smart working

Innovazione e lavoro, tra presente e futuro

Innovazione e lavoro, tra presente e futuro

Federmanager Roma, lo scorso 30 novembre, ha organizzato il webinar dal titolo “Innovation Work. Il lavoro del Futuro. Il lavoro del Presente”, un momento di riflessione e di confronto sulle nuove modalità di lavoro e sui motivi di un rapido e per certi versi inevitabile cambiamento.

La pandemia ha imposto nuovi modelli, occorre comprendere ed incentivare una nuova ed innovativa normalità una volta terminata l’emergenza.

Ad aprire i lavori Gherardo Zei, Presidente di Federmanager Roma, che ha posto l’accento sulla utilità di conservare e perpetuare nel tempo quelle modalità di lavoro a distanza rivelatesi le più efficaci a livello assoluto, pur essendo nate come una necessità contingente a causa della pandemia. Ma – ha continuato Zei – senza mancare di riprendere, in modo ragionato, le attività in presenza laddove necessarie. Quale rappresentante a livello professionale del mondo delle telecomunicazioni, ha poi ribadito la necessità e l’urgenza che siano sviluppate infrastrutture di telecomunicazioni in grado, sempre meglio, di supportare le trasformazioni operative del mondo del lavoro e di consentire a queste nuove forme di lavoro agile di arrivare ad una fase di maturità.

A seguire Guelfo Tagliavini, Presidente TeSAv e Consigliere Federmanager Roma, ha illustrato il programma della giornata. Nella sua breve nota introduttiva ha voluto definire lo stato dell’arte dello smart working in Italia secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano. Questo non deve essere considerato solo come una soluzione ad un’emergenza. Serve un nuovo modo di lavorare che coniughi l’esigenza di produrre beni e servizi e sempre più elevati livelli di produttività, a quella di lasciare, a chi è il protagonista del lavoro, spazi più ampi di autonomia da destinare alle proprie esigenze ed ai propri obiettivi di vita. Fondamentale diventa essere dotati di adeguati strumenti e soprattutto di una necessaria formazione.

Foto Vlada Karpovich da Pexels

I lavori del webinar sono proseguiti con la presentazione di sei brevi testimonianze di rappresentanti del mondo dell’industria e dell’associazionismo. Hanno offerto il proprio contributo: Michele Armenise, DG di Axians -Brandid; Nicola Caione, Presidente Commissione Smart Working-Ordine degli ingegneri di Roma; Licia Cianfriglia, Vicepresidente di CIDA; Adele Ercolano, Coordinatrice Area Culturale Istituto di Studi Superiori sulla Donna; Ruggero Lensi, DG di UNI; Marco Pasculli, CEO di NFON e infine Raffaele Veneruso, Cofondatore Majorbit. Un fil rouge che ha unito le diverse testimonianze è come il passaggio allo smart working debba significare un cambio completo di visione. Abbandonare il lavoro che si fonda sull’orario e lavorare piuttosto per obiettivi e di conseguenza passare dall’idea del controllo a quello della fiducia. Garantire a chi lavora il giusto grado di autonomia tra professione e sfera privata, con una nuova attenzione alla responsabilità sociale e alle differenze di genere. Non telelavoro, cioè semplicemente lavorare da casa, ma appunto Innovation Work, favorito dall’evoluzione tecnologica e dai progressivi aggiornamenti dei processi produttivi.

Si è aperta quindi la tavola rotonda sul tema “L’applicazione di innovative modalità di lavoro come occasione di sviluppo dell’economia del nostro Paese. Il ruolo centrale del top management”. Ad aprire gli interventi è stata Emiliana Alessandrucci, Presidente di COLAP, Coordinamento Libere Associazioni Professionali. Parlando della sua esperienza ha sottolineato la grande difficoltà a far comprendere il cambio di prospettiva con le microimprese, spesso aziende familiari resistenti ad investimenti tecnologici. C’è comunque il dovere di spingere a pensare in maniera nuova guardando al futuro. Ciò che emerge è che la microimpresa è rimasta sola, sono mancate iniziative pubbliche, senza alcuna forma di innovazione digitale, con le complessità legate all’accesso a fondi e progetti ed un top management spesso non maturo.

