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Federmanager e il proselitismo

Federmanager e il proselitismo

Proselitismo: l’organizzazione di Federmanager rappresenta uno strumento unico e insostituibile per salvare i manager ed il tessuto industriale del Paese. Fondamentale diventa farsi conoscere e coinvolgere i colleghi, ottenerne la fiducia e dimostrare che quello che si fa è utile ed efficace

Per prima cosa è necessario sempre chiedersi chi siamo noi Manager e in quale situazione ci troviamo. La risposta alla prima domanda è semplice, anche se spesso noi stessi siamo i primi a non ricordarla. Noi siamo i Manager industriali italiani, la categoria di persone che ha guidato la cabina di regia dello sviluppo sociale e produttivo che ha fatto raggiungere il benessere al nostro amato Paese. In questo sforzo gigantesco abbiamo fatto tanta esperienza sia come categoria che come singoli individui e abbiamo imparato la differenza tra i buoni propositi e i risultati pratici. E il pragmatismo pieno di saggezza con cui abbiamo sempre perseguito un “bene” concreto preferendolo a un “meglio” illusorio, ha fatto di noi – con tutti i nostri inevitabili difetti – la più affidabile compagine professionale capace di affrontare qualsiasi problema che si sia manifestato in questo nostro meraviglioso e contraddittorio Paese. A chi mi chiede quale sia il lavoro del Manager mi capita talvolta di rispondere che fare il Manager significa essere incaricati di “far funzionare le cose che non funzionano”.

La risposta alla seconda domanda sulla situazione in cui ci troviamo è meno scontata e, in qualche modo, sorprendente. Considerato il ruolo essenziale dei Manager industriali per il Paese, sarebbe ragionevole attendersi che fossimo una categoria in espansione, ascoltata dalla politica e rispettata dagli altri cittadini. Invece non è così. Siamo una categoria in contrazione, ancora poco ascoltata dalla politica (anche se negli ultimi anni la nostra Presidenza Nazionale sta facendo grandi passi per recuperare il ritardo precedentemente accumulato) e, soprattutto, non siamo considerati dai nostri concittadini per l’effettivo valore di quello che abbiamo dato e ancora stiamo dando al Paese. Forse non siamo ancora arrivati al punto di essere oggetto di discredito e relegati verso l’estinzione in una “riserva indiana”. No non siamo a questo punto, ma dobbiamo lavorare duramente per invertire la tendenza attuale che è pericolosa.

A questo punto viene spontaneo formulare la domanda delle “cento pistole”: com’è potuto accadere tutto questo? E soprattutto cosa dobbiamo fare?

Le cause sono state molteplici, ma io ho una mia idea su quale – tra tutte – sia stata la causa più impattante. Io credo che il principale problema sia stato il nostro individualismo che – tra tanti pregi – è il difetto più tipico della nostra categoria. E il nostro individualismo ci ha reso meno efficaci nel lavoro in Team del quale, come Manager, conosciamo bene l’efficacia determinante.

Del resto è purtroppo normale che i meriti delle persone così come quelli delle categorie professionali siano riconosciuti non solo e non tanto per la loro oggettiva esattezza ed effettività ma soprattutto per la capacità di comunicarli e per la forza politica del movimento che li afferma e li impone all’attenzione. Così i nostri meriti per essere riconosciuti abbisognavano e abbisognano di essere ripetutamente comunicati e affermati con forza e autorevolezza. Ma per ottenere questo risultato è necessario mettere a fattor comune tutte le forze della categoria e non mi riferisco solo al peso del numero. Federmanager e il proselitismoGrazie a Dio e alla saggezza dei colleghi che ci hanno preceduto, noi abbiamo la nostra Federmanager che è lo strumento unico e insostituibile per condurre questa battaglia per salvare noi stessi, la categoria e il tessuto industriale del Paese. In Federmanager già trovano la loro collocazione i nostri preziosi enti assistenziali e previdenziali, ma dobbiamo fare oggi della nostra Federazione uno strumento di comunicazione, di organizzazione e di politica industriale dove mettere a fattor comune tutte le competenze e le conoscenze della categoria.

A questo punto si pone il problema dell’adesione di tutti i colleghi e dell’intera categoria sotto la bandiera della nostra Federmanager. Si pone il problema del proselitismo. Quale la situazione e come fare?

