

Mi riallaccio a questo proposito a quanto ho avuto modo di scrivere in un articolo pubblicato qualche mese fa su questa stessa rivista: i pensionati, gli anziani in generale, vanno tutelati, vanno protettiÈ ora di smetterla con i prelievi ingiustificati sulle loro pensioni, con le angherie e i soprusi mascherati da forzosi contributi di solidarietà. Uno Stato che si rispetti, un governo come quello attuale che dice di preoccuparsi tanto del bene dei suoi cittadini, tanto da destinare miliardi e miliardi alle cosiddette fasce deboli con i molteplici provvedimenti a pioggia che abbiamo visto, non può non preoccuparsi della sicurezza e della stabilità degli anziani, di questo delicato e fragile segmento della popolazione del Paese.

I nostri pensionati, pur se anche loro naturalmente anziani, non cercano tutele o protezioni particolari e men che mai privilegi. I nostri pensionati, oltre al rispetto dei loro diritti, vogliono che venga riconosciuta loro esclusivamente la certezza ad avere la giusta pensione, la pensione per la quale hanno lavorato per anni, in modo onesto e serio, pagando tasse e contributi fino all’ultimo centesimo, rispettando regole e convenzioni. La loro maggiore preoccupazione è che ancora una volta questi loro diritti non verranno rispettati. E come diceva un politico d’altri tempi, “a pensar male si fa peccato ma purtroppo molto spesso ci si azzecca!”.

Quello che più appare perverso nei provvedimenti presi dai diversi governi contro le nostre pensioni non è tanto l’occasione della riduzione della pensione, dunque il fatto occasionale, quanto piuttosto la continuità di questi provvedimenti che si sono concatenati l’uno all’altro, anno su anno, da ormai oltre un decennio. Ravvisiamo in questo una profonda illegittimità. Ed è per questo che temiamo per il prossimo futuro. Sembra quasi che i governi si siano passati il “testimone”, come in una ipotetica corsa a “staffetta”. Ogni governo ha fatto il suo, cercando, coscientemente, di togliere un po’ di soldi ai pensionati pur dichiarando, con parecchia faccia tosta, che mai quel governo avrebbe messo le mani nelle tasche dei cittadini.

Ma evidentemente in quelle dei pensionati sì.

Decarbonizzare per una mobilità sostenibile

Decarbonizzare per una mobilità sostenibile

All’interno del processo europeo di decarbonizzazione, Eni, attraverso la Direzione Refining & Marketing, vuole giocare un ruolo da protagonista attivo, promuovendo una mobilità sostenibile volta a garantire la progressiva minimizzazione dell’impatto ambientale e un incremento di efficienza e qualità del servizio e dei prodotti

Nei prossimi anni è attesa una crescita della domanda di energia in un quadro caratterizzato da un impegno forte, almeno dell’Europa, verso una decarbonizzazione del continente. L’11 dicembre scorso il Presidente Von der Leyen  ha presentato la Comunicazione sul Green Deal, che rappresenta la prima priorità politica della nuova Commissione.

E’ chiaro che si prevede un trend di decarbonizzazione sempre più spinto e un contesto internazionale sempre più attento verso temi di sviluppo sostenibile e “social licence”. Queste tendenze plasmeranno il futuro e determineranno nuovi paradigmi di sviluppo che andranno a impattare sui modelli di consumo, di offerta e sui processi industriali.

In questo quadro di riferimento multi-sfaccettato, emerge la necessità di adottare un approccio sistemico che integri organicamente i trend emergenti di decarbonizzazione, ma anche la crescita inclusiva, sposandoli nel proprio piano di business. Nel percorso di decarbonizzazione dei trasporti Eni, attraverso la Direzione Refining & Marketing, vuole giocare un ruolo da protagonista attivo, promuovendo una mobilità sostenibile, grazie ad un approccio olistico di “technology neutral”, che punta ad identificare un mix sinergico di soluzioni innovative.

Questo approccio vuol garantire la progressiva minimizzazione dell’impatto ambientale e un incremento di efficienza e qualità del servizio e prodotti per la mobilità. Il tutto avviene attraverso l’adozione di diverse tecnologie con impatti su diversi orizzonti temporali, con iniziative “pronte” a fornire un contributo in termini di riduzione delle emissioni, e iniziative e tecnologie ancora “acerbe” ma che, nel lungo termine, potranno fornire importanti soluzioni. Le iniziative di economia circolare contribuiscono ad accrescere e a potenziare l’impatto delle nuove soluzioni tecnologiche per la mobilità sostenibile, ponendo in contatto diverse filiere produttive allo scopo di valorizzare scarti e rifiuti in nuovi prodotti e nuove soluzioni.

Tra gli esempi di economia circolare i biocarburanti rappresentano una soluzione in grado di offrire un contributo immediato alla riduzione delle emissioni e al contenimento delle risorse, valorizzando i rifiuti o biomasse non destinate al food o feed.  Tutto ciò è stato possibile grazie alla conversione di due raffinerie tradizionali in bioraffinerie:  Eni è la prima compagnia al mondo ad avere realizzato questo investimento con l’impianto a Porto Marghera, Venezia, nel 2014 e a Gela nel 2019. L’HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) prodotto attraverso il processo Ecofining™, che trasforma materie prime di origine biologica in biocarburante, consente l’utilizzo di qualsiasi tipo di carica, di prima generazione (oli vegetali), scarti e rifiuti (oli alimentari usati e di frittura, e sottoprodotti di lavorazioni di materie prime vegetali e animali.Un’altra iniziativa riguardante la differenziazione dei feedstock delle bioraffinerie in ottica circolare, è la recente sperimentazione di un genotipo di pianta di ricino, non in competizione con la filiera alimentare, una pianta in grado di crescere in terreni predesertici e dalla quale è possibile ottenere un bio-olio che può essere utilizzato come feedstock delle bioraffinerie.