Gianluca Landolina, CEO Managing Director Cellnex Italia S.p.a., ha affrontato il tema delle reti primarie di telecomunicazioni, a banda larga e ultralarga. A suo dire è necessario comprendere l’ostacolo culturale e dunque superarlo. I dipendenti hanno dovuto affrontare situazioni che in azienda rappresentavano certezze, come quella della connessione. Le reti di connessione cellulare di alta qualità e capacità, 4 e 5G, rappresentano uno degli abilitatori più efficaci ed efficienti del diritto ad una connettività disponibile sempre e ovunque e l’attuale Governo nazionale, con i suoi obiettivi di digitalizzazione del Paese inseriti nella cornice del PNRR, sta dimostrando di esserne adeguatamente consapevole. Dire ai dipendenti di restare a casa ha rappresentato un dramma psicologico, ma ancor più drammatico sarebbe ora tornare all’antico. È necessario che il lavoro si bilanci con le esigenze personali e la sfera privata: l’esigenza del sano vivere. A tal fine – ha aggiunto Landolina – sulla base della sua esperienza, possono rivelarsi opportuni interventi volti alla salvaguardia della sfera privata dei singoli lavoratori, come ad esempio la “regolamentazione” dello svolgimento delle riunioni entro determinate fasce orarie, al fine di evitare il rischio che le persone offrano un’abnegazione esagerata e spesso difficile da sopportare nel medio-lungo periodo.

Andrea Penza, Amministratore Unico di Intratel ha, anch’egli, offerto i risultati della propria esperienza, ricordando le grandi resistenze da parte di amministratori delegati e presidenti di piccole e medie imprese, con difficoltà e perplessità legate ad aspetti organizzativi e strumenti adeguati. Ciò che è emerso è la necessità di soluzioni software nel proprio ambiente domestico, risolvendo anche aspetti legati alla privacy. La persona, ovunque si trovi, deve avere la possibilità di collegarsi come fosse in ufficio.

Ultimo a prendere la parola è stato Franco Vatalaro, Prof. Ordinario di Telecomunicazioni presso l’Università di Roma Tor Vergata. Nel 2011 l’Italia aveva un 2% di penetrazione del telelavoro, in coda rispetto alla maggior parte dei Paesi europei. Oggi siamo arrivati intorno al 20. Abbiamo fatto di necessità virtù, il telelavoro è subentrato nelle nostre abitudini, ancora no nella nostra cultura. Non si ritornerà all’antico, ma terminata l’emergenza covid il sistema tornerà ad un nuovo punto di equilibrio da ridefinire, sia nelle aziende che nelle pubbliche amministrazioni. Ugualmente importante è il problema legato alle telecomunicazioni. Le reti hanno retto ed in molti ambiti si è assistito ad un netto miglioramento del sistema. Anche l’università ha dato una grande prova di adattamento, pur sottolineando il disagio di vivere le lezioni a distanza, mancando quella interazione indispensabile con lo studente

Foto Ekaterina Bolovtsova da Pexels

A chiudere l’interessante e costruttiva giornata sono arrivate le conclusioni di Domenico De Masi, sociologo e Prof. Emerito di Sociologia presso l’Università di Roma “La Sapienza” e l’Università degli studi di Perugia. La pandemia per lo smart working ha rappresentato un enorme acceleratore, ma c’è da chiedersi come mai, ciò che è stato fatto in pochi mesi, in modo affrettato e confusionario, non è stato fatto nei decenni precedenti. Non può negarsi che lo smart working, in questi 21 mesi, ha contribuito a salvare la salute, l’economia, la scuola e l’ambiente. Quando parliamo di smart working non dobbiamo dimenticare che la parola “smart” significa “intelligente”, ma non è sufficiente cambiare il luogo di lavoro perché diventi tale. Con il telelavoro, precisa De Masi, si può fare tutto, anche la professione più creativa al mondo. Un esempio su tutti: se guardiamo al vaccino Pfizer è stato creato da due equipe, una negli Stati Uniti ed una in Germania, che hanno lavorato alacremente ed in smart working per nove mesi.

