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La Luiss Business School e i percorsi di empowerment femminile

La Luiss Business School e i percorsi di empowerment femminile

Luiss Business School è la Scuola di business e management dell’Università Luiss Guido Carli. In questa intervista, il Direttore Raffaele Oriani, ci ha parlato di formazione alla leadership, soprattutto delle donne e le iniziative che la Business School sta sviluppando per sostenere i percorsi di empowerment femminile

Pandemia, guerra Russia-Ucraina, tensioni tra Cina e Taiwan, crisi energetica: il contesto nazionale e internazionale è sempre più caratterizzato da elevata instabilità, incertezza, complessità e ambiguità (VUCA, secondo l’acronimo inglese). Dal punto di osservazione della LUISS Business School state riscontrando un impatto sulle organizzazioni in termini di stili di leadership, modalità di gestione e cultura delle aziende?

La capacità di saper fare impresa e un nuovo approccio di leadership sono le chiavi per superare questa fase di incertezza. Per poter sopravvivere, le organizzazioni aziendali si trovano a dover radicalmente cambiare il loro modus operandi, dimostrandosi più agili e adattive, nonché proattive. Riuscire a prevedere i cambiamenti di mercato, che oggigiorno sono sempre più rapidi, determina infatti un evidente vantaggio competitivo: si pensi alle aziende che avevano iniziato percorsi di formazione, innovazione e ricerca ben prima della pandemia. Le aziende in grado di mantenere o aumentare le entrate nelle difficili condizioni della pandemia sono anche quelle che hanno fatto scelte proattive nell’adattarsi al cambiamento diffuso, sfruttando al meglio i processi innovativi e di trasformazione.

Raffaele Oriani, Direttore della Luiss Business School e Professore Ordinario di Finanza Aziendale

Quasi la metà delle imprese dell’Unione Europea riferisce di aver investito nella digitalizzazione come risposta alla pandemia: è quanto evidenzia il rapporto della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) che include l’Indice di digitalizzazione aziendale della BEI (EIB Corporate Digitalisation Index), una classifica transnazionale degli sforzi di adozione del digitale nei Paesi dell’UE e negli Stati Uniti.

Il rapporto evidenzia che le imprese che hanno investito hanno avuto meno probabilità di sperimentare un forte calo delle vendite dall’inizio del 2020 e hanno sfruttato la crisi più spesso come un’opportunità per accelerare la digitalizzazione. Queste aziende si sono rivelate, in media, più produttive, innovative, hanno registrato una crescita più veloce e offerto salari più alti alla forza lavoro.

Diventa quindi evidente come le competenze settoriali debbano essere ripensate in un contesto nuovo e di grande flessibilità, che sappia prendere in considerazione le esigenze del singolo candidato o azienda sia in termini di programmazione sia di contenuti. Per questo motivo i corsi Executive e gli MBA stanno evolvendo in prodotti sempre più innovativi e personalizzabili, con formule part-time, flex e multi-hub, ampliando al tempo stesso la quota di fruibilità di contenuti digitali e l’esperienza di networking con eventi disegnati per facilitare lo scambio e l’ampliamento della rete di contatti. Nello specifico, la Luiss Business School ha sviluppato molte iniziative in formula flex e diverse attività trasversali che seguono due principali filoni, i megatrend e le life skills e che sono volte a fornire uno sguardo di più ampio raggio sulla leadership e rispetto alle competenze di settore.

Quali sono secondo lei le caratteristiche della leadership che possono rivelarsi vincenti e più efficaci in un tempo di incertezza ed emergenza prolungate, come quello che stiamo vivendo?

Durante le fasi di maggiore incertezza, è importante sapersi adattare; è indispensabile che le imprese siano guidate da leader resilienti, capaci di anticipare il cambiamento, che sappiano ascoltare e valorizzare lo staff con percorsi di formazione su misura e processi di idea generation, leader empatici, curiosi e flessibili. Prima che il calcolo economico e politico, i leader devono approcciare il valore delle risorse umane, dimostrare integrità e costruire un rapporto di fiducia soprattutto in contesti di così alta volatilità in cui non vi sono solidi paradigmi di interpretazione della realtà. Un leader di cui le persone di fidano, è colui che può guidarli a prescindere dalle fluttuazioni dei mercati e dei governi.

