Il periodico di Federmanager Roma

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Roma Città Solare. Il contributo di Federmanager Roma alla smart city che nasce dal basso

Roma Città Solare. Il contributo di Federmanager Roma alla smart city che nasce dal basso

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Un libro come un viaggio nei sogni e nei desideri di chi sa che Roma è destinata a qualcosa di più grande. È il percorso scelto dagli autori, che si dipana attraverso capitoli pensati come una chiamata all’azione. 

“Questo non è solo un libro, è un manifesto”. Si apre così Roma Città Solare. La rivoluzione dal basso (Edizioni Themis, 2026), il volume curato da Leandro Aglieri che raccoglie in 28 capitoli idee e proposte della Consulta Roma Smart City Lab. Un organismo consultivo interamente volontario nel quale imprese, università, associazioni e cittadini lavorano accanto all’amministrazione capitolina.

Energia, mobilità, sicurezza, innovazione sociale: ne emerge un esperimento di co-creazione che mette al centro la persona, non la tecnologia.

Federmanager Roma partecipa attivamente alla Consulta fin dalla sua costituzione, sedendo nel Consiglio Direttivo per portarvi la voce della cultura manageriale. Ho avuto il piacere di subentrare in questo ruolo a Renato Fontana, raccogliendone il testimone, e di contribuire al volume con due capitoli che vorrebbero accompagnare il lettore dalla visione al metodo.

Nel capitolo 16, “Dai dati alle decisioni: costruire città veramente intelligenti”, parto da un principio: la tecnologia non è un fine, ma uno strumento per generare valore pubblico.

IoT, Big Data, intelligenza artificiale e digital twin consentono di passare da un’amministrazione reattiva a una anticipatoria, capace di intervenire prima che la criticità si manifesti.

La vera sfida, però, non è raccogliere il dato ma governarlo: interoperabilità, qualità informativa, responsabilità chiare, per evitare la frammentazione in silos digitali. Da qui la mia proposta di un registro pubblico degli algoritmi sul modello di Helsinki e Amsterdam, in linea con l’AI Act, insieme a inclusione digitale, privacy by design e attenzione al Data Act, che riduce il rischio di lock-in tecnologico.

Nel capitolo 17, “IoT e infrastrutture intelligenti”, scritto con Paolo Fusco (Sensoworks), traduciamo la visione in architettura. L’IoT diventa il sistema nervoso della città: un modello multilivello (sensori, edge, rete, piattaforma, applicazioni) alla base di una Smart Infrastructure Platform cittadina fondata su standard aperti e API pubbliche.

Gli ambiti prioritari sono la mobilità intelligente, le smart grid di quartiere con accumuli e comunità energetiche, il monitoraggio strutturale di ponti e viadotti, i digital twin per simulare gli scenari.

A garanzia dei cittadini proponiamo un Registro degli Algoritmi Urbani e una Roma City Dashboard con indicatori pubblici e confrontabili nel tempo.

I benefici sono concreti: manutenzione predittiva e meno interventi in emergenza, quindi minori costi straordinari e maggiore continuità dei servizi; meno congestione ed emissioni; meno dispersioni e più autoconsumo energetico; investimenti pubblici protetti dalla dipendenza dai fornitori; più fiducia, perché trasparenza e controllo civico diventano strutturali.

Il tutto con l’approccio che ci è più familiare come manager: ogni progetto smart va impostato come un programma di performance pubblica, con baseline, obiettivi quantitativi, tempi e responsabilità definite. Senza KPI pubblici, la smart city resta narrativa.

È questo il contributo che noi manager possiamo offrire alla città: metodo, misurabilità e responsabilità verso la comunità. Perché, come ho voluto concludere in entrambi i capitoli, la vera intelligenza di una città non risiede nei sensori, ma nella capacità collettiva di usarli per prendere decisioni migliori, più eque e più lungimiranti.

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