emergenza

Fare bene fare in fretta

Fare bene e fare in fretta

L’approvazione del piano Next Generation Eu ci impone il compito di spendere in fretta e nel migliore dei modi i fondi disponibili per ridare slancio al nostro sistema economico, individuando, con il contributo di tutti, settori strategici e priorità. Per riuscirci servono competenze

Anche nel periodo più buio della pandemia abbiamo sempre sostenuto che divergenze o localismi non avrebbero portato risultati. Abbiamo ribadito la necessità di scelte condivise, di coesione tra i territori e tra le Regioni, abbiamo ricordato più volte che un Paese coeso e unito è quello di cui tutti abbiamo bisogno.

La ripresa deve necessariamente passare da un piano di politica industriale che non può quindi prescindere dal contributo congiunto del Governo e delle istituzioni ma anche dei territori, delle aziende e dei manager. Adesso che abbiamo alle spalle anche la recente competizione elettorale, ci auguriamo che tutti gli sforzi siano diretti a sciogliere i nodi strutturali del nostro sistema economico, realizzando gli interventi di cui il territorio necessita. Abbiamo di fronte una opportunità storica che non possiamo perdere.

L’approvazione del piano Next Generation Eu ha portato già in dote un rafforzamento dell’Unione europea. È stata la dimostrazione storica dell’importanza di questa istituzione, che è riuscita a far prevalere una visione politica e di solidarietà reciproca dopo lunghi negoziati che rischiavano di pregiudicarne persino il senso.

A noi spetta il compito di spendere nel migliore dei modi e in fretta i fondi disponibili per ridare slancio al nostro sistema economico ma anche alle comunità regionali e locali. Non parlo solo dello stanziamento europeo, ma di tutte le misure che in questi ultimi mesi sono state adottate per far fronte all’emergenza, sostenere lavoratori e famiglie.

Sia chiaro a tutti che questo è il tempo degli investimenti. È questa l’occasione per sanare ritardi accumulati da anni in tema di infrastrutture, opere grandi e piccole, innovazione, reti digitali, sostenibilità e riconversione green dell’industria. Aggiungo che mi piacerebbe pensare che, poiché stiamo facendo debito, poiché saranno le generazioni future a sostenerne il peso maggiore, tutte le forze politiche e sociali si impegnino a sostegno della scuola, dell’istruzione e della ricerca.

Enti territoriali, politici locali, associazioni di categoria sono già partite all’assalto per conquistare una quota dei fondi europei destinati all’Italia (81,4 miliardi in sussidi e 127,4 in prestiti). È quindi urgente predisporre al più presto piani di impiego delle risorse che siano seri e credibili individuando i settori strategici e le priorità su cui puntare. Un forte indirizzo nazionale, concordato poi con gli enti locali, e una gestione che sia il più possibile vicina ai territori sono gli ingredienti necessari per avere un Paese più equo e più competitivo.

Ci vogliono competenze per riuscirci, non mi stanco mai di ricordarlo. Solo la competenza ci fa andare avanti. I manager anche in questo periodo hanno dimostrato di saper reagire alla complessità organizzativa, gestionale, finanziaria conseguente all’emergenza. Noi, come organizzazione di rappresentanza, ci mettiamo a disposizione di tutti i livelli di governo per realizzare questo decisivo progetto per il Paese.

Lo spirito dei manager del dopoguerra

Per gran parte del sistema industriale e larghe fette del sistema produttivo, è difficile oggi fare previsioni di ripresa. Noi, quali eredi dei manager del dopoguerra, dobbiamo rifarci al loro spirito esemplare che ha reso possibile la ricostruzione del Paese

La tempesta del Covid-19 è piombata sulla nostra penisola del tutto inattesa, investendo il sistema industriale come una tempesta d’autunno che oscura una bella giornata di sole con basse nuvole nere spinte da venti burrascosi. Ancora alla metà di febbraio le nostre agende di lavoro erano piene di appuntamenti e di viaggi d’affari. La mente dei manager italiani era già protesa verso gli appuntamenti di fine inverno: le approvazioni dei bilanci, le assemblee e, per noi di Federmanager, il Consiglio Nazionale e le nomine per nostri preziosi enti previdenziali e assistenziali (il Fasi, il Previndai e tanti altri).