Inoltre nell’ambito dei biocarburanti Eni ha individuato alcune opportunità di sviluppo di progetti di biometano CNG ed LNG e ha stretto alleanze con il mondo agricolo attraverso MOU con Coldiretti, CIB (consorzio italiano biogas) e ConfagricolturaIl biometano potrà essere distribuito sia in forma gas compresso che in forma liquefatta (LNG)La rete di punti vendita di proprietà R&M che distribuiscono metano fossile in Italia conta circa 100 stazioni e 2 che distribuiscono il metano liquefatto. In quest’ottica è prevista la realizzazione di ulteriori  punti vendita per il metano gassoso e 8 per la vendita di metano liquefatto.

Eni ha avviato un programma di installazione di colonnine di ricarica presso le stazioni di servizio Eni, con la realizzazione di circa 1.000 punti di ricarica con potenza di ricarica fino a 50 kW. Nel processo di trasformazione delle stazioni di servizio rientra anche la realizzazione di una nuova stazione di servizio a San Donato Milanese (Milano) per la fornitura di idrogeno a FCV (Fuel Cell Vehicles); a tal riguardo è stato siglato accordo di partnership con Toyota che metterà a disposizione 10 vetture per la sperimentazione della mobilità ad idrogeno.

Infine si ricorda l’impegno più “visibile” di Eni in termini di mobilità sostenibile, ovvero il programma Enjoy, nato nel dicembre 2013 a Milano, un servizio di car sharing presente in Italia in 5 città (Milano, Roma, Firenze, Torino, Bologna) con 2.400 veicoli di cui autovetture e 100 Fiat Doblò.L’approccio adottato da Eni Refining & Marketing è pienamente in linea con la posizione dell’Unione Europea che fin dagli anni Novanta ha individuato, tra gli obiettivi prioritari in termini di competitività in ambito internazionale, la messa a punto di politiche mirate ad accrescere la mobilità riducendone, nel contempo, gli effetti negativi, soprattutto nelle aree urbane. In questo senso la diversificazione delle soluzioni nel rispetto delle istanze locali rappresenta la chiave interpretativa di un fenomeno complesso con non può essere risolto con la semplice elettrificazione del comparto del trasporto leggero.

Cosa resterà al mondo del business dopo il Covid-19?

Cosa resterà al mondo del business dopo il Covid-19?

Tutti speriamo che questo terribile momento passi il più rapidamente possibile: ma come? Cosa cambierà? Il business e le nostre aziende saranno le stesse?

Pandemia, parola poco usata e, semmai, letta qualche volta sui libri di storia come una cosa lontanissima che apparteneva al passato. Invece, la battaglia della vita tra un virus e l’uomo (con entrambi che lottano per sopravvivere), ci ha riportato di colpo all’essenza dell’umanità. E allora: proviamo a ragionare su cosa sta morendo oggi e cosa invece sta nascendo per farci trovare pronti.

Lavoro 

Inutile dire che tutti starete già pensando allo smart working, ma, se permettete, questa è la punta dell’iceberg. Infatti, forse è definitivamente cessato uno stile di vita (andare a lavoro) ma sta risorgendo il mio lavoro. Ovvero fare qualcosa e farlo bene perché sei tu al centro con la tua testa, con il tuo Io/modo di essere, le tue energie e non più con il tuo corpo in un luogo fisico, chiuso e costretto dentro quattro mura e magari anche in un “open space” che ha ormai mostrato tutti i suoi limiti. Riappropriarsi del proprio Io lavorativo, magari potrà anche essere un lavoro routinario (questo facciamolo fare anche alla tecnologia dove possibile) ma fatto nel modo che io voglio e come io mi sento in quel momento. Leggevo stamane su un quotidiano nazionale cosa può fare e non fare il datore di lavoro per controllare lo smart worker, ma mi sembra di applicare concetti del secolo scorso a qualcosa che ormai sfugge a questa logica, altrimenti torniamo tutti in ufficio ed è meglio!!! Allora, cambia l’azienda ma cambia anche la persona e sapete dove si incontrano di nuovo? Attorno a due parole banali ma che hanno una forza devastante ovvero FIDUCIA e RESPONSABILITÀ reciproche!

Produzione 

Per anni siamo andati a cercare i costi più bassi in giro per il mondo per poi accorgerci che perdiamo il controllo di tutto anche se crediamo di averlo sempre e comunque (a nessuno piace sentirsi dire che gli manca la terra sotto i piedi). Supply Chain iperdistribuite nel mondo e tutto funziona fino a che qualcosa di molto più piccolo di un granello di sabbia (un virus) inceppa tutto il meccanismo. Allora sarà forse il caso di riconsiderare le nostre supply chain? Un modello iperdistribuito sostituito da uno polidistribuito aperto, ovvero concentrare la propria supply chain in un luogo fisicamente vicino e anche maggiormente controllabile ma che al contempo è aperto allo scambio e se necessario pronto a supportare un altro polo che per una qualsiasi ragione vada in crisi.

 Leadership 

Qui si potrebbero aprire dibattiti infiniti a seconda che si parli di nazione, aziende o management. Tuttavia non vale la pena scendere nel dettaglio perché le tre tematiche dette poco fa hanno dimostrato tutte un vulnus, ovvero la capacità di visione e decisione che fa grande una leadership. Specie negli ultimi anni abbiamo guardato molto all’oggi e siamo stati concentrati a minimizzare i rischi attuali e noti, a massimizzare i profitti e non ci siamo resi conto che prima o poi ci saremmo trovati stretti in un angolo. Allora è forse giunto il momento di guardare avanti e avere il coraggio di fare delle scelte e dare delle indicazioni ben precise ognuno per il proprio ambito. Volendo fare degli esempi è forse giunta alla fine la riduzione costante della sanità pubblica ovvero è giunto il momento di ripensare, in un’ottica di massima copertura e di servizio sociale, la relazione tra sanità privata e pubblica per un nuovo modello. È arrivata alla fine l’idea di lasciare le scelte industriali di un Paese in mano solo alla concorrenza del mercato senza chiedersi le conseguenze che ne deriveranno ed evitare il peggio. Dovremo forse ripensare anche il rapporto di lavoro non più come datore e lavoratore ma come co-ricercatori del benessere collettivo (azienda, azionisti, lavoratori, famiglie, consumatori etc). La logica alla base dei tre punti esaminati è, e può essere solo, “WIN WIN”.