De Masi ha poi precisato come noi italiani non siamo stati probabilmente i migliori ma siamo stati primi. Il primo convegno sull’argomento risale addirittura al 1969, organizzato dall’IFAP, e si parlava appunto di come organizzare il telelavoro in azienda. La prima organizzazione che ha introdotto un reale smart working è stato l’INPS di Gianni Biglia nel 1990. Concludendo ricorda il colpevole ritardo con il quale gli amministratori delle aziende hanno compreso i benefici per il Paese e per le aziende di queste forme di Innovation Work, troppo spesso adducendo l’alibi delle reti. Il telelavoro ben fatto consente l’aumento del 15 o 20% di produttività. Ugualmente sbagliato è ritenere lo smart working fuori controllo, vengono dati compiti da rispettare, a cambiare sono semplicemente le modalità e l’organizzazione del proprio tempo per arrivare all’obiettivo. Dire che con lo smart working si perde socializzazione è un’offesa verso la vita politica e civile.

Nella foto di apertura, partendo da sinistra: Andrea Penza, Emiliana Alessandrucci, Guelfo Tagliavini, Gherardo Zei, Franco Vatalaro e Gianluca Landolina 

La rappresentanza diventa Smart

Teniamo bene a mente le parole di Draghi

Una visione di lungo respiro è quella in cui tutti vorremmo ritrovarci, ripercorriamo insieme i passaggi del discorso di Mario Draghi

Ci sono parole, nel discorso di Mario Draghi alle Camere, che andrebbero lette insieme e d’un fiato. Questa è una mia personalissima selezione. La condivido sulle pagine del nostro mensile con l’auspicio di ritrovarci tutti una visione di lungo respiro.

  • Senza l’Italia non c’è l’Europa, ma fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine. Nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italian
  • Nei rapporti internazionali questo governo sarà convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione europea, Alleanza atlantica, Nazioni unite.
  • Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così.
  • Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane.
  • Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta.
  • Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che “ogni azione ha una conseguenza”.
  • Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti.
  • Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti.
  • La pandemia finora ha colpito soprattutto giovani e donne, una disoccupazione selettiva ma che presto potrebbe iniziare a colpire anche i lavoratori con contratti a tempo indeterminato.
  • Il governo dovrà proteggere tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente.
  • Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi.
  • Il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta.
  • Conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni.
  • Oggi l’unità non è una opzione, l’unità è un dovere.
Commissione Previdenza, le novità

Commissione Previdenza, le novità

Recentemente la Commissione Previdenza di Federmanager Roma ha provveduto ad una rivisitazione dei suoi componenti e ad una rifocalizzazione dei suoi obiettivi

Anche se a poco tempo dal rinnovo degli organi di governo della rappresentanza romana dei dirigenti, si è ritenuto comunque opportuno confermare le attività di base e lanciare alcuni progetti che potranno essere ripresi e continuati dalla nuova Commissione.

Innanzitutto una informativa sugli istituti più caratteristici del nostro mondo welfare, assistenza sanitaria integrativa e previdenza complementare, anche alla luce del particolare momento di emergenza sanitaria che attraversa il Paese. Sono state programmate due video conferenze di presentazione, a cura dei rispettivi Direttori Generali, dei Fondi pensione Previndai e Previndapi e dei Fondi sanitari Fasi ed Assidai, nonché di IWS, società recentemente costituita da Federmanager e Confindustria per ottimizzare l’offerta e le prestazioni nel settore sanitario. Altra video conferenza sarà dedicata alla conoscenza dei sistemi di welfare adottati in importanti aziende italiane di respiro internazionale, tentando un confronto costruttivo con la analoga realtà esistente attualmente nelle PMI del nostro Paese.

Uno specifico progetto è stato previsto per l’ampliamento del concetto di welfare, approfondendone i vari pilastri portanti e cercando di coglierne le varie componenti positive in termini economici e di assistenza in senso generale. Il Bilancio sociale continuerà ad essere sviluppato e implementato, costituendo la declinazione in chiave sindacale ampia di numeri che altrimenti avrebbero solo una rappresentatività di carattere societario, mentre invece racchiudono le varie attività svolte al servizio dei colleghi.

