Protocollo “S” di Umberto Saccone affronta il fenomeno dei sequestri in contesti critici internazionali in tutte le sue manifestazioni e implicazioni. Di fronte alla crescita del business delle imprese italiane all’estero, diventa fondamentale prevenire e organizzare un presidio di security dotato di competenze adeguate a valutare e presidiare i rischi di sicurezza. Il volume è un vero e proprio manuale operativo, utile a comprendere il fenomeno e capire come gestirlo

In Italia, tra gli anni 70 e 80, dopo il rapimento di Aldo Moro e con l’emergere del fenomeno dei sequestri di persona a scopo di terrorismo o di eversione, si intervenne con la cosiddetta legislazione d’emergenza che introduceva nel codice penale il reato di “sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione”, stabilendo il blocco dei beni appartenenti alla persona sequestrata, al coniuge, e ai parenti e affini conviventi e riuscendo di fatto a debellare il fenomeno. Oggi, con le bande criminali che attraversano i cinque continenti, si ripropone lo stesso schema di quegli anni. Ma, differentemente da allora, le iniziative legislative di respiro internazionale, che condannano il sequestro a fini estorsivi e prendono una posizione di chiusura rispetto al pagamento dei riscatti e al fare concessioni politiche ai terroristi, non hanno sortito gli effetti sperati. Dal 2001 al 2018 sono ben 126 i nostri connazionali coinvolti: 108 uomini e 18 donne per un totale di 7926 giorni, ovvero, circa 21 anni, con la perdita della vita di alcuni di essi.

Il libro di Saccone pone l’accento sul che fare e l’autore fissa immediatamente due problemi di ordine giuridico. Il pagamento di un riscatto è reato, assicurarsi contro il sequestro è reato e allora quale alternativa? Di fatto ne esistono due. La prima: tentare la liberazione con un blitz, ma è assolutamente sconsigliata. Non rimane che la prevenzione, un obbligo giuridico per i Datori di Lavoro e per tutti coloro che impiegano persone esponendoli in contesti critici.

Basti pensare alla vicenda di Silvia Costanza Romano, ventitreenne originaria di Milano, cooperante dell’associazione Africa Milele Onlus (con sede nelle Marche a Fano), rapita nella notte tra il 20 e il 21 novembre 2018 nel villaggio di Chamaka, in Kenya. Quali misure erano state adottate per proteggere la cooperante? Era stata informata dei rischi e formata sul come comportarsi? Il libro approfondisce i casi di tutti gli italiani sequestrati che appartengono alla memoria nazionale.

Il sequestro nelle Filippine di Padre Giuseppe Pierantoni (anche autore di una delle prefazioni del libro), i quattro operatori di sicurezza privata in Iraq, Cupertino, Agliana, Stefio e Quattrocchi (medaglia d’oro al valore civile), vicenda consclusasi proprio con la tragica morte di quest’ultimo; sempre in Iraq, ma in tempi diversi, il rapimento di Simona Pari e Simona Torretta e di Giuliana Sgrena, in cui trova la morte il dirigente del SISMi Nicola Calipari. In Tanzania, Bruno Pellizzari, sequestrato da pirati somali e rilasciato dopo quasi due anni, in Siria il cooperante Federico Motka liberato dopo oltre un anno.

Ancora i casi, vissuti direttamente dall’autore del libro, all’epoca Direttore della Security dell’ENI, di Francesco Arena, Cosma Russo e Roberto Dieghi tenuti in ostaggio dai guerriglieri del MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta) e liberati dopo 128 giorni di prigionia. Al “Caso Bonatti” Saccone riserva l’ultimo capitolo. In primo grado il Presidente della società parmense e due membri del Consiglio di Amministrazione sono condannati ad una pena detentiva per il reato di cooperazione colposa nel delitto doloso collegato alla morte di due dei quattro tecnici rapiti nel luglio 2015 in Libia. 228 i giorni di sequestro per Pollicardo e Calcagno, la perdita della vita per Piano e Failla, uccisi in un conflitto a fuoco. I vertici della Bonatti dovevano e potevano fare, ma non hanno fatto. Recita la sentenza di condanna, peraltro pronunciata in esito a rito abbreviato e dunque ridotta di un terzo.

L’organizzazione di un presidio di security dotato di competenze adeguate a valutare e presidiare i rischi di sicurezza specifici per l’attività lavorativa posta in essere dall’azienda appare oggi indispensabile. In tale ambito è necessario dialogare con manager che conoscano il perimetro delle normative suscettibili di avere un impatto negativo sulla società, conoscano i principi dell’organizzazione aziendale per suggerire soluzioni proficue e non porre limiti sterili allo sviluppo del business, siano in grado di dialogare con i responsabili del controllo interno al fine di tutelare persone e asset aziendali con un occhio attento al rapporto costi/benefici.

Per rispondere a tali esigenze l’autore ha pensato di creare all’interno di IFI Advisory una Business Unit, che sapesse dare risposte concrete alle aziende italiane che si muovono in contesti internazionali. Di fatto IFI Advisory è una società di risk management che supporta le aziende nello sviluppo del loro business in contesti potenzialmente critici. Le strategie aziendali intraprese nel corso degli ultimi anni hanno portato alla realizzazione di piattaforme tecnologiche brevettate e innovative. IFI Advisory è in grado di fornire alle aziende un supporto decisionale in un contesto globale complesso ed interconnesso, anche grazie a partnership strategiche con operatori della Security e dell’Intelligence di livello internazionale.L’AUTORE

Umberto Saccone è Presidente della società IFI Advisory. Già Direttore della Security dell’Eni, ha scritto articoli per numerosi giornali e riviste specializzate. Autore di numerosi libri tra i quali “La security aziendale nell’ordinamento italiano” e “Governare il rischio – Un sistema di security management”, è stato professore a contratto presso l’Università Cattolica di Milano e ha svolto corsi regolari al Master in Intelligence e Sicurezza presso l’Università degli Studi “Link Campus University” di Roma.