Le prospettive di Roma Capitale

Le prospettive di Roma Capitale

Le Prospettive di Roma Capitale alla luce delle tendenze in atto, è lo studio presentato da Federmanager Roma in collaborazione con il Dipartimento Coris (Comunicazione e Ricerca Sociale) dell’Università La Sapienza di Roma

(L’evento raccontato è precedente al DPCM del 4 marzo 2020 e le relative misure contro l’epidemia Covid-19)

Lo studio è stato presentato a Roma lo scorso 6 febbraio, presso la Facoltà di Sociologia e Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza, con l’intervento di Giacomo Gargano, Presidente di Federmanager Roma; Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager e Antonello Biagini, Rettore Unitelma. La relazione dello studio è stata svolta da Armando Bianchi, consigliere Federmanager Roma e coordinatore del Gruppo di lavoro composto dalle dottoresse Laura Casaldi, del Dipartimento Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma, e Francesca Greco, esperta in metodi di ricerca per analisi socio-economiche presso l’Università La Sapienza di Roma.
Il convegno si è articolato in due momenti: Presentazione dei risultati e Tavola rotonda di commento coordinata da Andrea Bassi editorialista de Il Messaggero. La tavola rotonda ha visto la partecipazione di: Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera; Giancarlo Loquenzi, RAI Radio 1 conduttore di Zapping; Orazio Carpenzano, Ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana dell’Università La Sapienza di Roma; Giuseppe Ricotta, Professore Associato di Sociologia Generale, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università La Sapienza di Roma; Romano Benini, Docente di Politiche ed Istituzioni del mercato del lavoro dell’Università La Sapienza di Roma. A chiudere i lavori Mario Morcellini, Consigliere alla Comunicazione e Portavoce del Rettore dell’Università La Sapienza di Roma.

Le difficoltà in cui versa Roma sono una evidenza con cui si confronta quotidianamente chi vive nella città. Ma le problematiche della Capitale non vanno ricercate solo nella inefficienza dei servizi di base, ma derivano da una arretratezza culturale e strutturale che si è andata consolidando negli anni.

Un deficit culturale nella governance che si caratterizza in una mancanza di programmazione.

Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma, nel suo saluto iniziale ha sottolineato come, l’organizzazione che presiede “mette competenze manageriali a disposizione di tutti coloro che vogliono finalmente offrire nuove ipotesi concettuali sui temi che affliggono da anni la nostra Capitale e il territorio circostante”.

Roma nonostante il rango di Capitale manca di Visione e Progettualità, vive di contingente e scelte di breve periodo. I problemi vengono inseguiti e non anticipati con linee di azione continue e coerenti. Il confronto con la realtà di altre grandi città nel mondo (con oltre 1.5 milioni di abitanti) è scoraggiante: Roma risulta, quasi sempre, nelle ultime posizioni delle diverse graduatorie di performance. Se guardiamo alle capitali europee rileviamo che tutte si muovono secondo indirizzi urbanisti costruiti su scenari di sviluppo demografico, sociale ed infrastrutturale. È il caso di London Infrastructure Plan 2050, Grand Paris, Amsterdam 2040 che include un piano di sviluppo dell’aeroporto Schiphol, Symbio City di Stoccolma e Berlin 2030.

La Capitale soffre da anni di uno stallo progettuale che determina una crescente difficoltà gestionale con conseguente caduta nella qualità della vita e deterioramento dell’immagine.

I contenuti dello studio

Nel recente passato il mondo imprenditoriale ed alcune istituzioni hanno realizzato studi e progetti tesi a sensibilizzare le istituzioni di governo alle problematiche della Capitale. A partire dal 2008 il progetto Millennium (coordinato dal prof. Antonio Marzano) formulò uno scenario al 2020 che aveva come primo obbiettivo quello di sostenere l’immagine di Roma nel tentativo di assegnazione dei giochi olimpici. A seguire ricordiamo gli studi di Unidustria (un business plan realizzato con la collaborazione dello studio Ambrosetti) ed il significativo sforzo della Camera di Commercio di Roma con un lavoro coordinato dal prof. Domenico De Masi.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa di Federmanager Roma con l’Università La Sapienza di Roma. L’aggiornamento attuale rappresenta un approfondimento ed un ampliamento del lavoro del 2011 sempre di Federmanager Roma.

Armando Bianchi, consigliere Federmanager Roma e coordinatore del gruppo di lavoro composto dalle dottoresse Laura Casaldi e Francesca Greco, ha illustrato al pubblico lo studio

Lo studio attuale presenta tre punti significativamente caratterizzanti:

1) L’accento sul ruolo determinante per il futuro della Capitale del suo stesso hinterland. L’area metropolitana va vista e programmata nella sua globalità.

2) La dequalificazione progressiva del tessuto economico.

3) La necessità urgente di una riorganizzazione giuridico normativa che ridefinisca attribuzioni competenze e responsabilità, dirimendo lo stato di confusione tra competenze del Campidoglio, dell’ex provincia, della regione ed in fine dello stesso Stato.

Bianchi, in apertura della sua relazione, ha voluto sottolineare la specificità della ricerca rispetto alle precedenti iniziative di indagine sulle condizioni di Roma: “c’è sempre stata una scarsa attenzione al tema demografico. Noi, al contrario, abbiamo accentuato l’attenzione sui problemi dello sviluppo della popolazione, intesa non soltanto come sviluppo quantitativo, ma alla sua distribuzione territoriale. Uno dei problemi che ha inchiodato lo sviluppo di Roma è il guardare la città solo come Capitale. In realtà Roma vive in un contesto più ampio rappresentato dal suo hinterland. In questa prospettiva anche la normativa giuridica ha complicato la vita della realtà territoriale. E’ stata riconosciuta l’‘area metropolitana’ di Roma, con tutta una serie di pseudo attribuzioni giuridiche mai chiarite fino in fondo, accentuando un certo tipo di conflittualità con la regione ed arrivando ad un impasse giuridico e amministrativo. Le competenze si frammentano senza riuscire a definire il responsabile finale delle decisioni”.