Sempre più importanti diventano le forme di assistenza in chiave di Long Term Care, alle quali Federmanager Roma guarda da tempo con grande interesse ed impegno. L’obiettivo che la Commissione si è dato è quello di favorire sempre più la consapevolezza che occorra spostarsi dal sostegno economico alla fornitura di servizi. Ancora attualmente è privilegiato il primo aspetto, sicuramente importante, mentre noi siamo convinti che sia necessario assicurare condizioni di assistenza diretta, decorose per la persona, in strutture dedicate nella cui governance, preferibilmente, Federmanager possa far sentire la propria voce.

Un progetto specifico è stato dedicato ad un’analisi dei risultati dell’applicazione dello smart working su scala massiva nelle nostre aziende e degli insegnamenti da trarne per un futuro corretto mix della prestazione lavorativa tra resa in presenza ed a distanza. Questo progetto sarà sviluppato insieme alla Commissione Sindacale, dati gli importanti riflessi che le tematiche trattate hanno sul piano contrattuale e dell’ambiente e degli strumenti di lavoro.

Da ultimo saranno rafforzati gli elementi conoscitivi propri degli argomenti tipici dell’attività sindacale di competenza della Commissione: la annosa questione della separazione tra assistenza e previdenza, la difesa delle pensioni, il supporto ai colleghi nella gestione della storia contributiva e nella interfaccia con gli Enti interessati, la partecipazione attiva alle solite riproposizioni dei requisiti pensionistici, il crescente peso del welfare nelle aziende e nella ricontrattazione dei contratti di lavoro.

Al momento sono ancora buone intenzioni, ce ne rendiamo conto, ma possiamo garantire il massimo impegno nella valorizzazione della Commissione Previdenza di Federmanager Roma.

“Smart Working”: Federmanager cambia pelle

“Smart Working”: Federmanager cambia pelle

In seguito all’emergenza sanitaria, Federmanager ha adottato criteri e modalità di “smart working” fornendo esaustivi riscontri alla base associativa. Un vero e proprio cambio di marcia

Ho smesso di scrivere articoli sul tema di quella pratica innovativa di lavoro che va sotto il nome di telelavoro, smart working, lavoro agile, home working da quando il Covid 19 ha costretto tutti noi a rimanere, il più possibile, nelle proprie abitazioni.

È stato a causa di detta circostanza che le resistenze culturali sull’uso di modalità alternative di lavoro, peraltro abbondantemente adottate da gran parte dei Paesi europei, si sono fortemente affievolite. Non è stato certo per effetto di scelte individuali o collettive che ci si è orientati verso l’applicazione di modelli innovativi basati sull’uso di soluzioni tecnologiche avanzate e sulla riorganizzazione dei processi produttivi; si è trattato di mettere disordinatamente in pratica la cogente imposizione governativa varata in ragione dei dettami dell’Organizzazione Mondiale di Sanità.Nel frattempo si è potuto constatare come fosse possibile lavorare da remoto con risultati apprezzabili ancorché non tutti fossimo dotati di adeguati strumenti e soprattutto di necessaria formazione.

In questo scenario rivoluzionario o meglio ”rivoluzionato”, ho il piacere di comunicare che, saltando tutti i vincoli ed i distinguo presenti nel proprio statuto, Federmanager, l’organizzazione dei dirigenti industriali, ha adottato in maniera generalizzata criteri e modalità di “smart working” fornendo esaustivi e tempestivi riscontri alla propria base associativa; l’iniziativa è stata  avviata anche in accordo con il proprio fondo di assistenza sanitaria FASI e con quello di assistenza integrativa ASSIDAI.

È stato un vero e proprio cambio di marcia che ha dimostrato l’elevato grado di successo nell’applicazione di innovativi processi supportati da adeguate soluzioni e sistemi digitali.