Considerando le stime che derivano dal conteggio degli iscritti agli enti assistenziali e previdenziali, possiamo dire oggi che gli iscritti a Federmanager sono circa la metà degli aventi diritto. Quindi quello degli iscritti è un numero grande, ma piccolo se rapportato in percentuale al potenziale. E soprattutto veniamo da un periodo lungo di lenta contrazione delle iscrizioni a cui solo negli ultimi anni la Presidenza Nazionale e le forze più vivaci delle associazioni territoriali sono riuscite a porre un primo argine.

L’altra considerazione di fondo è che queste decine di migliaia di colleghi che non sono iscritti non hanno nessuna altra sigla associativa a cui aderire. Questo perché – come ben sappiamo – la rappresentanza sindacale dei dirigenti industriali è unica ed è interamente in mano a Federmanager. Quindi non esiste un’alternativa e – se così si potesse dire – una forma di concorrenza. Pertanto l’offerta di servizi (assistenziali, previdenziali eccetera), associativa di tutela e di network di Federmanager è l’unica cui questi colleghi si possono rivolgere.

Pertanto se, in questa situazione, molti colleghi non aderiscono dobbiamo chiederci se possiamo comunicare meglio per raggiungerli e coinvolgerli. Esiste naturalmente l’ipotesi, assolutamente ragionevole, di avere in futuro una regola generalizzata che associ automaticamente l’iscrizione agli enti previdenziali e assistenziali con l’iscrizione a Federmanager, regola che risolverebbe certamente il problema formale e numerico ma non quello del coinvolgimento personale e politico.

Ma oggi una regola del genere non esiste e, come mi diceva sempre mia nonna, è inutile chiedersi come andrebbero le cose se fossero diverse da quello che sono, bisogna rimboccarsi le maniche e farle funzionare nella situazione in cui ci si trova. Federmanager e il proselitismoDunque veniamo al tema ultimo: il proselitismo. Tutto si gioca nella nostra capacità di coinvolgere i colleghi che oggi non ci conoscono, ci ignorano o non ci stimano utili o efficaci. Come fare?

Alla fine le soluzioni sono semplici e la difficoltà sta quasi sempre nel lavoro per realizzarle. Dunque dobbiamo i) farci conoscere da chi non ci conosce ii) ottenere l’attenzione di chi ci ignora e iii) dimostrare che quello che facciamo è utile ed efficace. Pertanto dobbiamo comunicare molto, comunicare cose interessanti e far vedere che le iniziative che intraprendiamo funzionano.

É molto difficile? Non abbiamo le forze per farlo? Io non credo questo. Penso che siamo una Federazione di Manager molto in gamba e abbiamo al nostro interno tutte le competenze necessarie, come ho potuto constatare dall’esperienza di cinque anni come vicepresidente di Federmanager Roma e di due anni come Consigliere Nazionale. Io credo che quello che ci serve sia innanzi tutto la consapevolezza che la strategia consiste nella realizzazione di cose concrete (attività di comunicazione, attività di sensibilizzazione e iniziative indirizzate a obiettivi concreti che portano a risultati concreti). Secondariamente dobbiamo mettere da parte tutte le divisioni interne. Ovviamente ci saranno sempre opinioni e sensibilità diverse ma noi non siamo qui per alimentare infiniti dibattiti sulle differenze interne alla categoria o sulle ambizioni di questo o quel collega di ricoprire una posizione o un’altra. Noi siamo qui per valorizzare, esaltare e – infine – portare alla vittoria tutte quelle cose (e sono tante) che ci uniscono e che ci vedono uguali e tutti insieme messi in pericolo da un mondo esterno che non ci capisce e ci umilia. Quindi parliamo delle cose che ci uniscono e delle iniziative concrete da portare avanti e alle differenze tra di noi ci ripenseremo dopo che avremo portato in porto la barca al sicuro dalla tempesta.

Infine dobbiamo organizzarci sempre meglio di giorno in giorno. Questa, come noi Manager ben sappiamo, è la cosa operativamente più importante e, tuttavia, ritengo che risolti i primi due problemi e cioè definita la strategia e ritrovata l’unità, l’aspetto organizzativo verrà da solo. Infatti quando saremo uniti e avremo in testa una comune strategia emergerà prepotentemente e spontaneamente la nostra professionalità di Manager, appresa in tanti anni di azienda. Messe da parte l’incertezza strategica e le divisioni, ciascuno opererà in scienza e coscienza nel modo più efficace.

