ripartenza

Editoriale del Presidente

Ci siamo. Ci ritroviamo dopo un’estate per certi versi unica: una ripresa dopo la pausa estiva, ma di fatto il riavvio post lockdown.

Siamo in piena fase di ripartenza, tanto urgente quanto necessaria, a dispetto di una situazione sanitaria ancora delicata per l’andamento poco rassicurante dei contagi. Un momento storico che richiede il massimo sforzo per ripartire, pur tenendo conto dei nuovi stili di vita imposti dal virus.

Di fronte alla gravità della situazione, è il momento dell’assunzione di responsabilità, da parte di tutti, a livello individuale e personale ma anche, se non soprattutto, come Associazione di categoria. I quasi 10.000 manager iscritti alla nostra Associazione rappresentano un patrimonio umano e professionale, un grande orgoglio per la nostra organizzazione e nel contempo una fortissima responsabilità. I numeri continuano a premiarci: l’azione svolta all’interno e all’esterno della nostra organizzazione ha portato ad un notevole incremento, nonostante le pesanti defezioni fisiologiche dovute a questioni anagrafiche, a perdite di qualifica e trasferimenti di sede. Peraltro, i primi mesi di questo difficile 2020 confermano il trend di crescita.

Ripartiamo quindi da noi e da quello che abbiamo sempre fatto. Come è noto Federmanager Roma non si è mai fermata, lavorando in smartworking e portando avanti, senza soluzione di continuità, il lavoro di tutela e assistenza dei propri associati.

Abbiamo seguito con costante impegno i progetti sul nostro tavolo, a cominciare dal progetto di politiche attive “Smart Energy per PMI” finanziato da 4Manager, che è entrato nella sua fase operativa e avremo modo, nei prossimi numeri, di raccontarne l’evoluzione che ci auguriamo possa essere ancor più positiva rispetto al più che soddisfacente progetto “Open Innovation Manager” di cui leggerete nelle pagine più avanti.

Continua poi a confermarsi un prodotto eccellente in tema di Formazione e Politiche attive “BeManager”, il nostro percorso di Certificazione delle Competenze Manageriali volto ad offrire alle aziende, e in particolare alle PMI, professionalità certificate indispensabili per affrontare il difficile cambiamento che ci attende. “BeManager” ha ottenuto il riconoscimento formale dell’Ente italiano di accreditamento, Accredia, che ha conferito al Disciplinare tecnico utilizzato da Federmanager e da Rina Services, Ente terzo di certificazione, l’importante valutazione di conformità a tutti i requisiti di legge previsti per il settore di attività.

Altra conferma importante riguarda il settore Salute, da sempre prioritario per la nostra organizzazione. Come noto dai primi mesi del corrente anno il caricamento delle richieste di prestazione on line da parte degli iscritti Fasi e Assidai viene effettuato attraverso il portale IWS – Industria Welfare Servizi SPA.

Federmanager Roma tiene inoltre sempre alta l’attenzione sulla questione delle pensioni.  Stiamo aspettando a breve la decisione della Corte Costituzionale che per la metà del mese di ottobre dovrebbe pronunciarsi sul famoso ricorso presentato contro il taglio delle pensioni medio-alte. Nell’attesa continueremo comunque a vigilare affinché vengano fatti tutti i passi necessari per opporsi ad una operazione che penalizza fortemente chi ha versato somme ingenti per tutta la vita lavorativa e che per questo, appare profondamente ingiusta e, per molti, anticostituzionale.

Ripartiamo quindi da noi e soprattutto ripartiamo dalla centralità del nostro territorio come fulcro della ripresa.

Le eccellenze della nostra regione diventano sempre più un bene da tutelare e da divulgare, un punto da cui partire per costruire insieme una nuova prospettiva di sviluppo. E lo spieghiamo bene nelle pagine di questa rivista raccontando di ben tre realtà che, in maniera oltretutto sinergica, si stanno distinguendo per  l’impegno in prima linea nella lotta contro il coronavirus: l’istituto di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, fulcro della lotta al virus, l’IRBM di Pomezia, il meglio della tecnologia biomedica distribuita in  22 mila metri quadrati di laboratori, dove si sta lavorando su uno dei vaccini anti-Covid e lo stabilimento Catalent di Anagni che si occuperà dell’infialamento di circa 400 milioni di dosi, non appena ottenuta l’autorizzazione dalle agenzie regolatorie e sempre che la sperimentazione confermi l’esito positivo del percorso avviato.