Lo studio ha voluto porre l’accento sul fatto che una serie di problemi operativi della capitale, ancorché legati ad una cattiva giurisdizione che non fa chiarezza, sono da attribuire alla presenza di un hinterland, forte numericamente come abitanti, che è privo di sue strutture autonome e che finisce per congestionare la realtà di Roma Capitale: “Roma si compone di 120 comuni, di questi 51 hanno meno di 3.000 abitanti, 7 centri hanno più di 50.000 abitanti. Tutto questo è stato determinato da uno sviluppo poco programmato, dalla creazione di Roma Capitale in poi c’è stato uno sviluppo demografico convulso e senza nessuna regola. Insediamenti urbani privi di servizi sostanziali. Questo determina una inevitabile necessità di confluire su Roma in modo irrazionale”.

Guardando all’aspetto quantitativo della popolazione, dallo studio emerge che, al 2030, è prevista una crescita di non più di 300.000 abitanti, un aumento ascrivibile soprattutto all’avvento della popolazione straniera che passerà da 556.000 a 643.000. Il peso dell’hinterland si attesterà su una percentuale del 33% rispetto all’area metropolitana. Bianchi ha voluto poi sottolineare un aspetto grave: “La componente che da un punto di vista demografico preoccupa molto è il rapporto tra nati vivi e morti purtroppo negativo. Negli ultimi anni questa curva si è accentuata in un modo spaventoso. Noi siamo passati da un valore tra 130-140 di 15 anni fa a 77 di oggi. Abbiamo più gente che muore di quanta ne nasca, con un elevato tasso di invecchiamento della popolazione, superiore alla media italiana”.

Le prospettive di Roma Capitale

Il Presidente di Ferdermanager Roma Giacomo Gargano ed il Presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla

Questa evoluzione demografica ha ovviamente conseguenze in più ambiti. Partendo dalla sanità, permane una disparità tra Roma capoluogo (4,9 posti letto per 1000 abitanti) e l’hinterland (2 posti letto per 1000 abitanti). Nell’intera area la media è di 3,9 posti letto per 1000 abitanti. Al 2030, per un riequilibrio, la disponibilità dovrebbe attestarsi a 3.250 posti letto per Roma e 5.000 nell’hinterland.

Parlando di mobilità, si calcola un aumento dagli attuali 7,4 milioni di spostamenti al giorno a 9 milioni nel 2030. Con un aumento degli ingressi al giorno da 700.000 a 850.000. Oggi il 75% degli spostamenti avviene tramite mezzi privati. Preoccupazione ha espresso Bianchi: “Capite bene che se già oggi siamo congestionati, non è difficile prevedere la paralisi della città

Edilizia abitativa e scolastica sono entrambi fenomeni che risentono di scarse problematiche in prospettiva. Negli anni passati le costruzioni sono cresciute ad un tasso superiore all’incremento della popolazione e, soprattutto, delle famiglie. In declino l’indice di affollamento da 0,82 nel 1981 al 0,57 nel 2011. Il patrimonio abitativo, attualmente, è costituito da abitazioni di 4 vani. Al 2030 si stima un fabbisogno aggiuntivo di 1.7 milioni di vani (435.000 abitazioni) (36.000 abitazioni/anno). La popolazione in età scolare oggi è composta da 652.600 unità. Oggi gli alunni iscritti risultano attuali 554.500 (15% i non iscritti) che, si prevede, passeranno a 630.000 nel 2030. L’indice di affollamento attuale è di 21 allievi per aula. Con lo stesso standard si presenta la necessità, al 2030, di disporre di 3.200 aule aggiuntive. L’incremento maggiore si registrerà nelle classi per l’infanzia e nel primo ciclo (elementari).

Il Vicepresidente di Federmanager Roma Gherardo Zei

Ciò che invece realmente deve preoccupare è la struttura economica della Capitale. Ci sono circa 700 grandi aziende, una metà pubbliche e le altre private, che da sole sommano il 43% dell’occupazione. Il punto è che il 96% delle imprese conta meno di 9 addetti. Il loro numero cresce (+15%) e anche gli occupati (+10%), ma la produttività continua a calare: il valore aggiunto dal 2007 al 2016 è sceso da 87.700 Euro per addetto a 74.400. Questo significa che la struttura produttiva è caratterizzata da micro-imprese che operano nei servizi ausiliari al turismo, come bed and breakfast e ristoranti, dunque un’economia povera. Secondo i dati emersi, al 2030 sarebbe necessario produrre un valore aggiunto pari a 166 milioni e spingere la produttività verso quota 80.300 Euro.

 La tavola rotonda

I dati emersi dall’illustrazione dello studio hanno animato la successiva tavola rotonda. Il dibattito è stato aperto dall’editorialista del Corriere della Sera Paolo Conti, il quale ha amaramente sottolineato come “L’ultima stagione di Roma in cui c’è stata una capacità ideativa e progettuale degna di questo nome, dopo le olimpiadi del 1960, è stato l’Anno Santo del 2000”, esattamente venti anni fa. Proseguendo ha aggiunto: “Roma, come detto dal Presidente Gargano, ha delle potenzialità, ma non si può non sottolineare che la politica cittadina in questi anni si è caratterizzata per una sostanziale posizione asfittica nei confronti del futuro. Una pecca è che oggi, presentando questo studio, non ci sia nemmeno un interlocutore politico della giunta che possa dare contezza di aver recepito quanto emerso. La cosa urgente da fare è proprio quella di sensibilizzare la classe politica in tutte le sue declinazioni: Parlamento e politica locale, per rendersi conto della massima urgenza nella quale ci troviamo. Se non usciamo da questo impasse Roma è destinata alla deriva”.

Nell’immagine, da destra, il moderatore della giornata, il giornalista Andrea Bassi de Il Messaggero; Giancarlo Loquenzi, RAI Radio 1 conduttore di Zapping; Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera

Secondo Giancarlo Gaudenzi, conduttore di Zapping su Radio 1 Rai, per Roma “serve un’idea di futuro, di specializzazione, un’idea che ci permetta di competere. Bisogna capire che cosa vogliamo che sia questa città, quindi darle un orizzonte di progetto, di prospettiva: un grande museo a cielo aperto oppure una città che faccia da raccordo tra il mondo della cultura e della società della conoscenza. Le grandi città del mondo non possono essere tutto, c’è un grande processo di specializzazione e chi non lo segue perde qualsiasi connessione, esce fuori dalla rete delle grandi capitali. È importante che le nostre classi dirigenti capiscano su che cosa vogliono che Roma si specializzi. Serve un’idea di futuro, di specializzazione, un’idea che ci permetta di competere.”.

