Presidente

Editoriale del Presidente: Nei momenti difficili il Paese deve affidarsi ai suoi manager

Editoriale del Presidente: Nei momenti difficili il Paese deve affidarsi ai suoi manager

La capacità di governare i momenti critici è il carattere distintivo del Manager industriale. Affrontare certe difficili situazioni professionali in modo manageriale è un po’ come nel Football Americano quando il Quarterback riceve la palla per l’ultima azione di attacco con cinque secondi sull’orologio a meno di dieci iarde dal goal, i suoi occhi fulminei guardano in End Zone, dove i ricevitori si incrociano velocissimi e il suo braccio frusta l’aria per cercare quella parabola sul petto del Receiver che possa dare la vittoria alla squadra. La sua mano non deve tremare ma per fortuna è allenato per questo, allo stesso modo dei nostri Manager industriali che sono preparati ad affrontare situazioni di lavoro difficili, con poco tempo per pensare e una grandissima responsabilità sulle spalle. Proprio la congiuntura in cui ci troviamo oggi.

Il Paese ha affrontato la seconda parte dell’inverno pieno di speranze, con il dato della pandemia che calava e i fondi del PNRR che si avvicinavano a offrirci una grandissima occasione. Eravamo tutti focalizzati sul fatto che se fossimo riusciti a effettuare duecento miliardi di investimenti a tempo di record avremmo probabilmente rimesso il Paese sulla strada della crescita. Anche il rimbalzo del PIL sembrava quasi sufficiente a riportarci sui numeri precedenti all’ultima ondata della pandemia.

L’aumento dei prezzi delle materie prime (in atto già da molto tempo) raffreddava leggermente gli entusiasmi. Ma si pensava che fosse un fenomeno temporaneo, legato alla risalita brusca della produzione dopo il recesso pandemico e c’era un certo generale ottimismo. Anche la ripartenza dell’inflazione, causata tra l’altro dagli interventi particolarmente robusti – sebbene pienamente giustificati – effettuati per ammortizzare gli effetti sociali ed economici della pandemia, non preoccupava più di tanto. Le banche centrali cominciavano a porre rimedio e la prognosi era, tutto sommato, se non proprio eccellente, perlomeno non infausta.

Poi è accaduto quello che ciascuno si rifiutava di credere che potesse accadere. È scoppiata la guerra in Europa. Ancora oggi ci sembra incredibile ma dobbiamo prenderne atto. Anche perché dobbiamo reagire rapidamente in un quadro economico che è diventato improvvisamente instabile e molto difficile da decifrare nei suoi sviluppi, perfino a breve termine.

Già nell’immediato ci sono realtà industriali e commerciali che soffrono atrocemente per l’improvvisa scomparsa di tutto il business che derivava dalla parte di Est Europa che è rimasta isolata dal conflitto e dalle conseguenti sanzioni. Cosa potrà accadere con il protrarsi delle ostilità e comunque con il perdurare dell’instabilità di tutta l’area est del continente europeo? È difficile dirlo. Certamente sarà richiesto ancora una volta agli italiani di sfoderare le proprie leggendarie capacità di operare riconversioni velocissime, talento che i manager italiani hanno sempre dimostrato di avere in misura più grande di tutti gli altri manager del mondo. Del resto la qualità del nostro “motore manifatturiero” e la nostra capacità di aggredire i nuovi mercati, aumentando le esportazioni sia come valori assoluti che come percentuali di quote di mercato, si è sempre dimostrata altissima anche quando – con la nascita dell’euro – ci siamo improvvisamente ritrovati a farlo con una valuta forte. La nostra capacità di confezionare servizi innovativi facendo leva su un grande numero di realtà piccole e piccolissime, con la classica fantasia che ci contraddistingue, è tutt’ora al massimo livello.

L’abbiamo già fatto in passato e io sono convinto che potremo farlo di nuovo anche questa volta. Sapremo attraversare le difficoltà, assorbendo i colpi, ripartendo dopo ogni frenata e portando il Paese in salvo integro con il suo benessere.  Ma per fare questo è necessario che il Paese si affidi a noi Manager Industriali, ritrovando quella fiducia nella nostra autorevolezza che negli ultimi lustri qualche volta è sembrata venire meno. Ritornando alla metafora del Football il Paese deve credere nel lavoro del Manager industriale e passargli quell’ultima palla a meno di dieci iarde dalla End Zone con cinque secondi sull’orologio e solo un ultimo lancio da fare. Se ci sarà fiducia reciproca la palla arriverà dritta sul petto del Receiver e la squadra vincerà.

