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Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Manager competenti e aziende competitive sono i protagonisti del successo degli investimenti nell’economia reale. Il risultato è la crescente soddisfazione dei colleghi dirigenti, da sempre fiore all’occhiello del Fondo

I dirigenti iscritti al Previndai hanno superato la soglia degli 80.000, i versamenti annui sfiorano i 900 milioni di euro ed il patrimonio si avvicina ai 12 miliardi di euro, mantenendo al contempo invariati i contributi a carico degli iscritti per il funzionamento del Fondo con un costo (indicatore sintetico dei costi) tra i più bassi nel settore della previdenza complementare.

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Nel tempo tutti i comparti, assicurativi e finanziari, hanno sempre battuto con i loro risultati di rendimento il TFR ed i benchmark di riferimento. Dall’inizio di questo anno 2019 a fine settembre i comparti finanziari registrano un risultato a due cifre, attorno al 10% (9,82 per Bilanciato e 11,54 per Sviluppo).

La soddisfazione dei colleghi dirigenti è sempre stata un fiore all’occhiello del Fondo, perché la quasi totalità degli iscritti si ritiene soddisfatta dei risultati sia in termini di gestione del patrimonio sia come servizi resi in fase di contribuzione e di erogazione. Recentemente è stato rifatto il sito web, sia area pubblica sia privata, rendendolo più friendly ed implementando le applicazioni di maggior interesse per gli iscritti. Il call center telefonico, in quanto gestito direttamente da personale Previndai esperto, riscuote ampio consenso e permette di velocizzare la risposta alle richieste degli iscritti, che possono peraltro anche accedere agli uffici di persona.

La bontà della linea di investimento viene verificata costantemente alla luce degli scenari finanziari più probabili o di tensioni sui mercati. Le più recenti analisi hanno riguardato:

–              indagine sull’atteggiamento e la consapevolezza degli iscritti nei confronti del rischio, che ha evidenziato come parte della popolazione risulti disposta a sopportare maggiore volatilità con l’obiettivo di ottenere maggiori rendimenti nel lungo periodo

–              studio sulle combinazioni ottimali rendimento/rischio dei portafogli

–              verifica delle prospettive dei comparti assicurativi in relazione ai bassi tassi di rendimento.

È stata condotta una riflessione generale sulla politica di investimento del Fondo, con l’obiettivo di offrire ai propri aderenti soluzioni di investimento ottimali, allineate alle best practice internazionali e adeguate rispetto alla propensione al rischio e alle esigenze previdenziali degli iscritti.

Nel rivedere l’Asset Allocation Strategica dei due comparti finanziari, si è deciso di introdurre una quota di investimenti alternativi pari al 10% dei portafogli per beneficiare, in un contesto di investimento di lungo periodo quale quello previdenziale, dell’incremento di redditività connesso al relativo premio di illiquidità, oltre ai conseguenti benefici di diversificazione.

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Si è voluto tener conto della possibilità di indirizzare risorse a favore di investimenti domestici, con potenzialità di ritorni indiretti positivi per le aziende e i dirigenti italiani – platea di riferimento del Fondo – e per i benefici fiscali introdotti dalla legge di Bilancio 2017. Le analisi hanno evidenziato un aumento del rendimento netto atteso del portafoglio e un miglioramento del rapporto rendimento/rischio. Si è deciso di destinare il 50% degli investimenti alternativi al mercato italiano, avendo verificato che esso presenta interessanti prospettive e forti potenzialità di sviluppo.

Si è cioè verificato che, sulla base delle caratteristiche della popolazione degli iscritti al Fondo, anche in situazioni sfavorevoli di stress (quali decremento degli afflussi contributivi, maggiori uscite per prestazioni e rendimenti di mercato particolarmente negativi), la quota di alternativi illiquidi individuata del 10% risulta coerente con le esigenze di liquidità del Fondo anche su orizzonti temporali di lunga durata. Tale quota risulta inoltre ben inferiore rispetto al limite massimo del 20% previsto dalla normativa. Per quanto attiene le modalità di implementazione degli investimenti, si è deciso di operare attraverso l’investimento diretto, cioè tramite sottoscrizione di quote di fondi comuni d’investimento mobiliare chiusi, e non tramite l’affidamento di mandati di gestione.

L’Asset Allocation Strategica adottata dal Fondo prevede, come detto, che un 10% dei comparti finanziari venga destinato ai c.d. investimenti nell’economia reale, FIA (Fondi di Investimento Alternativi). Il processo per giungere a tali investimenti, nuovi per i fondi pensione, è stato importante ed è terminato a metà 2019. Sono state individuate le classi di investimento: private equity, direct lending ed infrastrutture.