Poi, a partire dalla fine di febbraio, è accaduto l’impensabile. I primi appuntamenti importanti sono stati rinviati più che altro per ragioni cautelari ma, con l’inizio di marzo, la situazione è rapidamente precipitata. Credo che abbiamo vissuto tutti più o meno la stessa esperienza. Vedevo che, di giorno in giorno, la mia agenda si svuotava e le aziende cominciavano a sconsigliare vivamente le trasferte. Il venerdì mattina ho avuto un ultimo appuntamento a Firenze per me molto importante. Il treno era semivuoto e il personale di viaggio, vestito con mezzi di protezione, si teneva a debita distanza. Tornato a Roma nel pomeriggio ho saputo che la mia azienda stava per chiudere la sede e metterci tutti, giustamente, in smart working. Ho fatto un salto in sede a recuperare il computer e i documenti essenziali e sono andato via senza guardarmi indietro.

Le conseguenze di questa tempesta sul sistema produttivo sono state simili a quelle di una guerra, con l’azzeramento temporaneo di gran parte del sistema industriale e con larghe fette di sistema produttivo per le quali non esiste ancora la possibilità di fare una previsione di ripresa come, ad esempio, il mondo del turismo e dei locali da ballo.

La cosa peggiore è che oggi non è possibile immaginare quali saranno le reali conseguenze di ciò che è accaduto. E’ difficile prevedere l’andamento della pandemia ma ancora più difficile è immaginare dove andrà ad atterrare questa crisi economica. Quanti punti di PIL perderemo quest’anno? Forse dieci? Forse venti? Quali saranno le conseguenze sulle entrate fiscali? E quali i dolorosi provvedimenti che si dovranno prendere?

A causa delle responsabilità che gravano sulle loro spalle, i manager sono abituati a guardare lontano e i nostri occhi sono già fissi sull’autunno e sulla fine dell’anno, quando dovremo affrontare una recessione senza precedenti. La crisi del duemilanove, dalla quale peraltro non ci siamo ancora ripresi, è stata niente rispetto a quello che stiamo per affrontare. L’unico paragone possibile è quello del secondo dopoguerra. E quando, per la prima volta, ho formulato questo pensiero, mi è sembrato quasi un segno del destino. Perché molte volte, parlando nei nostri appuntamenti ufficiali delle Assemblee e dei Consigli di Federmanager Roma, mi è capitato di citare lo spirito dei manager italiani del dopoguerra, come quello spirito esemplare che ha reso possibile la ricostruzione del Paese. Noi oggi siamo gli eredi di quello spirito che abbiamo mantenuto vivo tenendo saldamente in pugno la barra del timone delle imprese nonostante l’ingratitudine da cui siamo stati sovente circondati.

Quando la crisi del debito si mostrerà in tutta la sua forza molti inizieranno ad osservare che in Italia il risparmio privato è superiore al debito pubblico e si ricomincerà a parlare di patrimoniale, di altri improvvidi provvedimenti a carico delle pensioni più alte ovvero, ancora peggio, di prelievi dai conti correnti. A questo punto, al netto degli aiuti europei, ci sarà una sola strada possibile: quella dell’acquisto di una parte del debito del Paese da parte degli Italiani stessi su base strettamente volontaria mediante l’emissione di buoni del tesoro di lunga durata, con un congruo periodo di divieto di alienazione e, soprattutto, defiscalizzati, anche se con un tasso di interesse molto basso. I manager italiani amano il loro paese e certamente non si tireranno indietro ed è ragionevole pensare che tutti insieme, con le altre categorie sociali e del lavoro, sapremo trovare la liquidità necessaria per tamponare la falla.