 

Editoriale del Presidente: Insieme, rialziamo la testa

Editoriale del Presidente: Insieme, rialziamo la testa

 

Cari Colleghi,

Dopo due mandati come Vicepresidente, nel mese di settembre la maggioranza dei colleghi del Consiglio Direttivo di Federmanager Roma ha deciso darmi la responsabilità di coordinare come Presidente gli sforzi dei tanti colleghi che si impegnano a favore della categoria nella nostra Capitale e in una parte significativa della nostra Regione.

La storia di Federmanager è una lunga e gloriosa storia e l’Associazione Romana, che un tempo si chiamava SDRAI, è una parte fondamentale di questa storia.

Sento molto fortemente il peso di questa responsabilità e la gratitudine per tutti i colleghi che – in quasi un secolo di storia – hanno lavorato per l’Associazione romana contribuendo a farla arrivare fino a noi come un baluardo in difesa della nostra categoria. Al momento di accettare l’incarico ho ringraziato pubblicamente gli ultimi tre presidenti dell’Associazione Romana, il Presidente Cuzzilla, il Presidente Tosto e il Presidente Gargano, volendo in tal modo simboleggiare il mio ringraziamento a tutti i colleghi dei Consigli Direttivi che si sono succeduti, a tutti i colleghi impegnati negli Enti e a tutti gli attivisti e gli iscritti. Li ringrazio di cuore, perché già la semplice iscrizione deve considerarsi un significativo impegno a favore della categoria.

Le generazioni dei dirigenti industriali del dopoguerra hanno ricostruito il Paese partendo dalle macerie e hanno tenuto saldo il timone verso il benessere, governando la barca della produzione nei periodi politicamente difficili degli anni Settanta, poi conseguendo un benessere diffuso per il Paese a partire dagli anni Ottanta e – infine – mantenendo la rotta in tutte le tempeste dei decenni successivi. Ma negli ultimi anni è accaduto qualcosa di impensabile. Gli incontestabili meriti della nostra categoria hanno quasi smesso di essere riconosciuti nella società italiana e, per converso, hanno cominciato a diffondersi inopinatamente infondate convinzioni secondo le quali noi potremmo essere considerati una categoria di privilegiati. Accusati ingiustamente allo stesso modo del personaggio del “Processo” di Kafka, molti di noi hanno provato una specie immotivata vergogna e si sono chiusi in sé stessi, senza partecipare alla battaglia in difesa della categoria, ovvero facendolo con una strategia di retroguardia, lasciando quasi intendere che, per davvero, noi potessimo avere privilegi da difendere. Mentre in realtà, tutto al contrario, noi siamo chiaramente una categoria che riceve molto meno di quello che offre e che è oggetto – sempre più spesso – di vere e proprie inaccettabili ingiustizie.

La pressione fiscale

Non si fa altro che parlare del fatto che la pressione fiscale in Italia è inaccettabile. Ma raramente si sente qualcuno che dica chiaramente su chi gravano tali eccessi di pressione fiscale. Ebbene essi gravano quasi interamente sui lavoratori dipendenti con i redditi lordi più elevati. Il 12% degli italiani paga il 58% delle tasse e siamo noi. Quindi noi paghiamo di tasca nostra i servizi a milioni di concittadini, ma non abbiamo il piacere di poter dire che, perlomeno, li abbiamo pagati anche a noi stessi. Infatti quando si arriva a dover pagare, per esempio, la retta universitaria per un figlio scopriamo che noi dobbiamo pagare più di tutti, perché il contributo che abbiamo dato agli altri per noi non vale. Noi dobbiamo pagare di nuovo perché abbiamo l’ISEE alta. Perché lavoriamo dalla mattina alla sera e paghiamo tutte le tasse e questa evidentemente è considerata una specie di colpa. Poi gli evasori fiscali che hanno l’ISEE bassa non pagano la retta universitaria e magari prendono pure il reddito di cittadinanza, ma questo sarebbe un discorso lungo.

Il lavoro

I colleghi in servizio continuano a perdere il lavoro giorno dopo giorno. Perché se il sistema del credito alle imprese non funziona bene, se la burocrazia pubblica inefficiente determina una crisi di sistema, se il cuneo fiscale troppo alto o i contributi di cittadinanza a pioggia provocano una crisi del lavoro, tutto questo viene scaricato proprio sull’unica categoria che sta combattendo e contrastando tutti questi problemi nell’interesse del Paese e cioè su di noi. Una normativa sbilanciata ci rende la categoria più debole dal punto di vista delle tutele del lavoro e molti di noi si ritrovano, a decine di anni dalla pensione, ripagati di una vita di impegno con una lettera di licenziamento.