All’avviso di ricerca ad evidenza pubblica hanno risposto 61 candidati, che hanno generato, a seguito di esame con una metodologia predefinita da Previndai (la valutazione dei risultati precedenti, il processo di investimento, il personale dedicato, la gestione aziendale del fondo candidato) una short list di 18 unità. Le successive visite on site hanno permesso di individuare i fondi selezionati, in numero di sei.Previndai: Investimenti e scelte vincentiPrevindai: Investimenti e scelte vincenti

Previndai avrà suoi rappresentanti negli Advisory Committee dei FIA selezionati. Sul tema è stato fatto recentemente un importante convegno in data 30 ottobre 2019 presso la sala Pininfarina di Confindustria in Roma. La scelta di Previndai per tali investimenti diretti è stata accompagnata dal disegno generale di dotare il Fondo dei più aggiornati sistemi di controllo, in linea con la normativa comunitaria e nazionale. Un complesso percorso ha portato al completo rafforzamento dei sistemi di controllo con le funzioni di gestione del rischio (risk management), revisione interna (internal audit) e compliance, anticipando di fatto il recepimento della relativa normativa europea IORP 2.

Si è proceduto anche alla introduzione di quanto previsto dalla stessa normativa europea GDPR sulla privacy. I processi e le procedure del Fondo sono stati completamente ridisegnati per adeguarli ai nuovi compiti ed obiettivi previsti per Previndai ed al nuovo sistema di controllo integrato. Sono state ampliate le competenze e le attività della funzione finanza, aumentando il know how interno, ponendosi in condizioni dialettiche rispetto agli advisor coinvolti, tutti di primario standing, ed esercitando nei confronti degli stessi sempre più un ruolo di coordinamento e partecipazione attiva. Per mantenere nel tempo il livello di FIA al 10% del patrimonio dei comparti finanziari (Bilanciato e Sviluppo) occorrerà investire (tra reinvestimento rimborsi e nuovi investimenti) mediamente circa 60 M€/anno dal 2022 al 2029. Questo significa che siamo alla fine di un percorso “iniziale”, nel senso che la sua conclusione genera un processo di ulteriori investimenti nell’economia reale per un decennio circa.

Previndai: Investimenti e scelte vincentiQuanto sopra sinteticamente riferito conferma la posizione di leadership di Previndai nel settore della previdenza complementare, che, in un processo di costante adeguamento alla sempre maggiore professionalità richiesta agli investitori, assicura agli iscritti una gestione ottimale del patrimonio e la fornitura di servizi all’altezza delle aspettative.

L’anno prossimo cadrà il 30° anniversario della fondazione di Previndai ad opera di Confindustria e Federmanager, geniale intuizione delle Fonti istitutive ed esempio di successo di una dialettica sindacale a servizio di entrambe le parti nell’interesse degli iscritti.

 

Pietrarsa da Officina a Museo Nazionale Ferroviario

Orgoglio tutto italiano: il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa oggi rappresenta uno dei poli culturali e turistici più importanti del Mezzogiorno

Il Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa è situato in un luogo importante per la storia delle ferrovie italiane. Qui, lungo questa direttrice della linea Napoli-Salerno che costeggia l’area del Museo, il 3 ottobre 1839 veniva inaugurata la prima strada ferrata d’Italia. Era lunga 7.411 metri e congiungeva Napoli a Portici. Il tragitto fu percorso in 11 minuti, da due convogli progettati dall’ingegnere Armand Bayard de la Vingtrie, su prototipo dell’inglese George Stephenson. Lo sviluppo di questi primi collegamenti ferroviari diede avvio ad un periodo di particolare fervore industriale che vide la siderurgia e la metalmeccanica assumere il ruolo di industrie leader nel Regno delle Due Sicilie.

Una tappa fondamentale di questo processo fu senza dubbio la fondazione nel 1840, per volere di Ferdinando II di Borbone, del complesso industriale di Pietrarsa, realizzato non a caso sui terreni adiacenti la nuova ferrovia presso la “batteria francese” e nel 1844 esteso ad un’area compresa tra la spiaggia e la stessa linea ferroviaria. La nuova officina indirizzata per volere del sovrano alla costruzione e riparazione delle locomotive era un altro importante passo della politica borbonica tesa a svincolare il Regno dalla dipendenza industriale dall’estero. Il complesso comprendeva un grande capannone per il montaggio delle locomotive ed un vasto edificio chiamato “La Torniera”, a due navate, nel quale trovavano posto 200 operai. Nell’opificio si riparavano e costruivano locomotive con materiale fornito dall’Inghilterra. Nel 1847 lo stabilimento era in pieno sviluppo, vi lavoravano 500 operai che raggiunsero col tempo le 1250 unità.