Qualcuno di voi penserà che è un’utopia ma, di nuovo, vi propongo una massima di buon senso popolare che mi ripeteva ogni tanto mia nonna quando mi lamentavo di questo e di quello. Se una cosa è indispensabile fermarsi a chiedere se sia possibile o meno è solo una perdita di tempo, bisogna rimboccarsi le maniche e cominciare a farla.

Previndapi e gli impatti dell’epidemia

Previndapi e gli impatti dell’epidemia

Previndapi può tranquillizzare i propri iscritti circa le previsioni di andamento futuro della propria posizione pensionistica, non essendoci un rischio di perdite a fronte di eventuali default delle Borse. Entro fine settembre bisognerà però decidere se rinnovare l’attuale convenzione con i quattro gestori assicurativi

Mentre scrivo questa nota sul Previndapi, il paese sta vivendo le ore drammatiche ed inedite della pandemia da coronavirus.

Come la maggior parte delle aziende e delle organizzazioni (si veda articolo precedente dedicato ai Fondi Fasdapi, Previndapi e PmiWFManager), anche il Previndapi ha dovuto, con immediatezza, attrezzarsi utilizzando il ventaglio di opportunità, offerte dalle nuove tecnologie, per il lavoro a distanza.

Soprattutto in questo momento assicurare i colleghi sulla continuità operativa dei fondi di previdenza a capitalizzazione individuale, significa tranquillizzare migliaia di famiglie sulla solidità dei loro risparmi. Poter contare su una fonte di liquidità di riserva può rappresentare per molti un ancora di salvezza e di serenità.

Premetto che l’esperienza Previndapi è per il sottoscritto preziosa: le PMI rappresentano da sempre la più importante ossatura produttiva del nostro Paese: sono, fra l’altro, la filiera maggiormente in sofferenza in conseguenza del lockdown.

Previndapi è il Fondo pensione per i dirigenti della piccola e media industria costituito il 2 agosto 1990, in attuazione degli Accordi Sindacali stipulati il 26 ottobre 1989 ed il 2 agosto 1990 tra la Confapi e la Fndai, oggi Federmanager: Parti Istitutive.

Con il rinnovo del CCNL sottoscritto dalle Parti Istitutive nell’accordo del 16/11/2016, sono altresì iscritti per adesione contrattuale al Fondo tutti i dirigenti e i quadri superiori ai quali si applichi il CCNL delle piccole e medie aziende produttrici di beni e servizi, per effetto del versamento a Previndapi del contributo dello 0,50% della retribuzione annua (RAL), nei limiti dei massimali previsti, per ciascuno di essi, a prescindere dalla loro adesione, diretta o tacita, a Previndapi.

I cosiddetti “iscritti contrattuali” costituiscono comunque una platea dei potenziali lavoratori, dal momento che non sono ancora iscritti attraverso l’adesione volontaria, su cui puntare per avviare contatti ed illustrare loro l’importanza di aderire interamente alla previdenza complementare.

Si tratta, in sostanza, di un invito da parte delle aziende ad iscriversi al Previndapi che, come gli altri fondi pensione, soprattutto per le nuove generazioni, può rappresentare un’attenuazione rispetto ad un rapporto di sostituzione che, con il sistema contributivo (e relativo massimale per i dirigenti) rischia di compromettere il reddito e la qualità della vita al momento di lasciare l’attività lavorativa.

Sul piano gestionale, il Fondo investe le risorse contributive in un unico comparto assicurativo affidate, tramite una specifica Convenzione, ad un Pool di primarie compagnie di assicurazione che emettono polizze a premio unico ricorrente, su speciali gestioni di riferimento.

Sappiamo che il Previndai, che ha un numero di iscritti ed una massa finanziaria quantitativamente non paragonabile a quella del Previndapi, ha una struttura di comparti articolata e complessa: Assicurativo 1990, Assicurativo 2014, bilanciato e sviluppo.
Il rendimento ottenuto per il 2019 da Previndapi dalle gestioni separate dei 4 gestori finanziari è stato, al netto delle ritenute, del 2,69%

Per gli iscritti del Fondo non c’è rischio a fronte di default delle Borse in quanto la convenzione con i 4 gestori assicurativi prevede che la posizione dell’iscritto sia gestita per polizze individuali: ad ogni contributo versato per l’iscritto corrisponde una polizza, cui è collegata una garanzia di rendimento minimo e dei coefficienti di conversione in rendita predeterminati.