Anche la delicata materia riguardante le procedure di votazione previste per i periodici rinnovi degli organi dei vari consigli di amministrazione delle società e degli enti che fanno capo alla nostra organizzazione, è stata regolamentata in ottica totalmente innovativa consentendo l’ottimizzazione di tempi e costi di gestione e dando immediata applicazione a quanto previsto dalle disposizioni dei vari DPCM.

Possiamo, con un certo orgoglio dire che Federmanager e la galassia delle realtà che fanno capo ad essa, ha inaugurato quella che TESAV (Tecnologie e Servizi Avanzati), realtà specializzata in materia di consulenza del lavoro, definisce come la fase dell’INNOVATION WORK.

Nuovi approcci operativi per il management del post-pandemia

Nuovi approcci operativi per il management del post-pandemia

Terminata l’emergenza sanitaria Covid-19, al management sono necessari nuovi paradigmi per affrontare decisioni fondamentali in ogni ambito aziendale, in particolare nella gestione finanziaria

Le sfide che questa nuova fase di predominante incertezza impongono al management, riguardano in primo luogo l’ampliato ruolo della leadership. E in particolare del decision making, per l’esigenza di doversi cimentare con condizioni di instabilità prolungate e rapidità nell’avvalersi di competenze up-to-date, che richiederanno anche maggiore resistenza allo stress, al fine di ridurre gli spazi operativi ad elevata probabilità di errore.

Nel delineare risposte strategiche per sopravvivenza/sviluppo in tale mutato contesto, si dovrà anche valutare, sulla base di studi di fattibilità la convenienza di modificazioni nelle scelte gestionali da implementare nel breve e nel medio periodo. Analizzando l’impatto dei fattori di cambiamento da considerarsi strutturali anche in post-pandemia, quali in sintesi, sul piano organizzativo, il ricorso: allo smart working (connesso non solo al lavoro da casa ma anche a nuove combinazioni virtuose di competenze del personale aziendale), alle mutate condizioni di welfare aziendale che ciò comporterà, al più marcato utilizzo della digitalizzazione e delle connesse applicazioni di Intelligenza Artificiale.    Mentre, sul piano della produzione, l’attenzione dovrà essere focalizzata sulle nuove esigenze per forme di pubblicità meglio consone alle mutate sensibilità del consumo, oggi più di ieri divenuto espressione di cultura e di stile di vita, come dimostrato dalla acuita sensibilità verso le tematiche della salute e della salubrità, verso il valore del Fair trade e quello reputazionale del Made In.

E senza dimenticare, per quanto concerne l’Italia, le previsioni di decrescita del fatturato settoriale rilevanti per l’anno in corso, come autorevolmente indicato da  accreditate indagini.

Mentre, in relazione all’export, andranno tenuti presente gli scenari previsivi forniti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, che prefigurano un forte rallentamento del commercio mondiale per il 2020, associato ad una successiva parziale ripresa nel corso del 2021. Ma è sul piano della gestione finanziaria che si giocherà il destino di molte aziende deboli ed indebitate uscite dalla pandemia.

Utili criteri operativi cui affidarsi, in tale emergenza di liquidità aziendale, imporrebbero di non fare leva solo sulle competenze già disponibili nell’organico, se divenisse troppo elevato il rischio di non potere in tal modo cogliere tutte le strategiche e necessarie opportunità offerte dalla massa dei fondi pubblici e delle agevolazioni fiscali connesse alla miriade di norme di recente emanazione governativa. (Si pensi ad es. ai “doppioni” dei fondi per l’innovazione).

Un elevato focus dovrebbe poi porsi su quegli interventi che possano generare effetto di leva tanto fiscale che finanziaria, ancorché non ancora posti all’attenzione dei media o dei policy maker. Come l’opportunità di incentivare al meglio soluzioni tecniche di netting finanziario tra posizioni debitorie e creditorie di una stessa azienda. Tecnica certamente realizzabile per i crediti a breve, da parte sia di società finanziarie specializzate che dei factors.