D’altronde, come spesso succede in momenti di crisi epocali, anche gli effetti di questa pandemia, seppure devastanti, possono rappresentare uno snodo importante, un’occasione di cambiamento che, se ben governati, possono offrire nuove opportunità e nuove prospettive.  È indubbio che il nostro territorio sta giocando un ruolo fondamentale in questa battaglia grazie all’impegno e alla competenza di vere e proprie eccellenze nel settore.  

Non solo. Nei prossimi anni l’Unione europea metterà a disposizione dei Paesi membri un ammontare di risorse mai sperimentato prima grazie anche al “Recovery and Resilience Facility”, meglio noto come “Recovery Fund”.

Tuttavia, il pericolo che questi fondi non vengano utilizzati al meglio, che si imbriglino nelle maglie della burocrazia o che, peggio, vengano sprecati per mancanza di visione è una preoccupazione reale, un pericolo da scongiurare, senza contare che una buona parte andranno comunque restituiti. Motivo in più affinché le competenze della dirigenza vengano coinvolte nell’intero processo di ripartenza, fin d’ora, nella redazione del piano programmatico di riforme strutturali su cui il Governo sta lavorando ma anche, e soprattutto, nelle fasi concrete di applicazione degli interventi che da lì scaturiranno. Siamo sempre più convinti che il management possa offrire al nostro paese un bagaglio di competenze e professionalità che, in questo momento, diventa imprescindibile.

Con una corretta gestione dei fondi europei e certezza sulla destinazione delle risorse, sarà possibile dare un segnale concreto per la ripresa economica del nostro Paese.

Oltretutto, le risorse del Recovery Fund sembra che possano concorrere anche alla riduzione del cuneo fiscale.  La Commissione Europea pare non sia contraria ad usare il denaro del Fondo per alleggerire la pressione fiscale in Paesi dove questa è molto elevata, come appunto l’Italia.

In questo complesso quadro, la nostra Organizzazione intende continuare, con convinzione, a dare il proprio apporto ad una progettualità oggi indispensabile. Un primo passo è stato quello di partecipare nel mese di luglio, come associazione di categoria, al sondaggio lanciato da LazioLab – la cabina di regia tecnico-politica della Regione Lazio – per capire come meglio investire queste risorse. Un contributo doveroso partendo dal presupposto che la dirigenza, per la centralità della propria funzione, possa e debba avere molto da dire, e da dare, per la rifondazione dell’economia e della società.

Appare evidente quindi che sia questo il momento di spingere su provvedimenti oggettivamente urgenti e non più rinviabili: l’alleggerimento delle tasse sul lavoro e sulle imprese; la drastica semplificazione burocratica; il taglio delle spese improduttive; la valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale dove Turismo e Cultura, pilastri della nostra economia, rischiano di sgretolarsi, con enorme perdita di occupati.  Fondamentale sarà una rinnovata attenzione alla scuola e alla promozione della ricerca; maggiori incentivi all’innovazione tecnologica, all’internazionalizzazione delle imprese e all’inserimento di figure manageriali nelle Piccole e Medie Imprese che sono il tessuto connettivo del nostro territorio e rappresentano il 92% delle imprese attive sul territorio.

D’altra parte, come Federmanager Roma, abbiamo da sempre sostenuto la necessità di una programmazione per superare la crisi che vivono Roma e il Lazio, con un preoccupante stallo progettuale e di pianificazione. Il nostro contributo si è reso evidente nella elaborazione dello studio “Le prospettive di Roma capitale alla luce delle tendenze in atto”, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, che concentra l’attenzione sul futuro, al 2030, e le aspettative nei settori della mobilità, sanità, fabbisogno abitativo, fabbisogno edilizio scolastico ed evoluzione economica di Roma e dell’intera sua provincia.

Il prossimo 29 ottobre, come già comunicato, terremo la nostra Assemblea Annuale. All’interno del numero troverete l’inserto di convocazione e tutte le informazioni nel dettaglio. Aggiungo che quest’anno abbiamo scelto, per questioni di opportunità legate al momento che stiamo vivendo, di limitare i lavori dell’Assemblea alla parte privata, strettamente riservata ai soci e agli adempimenti statutari di approvazione del Bilancio.

Concludo augurando a tutti voi una buona ripresa dopo un’estate difficile come difficile si prospetta l’autunno ormai alle porte. Abbiamo davanti un orizzonte carico di incognite ma sono fiducioso che sapremo affrontare anche questa prova e che ognuno di noi troverà le giuste motivazioni per superare il momento critico che ci accomuna.

