Istituto Italiano di Tecnologia

L’importanza della ricerca e di giovani talenti

L’importanza della ricerca e di giovani talenti

A rispondere alle “3 domande” di questo numero è Valeria Giliberti, 32 anni, ricercatrice post-doc all’Istituto Italiano di Tecnologia di Roma (Center for Life NanoScience, CLNS-IIT), ente che sostiene collaborazioni tra gruppi di ricerca e aziende private volte a favorire lo sviluppo scientifico e tecnologico della realtà italiana

Secondo l’annuario Scienza e Società 2020, l’Italia appare debole sul fronte dell’innovazione, si piazza al 27° posto per la spesa in ricerca e all’8° in termini di risultati ma, dato ancor più significativo, 9 ricercatori talentuosi su 10 non sono adeguatamente attenzionati dai media. I mesi appena trascorsi hanno prepotentemente ridefinito l’ordine delle priorità a livello globale, ponendo il settore della ricerca in primo piano per lo sviluppo scientifico e tecnologico di ogni Paese. La pandemia, in un certo senso, ha ricordato a noi Italiani che siamo un Paese ricco di giovani talenti capaci di distinguersi e competere su scala mondialeL’Istituto Italiano di Tecnologia rappresenta, in tal senso, un’eccellenza del nostro territorio. Abbiamo chiesto a Valeria Giliberti di raccontarci la sua esperienza di giovane ricercatrice.

Dottoressa, cosa l’ha portata all’IIT e di cosa si occupa nello specifico?

Dopo la laurea in Fisica e il dottorato in Scienza dei Materiali, ho scelto di orientare il mio percorso lavorativo volendo coniugare l’attività di ricerca di base con progetti che avessero una valenza più tecnologica e applicativa. L’ITT rende possibile quella sinergia tra ricerca e applicazione che può definire il destino di ogni progetto scientifico. All’interno del CLNS-IIT, sono impegnata in varie attività di ricerca di base. Sono stata responsabile di unità di ricerca del progetto “Microscopio Confocale TeraHertz per diagnostica tumori della pelle”MiCOTED, finanziato dalla Regione Lazio e co-finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del bando LIFE2020 del Programma Operativo FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale) 2014-2020.Di cosa si tratta in particolare?  Qual è il valore aggiunto di un progetto di ricerca cofinanziato a livello europeo?

Parliamo di un progetto imprenditoriale di sviluppo di tecnologie avanzate per la progettazione e la realizzazione di dispositivi biomedicali.  MiCOTED vanta come principale partner l’azienda Crisel Instruments, leader nel campo della strumentazione per la microscopia e la spettroscopia e incarna l’intento di mettere in sinergia l’attività di ricerca e il sostegno prezioso di partner privati, laddove sembra profilarsi un vicendevole vantaggio tra sviluppo scientifico-tecnologico e iniziativa imprenditoriale. Le attività riconducibili a MiCOTED hanno reso disponibile un microscopio operante nella banda elettromagnetica del TeraHertz. Tale strumento potenzialmente potrebbe ampliare le possibilità di diagnosi di anomalie cutanee, tramite un’indagine in profondità, ma non invasiva, di tessuti al di sotto dell’epidermide, che risultano opachi alla luce visibile.

Pubblico e privato a supporto di scienza e tecnologia. Un lavoro di squadra dunque? Come si coniuga il lavoro della ricerca con il mondo dell’impresa?

Personalmente ritengo fondamentale segnalare come ricaduta positiva di questo progetto il proseguimento della collaborazione con Crisel Instruments, che continua altresì a favorire l’avanzamento delle attività sperimentali iniziate in fase progettuale. Ho trovato particolarmente significativo poter mettere a disposizione le mie conoscenze scientifiche, nel campo della tecnologia nella banda elettromagnetica del TeraHertz, al fine di contribuire allo sviluppo di ambiti di ricerca così prossimamente connessi al benessere e alla salute delle persone. 

Grazie Dottoressa. Cogliamo l’occasione per porgerle i nostri auguri per la recente maternità. La sua storia di impegno e successo, ci indica da dove ripartire per lasciare ai nostri figli un Paese in cui restare è la scelta più intelligente, non la più coraggiosa.

Valeria Gilberti, ricercatrice presso l’Istituto Italiano di Tecnologia di Roma