In particolare per gli investimenti fatti prima del 2018 è prevista la maturazione del rendimento minimo garantito esistente al momento dell’investimento, e a partire dagli investimenti fatti dal 2018 è prevista la garanzia del capitale investito, secondo la seguente tabella:

* la garanzia si adegua periodicamente in base ai valori massimi comunicati dell’IVASS

Il comparto assicurativo, nel lungo periodo, ha avuto maggiori risultati positivi rispetto a quelli aperti e ai PIP e, soprattutto, rispetto al TFR.

La Convenzione con gli attuali gestori assicurativi di Previndapi, rinnovata a luglio 2017 con valenza dal 1/1/2018, avrà effetto fino all’1/1/2021.

L’Appendice 3 alla Convenzione n. 8200/P, redatta il 5/11/2012 con effetto dal 1/1/2013 al 1/1/2018, prevede all’Articolo 17 (Rinnovo della Convenzione) che “La Convenzione potrà essere rinnovata alle nuove condizioni che saranno concordate tra le Parti almeno tre mesi prima della scadenza. In tal caso il capitale maturato su ciascuna garanzia alla scadenza della Convenzione continuerà a rivalutarsi con le modalità che saranno state stabilite per il rinnovo”.

Pertanto nel corso del 2020, e comunque entro la fine di settembre, il Fondo dovrà valutare attentamente se sottoscrivere un ulteriore rinnovo dell’attuale convenzione, concordando le eventuali nuovi condizioni che i gestori proporranno, ovvero decidere se avviare un bando di selezione per una nuova gestione assicurativa. Spetta alla parte istitutive prendere una decisione sulla proroga o no. In considerazione della platea degli iscritti e della tipologia del fondo, sarebbe in ogni caso opportuno – visto anche il particolare momento – orientarsi verso una proroga.

50 anni con Federmanager Roma

50 anni con Federmanager Roma

La parte dell’Assemblea annuale riservata agli associati ha vissuto un momento emozionante nella premiazione di 11 colleghi che hanno raggiunto il 50esimo anno di iscrizione a Federmanager Roma. A premiarli il presidente Giacomo Gargano, il vicepresidente Gherardo Zei e il tesoriere Maria Cristina Scalese

L’ingegnere UMBERTO LAFRATTA ha commentato il premio con semplici ma significative parole: sono ben contento di esserci arrivato.

L’ingegnere GIUSEPPE PANUCCI ha ringraziato la presidenza e il consiglio direttivo per il premio. Ha augurato buon lavoro a tutti i responsabili di Federmanager Roma affinché operino sempre nell’interesse della categoria, che oggi risente di quelle che sono le condizioni nazionali ed internazionali particolarmente difficili.

A ritirare il premio del dottor MARIO TEODORI è intervenuto il figlio. Ha riportato la soddisfazione e la felicità di suo padre che avrebbe voluto partecipare ma, per motivi di salute, era impossibile affrontare il viaggio. Ha ribadito lo stretto legame a Federmanager Roma di cui spesso parla ricordando gli anni della professione.

Ultimo a ritirare il premio l’ingegner GIUSEPPE CATALANO che ha ringraziato il consiglio direttivo, dicendosi orgoglioso di aver fatto parte di Federmanager Roma ed aver contribuito in parte alla sua crescita.

A seguire sono stati ricordati gli altri colleghi premiati che non hanno potuto partecipare: Ing. Delmo Basile, Ing. Pietro Buttarelli, Ing. Enzo Corsi, dott. Fabrizio Fulignoli, dott. Giuseppe Toniolo, dott. Luigi Strozzi, dott. Paolo Mosca.