 

Fare bene fare in fretta

Fare bene e fare in fretta

L’approvazione del piano Next Generation Eu ci impone il compito di spendere in fretta e nel migliore dei modi i fondi disponibili per ridare slancio al nostro sistema economico, individuando, con il contributo di tutti, settori strategici e priorità. Per riuscirci servono competenze

Anche nel periodo più buio della pandemia abbiamo sempre sostenuto che divergenze o localismi non avrebbero portato risultati. Abbiamo ribadito la necessità di scelte condivise, di coesione tra i territori e tra le Regioni, abbiamo ricordato più volte che un Paese coeso e unito è quello di cui tutti abbiamo bisogno.

La ripresa deve necessariamente passare da un piano di politica industriale che non può quindi prescindere dal contributo congiunto del Governo e delle istituzioni ma anche dei territori, delle aziende e dei manager. Adesso che abbiamo alle spalle anche la recente competizione elettorale, ci auguriamo che tutti gli sforzi siano diretti a sciogliere i nodi strutturali del nostro sistema economico, realizzando gli interventi di cui il territorio necessita. Abbiamo di fronte una opportunità storica che non possiamo perdere.

L’approvazione del piano Next Generation Eu ha portato già in dote un rafforzamento dell’Unione europea. È stata la dimostrazione storica dell’importanza di questa istituzione, che è riuscita a far prevalere una visione politica e di solidarietà reciproca dopo lunghi negoziati che rischiavano di pregiudicarne persino il senso.

A noi spetta il compito di spendere nel migliore dei modi e in fretta i fondi disponibili per ridare slancio al nostro sistema economico ma anche alle comunità regionali e locali. Non parlo solo dello stanziamento europeo, ma di tutte le misure che in questi ultimi mesi sono state adottate per far fronte all’emergenza, sostenere lavoratori e famiglie.

Sia chiaro a tutti che questo è il tempo degli investimenti. È questa l’occasione per sanare ritardi accumulati da anni in tema di infrastrutture, opere grandi e piccole, innovazione, reti digitali, sostenibilità e riconversione green dell’industria. Aggiungo che mi piacerebbe pensare che, poiché stiamo facendo debito, poiché saranno le generazioni future a sostenerne il peso maggiore, tutte le forze politiche e sociali si impegnino a sostegno della scuola, dell’istruzione e della ricerca.

Enti territoriali, politici locali, associazioni di categoria sono già partite all’assalto per conquistare una quota dei fondi europei destinati all’Italia (81,4 miliardi in sussidi e 127,4 in prestiti). È quindi urgente predisporre al più presto piani di impiego delle risorse che siano seri e credibili individuando i settori strategici e le priorità su cui puntare. Un forte indirizzo nazionale, concordato poi con gli enti locali, e una gestione che sia il più possibile vicina ai territori sono gli ingredienti necessari per avere un Paese più equo e più competitivo.

Ci vogliono competenze per riuscirci, non mi stanco mai di ricordarlo. Solo la competenza ci fa andare avanti. I manager anche in questo periodo hanno dimostrato di saper reagire alla complessità organizzativa, gestionale, finanziaria conseguente all’emergenza. Noi, come organizzazione di rappresentanza, ci mettiamo a disposizione di tutti i livelli di governo per realizzare questo decisivo progetto per il Paese.

Roma: dalla crisi la forza di crescere

L’assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro del comune di Roma Carlo Cafarotti ha risposto ad alcune nostre domande. Cerchiamo di capire come, in ambiti strategici per la ripresa economica, la capitale stia reagendo alla crisi post coronavirus

Seppure in sofferenza, con ancora negli occhi e nella memoria il dramma di oltre 60 giorni di lockdown e di una città spettrale come non l’avevamo mai vista, Roma, la Capitale, sta ripartendo. Tante le incognite legate al presente e al futuro, da un’economia cittadina che con fatica sta provando a rimettersi in moto, ad imprescindibili necessità, come la ripresa del flusso turistico e la pianificazione di interventi a favore dei cittadini. Per cercare di fare chiarezza e di comprendere come l’amministrazione intende rispondere a queste e ad altre urgenze, abbiamo rivolto qualche domanda a Carlo Cafarotti, assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro del comune di Roma. Ci auguriamo che questi mesi faticosamente trascorsi possano rappresentare un’occasione di rinnovata crescita per la città. Federmanager Roma, come recentemente sottolineato in occasione della presentazione dello studio “Le prospettive di Roma capitale”, crede che la nostra città, tanto più oggi, abbia bisogno di ritrovare fiducia nel futuro e recuperare una visione a lungo termine che superi l’emergenza.

