Il periodico di Federmanager Roma

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Editoriale del Presidente: Insieme, rialziamo la testa

Editoriale del Presidente: Insieme, rialziamo la testa

 

Cari Colleghi,

Dopo due mandati come Vicepresidente, nel mese di settembre la maggioranza dei colleghi del Consiglio Direttivo di Federmanager Roma ha deciso darmi la responsabilità di coordinare come Presidente gli sforzi dei tanti colleghi che si impegnano a favore della categoria nella nostra Capitale e in una parte significativa della nostra Regione.

La storia di Federmanager è una lunga e gloriosa storia e l’Associazione Romana, che un tempo si chiamava SDRAI, è una parte fondamentale di questa storia.

Sento molto fortemente il peso di questa responsabilità e la gratitudine per tutti i colleghi che – in quasi un secolo di storia – hanno lavorato per l’Associazione romana contribuendo a farla arrivare fino a noi come un baluardo in difesa della nostra categoria. Al momento di accettare l’incarico ho ringraziato pubblicamente gli ultimi tre presidenti dell’Associazione Romana, il Presidente Cuzzilla, il Presidente Tosto e il Presidente Gargano, volendo in tal modo simboleggiare il mio ringraziamento a tutti i colleghi dei Consigli Direttivi che si sono succeduti, a tutti i colleghi impegnati negli Enti e a tutti gli attivisti e gli iscritti. Li ringrazio di cuore, perché già la semplice iscrizione deve considerarsi un significativo impegno a favore della categoria.

Le generazioni dei dirigenti industriali del dopoguerra hanno ricostruito il Paese partendo dalle macerie e hanno tenuto saldo il timone verso il benessere, governando la barca della produzione nei periodi politicamente difficili degli anni Settanta, poi conseguendo un benessere diffuso per il Paese a partire dagli anni Ottanta e – infine – mantenendo la rotta in tutte le tempeste dei decenni successivi. Ma negli ultimi anni è accaduto qualcosa di impensabile. Gli incontestabili meriti della nostra categoria hanno quasi smesso di essere riconosciuti nella società italiana e, per converso, hanno cominciato a diffondersi inopinatamente infondate convinzioni secondo le quali noi potremmo essere considerati una categoria di privilegiati. Accusati ingiustamente allo stesso modo del personaggio del “Processo” di Kafka, molti di noi hanno provato una specie immotivata vergogna e si sono chiusi in sé stessi, senza partecipare alla battaglia in difesa della categoria, ovvero facendolo con una strategia di retroguardia, lasciando quasi intendere che, per davvero, noi potessimo avere privilegi da difendere. Mentre in realtà, tutto al contrario, noi siamo chiaramente una categoria che riceve molto meno di quello che offre e che è oggetto – sempre più spesso – di vere e proprie inaccettabili ingiustizie.

La pressione fiscale

Non si fa altro che parlare del fatto che la pressione fiscale in Italia è inaccettabile. Ma raramente si sente qualcuno che dica chiaramente su chi gravano tali eccessi di pressione fiscale. Ebbene essi gravano quasi interamente sui lavoratori dipendenti con i redditi lordi più elevati. Il 12% degli italiani paga il 58% delle tasse e siamo noi. Quindi noi paghiamo di tasca nostra i servizi a milioni di concittadini, ma non abbiamo il piacere di poter dire che, perlomeno, li abbiamo pagati anche a noi stessi. Infatti quando si arriva a dover pagare, per esempio, la retta universitaria per un figlio scopriamo che noi dobbiamo pagare più di tutti, perché il contributo che abbiamo dato agli altri per noi non vale. Noi dobbiamo pagare di nuovo perché abbiamo l’ISEE alta. Perché lavoriamo dalla mattina alla sera e paghiamo tutte le tasse e questa evidentemente è considerata una specie di colpa. Poi gli evasori fiscali che hanno l’ISEE bassa non pagano la retta universitaria e magari prendono pure il reddito di cittadinanza, ma questo sarebbe un discorso lungo.