Editoriale del Presidente: Fiducia nel futuro e competenze per affrontarlo

Editoriale del Presidente: Fiducia nel futuro e competenze per affrontarlo

Inauguro, con questo editoriale, il primo numero on-line della nostra Rivista edito su piattaforma web dedicata. Il varo del progetto “professionedirigente.it”, di cui abbiamo volutamente accelerato la messa a punto, è in qualche modo significativo del momento che stiamo vivendo, considerato l’impatto che il Coronavirus ha avuto sul digitale

Il necessario distanziamento sociale ha delegato in larga parte alla tecnologia la riorganizzazione delle nostre vite. La scuola è on-line, il lavoro è smart, le riunioni solo virtuali e le chat di WathsApp sono diventate strumenti di lavoro. Nuove abitudini. Alcune temporanee altre su cui fare una riflessione.

Federmanager Roma come sapete si è prontamente adeguata. Nella fase iniziale dell’emergenza le prime misure poste in essere dalla nostra organizzazione sono state la chiusura della sede, per la salvaguardia della salute di tutti e l’adozione dello smart working , per assicurare la continuità dei servizi.

Sono così rimaste operative tutte le aree funzionali e garantite le consulenze telefoniche in tutti i settori. Abbiamo in più rafforzato la nostra presenza attiva al fianco degli associati intensificando la Comunicazione e l’informazione. Avvalendoci della collaborazione di qualificati esperti,   trasmettiamo puntualmente notizie approfondite sui temi più discussi del momento in ottica Covid-19: il nostro sistema di welfare, l’economia previdenziale, la privacy . Abbiamo inoltre esteso la rassegna stampa giornaliera anche ai giorni festivi.

LA RIPRESA IN PIENA EMERGENZA ECONOMICA Mai avremmo pensato di dover gestire un’emergenza di queste dimensioni. Da epidemia a pandemia, dalla Cina al mondo intero.

Guardiamo a noi, il Paese si è fermato. La maggior parte delle nostre attività produttive si sono bloccate per un tempo che sembra infinito creando una emergenza economica che, di pari passo a quella sanitaria, è diventata emergenza nell’emergenza.

Siamo ora alla fase2, la ripartenza. In questo annunciato inizio, dai meccanismi ancora incerti, dobbiamo fare i conti con quello che questo tsunami sta producendo sul nostro tessuto economico.

Secondo i dati diramati da Confindustria le imprese con problemi molto gravi al 18 aprile u.s. risultavano essere il 43,7% con le inevitabili ricadute sul fronte occupazionale a tutti i livelli.

Un vero e proprio allarme per una organizzazione come la nostra.

La Federazione ha chiesto al Governo di predisporre specifiche agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese che intendano dotarsi di competenze manageriali perché, come ha dichiarato il Presidente Federale Cuzzilla “è la competenza che ci farà andare avanti e ci farà recuperare il terreno perso. Perché senza le competenze manageriali è impensabile poter reagire alla complessità organizzativa, gestionale, finanziaria che dovremo affrontare”.

D’altra parte le politiche attive del lavoro sono, da sempre, una priorità per la nostra Organizzazione. Federmanager, a livello nazionale, prosegue con convinzione il percorso di certificazione delle competenze che finora ha portato alla certificazione di oltre 500 manager distribuiti tra specifiche figure professionali appositamente individuate. Una iniziativa a dir poco illuminata alla luce del momento che stiamo vivendo in cui servono capacità di giudizio e di visione. In sintesi servono skills e know how manageriali.

Sul territorio Federmanager Roma ha fatto la sua parte, con due progetti che si possono definire veri e propri laboratori di politiche attive del lavoro, entrambi condivisi con Unindustria e finanziati da 4.Manager: il Progetto “Open Innovation Management”, che ha permesso a 7 dirigenti sui 10 coinvolti, di instaurare i presupposti per un rapporto continuativo di collaborazione e di consulenza presso piccole imprese del territorio ed il progetto ”Smart Energy per PMI”, che prevede anch’esso l’inserimento, per un periodo determinato, di 5 manager con expertise tecnica nelle aziende individuate allo scopo. Un articolo dedicato illustra nel dettaglio l’iniziativa.

Per il resto, il virus e il traumatico distanziamento sociale che ne è derivato, ci ha costretto a sospendere i programmi in agenda e rivedere la pianificazione degli eventi.