Passando al mondo accademico, ha preso la parola Orazio Carpenzano, Ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana dell’Università La Sapienza di Roma, anch’egli con un richiamo forte alla politica italiana: completamente indifferente di fronte agli studi contemporanei in Europa che guardano al fenomeno urbano e sociale ed aprono a futuri processi di cambiamento. “La politica è una dimensione alta della struttura cognitiva e dello spirito di una nazione, che si incarna in una serie di capacità: la prima è quella di leggere la realtà, la seconda è quella di darne una valutazione interpretativa, la terza è quella di dare forma al giudizio in termini di prospettive e problemi. In questo momento la politica è assente da tutti e tre questi ruoli”. Ha aggiunto Carpenzano: “Può una città come Roma astenersi dall’elaborare una propria visone futura e porre in essere gli obiettivi che oggi sono al centro dell’agenda urbana internazionale? Io credo di no. Anche perché, e lo dico fuori da ogni retorica, Roma ha tutte le componenti: ambientali, strutturali e geografiche, penso al mare, al bosco, le aree verdi e il fiume, senza dimenticare il patrimonio culturale che è l’universale concreto di tutta la cultura occidentale. Roma è la città delle città, è la città in cui è scritto il dna di tutte le città”.

Nell’immagine, da destra: Orazio Carpenzano, Ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana dell’Università La Sapienza di Roma; Romano Benini, Docente di Politiche ed Istituzioni del mercato del lavoro dell’Università La Sapienza di Roma; Giuseppe Ricotta, Professore Associato di Sociologia Generale, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università La Sapienza di Roma

Giuseppe Ricotta, Professore Associato di Sociologia Generale, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università La Sapienza di Roma, ha voluto portare all’attenzione del pubblico il concetto di “diritto alla città”: “Il problema di Roma riguarda in realtà molte grandi città, anche quelle che sono meglio gestite. Ha a che fare con il fallimento di una promessa che è inscritta nelle città occidentali, nella modernizzazione occidentale. Il sogno europeo della modernità che ci appartiene, come civiltà e anche come fede nel progresso, è quello di tenere insieme sviluppo, modernizzazione, velocizzazione della modernizzazione, ma anche inclusione. La mobilità allora diventa importante perché fa inclusione: se io riesco a muovermi facilmente dall’hinterland, dalle periferie fuori del raccordo anulare, questo crea connettività ed anche possibilità di inclusività. La stessa inclusività che si creerebbe qualora fosse possibile avere una città di persone se non uguali almeno simili. So bene che c’è una differenza tra vivere ai Parioli o a Vigne Nuove, però l’aspettativa di una città e il sogno della modernizzazione porta a dire: posso abitare a Vigne Nuove, avere una capacità di spesa minore, ma questo non deve impedirmi di avere accesso a dei servizi. Ancor più se vivo fuori Roma. Quando dico servizi mi riferisco ad accesso allo sport, alla salute, agli spazi verdi, alla cultura e a tanto altro. È una scommessa che riguarda tutte le grandi città che sono la sintesi della nostra società globale, che invece di far diminuire la centralità urbana l’ha fatta esplodere”.

A chiudere gli interventi della tavola rotonda è stato Romano Benini, Docente di Politiche ed Istituzioni del mercato del lavoro dell’Università La Sapienza di Roma. Partendo dal dato della ricerca che segna un aumento dell’occupazione e del numero delle imprese, con una drastica diminuzione della capacità di determinare valore aggiunto, secondo Benini ciò si deve ad una mancanza di “cultura manageriale, che significa lavorare per obiettivi ed organizzarsi per realizzarli. Il tema dell’efficienza, della valutazione e della verifica dei risultati è una delle componenti di qualsiasi tipo di managerialità, sia nel sistema pubblico che in quello privato. Roma vive delle sue condizioni di rendita in quanto capitale”. prosegue Benini: “il sistema delle rendite ha intorpidito Roma, oggi non è più in grado di garantire una vita dignitosa a 4 milioni e 600 mila abitanti. La capacità di creare valore aggiunto non è adeguata ai bisogni e alle volontà di raggiungere una condizione di benessere che queste persone hanno. Si arriva alla conclusione che è la capacità di governo che latita. Roma è una città piena di politici ma che non fa politica. Il punto è che si torni a governare i fenomeni, le dinamiche ed i processi economico e sociali, perché questo, in una città come Roma, può liberare energie”.

Tirando le conclusioni della ricca e stimolante giornata di studio, Mario Morcellini, Consigliere alla Comunicazione e Portavoce del Rettore dell’Università La Sapienza di Roma, ha ribadito la necessità di un progetto di cambiamento per la città, che non sia soltanto legato alle elezioni, ma che coinvolga anche da un punto di vista intellettuale ed emozionale: “la crisi di Roma è anche una crisi di motivazione delle classi dirigenti che non hanno saputo amarla fino in fondo”. Occorre però dare seguito alle proposte e La Sapienza si farà portatrice dell’esigenza di un tavolo di continuità: “i convegni muoiono se non gli date continuità, diventano una mattinata stimolante e nulla più. So di avere con me Federmanager. Il marchio di qualità è di guardare Roma con sapienza, facendo in modo che giornate come questa rappresentino uno stimolo a far sì che Roma diventi una Capitale migliore”.