Novità Fasi: riequilibrio economico

Novità Fasi: riequilibrio economico

L’andamento economico del Fondo, ha fatto registrare negli ultimi anni uno squilibrio economico, ampiamente analizzato e segmentato in tutte le sue componenti. Fra esse particolare evidenza assume l’alterazione del rapporto tra dirigenti in servizio e dirigenti in pensione, che a causa della perdurante crisi economica, ha ridotto sensibilmente la percentuale dei primi rispetto ai secondi. I complessi studi tecnici attuariali, hanno proiettato trend incompatibili con gli obiettivi gestionali, e quindi si è deciso di incidere attraverso le modifiche statutarie sulle modalità di accesso al Fondo prevedendo una serie di limiti che dovrebbero scoraggiare comportamenti opportunistici. L’altra misura studiata attraverso ripetute simulazioni tecniche, riguarda l’incremento dei contributi rimasto inalterato negli anni. L’aumento delle entrate consentirà quindi di realizzare due azioni strategiche: la prima focalizzata sull’esigenza di far fronte alle crescenti esigenze in termini di prestazioni, la seconda di reperire risorse per strutturare investimenti sulle piattaforme tecnologiche capaci di snellire le procedure e di valorizzare le informazioni tecniche per i futuri programmi di prevenzione. Su tali prospettive sia il Consiglio di Amministrazione che l’Assemblea degli Azionisti hanno registrato un totale allineamento e una completa condivisione.Novità Fasi: riequilibrio economicoDopo l’avvenuta confluenza dell’Inpdai nell’Inps, e senza togliere nulla alle altre importanti iniziative, il Fasi rappresenta certamente l’icona della nostra categoria. Per la sua storia di oltre 40 anni, perché si occupa della nostra salute (un tema in cima alle priorità per tutti), perché fa della mutualità e della solidarietà intergenerazionale la sua caratteristica distintiva e il suo valore aggiunto, perché è la più grande realtà operante nel panorama dell’assistenza sanitaria integrativa a livello europeo, per il fatto che continua a essere il punto di riferimento sul mercato della sanità integrativa sempre più grande e competitivo. Siamo stati antesignani, abbiamo creato una realtà di un valore inestimabile per tutti i nostri Colleghi, riconosciuta come una vera e propria eccellenza di cui dobbiamo essere fieri.Abbiamo il dovere, quindi, di preservarne il ruolo di leadership cercando di comprendere e interpretare al meglio i fattori che caratterizzano l’evoluzione del contesto di riferimento, con una visione almeno di medio periodo. Il contratto collettivo è appena scaduto, quindi, come avviene normalmente al termine dalla vigenza contrattuale il Fondo registra un disequilibrio economico, significativo ma non eccessivo, comunque da correggere. Ma era anche giunto il tempo di riflettere sull’impianto normativo alla luce dell’esperienza maturata in tutti questi anni, del ruolo del Servizio sanitario nazionale che fa sempre più fatica a fronteggiare i bisogni indotti dalla crescita della domanda, ma soprattutto sui numeri e sulla loro tendenza.

Una realtà che ci caratterizza come categoria, ci aggrega, ci rappresenta, ci dà tranquillità in eventuali fasi avverse della nostra vita personale e familiare, ci consente di vivere serenamente la nostra vecchiaia, quando avremo bisogno di maggiori cure, che non ci abbandona mai. Ma tutti insieme siamo chiamati a partecipare alla sua sostenibilità nel tempo, a partire da quando siamo più giovani, proprio nel momento in cui non abbiamo bisogno di ricorrere frequentemente alle cure mediche, per sostenere coloro che ne hanno più bisogno o devono affrontare spese sanitarie molto importanti. Questo è il Fasi e in questo modo si esprime la solidarietà.Realisticamente non possiamo contare su una crescita significativa della popolazione dirigenziale in servizio, visto l’andamento economico-industriale del nostro Paese, e il Servizio sanitario Nazionale fatica a dare una risposta ai bisogni crescenti. Per cui è ragionevole attendersi una crescita della domanda per il Fasi e, con questa prospettiva, un buon padre di famiglia deve cercare di individuare le maggiori criticità, ottimizzare
l’uso delle risorse disponibili, agire sulle regole per favorire i comportamenti virtuosi premiando la fidelizzazione e combattere i comportamenti opportunistici che non possiamo più assecondare, come ci confermano i numeri dell’ultimo bilancio.

Il dato che più pesa e più preoccupa è il rapporto tra dirigenti in servizio e in quiescenza ormai strutturalmente sceso sotto l’unità. Vale a dire, ad esempio, che per 10 iscritti in pensione ce ne sono solo 8 in servizio. Questo dato, come è agevole comprendere, incide sul costo della solidarietà intergenerazionale che necessita di essere ricondotto entro limiti accettabili per evitare di portare il Fasi fuori mercato e perdere il sostegno delle aziende, che versano un’apposita e significativa contribuzione, nonché dei Colleghi in servizio che “generano” significativamente meno spesa sanitaria rispetto a quanto versano.