La struttura delle officine

La struttura delle officine venne completata nel 1853. Si trattava del primo complesso industriale italiano, precedente di 44 anni la fondazione della Breda e di 57 quella della Fiat. Con l’Unità d’Italia, Pietrarsa passò in gestione al governo italiano. La produzione dello stabilimento era molto ampia: rotaie, locomotive, macchine a vapore, proiettili. Si effettuavano, inoltre, riparazioni ferroviarie e navali e si costruivano macchine e attrezzature per altri opifici. Dopo alterne vicende l’officina fu affidata in concessione alla Società Nazionale di Industrie Meccaniche e poi, con la stipula delle Convenzioni ferroviarie, nell’aprile del 1885, la gestione di Pietrarsa fu affidata alla Società Italiana per le Strade Ferrate del Mediterraneo. Nel luglio del 1905, con la nazionalizzazione della rete ferroviaria italiana, Pietrarsa divenne un’Officina delle Ferrovie dello Stato specializzata nella riparazione delle locomotive a vapore. Le FS modernizzarono l’impianto potenziando le apparecchiature e introducendo una nuova organizzazione scientifica del lavoro. Dopo la Seconda guerra mondiale, la definitiva affermazione della trazione diesel ed elettrica relegò l’uso delle vaporiere al solo traffico merci ed ai servizi sussidiari. Il declino del vapore segnava anche quello delle officine di Pietrarsa. La riconversione dell’impianto alle nuove tecnologie sarebbe stata troppo costosa per cui le attrezzature non vennero più rinnovate e lo stabilimento rimase esclusivamente adibito alla grande riparazione dei pochi rotabili a vapore rimasti in circolazione. Nel novembre 1975, le officine furono ufficialmente chiuse e, un mese dopo, l’ultima locomotiva di cui era stata effettuata la grande riparazione a Pietrarsa, lasciava lo stabilimento.

La nascita del Museo: tradizione e innovazione

Nel 1977, la proposta di trasformare le vecchie officine di Pietrarsa in Museo ferroviario veniva sottoposta al Consiglio d’Amministrazione delle FS, che esprimeva parere positivo. I lavori per l’adeguamento della struttura alla nuova destinazione venivano iniziati nel 1980 e, il 7 ottobre, 1989, in occasione del 150° anniversario della Napoli-Portici, il Museo veniva aperto al pubblico.

Nel 2013 il Museo è stato inserito tra gli asset storici della Fondazione FS Italiane che ha avviato un’azione di rilancio e valorizzazione dell’attività museale e di riqualificazione degli spazi. Il nuovo corso intrapreso ha reso Pietrarsa un moderno polo culturale e congressuale. Il grande progetto di restauro che la Fondazione ha potuto avviare grazie al sostegno del Gruppo FS ha comportato interventi di grande rilievo tecnico e strutturale estesi all’intero sito: dalle imponenti architetture dei padiglioni agli spazi all’aperto, al restauro estetico di tutti i rotabili storici che compongono la collezione. Pietrarsa è oggi una sede espositiva unica nel panorama nazionale per la suggestione degli ambienti e la ricchezza dei materiali conservati e rappresenta uno dei più importanti musei ferroviari d’Europa. Si sviluppa su un’area di 36mila metri q quadrati, di cui 14mila coperti. Le collezioni sono esposte negli antichi padiglioni dell’opificio borbonico che ospitavano i reparti specializzati nelle varie lavorazioni del ciclo produttivo connesso con il montaggio, lo smontaggio e la riparazione di locomotive a vapore e veicoli ferroviari. Tutti i padiglioni sono stati riqualificati con importanti lavori di consolidamento, restauro e ripulitura. Grande attenzione è stata indirizzata ai servizi e alle tecnologie con la realizzazione di una capiente sala cinema dotata di aggiornati sistemi per la proiezione video e di una sala congressi attrezzata con le più moderne tecnologie comunicative.

Gli interventi hanno interessato anche gli esterni del Museo con l’impegnativo restauro della statua in ghisa del 1843 dedicata al fondatore dell’opificio, Ferdinando II di Borbone e della pensilina liberty della stazione di Fiorenzuola d’Arda che abbellisce il piazzale sul mare di fronte alla palazzina d’onore. Ma a Pietrarsa il passato vive accanto al futuro e la fruizione del patrimonio storico conservata nel Museo sarà sempre più affidata alle nuove tecnologie: un primo esperimento di fruizione museale interattiva si è realizzato attorno al modello originale della Bayard con l’installazione di un evoluto sistema multimediale di “realtà aumentata” che consente al visitatore, mentre si trova davanti a questa antica locomotiva, di vivere sensorialmente, grazie all’uso di proiezioni tridimensionali, un vero e proprio viaggio nel tempo, nella storia ferroviaria d’Italia.

Un progetto che sarà esteso, a breve, anche ad altre zone del Museo trasformando il percorso dei visitatori in una esperienza multimediale di grande suggestione. Grazie a questi interventi il Museo di Pietrarsa rappresenta oggi uno dei poli culturali e turistici più importanti della Campania ed una delle più rilevanti realtà convegnistiche del Mezzogiorno d’Italia.