Il lavoro

I colleghi in servizio continuano a perdere il lavoro giorno dopo giorno. Perché se il sistema del credito alle imprese non funziona bene, se la burocrazia pubblica inefficiente determina una crisi di sistema, se il cuneo fiscale troppo alto o i contributi di cittadinanza a pioggia provocano una crisi del lavoro, tutto questo viene scaricato proprio sull’unica categoria che sta combattendo e contrastando tutti questi problemi nell’interesse del Paese e cioè su di noi. Una normativa sbilanciata ci rende la categoria più debole dal punto di vista delle tutele del lavoro e molti di noi si ritrovano, a decine di anni dalla pensione, ripagati di una vita di impegno con una lettera di licenziamento.

Le pensioni

Poi ci sono i colleghi in pensione che vedono decurtate e tagliate le loro pensioni e, quel che è peggio, si vedono additati come privilegiati. Ma il problema è che in Italia abbiamo un sistema previdenziale nel quale l’assistenza ai bisognosi viene scaricata largamente sui contributi pensionistici versati nell’INPS da tutti i lavoratori. E da parte di certa politica, non ci si rende conto che bisogna separare la previdenza dall’assistenza per rendere chiaro che l’assistenza è lodevole ma deve essere a carico della fiscalità generale e non deve chiamarsi “pensione” ma con il proprio vero nome e cioè contributo assistenziale. Poi, in ragione di questa aberrazione, si dice che i conti INPS non sono in equilibrio e si tagliano le pensioni di chi ha versato più di tutti e cioè dei martiri dirigenti industriali. E con questa strategia si cerca anche, più o meno consapevolmente, di creare spaccature tra coloro che non hanno la pensione tagliata da coloro che, invece, subiscono questo affronto. Ma tra di noi non devono mai esserci spaccature, perché dobbiamo capire che solo restando uniti possiamo salvare noi stessi e il Paese.

Il Presidente Gherardo Zei con il neo sindaco di Roma Roberto Gualtieri

La responsabilità

Da anni ormai sempre nuove normative di discutibile pregio giuridico operano uno scarico sistematico delle responsabilità civili e penali sui dirigenti con un sistema di “responsabilità oggettiva” mascherato da “mancanza di vigilanza” o da “insufficiente formazione”. Questa forse è la più grave ingiustizia nei nostri confronti. Poiché la Costituzione all’articolo 27 dice chiaramente che “la responsabilità penale è personale” e, pertanto, non può in alcun modo essere ammessa una responsabilità oggettiva di tipo penale. Ma il legislatore ha creato, e sta creando ogni anno di più, tutta una serie di principi di “mancanza di vigilanza” o “difetto di formazione” che di fatto introducono, in modo anticostituzionale, la responsabilità oggettiva nel sistema del diritto penale. Diciamoci la verità, in pratica noi dirigenti veniamo utilizzati da queste norme ingiuste e anticostituzionali come “capro espiatorio” di ogni fenomeno che crei allarme sociale.

Da sempre Federmanager lavora per contrastare queste ingiustizie con la propria azione politica e opera per tutelare i colleghi con i propri preziosi sistemi di assistenza sanitaria e di previdenza integrativa, oltre che con le tutele del lavoro e le politiche attive. Non ci sono dubbi che sia conveniente iscriversi a Federmanager per ricevere assistenza e per avere voce in capitolo come iscritti in materia di FASI, ASSIDAI, PREVINDAI, FONDIRIGENTI e PRAESIDIUM (solo per citare gli enti più conosciuti). Tutti i mesi abbiamo le trattenute in busta paga per previdenza integrativa e assistenza sanitaria ed è una cosa razionale partecipare alla loro governance mediante l’iscrizione a Federmanager. Ma è ancora più importante iscriversi per garantire ai colleghi in difficoltà un presidio a cui rivolgersi. Ricordando sempre che è bene aiutare oggi per poter essere aiutati quando potrebbe capitare anche a noi di avere un passaggio a vuoto.

Tuttavia – diciamocelo chiaramente – oggi come oggi i nostri iscritti sono grossomodo la metà dei colleghi che ne avrebbero titolo e tra i colleghi in servizio la situazione è ancora peggiore che tra i pensionati. Probabilmente dobbiamo riuscire a comunicare di più e meglio e noi del Consiglio Direttivo di Federmanager Roma ce ne faremo pienamente carico. Vogliamo iniziare a girare per le Aziende, incontrando i colleghi personalmente, perché fare squadra con i colleghi è il vettore fondamentale del nostro progetto. Anzi usando le parole del Vicepresidente Amato (se me lo consente) vorrei dire che questo è “il progetto”.