Carlo Cafarotti, Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro del comune di Roma

Alla luce del Decreto Rilancio e delle misure preventive imposte per la Fase2, come giudica la risposta di Roma? La Capitale è pronta a ripartire? Di cosa non si potrà fare a meno per riavviare l’economia della città?

 A mio avviso Roma si è correttamente riavviata verso la ripartenza: il terziario avanzato ha fatto ampio ricorso allo smart working, e con successo direi. Purtroppo tanta parte del PIL romano è legato alla presenza fisica delle persone, dei clienti. Basti pensare all’industria del turismo e a tutte le imprese in generale, che faticano a tornare ai livelli precedenti di redditività necessaria a garantirne la sopravvivenza. I flussi di turisti e in generale la presenza fisica delle persone sono in tal senso irrinunciabili.

Ha dichiarato recentemente che è massima priorità del suo assessorato salvare commercio e turismo e ha rivolto in tal senso un appello al ministro Franceschini. Ha avuto qualche riscontro utile? Quali sono a suo avviso gli ostacoli più grandi e quali le misure indispensabili per consentire al comparto di ripartire?

In parte abbiamo avuto riscontro, è oltremodo necessario lavorare con ENIT al piano di comunicazione coordinato del “Sistema-Paese Italia”, una campagna nazionale per il rilancio del settore. Il turismo merita molta attenzione, dato il suo peso economico. Di sicuro, una chiave per la riconquista dei flussi di turisti stranieri è quella della sicurezza sanitaria: ad oggi, la “destinazione Italia” potrebbe essere ancora percepita come “rischiosa”. A questa suggestione vanno contrapposte iniziative puntuali, mi riferisco in particolar modo alle certificazioni “Safe Tourism” cui stiamo lavorando e che, a mio avviso, ogni città e regione dovrebbe conseguire, per l’intera filiera turistica, unitamente a una relativa campagna marketing.

Sul fronte Lavoro, come ha reagito Roma alla crisi dovuta alla pandemia? Quali passi ha compiuto e intende compiere l’amministrazione capitolina per aiutare gli imprenditori e sostenere l’occupazione sul territorio?

Nei limiti delle disponibilità finanziarie degli Enti Locali, abbiamo posticipato tutti i maggiori pagamenti dovuti (es. tassa di soggiorno, COSAP, TARI, etc.) proprio per dare un respiro alle casse delle aziende. A Roma, stiamo lavorando all’esenzione COSAP per l’anno 2020. Quanto all’ipotesi di annullamento degli altri tributi, come richiesto da più parti, è necessaria una compensazione governativa.

Su Roma sono stati realizzati molti studi e relativi convegni. Tra questi ricordiamo: lo Studio promosso dalla Camera di Commercio (coordinato dal prof. De Masi), quello presentato da Unindustria (con la collaborazione di European House Ambrosetti) e, ultimo in ordine cronologico, lo Studio Federmanager Roma in collaborazione con l’Università La Sapienza. Tutti questi lavori hanno un unico comun denominatore: la necessità di dare un indirizzo strategico di medio-lungo periodo alle iniziative di rilancio della Capitale. Quale il vostro progetto a riguardo?

La pianificazione strategica è al centro del nostro operato: abbiamo già concluso i lavori nel settore del turismo, con il piano FUTOUROMA. In questo momento stiamo lavorando alla pianificazione dell’intera filiera agroalimentare: dalla produzione alla nutrizione, il cosiddetto “Piano Agrifood”. Successivamente avvieremo i lavori con focus sullo “Smart Business“, focalizzandoci sull’utilizzo intensivo delle tecnologie. La visione strategica della città è fondamentale e plasmerà lo sviluppo della capitale nei prossimi anni: questo lavoro sarà patrimonio della Capitale.

Prima del lockdown il suo assessorato aveva dato avvio ad una serie di consultazioni con le parti sociali e altre istituzioni, compresa Federmanager Roma, per avviare un percorso programmatico. Il discorso è riprendibile?

Assolutamente sì, la partecipazione di tutti gli stakeholder, coordinata dall’Ente, è un ingrediente necessario al buon esito del percorso programmatico.

