A poco più di tre anni dall’inizio del suo mandato e a quattro mesi dal rinnovo per un ulteriore triennio, il presidente del Fasi Daniele Damele ha tracciato, nel corso dell’Assemblea di Federmanager Roma, un bilancio positivo dell’attività.
Il Presidente ha illustrato la visione strategica del Fondo, ponendo al centro del suo intervento il valore della prevenzione come leva per affrontare le sfide dell’invecchiamento della popolazione assistita.
Il Fasi, Fondo di assistenza sanitaria integrativa dei dirigenti industriali ed ente bilaterale costituito da Confindustria e Federmanager, assiste oggi oltre 310 mila assistiti e si conferma un punto di riferimento del sistema salute. In questi anni il Fondo ha lavorato su più fronti – dalla sostenibilità dell’Ente alla prevenzione, dall’ampliamento del Nomenclatore all’uso etico dell’intelligenza artificiale, fino al valore della bilateralità e dei territori – ma è sul tema dell’invecchiamento che si concentra oggi l’attenzione, perché è lì che si gioca gran parte del futuro.
A partire dall’impegno nell’ambito della prevenzione sanitaria messo in atto negli ultimi tre anni, il Fondo ha deciso di ampliare l’offerta di pacchetti gratuiti – oggi ventidue – e continua a studiarne l’estensione. I dati mostrano come la prevenzione effettuata durante l’attività lavorativa contribuisce a ridurre il ricorso ai rimborsi nella fase del pensionamento. Promuovere un invecchiamento in salute rappresenta quindi un obiettivo concreto, oggi supportato anche da evidenze misurabili.
In questa prospettiva si inserisce lo studio pilota condotto insieme all’Istituto Superiore di Sanità per misurare fragilità e non autosufficienza tra gli iscritti over 65. I primi risultati, presentati a Roma lo scorso 18 giugno, si basano su circa 1.300 iscritti del Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto. La fotografia che ne emerge conferma il modello a iceberg individuato dal Fondo: sopra la linea dell’acqua c’è la parte già nota, i disabili gravi; appena sotto, i disabili meno gravi e i soggetti fragili, in cui la perdita di autonomia è ancora reversibile; ma oltre l’80% della popolazione osservata è costituito da autonomi. Il fenomeno finora conosciuto era solo la punta emersa: la quota più rilevante di iscritti, quella su cui è possibile e doveroso intervenire precocemente, era rimasta ignota.
I dati confermano questa lettura: l’85,4% dichiara almeno una patologia cronica, eppure la multimorbilità non coincide necessariamente con la perdita dell’autonomia, che nelle attività di base resta molto elevata. La fragilità cresce con l’età, fino a interessare un over 85 su cinque, e quando il bisogno emerge è la famiglia il primo pilastro assistenziale, a conferma della centralità del domicilio come luogo di cura.
Gli over 65 sono ormai il 36% degli assistiti: nel microcosmo Fasi, dunque, si vive già oggi ciò che l’Italia conoscerà nei prossimi decenni. Per questo la sanità integrativa non può limitarsi a intervenire quando il bisogno è manifesto, ma deve riconoscere precocemente la fragilità affinché non evolva in non autosufficienza, rafforzando l’uso della tecnologia, le tutele sociosanitarie e la capacità di osservare e prevedere i bisogni. Lo studio verrà esteso all’intera popolazione Fasi sul territorio nazionale, offrendo la base oggettiva da cui far evolvere un modello di invecchiamento attivo e sostenibile. Il Fasi intende rafforzare il proprio impegno nella prevenzione, promuovendo percorsi di educazione sanitaria, monitoraggio e corretti stili di vita lungo tutto l’arco della vita professionale e personale dei propri assistiti, con l’obiettivo di favorire un invecchiamento attivo e sostenibile e consolidare il proprio ruolo di secondo pilastro del Servizio Sanitario.
Foto in apertura: Daniele Damele, Presidente Fasi