Secondo il World Economic Forum, saranno fondamentali il coraggio di sfidare costantemente e radicalmente lo status quo e di gestire il cambiamento in modo efficace. Bisogna infatti tenere in considerazione che è spesso molto complicato “predire” il futuro perché ognuno di noi, in base alla propria inclinazione e personalità, tende a sotto sovrastimare alcune variabili che possono rivelarsi più o meno fondamentali.

C’è molta letteratura su questo tema i cui studi confermano quanto un approccio realistico alla realtà e la capacità di analisi possano portare a risultati migliori sul lungo periodo. Pertanto, i futuri leader dovranno essere in grado di pensare e lavorare in modo agile, essere digitalmente alfabetizzati e capaci di costruire modelli di business basati sui dati, sulle persone e sulle loro competenze; dovranno essere più che mai curiosi, in grado di creare connessioni tra diverse funzioni e diversi gruppi – il cosiddetto we approach -, capaci di vedere oltre il business con uno sguardo molto ampio sulla società e sulle tendenze che la attraversano.

In che modo la trasformazione della leadership verso modelli improntati alla valorizzazione delle competenze soft quali empatia, ascolto, gentilezza, inclusione, può aiutare le organizzazioni a evolvere? E può anche contribuire a migliorare i risultati di business?

L’intelligenza emotiva – l’insieme di ascolto, gentilezza, inclusione – è una competenza che sta approcciando il business e la gestione d’azienda con grande successo poiché una strategia vincente non può prescindere dalla relazione con le persone e dalla fiducia che si instaura con i propri stakeholder. Daniel Goleman spiega che l’intelligenza emotiva negli ambienti di lavoro incide per circa il 67% delle competenze complessivamente richieste, contro un 33% appannaggio delle competenze tecniche.

È sempre più difficile, per chi gestisce l’azienda, avere tutte le risposte. È in questo contesto che ci si deve orientare su come supportare lo staff nel cercare le soluzioni migliori alle differenti sfide cui è chiamato e come fare per rafforzare le capacità dei membri di un gruppo in modo che abbia il minor bisogno possibile di direzione dall’alto.

Si tratta di una leadership d’ispirazione, in cui il leader facilita le relazioni interne ed esterne all’azienda al fine di sollecitare soluzioni nuove e inesplorate, nei prodotti/servizi e nei processi; facilita la produzione di senso; facilita l’engagement delle persone, sempre più complesso perché esse non lavorano più per una mera retribuzione ma, avendo riscoperto il valore del tempo e dello spazio cercano il benessere in azienda. Tale nuova funzione oggi richiede un leader sensibile, capace di motivare, stimolare, ingaggiare, coinvolgere e soprattutto innovare. La gentilezza è lo strumento capace di creare sintonia ed empatia se si vuole evitare che le risorse fondamentali di un’azienda la abbandonino.

Perché è importante che sempre più donne siano pienamente inserite nel tessuto politico, economico e sociale del nostro Paese e partecipino attivamente ai processi decisionali in ruoli apicali?

Dalle analisi dell’UN Women risulta che i paesi con leadership femminile hanno saputo rispondere meglio alla crisi pandemica e che le donne al potere investono in politiche spesso trascurate, quali l’assistenza sanitaria, l’economia verde e l’istruzione. Dall’altro lato, la recente pandemia ha inasprito le differenze di genere. In particolare, secondo il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum, ci vorranno ora 135,6 anni per colmare il divario di genere a livello mondiale, rispetto ai 99,5 stimati pre-Covid.

A titolo esemplificativo, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella Sanità le donne rappresentano il 70% della forza lavoro nonostante solo il 25% di esse occupa posizioni di leadership. In Italia, le donne rappresentano il 64% del personale dipendente e sono quasi il doppio degli uomini, ma solo il 18,2% ricopre ruoli di leadership (Fonte: Ministero Economia).