Su questi presupposti, l’Assemblea del Fondo ha approvato il 6 dicembre scorso un incremento generalizzato dei contributi del 12,5% per tutte le componenti iscritte, aziende, dirigenti in servizio e in pensione (l’ultimo incremento risale al 2015 in occasione del rinnovo contrattuale) e ha fatto proprie le proposte di modifica dello Statuto proposte dal CdA. Modifiche che si sono focalizzate sulle regole di iscrizione delle aziende e dei dirigenti in pensione.

Cominciamo dalle aziende. Dal 1° gennaio 2019 possono aderire al Fasi solo le aziende che iscrivono i dirigenti in servizio, non è più consentito a queste di scegliere una forma alternativa per i dirigenti in forza e “scaricare” sul Fasi la parte della popolazione in quiescenza, limitandosi al versamento del solo contributo previsto per la solidarietà.Le aziende che utilizzano una forma alternativa già iscritte al Fasi alla data del 01.01.2019 possono rimanere ma a queste viene applicato un progressivo incremento del contributo molto significativo, tale da incidere sulla convenienza economica del modello adottato e rendere per esse vantaggioso portare nel Fasi anche i dirigenti in servizio.

Per quanto riguarda, invece, i dirigenti in quiescenza, è stato valutato congruo come indice di fidelizzazione e di partecipazione alla mutualità e alla solidarietà intergenerazionale per mantenere l’iscrizione al Fondo da pensionato un’anzianità di iscrizione al Fasi, quali dirigenti in servizio, di almeno 10 anni.

Per godere del contributo ordinario, è inoltre necessario che il periodo tra la cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della pensione non sia superiore a 8 anni o, se superiore, l’interessato mantenga l’iscrizione al Fasi senza soluzione di continuità o si iscriva in via convenzionale entro 1 anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Alle stesse condizioni potranno altresì iscriversi in qualità di pensionati, i dirigenti in forza per almeno 10 anni presso le aziende che utilizzano altre forme per l’assistenza dei dirigenti in servizio a condizione che siano già iscritte al Fasi alla data del 01.01.2019.

Cosa succede per coloro che non matureranno una anzianità di iscrizione al Fasi da dirigenti in servizio di almeno 10 anni? Potranno mantenere l’iscrizione al Fondo in qualità di pensionati in via convenzionale (facendosi carico anche della quota che le aziende versano per ciascun dirigente in servizio) ma solo qualora abbiano aderito al Fondo entro 6 mesi dalla data di prima nomina a dirigente industriale. Una regola molto severa per i futuri dirigenti, ma giusta e necessaria. In altre parole, non saranno più ammessi comportamenti del tipo mi iscrivo quando comincio a avvertire qualche problema di salute o quando si avvicina il pensionamento per garantirmi la tutela Fasi nel periodo in cui statisticamente crescono i bisogni di cure. I numeri del bilancio del Fondo, già ora e soprattutto in prospettiva, non lo consentono più.Stessa possibilità viene riservata a coloro in forza per meno di 10 anni presso aziende che utilizzano altre forme di assistenza sanitaria dei dirigenti in servizio, già iscritte al Fasi alla data del 1° gennaio 2019 o provenienti da confluenze collettive. E, più in generale, a coloro che, pur non ricadendo nelle situazioni descritte, abbiano mantenuto l’iscrizione in via convenzionale dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Data l’importanza degli effetti del nuovo impianto regolatorio, è stata prevista una finestra per dare un’ultima chance ai dirigenti in attività che, pur essendo nella condizione di farlo, non si siano iscritti al Fasi per consentire loro di acquisire il diritto a mantenere l’iscrizione al Fasi dopo l’accesso alla pensione, pur in via convenzionale, nel caso non dovessero raggiungere il requisito minimo di 10 anni di iscrizione al Fasi e siano trascorsi più di sei mesi dalla prima nomina a dirigente industriale. Verranno salvaguardati coloro che risulteranno iscritti al Fondo il 1° aprile 2019 e che, quindi, dovranno affrettarsi a inviare per tempo la richiesta di iscrizione.

Una grande opportunità da cogliere per evitare il rischio di perdere il sostegno del Fasi dopo l’ingresso in pensione. Il “FASI siamo noi” ha sottolineato il Presidente del Fondo, Marcello Garzia a conclusione della lettera di presentazione delle novità introdotte dal 1° gennaio 2019 inviata lo scorso mese di dicembre a tutti gli iscritti. Ricordiamocelo sempre. Il Fasi per noi dirigenti non è comparabile alle altre realtà similari che operano sul mercato, ma è qualcosa che vale molto di più.