Avevamo iniziato il 2020 con il piede giusto da questo punto di vista, prima di essere interrotti da questo cataclisma epidemiologico.

Nel mese di febbraio è stata organizzata la presentazione di un sostanzioso studio su “Le prospettive di Roma Capitale alla luce delle tendenze in atto”, condotto in collaborazione con ricercatori del CORIS e del DISSE Sapienza Università di Roma. Un evento che ha avuto una imponente eco mediatica e riscosso particolare apprezzamento presso i nostri associati. Anche di questo troverete un ampio resoconto più avanti in questa rivista.

Sempre a febbraio si è tenuto, organizzato da Federmanager, il convegno “L’energia che fa bene nell’ambito del quale è stato presentato il III Rapporto Annuale su “Transizione Verde e sviluppo. Può l’economia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia ?”, studio realizzato con la collaborazione tecnica di AIEE ed il contributo attivo di Federmanager Roma.

 IL FUTURO PROSSIMO Torneremo ad incontrarci. Proprio in questi giorni stiamo predisponendo i nostri spazi di lavoro per renderli adeguati e sicuri nel rispetto delle direttive emanate dal Governo, Torneremo a vivere negli stessi ambienti di prima, ma in maniera differente e in piena sicurezza. Pronti ad accogliere nuovamente quanti, quotidianamente, si rivolgono ai nostri sportelli di consulenza e assistenza.

Quello che è accaduto ci ha costretto ad una pausa operativa ma anche di riflessione, una pausa che stiamo utilizzando al meglio per programmare, con la stessa capacità e ancor più convinzione, le azioni per il prossimo futuro. Un futuro di ripresa e di rilancio per il nostro Paese in cui il ruolo dei manager, che orgogliosamente rappresentiamo, risulterà ancora più decisivo.

Consapevoli che per imporsi in questa importante partita, è fondamentale avere obiettivi chiari, certamente sfidanti ma altrettanto ineludibili, Federmanager Roma è pronta ad affrontare la ripartenza guardando al domani con fiducia. Fiducia nelle nostre capacità, come cittadini e come manager.

Con l’impegno di sempre.

 

Trasformare una crisi in crescita

Trasformare una crisi in crescita

Federmanager Academy ha realizzato per i propri iscritti un ciclo di 4 webinar gratuiti su storie aziendali di successo: svolti da docenti molto qualificati mirano a fornire strumenti per riconfigurare le proprie competenze

Il mondo è in crisi. Ma senza crisi non ci sono sfide, direbbe Einstein, e sono le sfide che portano a sviluppare inventiva e nuove strategie.

Reagire alla crisi trasformando questa emergenza in un’opportunità di crescita è quindi la sfida che Federmanager Academy ha scelto di proporre a manager e imprese, raccogliendo una richiesta dello stesso Presidente Cuzzilla. Se il Covid-19 ha cambiato il modo di vivere il mondo, facendo saltare gli eventi aggregativi, non per questo i manager devono fermarsi, ma è anzi venuto il momento di investire nella crescita personale e in una formazione che possa aiutare a trovare chiavi di lettura del proprio presente e buone idee per il futuro.

Per dare forza alla ripresa dei manager e trasformare un momento di crisis in opportunity, Federmanager Academy ha scelto di dare una risposta di tipo associativo realizzando per gli iscritti Federmanager un primo ciclo di 4 webinar gratuiti, svolti da docenti molto qualificati e miranti a fornire strumenti per riconfigurare le proprie competenze, in modo da ricominciare con un doppio vantaggio alla ripresa del ciclo economico.

Un percorso di cambiamento che coinvolge, ovviamente, diverse sfere della vita aziendale. Per tale ragione i webinar sono stati strutturati in modo da tenere presente questa dualità del manager: non solo lavoratore ma anche persona. Oltre ai docenti si è scelto quindi portare la testimonianza di alcune storie aziendali di successo, che hanno coinvolto in prima persona i dirigenti, tra cui Gianpiero Tufilli, iscritto di Federmanager Roma e membro del Coordinamento nazionale Giovani Dirigenti.