Giovani manager protagonisti

Giovani manager protagonisti

Promosso dal Gruppo Giovani di Federmanager, il premio Giovane Manager 2019 ha scelto “Codice Green” come tema conduttore. Un’occasione per valorizzare il ruolo e il riconoscimento delle competenze dei giovani colleghi. I 10 selezionati dell’area centro-sud parteciperanno alla finale nazionale

Sono dieci i vincitori della tappa romana del premio Giovane Manager 2019 dell’area centro-sud. Il gruppo Giovani Federmanager, coordinato da Renato Fontana, ha promosso l’iniziativa ed ha scelto “Codice Green” come tema conduttore. Il premio è destinato agli iscritti a Federmanager con meno di 44 anni ed ha come obiettivo la valorizzazione del ruolo e il riconoscimento delle competenze dei giovani manager.

L’iniziativa, alla sua terza edizione, è realizzata in collaborazione con Hays Italia, primaria società di executive search, che offre supporto nelle fasi di selezione dei manager candidati. Il premio ha ricevuto il sostegno dei Giovani Imprenditori di Unindustria e dei Giovani UCID Lazio.

I manager premiati a Roma dal coordinatore del Gruppo Giovani Federmanager Renato Fontana, nella splendida sala Giubileo dell’università Lumsa, hanno superato la selezione tra centinaia di candidati dell’area centro sud e parteciperanno alla finale che ci sarà in occasione della prossima Assemblea annuale di Federmanager ad emergenza sanitaria terminata.” I nomi dei dieci vincitori sono: Cristiana Alicata, general manager Eccellenze campane; Elena Amalfitano, head of voice of the customer & quality analysis Octo Telematics Group Spa; Pietro Stefano Attolico, direttore procurement Acquedotto Pugliese Spa; Cesare Battaglia, associate partner Pricewaterhouse Coopers Advisory Spa; Marco Bevilacqua, general manager operations Flowserve Worthington Srl; Alessandro Catellani, direttore risorse umane P&G global sales Procter and Gamble Holding Srl; Rosario Pistorio, Ceo e managing director Sonatrach Raffineria Italiana Srl; Luca Quaresima, Europe operations and logistic manager Newcold Advanced Cold Logistics; Raffaele Tedeschi, supply chain manager Sitael Spa; Carmine Zappacosta, amministratore delegato e direttore generale Italcertifer Spa (Gruppo FS Italiane).

Premiare un giovane è importante: bisogna creare un passaggio generazionale e valorizzare chi si è distinto. Un vero manager apre le porte alle idee, va incontro alle cose e le cambia, è protagonista di innovazione, crescita e rilancio valoriale ed economico del Paese – ha affermato il presidente Federmanager Roma Giacomo Gargano –. Questo premio è un riconoscimento a questi valori e a quei giovani colleghi che riescono a svolgere egregiamente la professione di manager nonostante i cambiamenti e le incertezze del nostro tempo”.

Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma e Francesco Bonini, Magnifico Rettore dell’Università Lumsa

I manager premiati oggi sono la prova del talento e delle competenze che i giovani portano nelle nostre aziende – ha commentato il presidente Federmanager Stefano Cuzzilla – donne e uomini che rappresentano una grande ricchezza per il sistema Paese e che in Federmanager possono trovare opportunità e riconoscimenti. Siamo infatti alla terza edizione del premio e abbiamo, in questi anni, premiato centinaia di giovani manager”.

Anche quest’anno Hays è orgogliosa di supportare il premio Giovane Manager 2019 – afferma Marco Oliveri Director Hays – il nostro team di esperti recruiter ha selezionato tra moltissimi professionisti della classe emergente manageriale Italiana solo i profili risultati davvero eccellenti, determinando così questa prima rosa di finalisti per il centro sud Italia. Accompagneremo Federmanager anche nelle prossime tappe di questo prestigioso contest, fino a determinare il manager che si aggiudicherà questo importante premio”.

Editoriale del Presidente: Uniti diamo spinta alle idee

Nel corso del 2019, anno caratterizzato in Italia da incertezza politica e instabilità sociale, Federmanager ha riaffermato la solidità dell’associazione. Quello trascorso è stato un anno di forte impegno e di crescita per le Relazioni Istituzionali a livello Nazionale e Locale e lo sviluppo di servizi ed attività in grado di offrire nuove opportunità ai manager iscritti

Il 2019 ha dunque confermato come la nostra sia un’organizzazione sempre più moderna, capillare e strutturata.

Ciò che ha caratterizzato in maniera positiva gli ultimi dodici mesi è senza dubbio il rinnovo del nostro CCNL. L’accordo raggiunto apre ad una nuova cultura d’impresa ed offre ampio spazio d’azione alle realtà bilaterali e non solo. Novità assoluta in tal senso la costituzione della newco “IWS SpA – Industria Welfare Salute, la società per azioni partecipata da Confindustria, Federmanager e Fasi nata per offrire servizi sanitari e amministrativi integrati per i manager industriali iscritti e le loro famiglie.

La neonata società rappresenta uno strumento nuovo per il potenziamento dei nostri Fondi di sanità integrativa rendendo più forte la sinergia tra Fasi e Assidai attraverso tre importanti
progetti: la realizzazione di una nuova rete di strutture sanitarie e professionisti convenzionati d’eccellenza; una proposta innovativa di copertura integrativa Fasi-Assidai da proporre a
manager ed imprese per la copertura delle spese mediche e una richiesta di rimborso unica per gli iscritti ad entrambi gli Enti.

La Sanità Integrativa di natura contrattuale rappresenta una soluzione fondamentale da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale per dare ai cittadini tutele importanti, sicurezza, servizi. Nel nuovo CCNL sono state inoltre oggetto di riconferma, se non di implemento: le Pari Opportunità, soprattutto in tema di parità retributiva e gestione del congedo per maternità e
paternità; la Formazione, con ampliamento dell’operatività di Fondirigenti; le Politiche attive del Lavoro, grazie al contributo di 4.Manager per la riallocazione dei dirigenti; la Previdenza Complementare con l’aumento fino al 7% della retribuzione del contributo a carico dell’azienda;. Un rinnovo in cui il trattamento minimo di garanzia aumenta fino al 1 4 %.

