Il periodico di Federmanager Roma

Pensioni: la perequazione sperequata

Pensioni: la perequazione sperequata

In Spagna, dal primo gennaio 2023, le pensioni sono state aumentate dell’8,5%, cioè della medesima percentuale dell’incremento medio dei prezzi registrato nel 2022. Certamente il sistema previdenziale spagnolo è diverso dal nostro, i trattamenti (pensión de jubilación o pensíon de jubilación parcial) sono fissati prevalentemente col calcolo contributivo, però la perequazione ha seguito un criterio lineare.

Ecco la lettera che il ministro dell’Inclusione, della Previdenza Sociale e della Migrazione ha inviato ai pensionati spagnoli comunicando la rivalutazione del proprio trattamento

In Italia, invece, la rivalutazione piena (fissata al 7,3%) ha riguardato esclusivamente le pensioni inferiori a 2.100 euro lordi mensili (circa), maggiorata dell’1,5% per pensioni/assegni sociali e pensioni minime (attestate a poco più di 500 euro mensili). Tutte le altre hanno avuto una perequazione decrescente per fasce (e non per scaglioni) fino a giungere al 2,3% per quelle superiori (sempre circa) a 5.000 euro lordi.

Non si è voluto tener conto che coloro che, da questo mese, hanno iniziato a ricevere quanto effettivamente gli era dovuto a seguito dell’incremento dell’inflazione, è una popolazione di oltre 12 milioni di pensionati, alcuni dei quali oggettivamente sfortunati (giustamente da tutelare), altri semi-sfortunati (quelli che cumulano più pensioni), molti invece semplicemente evasori.

E il sostegno alle fasce (oggettivamente o solo apparentemente) più bisognose non è stato posto a carico della fiscalità generale, ma è stato finanziato ghigliottinando le pensioni superiori a 2.100 euro.

Insomma, da noi lo Stato ha assunto le sembianze di un moderno Robin Hood, ma non togliendo ai ricchi per dare ai poveri, bensì togliendo a dei presunti ricchi per dare in molti casi ai ricchi veri, quelli autenticamente tali, che però hanno avuto la scaltrezza (chiamiamola così!) di apparire poveri.

Chiariamo, al di là dell’ironia: sostenere chi è più fragile e più svantaggiato è un preciso dovere per un Paese civile e non è di questo che ci rammarichiamo, anzi a questo dovere vorremmo poter contribuire meglio.

Quello di cui invece ci rammarichiamo è che vengono svalutate le pensioni di 4 milioni di cittadini che sono quelli che hanno versato, più di tutti e in maniera continuativa per oltre 40 anni, i contributi sociali e le imposte, sono quelli che hanno sostenuto attivamente la tenuta del sistema di welfare e, oggi, sono ancora quelli che continuano a pagare una montagna di tasse che gli altri 12 milioni pagano in misura ridotta (i titolari di pensione tra 2 e 4 volte il minimo) o non pagano affatto (i beneficiari fino a 2 volte il minimo).

Questo è il quadro schematico della distribuzione delle pensioni in Italia (fonte: Inps, Statistiche in breve, Ottobre 2022): 16 milioni di pensionati per 22 milioni di prestazioni pensionistiche, di cui circa 17 milioni aventi natura effettivamente previdenziale, cui si aggiungono quasi 5 milioni di pensioni di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni o assegni sociali). Una popolazione di 16 milioni, di cui 1/4 finanzia la rivalutazione delle pensioni degli altri 3/4.

E non è questa l’unica sperequazione. Basti pensare alla norma introdotta dalla Finanziaria 2015 sul doppio calcolo, dopo che la Legge Fornero aveva stabilito, a partire dal 2012, la definitiva abolizione del sistema di calcolo retributivo e l’adozione per tutti del sistema di calcolo contributivo. Per tutti, ma non per tutti: infatti, nei casi in cui col nuovo meccanismo risulta un trattamento superiore rispetto a quello che sarebbe derivato col vecchio, allora il sistema abolito per la generalità dei pensionati resuscita per le vittime del doppio calcolo.

Ma non solo! Le economie prodotte dal doppio calcolo avrebbero dovuto essere destinate ad una finalità specifica: l’istituzione di un Fondo presso l’INPS, finalizzato a garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche per determinate categorie di soggetti. Però… il Fondo non è mai stato attivato, la norma che ne prevedeva l’istituzione è stata abrogata (Finanziaria 2020) e allora ci si chiede: ma quelle risorse a cosa sono state destinate?

C’è evidentemente un problema di equità del sistema previdenziale e c’è un problema di equità fiscale che pesano significativamente sul cosiddetto ceto medio, ritenuto un blocco sociale senza peso specifico che può essere utilizzato come fosse un bancomat.

Oramai, per la nostra categoria, il divario tra retribuzioni e pensioni, in rapporto ai contributi versati, è diventato insostenibile e la perequazione sperequata ne è una delle cause, forse la principale. Non sfuggono le ragioni che a suo tempo hanno indotto il legislatore a porre freni all’aumento della spesa pensionistica, ma quello che oggi risulta altamente iniquo è, da un lato, che il freno entra in azione a 2.100 euro lordi mensili (1.600 netti) e, dall’altro, che la riduzione del potere di acquisto dei pensionati avrebbe dovuto rappresentare una misura eccezione, tale da giustificare la momentanea compressione del principio costituzionale di proporzionalità, mentre ha finito per cristallizzare una regola su cui oramai da 15 anni si fonda  l’intero sistema.

Secondo un recente studio di Itinerari Previdenziali, tanto per dare un’idea di massima della svalutazione che – senza interventi correttivi – subiranno i nostri assegni nei prossimi 10 anni, (stimando l’ottimistica previsione di un’inflazione al 2%) le mancate rivalutazioni peseranno complessivamente per 45 miliardi, cui si andranno ad aggiungere la gran parte dei 56 miliardi di Irpef che pesano sulle pensioni.

E come ha più volte ricordato il nostro Presidente nazionale Cuzzilla, come si può pensare che il 60% dei produttori di reddito contribuiscano solo in misura dell’8% del totale di imposte e contributi, mentre il 40% deve farsi carico del restante 92%?

È questa la fotografia reale che ci restituisce il Paese quando andiamo in vacanza, al ristorante o, più semplicemente, osserviamo le auto che ci sorpassano in autostrada?

C’è qualcosa che non quadra, anzi c’è molto che non quadra, e non saranno di certo gli interventi alla Robin Hood che consentiranno un riequilibrio basato su criteri di effettiva equità e progressività

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
ULTIMO NUMERO
IN PRIMO PIANO

RICEVI PROFESSIONE DIRIGENTE DIRETTAMENTE NELLA TUA EMAIL