Il periodico di Federmanager Roma

INSIEME SI STA MEGLIO

Diventa parte del più grande network di manager in Italia

La solitudine del manager non è solo il titolo di un celebre romanzo dello scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, a cui Andrea Camilleri ha voluto rendere omaggio italianizzando il cognome del suo personaggio più famoso. La solitudine del manager spesso è lo stato d’animo che caratterizza l’essere capi.

Per quanto i modelli di leadership più evoluti abbiano dato il giusto risalto allo stile partecipativo, in cui il manager punta al raggiungimento degli obiettivi coinvolgendo il team nei processi decisionali, aumentandone la partecipazione attiva, incidendo sui fattori motivazionali e facendolo sentire parte fondamentale del contesto organizzativo, permangono momenti e situazioni in cui chi è chiamato ad esercitare responsabilità e ad assumerne personalmente i rischi, finisce per prendere le decisioni più importanti in solitudine.

È nota una famosa frase di Sergio Marchionnela leadership non è anarchia. In un’azienda chi comanda è solo. La collettive guide, la responsabilità condivisa, non esiste. Io mi sento molte volte solo”.

Certo, Marchionne non era noto per il suo stile partecipativo, però in effetti quando non aspetti che le cose accadano, ma fai in modo che accadano, si finisce per essere soli. E questo vale in ogni contesto organizzativo, ad ogni livello della piramide gerarchica, davanti a qualsiasi decisione più o meno importante, più o meno necessaria.

Questa caratteristica intrinseca del ruolo manageriale porta a una conseguenza ineludibile, quanto spiacevolmente negativa: il manager è solo anche quando l’oggetto della decisione diventa egli stesso. Una decisione che talvolta è antitetica rispetto alle sue aspettative, ai suoi obiettivi, ai suoi progetti e alle speranze, sue e di chi gli è intorno.

E, in questi casi, l’approccio individualista manifesta tutti i suoi limiti, la solitudine si rivela una pessima compagna di viaggio e finisce per essere anche una pessima consigliera. Per questo, nel 1945, è nata Federmanager. Un’associazione che si è consolidata nel tempo e che oggi, con circa 180 mila dirigenti, quadri apicali, alte professionalità in servizio e in pensione, è l’organizzazione maggiormente rappresentativa nel mondo del management, di cui cura gli aspetti contrattuali, istituzionali, sociali, professionali e culturali.

E se, quasi 80 anni fa – in un contesto in cui i dirigenti erano molti meno di quanto non siano oggi, ma più di oggi erano effettivamente l’alter ego dell’imprenditore – fu avvertita l’esigenza di costituire un’Associazione per superare l’approccio individualistico e mettere a fattor comune l’impegno dei singoli per la tutela della categoria, quelle ragioni sono sicuramente molto più solide oggi, ora che è stata superata la visione monolitica del dirigente inteso come sostituto dell’imprenditore per allargare il suo orizzonte anche alle figure di elevata professionalità e connotate da ampio livello di autonomia e di responsabilità.

Siamo dunque un sindacato? Si, siamo un sindacato, orgogliosi di esserlo, che negozia e sottoscrive il Contratto Collettivo Nazionale di categoria. Un contratto sicuramente atipico rispetto a tutti gli altri offerti dalla contrattazione collettiva, ma che generalizza il sistema delle tutele che altrimenti non sarebbero scontate per tutti.

Ma siamo più che un sindacato, siamo un’associazione professionale che eroga servizi di assistenza e consulenza in tutte le materie di interesse della nostra categoria. E questa doppia anima ci consente oggi di fornire agli associati (e non solo agli associati), attraverso i nostri Enti e con quelli costituiti bilateralmente d’intesa le associazioni datoriali, un ventaglio di servizi, di facilities e di strumenti di welfare, che vanno dalla progettazione e finanziamento di iniziative di sviluppo della cultura manageriale, alla management school, al temporary management, alle politiche attive per il riorientamento professionale e il reinserimento lavorativo, al sostegno al reddito per i colleghi disoccupati involontariamente e altro ancora.

Oltre agli Enti, abbiano una articolazione specifica per i Giovani Dirigenti e per i Dirigenti Pensionati e, attraverso il Gruppo Minerva, perseguiamo l’obiettivo della valorizzazione delle differenze di genere.

Siamo anche impegnati nel sociale attraverso una onlus che realizza programmi di sviluppo sostenibile che possano creare opportunità di crescita etica e solidale mediante la valorizzazione dell’esperienza e delle competenze di colleghe e colleghi volontari.

E infine, cardini fondamentali del sistema Federmanager, ci sono i nostri Fondi, costituiti con Confindustria e Confapi o quelli sostitutivi costituiti nei Gruppi aziendali più rilevanti, per garantire prestazioni di previdenza e di assistenza integrativa per poter guardare all’oggi e al domani con la serenità necessaria per noi e per le nostre famiglie. Ma anche previdenza e assistenza non rappresentano un diritto perpetuo, esistono fino a quando avremo la forza e i numeri che consentono di mantenerle in vita, auspicabilmente migliorandole sempre più.

Questo è oggi Federmanager. Come Federmanager Roma spendiamo le nostre energie con l’intento di continuare a sviluppare il patrimonio di valori, idee, capacità nel saper fare per poter contribuire a realizzare una società più equa e responsabile, garantendo tutele ai nostri associati, valorizzandone merito e competenze.

Ma siamo consapevoli che da soli non siamo nulla: è necessario che Federmanager diventi davvero la casa di tutti dirigenti.

Noi ci mettiamo la faccia nel chiedere a tutti i colleghi, a chi non l’ha ancora fatto o a chi non l’ha più fatto, di iscriversi a Federmanager… per essere meno soli, anzi per poter essere in buona compagnia, sia quando non serve o serve meno, sia quando invece serve e serve eccome!

#insiemesistameglio

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