In definitiva è stato un rinnovo del CCNL, non solo in linea con i tempi, ma anche, come sottolinea il nostro Presidente Federale Stefano Cuzzilla, migliorativo rispetto ai precedenti. E qui mi preme sottolineare che i risultati raggiunti sono stati resi possibili proprio grazie alla piena comunione di intenti, politici, professionali ma anche e soprattutto umani, tra la Federazione nazionale e Federmanager Roma. Un rinnovo che offre nuove basi su cui lavorare per rafforzare la competitività delle imprese attraverso le competenze di un management preparato da cui il Paese deve ripartire.

Il tema del cambiamento ha tratteggiato l’anno che si è appena concluso. Questo, troppo spesso, è balzato alle cronache con accezione negativa, pensiamo solo ai rovesci di governo che non riescono a dare stabilità al Paese o ai mutamenti climatici divenuti oramai una drammatica realtà. Federmanager, al contrario e come sempre, ha fatto del cambiamento un elemento positivo e centrale del suo operato, facendo dell’innovazione un pilastro sul quale poggiarsi per trovare nuovo slancio verso il futuro.

Nel 201 9 è rimasta alta la nostra attenzione allo sviluppo delle nuove professionalità richieste dal mercato del lavoro. Come non ricordare le decine di progetti avviati con successo da altrettanti Gruppi di lavoro. E ancora, le iniziative e i servizi che da quei progetti sono nati e che hanno trovato una risposta straordinaria ed entusiasta fra i colleghi. Basti pensare al Corso per DPO – data protection officer – giunto alla quarta edizione – figura sempre più richiesta dalle aziende alla luce dell’adeguamento imposto dal GDPR, entrato ormai a pieno regime anche nel nostro Paese, e dei tanti adempimenti che impattano inevitabilmente sul lavoro dei manager.

Tante le attività su temi decisivi della vita lavorativa di tutti noi, come l’assessment o la riqualificazione professionale. In questo senso non si può dimenticare il progetto federale Be Manager, attraverso il quale abbiamo certificato oltre 300 colleghi in 4 profili professionali, di cui ben il 47% come Temporary Manager e il 40% come Innovation Manager e il restante come export manager e manager di rete. Quasi un terzo dei manager in cerca di nuova occupazione si è ricollocato ed il 19% del totale ha avviato nuove attività di consulenza. In più, ben 120 colleghi, certificati come Innovation, sono stati inseriti nell’elenco del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), dal quale le imprese potranno attingere per avvalersi di consulenze qualificate nei processi di trasformazione digitale che intraprenderanno.

Con queste iniziative vogliamo sottolineare e rafforzare la nostra presenza attiva al fianco degli associati, attraverso azione concrete e progetti finalizzati a sostenere i nostri colleghi in difficoltà e ad accompagnare quelli di loro che vogliono ampliare le proprie competenze.

Sul fronte pensioni prosegue il nostro impegno insieme alla CIDA nella presentazione di cause pilota sia sul blocco parziale della perequazione automatica sia sul taglio delle cosiddette pensioni d’oro. Anche in questo 2019 abbiamo riconfermato il contributo solidale a VISES onlus, anima e impegno sociale della nostra Federazione.

Ci proponiamo, come al termine di ogni anno, di migliorarci ulteriormente, di aumentare la nostra presenza fisica e virtuale al fianco degli associati. Obiettivi ambiziosi, eppure perseguibili grazie al lavoro incessante della nostra Federazione e di tutte le realtà territoriali, all’impegno dei colleghi, al loro sostegno, al lavoro di squadra dei dipendenti, del Segretario e di tutti coloro che quotidianamente si adoperano al fine di far crescere la nostra associazione.

Un nuovo anno ci aspetta e, oltre a rinnovare il nostro supporto alla Federazione Nazionale, il 2020 ci vedrà impegnati su più tematiche che riteniamo di interesse prioritario e sulle quali ci confronteremo con i massimi esperti. Apriremo l’anno con la presentazione di un’importante studio su “Le prospettive di Roma Capitale alla luce delle tendenze in atto”, condotta in collaborazione con ricercatori del CORIS e del DISSE Sapienza Università di Roma. Ugualmente di rilievo la quarta edizione del “Premio Donne d’Eccellenza 2020”, insieme ad un riconoscimento alle aziende più attente al tema della disabilità per cui è nato un gruppo di lavoro dedicato.

Mi preme rimarcare lo spirito collaborativo e proattivo che ho trovato in Federmanager Roma, le centinaia di colleghi che si sono adoperati affinché le nostre idee portassero a risultati concreti, attraverso il crescente impegno e l’accresciuto tempo dedicato da ciascuno. Questa struttura svolge molte attività e lo fa con passione e attaccamento al lavoro. Doti per le quali mi sono già complimentato e su cui faccio affidamento per svolgere al meglio il compito che ci attende.

Ci poniamo l’obiettivo di incrementare la quota dei nostri iscritti che darebbe una nuova spinta al circolo virtuoso che ne consegue: la crescita della nostra forza, il miglioramento dei nostri servizi, la soddisfazione dei nostri colleghi. Ma ai Colleghi chiedo un ulteriore sforzo: a quelli che rinnoveranno la propria iscrizione e a quelli che ancora non sono associati.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di tutti per svolgere al meglio il nostro ruolo all’interno delle aziende e della società. Un impegno per essere più forti, certamente dal punto di vista numerico, ma soprattutto per dare maggiore spinta alle idee e alle proposte concrete che riusciremo ad esprimere, in modo da legittimare il ruolo di classe dirigente che reclamiamo, In questo senso diventa fondamentale il passaparola tra i colleghi manager convincendoli ad iscriversi, facendo conoscere quanto facciamo e quanto sia urgente il contributo di tutti. Lo abbiamo detto fin dal primo giorno: solo se saremo uniti e sempre più numerosi riusciremo a far sentire la nostra voce.

Un meritato ringraziamento va all’intera struttura di Federmanager Roma, a chi ogni giorno lavora con dedizione nella nostra sede di via Ravenna, agli organismi dirigenti, ai
tanti colleghi che, in maniera generosa, offrono il loro impagabile contributo, rubando al loro tempo quello necessario per lo sviluppo della nostra organizzazione.

A voi tutti l’augurio di un buon 2020. Che possa essere un anno di cambiamento positivo per tutti, noi certamente faremo del nostro meglio per renderlo tale e, con il vostro supporto, sono certo possiamo riuscirci.