Superata l’emergenza sarà compito nostro come manager ripartire, ritrovando dentro di noi quello spirito dei manager del dopoguerra che fu dei nostri nonni e dei nostri padri. Noi e i nostri figli dovremo fare altrettanto e dovremo scoprire dentro di noi che ne siamo capaci.

Dovremo smettere di parlare a vuoto di eliminare la burocrazia. Questa volta dovremo eliminarla veramente la burocrazia. Dovremo convincere il Paese che costringere le industrie in una ragnatele di procedure inestricabili non elimina affatto i rischi ma elimina totalmente l’attività produttiva. In una recente trasmissione televisiva in cui si parlava del ritardo nell’acquisto delle mascherine ho sentito qualcuno dire che i ritardi delle gare erano il prezzo da pagare per avere garanzie sui prodotti e sul prezzo. La storia ci insegna che questa affermazione non è vera. L’unica vera garanzia è avere un manager che sia un uomo onesto e che, al contempo, conosca la qualità e il prezzo di quel tipo di prodotto. Solo in questo modo si potrà avere un acquisto rapido e con tutte le tutele. Sia pure nel benessere, o forse proprio a causa di esso, negli ultimi settanta anni il nostro Paese ha perduto progressivamente la cognizione di queste verità. Ma oggi ha l’occasione di rinascere per una seconda volta, affidandosi con fiducia ai manager per i quali lo spirito del dopoguerra non è mai finito.

Trasformare una crisi in crescita

Trasformare una crisi in crescita

Federmanager Academy ha realizzato per i propri iscritti un ciclo di 4 webinar gratuiti su storie aziendali di successo: svolti da docenti molto qualificati mirano a fornire strumenti per riconfigurare le proprie competenze

Il mondo è in crisi. Ma senza crisi non ci sono sfide, direbbe Einstein, e sono le sfide che portano a sviluppare inventiva e nuove strategie.

Reagire alla crisi trasformando questa emergenza in un’opportunità di crescita è quindi la sfida che Federmanager Academy ha scelto di proporre a manager e imprese, raccogliendo una richiesta dello stesso Presidente Cuzzilla. Se il Covid-19 ha cambiato il modo di vivere il mondo, facendo saltare gli eventi aggregativi, non per questo i manager devono fermarsi, ma è anzi venuto il momento di investire nella crescita personale e in una formazione che possa aiutare a trovare chiavi di lettura del proprio presente e buone idee per il futuro.

Per dare forza alla ripresa dei manager e trasformare un momento di crisis in opportunity, Federmanager Academy ha scelto di dare una risposta di tipo associativo realizzando per gli iscritti Federmanager un primo ciclo di 4 webinar gratuiti, svolti da docenti molto qualificati e miranti a fornire strumenti per riconfigurare le proprie competenze, in modo da ricominciare con un doppio vantaggio alla ripresa del ciclo economico.

Un percorso di cambiamento che coinvolge, ovviamente, diverse sfere della vita aziendale. Per tale ragione i webinar sono stati strutturati in modo da tenere presente questa dualità del manager: non solo lavoratore ma anche persona. Oltre ai docenti si è scelto quindi portare la testimonianza di alcune storie aziendali di successo, che hanno coinvolto in prima persona i dirigenti, tra cui Gianpiero Tufilli, iscritto di Federmanager Roma e membro del Coordinamento nazionale Giovani Dirigenti.