Il ciclo di webinar, che si affianca ai 22 corsi eLearning creati da Academy negli ultimi due anni, si è aperto con “Le neuroscienze e le decisioni in contesti di rischio: conoscere le dinamiche per decidere sotto pressione”: relatori Gino Saladini, medico-psicoterapeuta e criminologo, e Gianfrancesco Garino, Responsabile PMO ADM & MSIT di Ericsson Italia e anch’esso associato a Federmanager Roma. Il webinar ha dimostrato come il comportamento umano non sia solo il frutto di un confronto tra la nostra razionalità e la nostra psicologia, ma sia plasmato da entità come l’amigdala o l’ippocampo, i centri corticali superiori o la corteccia prefrontale. Questi equilibri sono ancor più delicati quando si vive in contesti di lavoro turbolenti, e quando si è costretti ogni giorno a competere sulla frontiera più esposta dell’innovazione, ma grazie agli strumenti legati alle neuroscienze i manager possono prendere le giuste decisioni, anche quando si è sotto pressione.

Il ciclo di webinar è continuato con una lezione sul cambiamento svolta da Elena Giannino, formatrice e coach certificata ICF, e con la testimonianza di Vanes Fontana, Direttore Generale di Grissin Bon, con il webinar “Organizzare un’azienda su due fronti: gestire una sovraproduzione e sperimentare lo Smart Working”. I due relatori hanno analizzato i cambiamenti che hanno coinvolto le aziende, ora “costrette” a lavorare da remoto, e ha fornito indicazioni per organizzare al meglio e motivare i team in questa nuova ottica produttiva.

Come noto, la crisi che ci ha coinvolto è di carattere mondiale, e per tale ragione Academy ha scelto di dedicare il terzo webinar alla Cina e alla necessità per le aziende italiane di individuare ora, e non solo dopo che sarà passata l’emergenza, le migliori opportunità per rinnovare il rapporto con questo Paese così lontano eppure trainante. Partendo dal confronto sugli stili manageriali presenti nei due Paesi, senza generalizzazioni ma con i principali concetti e alcuni casi reali, Francesco Boggio Ferraris, Direttore della Scuola di Formazione Permanente della Fondazione Italia-Cina, ha fornito un contributo concreto ai manager che intendono o intenderanno lavorare con la Cina a fine emergenza. Il webinar è stato completato dalla testimonianza di Gianpiero Tufilli sul suo lavoro di Chief HR Officer di ZTE Italia Group, sede alla quale il colosso cinese ha non solo riconosciuto autonomia e fiducia, ma affidato il ruolo di guida per allineare al caso italiano le altre presenze che ZTE ha in Europa.

L’ultimo appuntamento in ordine di data riguarda la questione emergenza Coronavirus dal lato sanitario e insieme della produzione, con il webinar “Un lavoro che diventa fra i più richiesti del mondo: sterilizzare strumenti sanitari e far fronte alla crescita”. Chi lavora in prima linea in questo settore ha un compito d’eccellenza: i tamponi e altri strumenti per salvare vite dipendono dai processi di queste imprese, e si crea una grande responsabilità morale e gestionale, ma anche un’emergenza produttiva. E allora, se tante volte si è parlato di business continuity per crash o altri eventi negativi improvvisi, come reagisce un manager quando tale crisi avviene per un overload di richieste? Un’inquadramento del problema si avrà con Annita Piermarini, consulente senior di Direzione, e Marco Fantoni, Direttore Generale di Sterigenics Italy, multinazionale che la business continuity ha dovuto realizzarla in concreto, per non tardare nella consegna di tamponi e altri strumenti per salvare vite.

Tutti i webinar saranno disponibili, sempre gratuitamente, agli iscritti Federmanager sul sito di Academy. In questi mesi abbiamo potuto constatare quanto la formazione a distanza si sia rivelata per i manager un concreto aiuto per crescere e migliorarsi; un percorso che Federmanager Academy intende continuare per preparare i manager alla ripresa, come faremo con un nuovo ciclo che partirà a breve (scriveteci da metà maggio su info@federmanageracademy.it).