Ungheria: opportunità da cogliere

Ungheria: opportunità da cogliere

Un seminario di rilievo internazionale per illustrare Il miracolo economico ungherese e le nuove opportunità di investimento e business per le imprese italiane

A Roma, di fronte ad un foltissimo pubblico, presso l’Accademia d’ Ungheria, nella prestigiosa sede di  Palazzo Falconieri, in Via Giulia, lo scorso 7 novembre si è tenuto il seminario “FOCUS UNGHERIA – ROMA” organizzato dalla CCIU – Camera di Commercio Italiana per l’ Ungheria, insieme all’Ambasciata d’ Ungheria a Roma, la Camera di Commercio di Pest e Federmanager Roma.

L’evento ha offerto ai numerosi partecipanti – imprenditori, dirigenti, giornalisti, professionisti, deputati – un’opportunità concreta per conoscere ed apprezzare il sistema economico, normativo, fiscale e finanziario dell’Ungheria, che offre interessanti opportunità e numerosi vantaggi alle imprese Italiane che vogliono espandersi nell’ Europa Centro-Orientale.

Nell'immagine, da sinistra: Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma e Unione Regionale, Dirigenti Industria Lazio; Ádám Zoltán Kovács, ambasciatore d'Ungheria in Italia; Claudio Andronico, Consigliere Federmanager Roma e Coordinatore del Gruppo di Lavoro "Italia, Mitteleuropa e Balcani"

Nell’immagine, da sinistra: Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma e Unione Regionale Dirigenti Industria Lazio; Ádám Zoltán Kovács, ambasciatore d’Ungheria in Italia; Claudio Andronico, Consigliere Federmanager Roma e Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Italia, Mitteleuropa e Balcani”

Il miracolo economico Ungherese è innegabile ed è sotto gli occhi di tutti, evidenziato dalle invidiabili performances dell’economia negli ultimi anni:

* l’Ungheria ha attualmente il più alto tasso di sviluppo del PIL tra i Paesi dell’Unione Europea (+ 5 %);

* L’uso intelligente e mirato dei fondi europei per lo sviluppo delle infrastrutture, R&D e digitalizzazione ha contribuito ad un grande sviluppo degli investimenti nel Paese (+17 %);

* Una tassazione particolarmente favorevole alle imprese e alle persone fisiche, grazie alla flat tax e ad aliquote particolarmente basse (15% per le persone fisiche e una del 9% per le imprese) attrae numerose imprese straniere, tra cui moltissime aziende italiane.

Ungheria: opportunità da cogliere

 I drivers dello sviluppo dell’economia ungherese sono così sintetizzabili:

* Dinamica demografica positiva, grazie ad una politica particolarmente favorevole alla famiglie numerose;

* Alto livello di scolarizzazione: un sistema scolastico eccellente produce diplomati e laureati di alto livello professionale, specialmente nel campo informatico e scientifico;

* Una Pubblica amministrazione moderna al servizio dei cittadini e delle imprese;

* Infrastrutture e trasporti: l’Ungheria dispone di una rete di strade, autostrade e ferrovie moderna e particolarmente efficiente;

* Il ruolo della logistica: la collocazione dell’Ungheria, al centro dell’Europa e crocevia di collegamenti fra Est e Ovest e Nord e Sud, ne fa una piattaforma logistica ideale per le imprese straniere.

Numerosi e qualificati oratori si sono alternati, illustrando nel dettaglio i singoli aspetti:

L’ Ambasciatore ungherese in Italia, S.E.  Ádám Zoltán Kovács,  ha evidenziato come l’ Ungheria sia oggi un partner ideale per l’ Italia, e che questo è il momento migliore per investire in Ungheria, grazie anche agli ottimi rapporti istituzionali tra i due Paesi. l’Ungheria ha una stabilità politica ed economica consolidata, svolge un ruolo strategico all’interno dell’Europa Centro – Orientale e ha creato un ambiente particolarmente favorevole alle partnership commerciali ed industriali.  Le imprese italiane sono quindi invitate ad investire nel paese magiaro.

Il Presidente della Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria, Francesco Maria Mari, ha poi illustrato nel dettaglio le potenzialità del mercato ungherese, portando ad esempio i casi concreti delle imprese italiane già operanti con successo da anni in Ungheria e soci della CCIU. La CCIU è a disposizione degli operatori italiani che vogliano aprire un’attività in Ungheria.

Ungheria: opportunità da cogliere

Francesco Maria Mari, Presidente della Camera di Commercio italiana per l’Ungheria

Il Presidente della Camera di Commercio e Industria di Pest, Zoltán Vereczkey, ha poi svolto una dettagliata ed interessante analisi sulle politiche economiche virtuose del governo ungherese, che sono state alla base della forte crescita dell’ultimo decennio, sottolineando il valore della cooperazione tra i paesi europei. L’ Italia occupa un posto di primo piano tra i paesi partners dell’Ungheria, in virtù di un rapporto consolidato di grande amicizia e collaborazione.

Altri importanti relatori italiani e ungheresi hanno illustrato nel dettaglio il sistema fiscale, legale e giudiziario ungherese e gli incentivi alle imprese (Levente LajosMàtyàs JàvorGiuseppe Caracciolo), con una significativa testimonianza di un imprenditore italiano presente in Ungheria da 25 anni (Giacomo Pedranzini – Kometa).

Ungheria: opportunità da cogliere

Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma

Per Federmanager Roma sono intervenuti Il Presidente Giacomo Gargano, che ha portato i saluti al convegno della nostra Federazione, manifestando vivo apprezzamento per l’ iniziativa, e, infine, il Consigliere di Federmanager Roma  e Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Italia, Mitteleuropa & Balcani” Claudio Andronico, che ha parlato della sua esperienza professionale, quale Manager ENI in Ungheria (Direttore Commerciale, Marketing & Supply) , ed ha illustrato i risultati importanti raggiunti negli anni passati  dall’ ENI nel downstream ungherese, grazie ad un sistema di supply competitivo, alla stretta collaborazione con i partners ungheresi e alla piena valorizzazione delle risorse umane in azienda.