Il ciclo di webinar, che si affianca ai 22 corsi eLearning creati da Academy negli ultimi due anni, si è aperto con “Le neuroscienze e le decisioni in contesti di rischio: conoscere le dinamiche per decidere sotto pressione”: relatori Gino Saladini, medico-psicoterapeuta e criminologo, e Gianfrancesco Garino, Responsabile PMO ADM & MSIT di Ericsson Italia e anch’esso associato a Federmanager Roma. Il webinar ha dimostrato come il comportamento umano non sia solo il frutto di un confronto tra la nostra razionalità e la nostra psicologia, ma sia plasmato da entità come l’amigdala o l’ippocampo, i centri corticali superiori o la corteccia prefrontale. Questi equilibri sono ancor più delicati quando si vive in contesti di lavoro turbolenti, e quando si è costretti ogni giorno a competere sulla frontiera più esposta dell’innovazione, ma grazie agli strumenti legati alle neuroscienze i manager possono prendere le giuste decisioni, anche quando si è sotto pressione.

Il ciclo di webinar è continuato con una lezione sul cambiamento svolta da Elena Giannino, formatrice e coach certificata ICF, e con la testimonianza di Vanes Fontana, Direttore Generale di Grissin Bon, con il webinar “Organizzare un’azienda su due fronti: gestire una sovraproduzione e sperimentare lo Smart Working”. I due relatori hanno analizzato i cambiamenti che hanno coinvolto le aziende, ora “costrette” a lavorare da remoto, e ha fornito indicazioni per organizzare al meglio e motivare i team in questa nuova ottica produttiva.

Come noto, la crisi che ci ha coinvolto è di carattere mondiale, e per tale ragione Academy ha scelto di dedicare il terzo webinar alla Cina e alla necessità per le aziende italiane di individuare ora, e non solo dopo che sarà passata l’emergenza, le migliori opportunità per rinnovare il rapporto con questo Paese così lontano eppure trainante. Partendo dal confronto sugli stili manageriali presenti nei due Paesi, senza generalizzazioni ma con i principali concetti e alcuni casi reali, Francesco Boggio Ferraris, Direttore della Scuola di Formazione Permanente della Fondazione Italia-Cina, ha fornito un contributo concreto ai manager che intendono o intenderanno lavorare con la Cina a fine emergenza. Il webinar è stato completato dalla testimonianza di Gianpiero Tufilli sul suo lavoro di Chief HR Officer di ZTE Italia Group, sede alla quale il colosso cinese ha non solo riconosciuto autonomia e fiducia, ma affidato il ruolo di guida per allineare al caso italiano le altre presenze che ZTE ha in Europa.

L’ultimo appuntamento in ordine di data riguarda la questione emergenza Coronavirus dal lato sanitario e insieme della produzione, con il webinar “Un lavoro che diventa fra i più richiesti del mondo: sterilizzare strumenti sanitari e far fronte alla crescita”. Chi lavora in prima linea in questo settore ha un compito d’eccellenza: i tamponi e altri strumenti per salvare vite dipendono dai processi di queste imprese, e si crea una grande responsabilità morale e gestionale, ma anche un’emergenza produttiva. E allora, se tante volte si è parlato di business continuity per crash o altri eventi negativi improvvisi, come reagisce un manager quando tale crisi avviene per un overload di richieste? Un’inquadramento del problema si avrà con Annita Piermarini, consulente senior di Direzione, e Marco Fantoni, Direttore Generale di Sterigenics Italy, multinazionale che la business continuity ha dovuto realizzarla in concreto, per non tardare nella consegna di tamponi e altri strumenti per salvare vite.

Tutti i webinar saranno disponibili, sempre gratuitamente, agli iscritti Federmanager sul sito di Academy. In questi mesi abbiamo potuto constatare quanto la formazione a distanza si sia rivelata per i manager un concreto aiuto per crescere e migliorarsi; un percorso che Federmanager Academy intende continuare per preparare i manager alla ripresa, come faremo con un nuovo ciclo che partirà a breve (scriveteci da metà maggio su info@federmanageracademy.it).