Le pensioni

Poi ci sono i colleghi in pensione che vedono decurtate e tagliate le loro pensioni e, quel che è peggio, si vedono additati come privilegiati. Ma il problema è che in Italia abbiamo un sistema previdenziale nel quale l’assistenza ai bisognosi viene scaricata largamente sui contributi pensionistici versati nell’INPS da tutti i lavoratori. E da parte di certa politica, non ci si rende conto che bisogna separare la previdenza dall’assistenza per rendere chiaro che l’assistenza è lodevole ma deve essere a carico della fiscalità generale e non deve chiamarsi “pensione” ma con il proprio vero nome e cioè contributo assistenziale. Poi, in ragione di questa aberrazione, si dice che i conti INPS non sono in equilibrio e si tagliano le pensioni di chi ha versato più di tutti e cioè dei martiri dirigenti industriali. E con questa strategia si cerca anche, più o meno consapevolmente, di creare spaccature tra coloro che non hanno la pensione tagliata da coloro che, invece, subiscono questo affronto. Ma tra di noi non devono mai esserci spaccature, perché dobbiamo capire che solo restando uniti possiamo salvare noi stessi e il Paese.

Il Presidente Gherardo Zei con il neo sindaco di Roma Roberto Gualtieri

La responsabilità

Da anni ormai sempre nuove normative di discutibile pregio giuridico operano uno scarico sistematico delle responsabilità civili e penali sui dirigenti con un sistema di “responsabilità oggettiva” mascherato da “mancanza di vigilanza” o da “insufficiente formazione”. Questa forse è la più grave ingiustizia nei nostri confronti. Poiché la Costituzione all’articolo 27 dice chiaramente che “la responsabilità penale è personale” e, pertanto, non può in alcun modo essere ammessa una responsabilità oggettiva di tipo penale. Ma il legislatore ha creato, e sta creando ogni anno di più, tutta una serie di principi di “mancanza di vigilanza” o “difetto di formazione” che di fatto introducono, in modo anticostituzionale, la responsabilità oggettiva nel sistema del diritto penale. Diciamoci la verità, in pratica noi dirigenti veniamo utilizzati da queste norme ingiuste e anticostituzionali come “capro espiatorio” di ogni fenomeno che crei allarme sociale.

Da sempre Federmanager lavora per contrastare queste ingiustizie con la propria azione politica e opera per tutelare i colleghi con i propri preziosi sistemi di assistenza sanitaria e di previdenza integrativa, oltre che con le tutele del lavoro e le politiche attive. Non ci sono dubbi che sia conveniente iscriversi a Federmanager per ricevere assistenza e per avere voce in capitolo come iscritti in materia di FASI, ASSIDAI, PREVINDAI, FONDIRIGENTI e PRAESIDIUM (solo per citare gli enti più conosciuti). Tutti i mesi abbiamo le trattenute in busta paga per previdenza integrativa e assistenza sanitaria ed è una cosa razionale partecipare alla loro governance mediante l’iscrizione a Federmanager. Ma è ancora più importante iscriversi per garantire ai colleghi in difficoltà un presidio a cui rivolgersi. Ricordando sempre che è bene aiutare oggi per poter essere aiutati quando potrebbe capitare anche a noi di avere un passaggio a vuoto.

Tuttavia – diciamocelo chiaramente – oggi come oggi i nostri iscritti sono grossomodo la metà dei colleghi che ne avrebbero titolo e tra i colleghi in servizio la situazione è ancora peggiore che tra i pensionati. Probabilmente dobbiamo riuscire a comunicare di più e meglio e noi del Consiglio Direttivo di Federmanager Roma ce ne faremo pienamente carico. Vogliamo iniziare a girare per le Aziende, incontrando i colleghi personalmente, perché fare squadra con i colleghi è il vettore fondamentale del nostro progetto. Anzi usando le parole del Vicepresidente Amato (se me lo consente) vorrei dire che questo è “il progetto”.

Ma prego anche voi, cari colleghi, di fare altrettanto. Vi esorto a parlare con i colleghi non iscritti della vostra azienda o con gli altri colleghi di imprese diverse che conoscete e a trasmettergli questo messaggio. Perché è giunta l’ora di smettere di indietreggiare e rialzare la testa. Questo è il momento di riunirci tutti insieme sotto la bandiera di Federmanager, per fermare la deriva e cambiare la rotta, indirizzandola di nuovo verso la crescita come categoria e come Paese. Ma per farlo dobbiamo come prima cosa eliminare le ingiustizie contro i dirigenti industriali, perché nessuna squadra può giocare bene se il capitano non è autorevole e largamente riconosciuto e stimato.