Tale situazione di discriminazione ostacola lo sviluppo personale e professionale delle donne e costituisce una mancata opportunità anche per la società stessa. In particolare, il Fondo Monetario e l’Harvard Business Review hanno identificato che attraverso il raggiungimento della parità tra uomo e donna, l’economia mondiale crescerebbe del 35%, e secondo il centro studi “Council on Foreign Relations”, aumentare la parità di genere in Italia agli stessi livelli dei paesi europei più virtuosi, aggiungerebbe già 14% al PIL. Una pari rappresentanza delle donne a tutti i livelli aumenta la produttività e il fatturato, e migliora le condizioni psico-fisiche dei lavoratori.

Federmanager Roma con il Gruppo Minerva, in partnership con Unindustria Lazio, si propone di sostenere e rafforzare l’empowerment femminile attraverso iniziative di rilievo quali ad esempio il Premio Minerva Roma Donna d’eccellenza e Azienda d’eccellenza. Quali sono le iniziative che la Business School sta sviluppando per sostenere i percorsi di empowerment femminile delle studentesse e delle professioniste e manager delle aziende?

La Scuola ha diversi progetti attivi – Grow, Leads-Associazione Donne Leader in Sanità e Laboratorio su imprenditoria femminile – ed è particolarmente onorata di contribuire al Premio Minerva. Il progetto GROW – Generating Real Opportunities for Women, quest’anno arrivato alle settima edizione, ha l’obiettivo di promuovere, sostenere e migliorare lo sviluppo personale e professionale delle studentesse e degli studenti dei Master della Luiss Business School, con particolare attenzione all’inserimento nel mondo del lavoro e alla promozione della carriera professionale, finalizzata al raggiungimento di posizioni di vertice in aziende, amministrazioni, enti, università e altre organizzazioni.

L’ultima edizione di Data Girls ha coinvolto 164 partecipanti, di cui 110 studentesse, 54 studenti e 41 studenti internazionali, con partner di prestigio quali Generali, Windtre, Terna, Italgas-Bludigit, ISTAT e Rapidminer.

 La Luiss Business School e Leads-Associazione Donne Leader in Sanità hanno poi dato vita all’Osservatorio sull’equità di genere della leadership nel settore sanitario, allo scopo di monitorare e favorire la parità di genere della leadership nelle organizzazioni pubbliche e private del settore sanitario in Italia.

L’osservatorio, con la direzione scientifica della Prof.ssa Maria Isabella Leone, si occupa di mappare la presenza delle donne nelle posizioni apicali delle organizzazioni pubbliche e private della filiera sanitaria attraverso il monitoraggio del Gender Leadership Index in Health e seguirne l’evoluzione nel tempo; individuare e diffondere buone pratiche relative alla parità di genere nelle posizioni direttive del settore Sanitario; delineare i possibili percorsi di carriera utili per l’accesso delle donne alle posizioni direttive

L’intento è quello costituire un punto di osservazione privilegiato del fenomeno della leadership femminile nel settore sanitario e monitorarlo nel tempo, come luogo di incontro, analisi e approfondimento, funzionale ad alimentare il dibattito scientifico, aziendale e politico nel comune desiderio di favorire sempre di più una pari rappresentanza di uomini e donne nelle posizioni apicali.

Per raggiungere tali ambiziosi obiettivi, l’Osservatorio mira alla produzione di differenti output nel corso dell’anno, volti ad offrire una rappresentazione continua del fenomeno in esame. In particolare, ogni anno l’Osservatorio produce:

  • Un rapporto organico con la mappatura delle donne e uomini nelle posizioni apicali, anche attraverso l’aggiornamento annuale dei risultati dell’indicatore, e approfondimenti verticali concordati annualmente con i partner;
  • Case studies su temi rilevanti concordati con/e aventi come protagonisti i partner dell’Osservatorio;
  • Un discussion paper su argomenti ad hoc concordati con i partner, oggetto di incontri di approfondimento e confronto con gli stakeholders;
  • Un evento in sede di livello nazionale per la divulgazione dei risultati del rapporto annuale.

La Scuola ha ampliato l’offerta relativa agli executive skill lab, ossia attività trasversali a tutti i corsi del comparto, con il lab in Imprenditoria femminile e diseguaglianza di genere con l’obiettivo di dare, in modo ampio e fattuale, una comprensione del dibattito attualmente in essere sul tema della Gender Inequality e di capire, come nelle diverse realtà aziendali, il tema della Gender Inequality venga affrontato.

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