Progetto per Amatrice: ricostruire dalle competenze

I dipendenti del Comune di Amatrice sono i destinatari di corsi di formazione, incentrati su competenze manageriali e modelli di leadership, per affrontare con strumenti innovativi la complessità degli interventi sul territorio. Un’iniziativa voluta da Federmanager nazionale, Federmanager Roma e Federmanager Academy, dall’alto valore simbolico e sociale

Quando l’amico e collega Massimo Bufacchi, vicesindaco e assessore del Comune di Amatrice dopo le elezioni amministrative del 26 maggio u.s., chiese a Federmanager Roma di fare dei corsi di formazione per i suoi dipendenti, con l’ambizione di poter arrivare un giorno ad una certificazione di qualità del Comune, ho immediatamente sposato il progetto con grande entusiasmo.

Medesimo entusiasmo ho riscontrato nel parlare dell’iniziativa al presidente Federmanager Stefano Cuzzilla e al presidente Federmanager Roma Giacomo Gargano. Allora ho pensato che le persone che abitano in questo borgo distrutto dal sisma del 2016, che hanno scelto di rimanere in questa terra bellissima in condizioni di estremo disagio, meritassero di ricevere un servizio di alto valore professionale.

Personalmente, ma credo sia un sentire comune, penso che qualsiasi azione piccola o grande che sia, fatta per Amatrice o per altri territori che hanno avuto la distruzione, in questo particolare momento storico in cui i riflettori della scena sono un po’ abbassati oppure rivolti altrove, abbia un altissimo valore simbolico e sociale.

Progetto per Amatrice: ricostruire dalle competenze

A tre anni dal terremoto che ha colpito le zone del centro Italia, la ricostruzione è ferma al 4%, si sono succeduti tre Commissari e anche con l’ultimo decreto del Governo, diventato legge pochi giorni fa, si è persa un’occasione bocciando alcuni emendamenti, tra i quali la proroga della zona franca urbana speciale fino al 2027, che avrebbero garantito agevolazioni ed esenzioni di lungo periodo permettendo di pianificare investimenti, sia a chi ha scelto di rimanere, sia a chi vorrebbe contribuire a fare rinascere quelle terre.

Per rispondere con un servizio di qualità alla richiesta del vicesindaco Bufacchi, mi sono rivolta alla nostra Federmanager Academy, al suo Direttore Federico Mioni, il quale, rispondendo anch’egli con grande entusiasmo, ha colto perfettamente lo spirito del messaggio da trasmettere a queste persone. “Ricostruire” dalle competenze manageriali per fornire modelli di leadership e affrontare con strumenti innovativi la complessità dei cambiamenti a livello mondiale a partire dagli interventi sui territori; un modo diverso di guardare ai fenomeni e il ruolo di un Comune che vuole governare l’emergenza ma vuole anche guardare avanti, andare oltre.

Progetto per Amatrice: ricostruire dalle competenze

Il mondo è in movimento, i problemi globali richiedono soluzioni globali e Amatrice deve imporsi uno scenario più ampio, con i suoi punti di eccellenza distintivi nella percezione di altri paesi. Il miglioramento di ogni organizzazione passa attraverso il cambio culturale, la sfida alla significatività delle strutture, processi e procedure esistenti, al cambiamento dello status quo e la capacità di stare insieme, di fare squadra, di integrarsi, di comunicare, nel rispetto dei reciproci ruoli, è parte fondamentale di questo processo evolutivo.

Il management e la formazione possono dare un contributo fondamentale quando rappresentano un modo di pensare e non solo un insieme di tecniche, quando spingono ad un confronto continuo, una education capace di innescare sul territorio un processo di crescita permanente.

Anche capitalizzando una tragedia come quella del terremoto, Amatrice potrà tornare ad essere una splendida realtà che guarda oltre se stessa, che vive nel mondo attuale governato dai cambiamenti e dalla comunicazione globale, sviluppando una maggiore consapevolezza dei propri punti di eccellenza mettendoli a sistema, rafforzando il dialogo tra tutti gli attori, facendo un’azione di marketing territoriale nella comunicazione delle competenze acquisite nel campo degli interventi emergenziali post terremoto, delle eccellenze gastronomiche, delle bellezze artistiche e paesaggistiche.