In proposito uno dei problemi ricorrenti (non solo per la realtà di Roma), enfatizzato anche nella gestione della pandemia, è rappresentato dalla complessità dei rapporti tra istituzioni: regioni, comuni, aree metropolitane e ciò che resta delle province. Come avviare una sinergia concreta tra le parti?

Ho potuto toccare con mano gli effetti collaterali della frammentazione di responsabilità tra gli Enti ed assistere a casi di mancato coordinamento tra gli stessi. Con i colleghi regionali di riferimento (Sviluppo Economico e Turismo) c’è un buon canale. Osservo però che la Capitale d’Italia non dovrebbe essere istituzionalmente intermediata dalla Regione nei rapporti con il governo, questo molto spesso è causa di rallentamenti. Ritengo che la riorganizzazione di questi processi e interazioni dovrebbe essere frutto di un lavoro dedicato da parte del Governo e del Parlamento, perché la stratificazione di competenze, e leggi, rende tutto estremamente farraginoso.

Scelte giuste, scelte obbligate

Scelte giuste, scelte obbligate

Scelte giuste, scelte obbligate. Nell’avvio della “fase 2” prioritarie rimangono la sicurezza e la salute. Al governo chiediamo linee guida comuni che tutelino i posti di lavoro, evitando confusione, superando contrapposizioni e riconoscendo il ruolo fondamentale che le organizzazioni di rappresentanza svolgono sul piano operativo. Servono responsabilità e competenza, per questo è importante affidarsi ai manager d’azienda

È con prudenza, ma grande determinazione che dobbiamo avviare la cosiddetta “fase 2”, una fase estremamente delicata, in cui è indispensabile non commettere errori, ma anche muoversi con slancio, rapidità ed efficienza.

Come ho più volte sostenuto, la questione va posta sul “come” ripartire, non certo sui tempi. A chi mi ha chiesto finora quando riaprire l’industria, ho sempre risposto subito. Perché è il “come” aprire l’unica vera variabile da considerare.

La prima scelta riguarda la sicurezza e la salute dei lavoratori. Senza garanzie adeguate su questo, l’Italia può solo retrocedere. Seconda scelta riguarda la catena di comando. Una riapertura a “macchia di leopardo” come alcuni prospettano potrebbe essere un boomerang. Non ci possono essere divergenze o localismi nella ripartenza, bensì scelte condivise: un Paese coeso e unito è quello di cui tutti abbiamo bisogno.

Questo, attenzione, nel rispetto della ricca diversità territoriale che caratterizza il nostro tessuto industriale. Ogni industria, ogni piccola o media impresa deve essere lasciata libera di poter adottare le migliori soluzioni per la continuità del business in raccordo con tutti gli stakeholder e nel rispetto di un quadro normativo e autorizzativo chiaro.

Siamo ancora lontani da questo orizzonte. E questo è il terzo impegno da prendere.

Al governo chiediamo linee guida comuni che tutelino i posti di lavoro e la salute evitando confusione, superando contrapposizioni e riconoscendo il ruolo fondamentale che le organizzazioni di rappresentanza svolgono sul piano operativo. Mai come in questo momento la capacità di riorganizzare il lavoro e di tutelare la salute dei lavoratori deve passare attraverso chi ha l’onere della rappresentanza, con l’obiettivo di cambiare i vecchi modelli di relazioni industriali per disegnarne di nuovi.

Bisogna proteggere gli asset strategici, come ha fatto il Governo con la golden power ad esempio, ma anche irrorare di liquidità le imprese che possono vincere la sfida. Scegliendo, ancora una volta, chi sostenere, su cosa puntare, come muoversi in Europa.

Stime attendibili preannunciano che il Pil italiano si ridurrà di oltre il 10% nei primi due trimestri del 2020. In termini di finanza pubblica, il deficit previsto nel Def per il 2020 torna a livelli mai sperimentati dalla firma del trattato di Maastricht. Se guardiamo ai nostri conti, dobbiamo avvertire molto stringente l’obbligo di utilizzare bene le risorse che abbiamo. Stiamo facendo debito, un debito ingente che graverà sulle generazioni a venire. Perciò serve responsabilità. Ancora una volta, serve scegliere.

Ci vuole competenza, in questo momento, a tutti i livelli. Lo ripeto, non possiamo e non vogliamo sbagliare. Ma non possiamo certo restare immobili. Dobbiamo scegliere e agire, e affidarci a chi, come i manager d’azienda, dimostra di possedere la competenza per farlo.