Ma prego anche voi, cari colleghi, di fare altrettanto. Vi esorto a parlare con i colleghi non iscritti della vostra azienda o con gli altri colleghi di imprese diverse che conoscete e a trasmettergli questo messaggio. Perché è giunta l’ora di smettere di indietreggiare e rialzare la testa. Questo è il momento di riunirci tutti insieme sotto la bandiera di Federmanager, per fermare la deriva e cambiare la rotta, indirizzandola di nuovo verso la crescita come categoria e come Paese. Ma per farlo dobbiamo come prima cosa eliminare le ingiustizie contro i dirigenti industriali, perché nessuna squadra può giocare bene se il capitano non è autorevole e largamente riconosciuto e stimato.

Anche perché, come ci ha detto anche il Presidente Nazionale Stefano Cuzzilla nel corso dell’Assemblea 2021 di Federmanager, questo è un momento decisivo di responsabilità per il Paese. I fondi del PNRR sono una grande opportunità ma, tra non molto tempo, ci lasceranno con un debito ancora più alto di quello attuale e con un nuovo patto di stabilità europeo. Quindi delle due una. O in quel momento si sarà invertita la rotta con significativi aumenti di PIL annuali, ovvero una nuova recessione sarà inevitabile. Quindi è necessario impegnarci subito e non possiamo tirarci indietro perché, come ha sottolineato il Presidente Bonomi nel corso della medesima Assemblea, quando i nostri figli ci chiederanno: “voi dove eravate in quegli anni, dal 2021 al 2026, quando si è deciso il destino del Paese?”. Noi dovremo rispondere: “noi eravamo lì e abbiamo fatto quello che c’era da fare”.

 

 

Gli auguri di buone feste del Presidente

Nel Natale del 2019 non pensavamo certo di avere davanti due anni tanto difficili. La Cina sembrava lontana e non capivamo quanto il mondo globalizzato fosse vulnerabile alla rapida diffusione di una pandemia. Ma quando – a marzo del 2020 –, è iniziato il lockdown tutti siamo stati presi in contropiede. Era venerdì, stavo rientrando da una trasferta a Firenze e ho ricevuto la telefonata del mio braccio destro che mi diceva che dal lunedì l’azienda sarebbe stata chiusa. Gli ho dato appuntamento in ufficio e, in tarda serata, ci siamo visti nel palazzo deserto per portare via i computer e i documenti più importanti su cui dovevamo lavorare nei giorni successivi. Poco dopo, mentre guidavo verso casa, riflettevo con preoccupazione a come avrei potuto organizzare il lavoro.

Nel successivo natale 2020 il nostro lavoro era ormai perfettamente organizzato da remoto, ma la preoccupazione era al massimo livello. Dopo un anno di pandemia senza vaccini e con la curva pandemica in crescita pregavamo tutti che il regalo di Natale fosse il vaccino.

Quest’anno, finalmente, il livello di vaccinazione è tale da consentirci di lavorare nuovamente in presenza e di condurre una vita quasi normale. Speriamo solo che le varianti non vengano a rovinare la ripresa.

Nel corso di questa tempesta ancora una volta i nostri dirigenti hanno dimostrato di essere i migliori del mondo, esprimendo una flessibilità strategica e una tenacia senza eguali nella gestione delle sfide contro il covid e nell’impegno a favore della conservazione e ripresa della produzione industriale.

Mi auguro con tutto me stesso che questo Natale 2021 sia quello della ripresa e – per questo – voglio fare a voi tutti, a nome di Federmanager Roma e mio personale, i migliori auguri di buone feste e di serenità. Vi prego di partecipare il mio augurio alle vostre famiglie, alle vostre aziende e a tutti i vostri collaboratori, sperando di vederci presto per lavorare insieme in presenza personale qui nella nostra sede di via Ravenna.

 Gherardo Zei

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