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Dalla donazione alla sanità digitale. Il modello Ema Health tra innovazione, processi e impatto sociale

Dalla donazione alla sanità digitale. Il modello Ema Health tra innovazione, processi e impatto sociale

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Nell’intervista di Emanuele Schirru a Chiara Schettino e Filippo Toni, giovani founder di Ema Health, emerge chiaramente che, digitalizzare la sanità, non significa trasferire online processi esistenti, ma ripensarli, eliminare inefficienze e utilizzare nel modo migliore i dati.

Ema Health è una realtà HealthTech italiana fondata da Chiara Schettino e Filippo Toni. Il primo ambito di applicazione è la donazione di sangue, con ROSSO, la piattaforma che semplifica la ricerca del centro e la prenotazione.

Oggi l’azienda amplia il proprio raggio d’azione con EmaOS, per digitalizzare i processi delle strutture sanitarie e dei centri di raccolta, e Corporate LifeSavers, il programma che coinvolge le imprese nella promozione della donazione, rendendo misurabile l’impegno sociale.

Abbiamo incontrato i founder per parlare di tecnologia, management, ESG e innovazione.

Filippo Toni e Chiara Schettino, founder di Ema Health

Siete partiti dalla donazione di sangue, un settore essenziale ma caratterizzato da processi frammentati. Quale problema avete individuato?

Risponde Chiara Schettino:

In Italia esiste un sistema trasfusionale di enorme valore, ma l’esperienza del cittadino e i processi organizzativi presentano livelli di digitalizzazione differenti.

Ci siamo messi nei panni di chi si avvicina alla donazione: dove posso donare? Come trovo il centro più vicino? Come prenoto? Ogni barriera può diventare un motivo per rinunciare.

ROSSO semplifica il percorso, consentendo di trovare il punto di raccolta e prenotare dallo smartphone. Abbiamo poi capito che occuparsi soltanto del donatore non bastava: bisognava guardare all’intera filiera.

ROSSO vi ha fatto conoscere, ma oggi il vostro modello è più ampio. Come si sta evolvendo?

Risponde Chiara Schettino:

ROSSO interviene sull’esperienza del donatore; EmaOS è dedicata alle strutture sanitarie e ai centri di raccolta, per digitalizzarne i processi.

In sintesi, ROSSO lavora sull’esperienza del donatore, EmaOS sull’efficienza della struttura. Vogliamo costruire un ecosistema che migliori i servizi, la qualità dei dati e la capacità di programmazione.

Quali inefficienze volete eliminare nelle strutture sanitarie attraverso EmaOS?

Risponde Filippo Toni:

Una parte importante dell’innovazione consiste nel rendere più efficienti le attività quotidiane che assorbono tempo e risorse. EmaOS punta a semplificare i flussi operativi, ridurre le attività manuali e rendere le informazioni più accessibili.

Per noi il principio è chiaro: la tecnologia deve semplificare il lavoro e liberare tempo, non aggiungere complessità. È un insegnamento valido anche oltre la sanità. 

Quale ruolo possono avere dati e intelligenza artificiale nel sistema trasfusionale?

Risponde Filippo Toni:

Digitalizzare i processi e strutturare i dati permette di migliorare la programmazione. La donazione dipende da variabili come stagionalità, distribuzione territoriale, disponibilità dei donatori e fabbisogni. La tecnologia può aiutare ad analizzarle e supportare chi organizza la raccolta. Vogliamo prevenire le criticità anziché limitarci a reagire alle emergenze. Gli algoritmi devono supportare, non sostituire, le decisioni delle persone. 

Con Corporate LifeSavers avete portato la donazione nelle aziende. Perché un’impresa dovrebbe occuparsi di sangue?

Risponde Filippo Toni:

Perché l’impresa è una comunità capace di generare impatto sul territorio. Corporate LifeSavers coinvolge i dipendenti attraverso informazione, tecnologia e iniziative dedicate alla donazione.

L’azienda offre così alle proprie persone la possibilità di partecipare concretamente. La responsabilità sociale diventa anche uno strumento di welfare, engagement, employer branding e promozione della prevenzione. 

Il fattore Social dell’ESG è spesso difficile da tradurre in numeri. La donazione può diventare un indicatore misurabile di impatto?

Risponde Chiara Schettino:

È una delle direzioni su cui lavoriamo. Corporate LifeSavers punta a misurare la partecipazione attraverso indicatori come dipendenti raggiunti, adesioni, prenotazioni, nuovi donatori e continuità delle donazioni.

Questi dati aiutano le imprese a integrare il progetto nella strategia di sostenibilità e a comunicarne i risultati.

Un esempio significativo è Generali, che partecipa al programma da tre anni. Collaborazioni durature dimostrano come la donazione possa diventare parte di un percorso aziendale strutturato.

 

Qual è il business case di Corporate LifeSavers per un CEO o un HR Director?

Risponde Chiara Schettino:

Purpose, reputazione ed engagement non si costruiscono soltanto attraverso la comunicazione: le persone chiedono coerenza tra ciò che le aziende dichiarano e ciò che fanno.

Corporate LifeSavers rende questa coerenza concreta, coinvolgendo i dipendenti. Per il management significa lavorare su responsabilità sociale, welfare, employer branding e senso di appartenenza, con risultati tangibili in termini di partecipazione e donazioni.

La nostra proposta è passare dalla Corporate Social Responsibility raccontata a una responsabilità sociale partecipata e misurabile. 

Come si innova in un settore regolamentato come la sanità, facendo dialogare startup e istituzioni?

Risponde Chiara Schettino:

In sanità non si innova contro il sistema, ma insieme al sistema. Le startup sono portate a correre, mentre istituzioni e strutture devono rispettare responsabilità, procedure e vincoli.

La sfida è costruire un linguaggio comune. Dialoghiamo con istituzioni, strutture sanitarie, professionisti, associazioni, università e imprese per fornire strumenti che aiutino ciascuno a svolgere meglio il proprio ruolo.

Servono ambizione e pazienza: una visione di lungo periodo e la capacità di costruire ogni passaggio insieme agli interlocutori.

Dove dovrebbe essere Ema Health tra cinque anni per potersi dire soddisfatta?

Rispondono Chiara Schettino e Filippo Toni:

Vorremmo rendere la donazione più semplice e i processi delle strutture più efficienti. Continueremo a far crescere ROSSO e a sviluppare EmaOS, valorizzando i dati per migliorare la programmazione e anticipare le criticità.

L’obiettivo è rendere la disponibilità di sangue sempre più programmabile, affinché l’emergenza diventi progressivamente l’eccezione. Guardiamo anche all’internazionalizzazione, perché il problema riguarda molti Paesi.

Nel lungo periodo vogliamo applicare la nostra esperienza ad altri processi sanitari. Molti problemi, infatti, non richiedono necessariamente una nuova cura, ma processi migliori, dati migliori e tecnologie capaci di mettere in relazione ciò che oggi è frammentato. È su questa visione che vogliamo costruire il futuro di Ema Health.

 

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