Anche perché, come ci ha detto anche il Presidente Nazionale Stefano Cuzzilla nel corso dell’Assemblea 2021 di Federmanager, questo è un momento decisivo di responsabilità per il Paese. I fondi del PNRR sono una grande opportunità ma, tra non molto tempo, ci lasceranno con un debito ancora più alto di quello attuale e con un nuovo patto di stabilità europeo. Quindi delle due una. O in quel momento si sarà invertita la rotta con significativi aumenti di PIL annuali, ovvero una nuova recessione sarà inevitabile. Quindi è necessario impegnarci subito e non possiamo tirarci indietro perché, come ha sottolineato il Presidente Bonomi nel corso della medesima Assemblea, quando i nostri figli ci chiederanno: “voi dove eravate in quegli anni, dal 2021 al 2026, quando si è deciso il destino del Paese?”. Noi dovremo rispondere: “noi eravamo lì e abbiamo fatto quello che c’era da fare”.

 

 

Gli auguri di buone feste del Presidente

Nel Natale del 2019 non pensavamo certo di avere davanti due anni tanto difficili. La Cina sembrava lontana e non capivamo quanto il mondo globalizzato fosse vulnerabile alla rapida diffusione di una pandemia. Ma quando – a marzo del 2020 –, è iniziato il lockdown tutti siamo stati presi in contropiede. Era venerdì, stavo rientrando da una trasferta a Firenze e ho ricevuto la telefonata del mio braccio destro che mi diceva che dal lunedì l’azienda sarebbe stata chiusa. Gli ho dato appuntamento in ufficio e, in tarda serata, ci siamo visti nel palazzo deserto per portare via i computer e i documenti più importanti su cui dovevamo lavorare nei giorni successivi. Poco dopo, mentre guidavo verso casa, riflettevo con preoccupazione a come avrei potuto organizzare il lavoro.

Nel successivo natale 2020 il nostro lavoro era ormai perfettamente organizzato da remoto, ma la preoccupazione era al massimo livello. Dopo un anno di pandemia senza vaccini e con la curva pandemica in crescita pregavamo tutti che il regalo di Natale fosse il vaccino.

Quest’anno, finalmente, il livello di vaccinazione è tale da consentirci di lavorare nuovamente in presenza e di condurre una vita quasi normale. Speriamo solo che le varianti non vengano a rovinare la ripresa.

Nel corso di questa tempesta ancora una volta i nostri dirigenti hanno dimostrato di essere i migliori del mondo, esprimendo una flessibilità strategica e una tenacia senza eguali nella gestione delle sfide contro il covid e nell’impegno a favore della conservazione e ripresa della produzione industriale.

Mi auguro con tutto me stesso che questo Natale 2021 sia quello della ripresa e – per questo – voglio fare a voi tutti, a nome di Federmanager Roma e mio personale, i migliori auguri di buone feste e di serenità. Vi prego di partecipare il mio augurio alle vostre famiglie, alle vostre aziende e a tutti i vostri collaboratori, sperando di vederci presto per lavorare insieme in presenza personale qui nella nostra sede di via Ravenna.

 Gherardo Zei

La rappresentanza diventa Smart

Teniamo bene a mente le parole di Draghi

Una visione di lungo respiro è quella in cui tutti vorremmo ritrovarci, ripercorriamo insieme i passaggi del discorso di Mario Draghi

Ci sono parole, nel discorso di Mario Draghi alle Camere, che andrebbero lette insieme e d’un fiato. Questa è una mia personalissima selezione. La condivido sulle pagine del nostro mensile con l’auspicio di ritrovarci tutti una visione di lungo respiro.

  • Senza l’Italia non c’è l’Europa, ma fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine. Nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italian
  • Nei rapporti internazionali questo governo sarà convintamente europeista e atlantista, in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia: Unione europea, Alleanza atlantica, Nazioni unite.
  • Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così.
  • Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane.
  • Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta.
  • Dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che “ogni azione ha una conseguenza”.
  • Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti.
  • Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti.
  • La pandemia finora ha colpito soprattutto giovani e donne, una disoccupazione selettiva ma che presto potrebbe iniziare a colpire anche i lavoratori con contratti a tempo indeterminato.
  • Il governo dovrà proteggere tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente.
  • Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi.
  • Il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta.
  • Conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni.
  • Oggi l’unità non è una opzione, l’unità è un dovere.

Editoriale del Presidente

Ci siamo. Ci ritroviamo dopo un’estate per certi versi unica: una ripresa dopo la pausa estiva, ma di fatto il riavvio post lockdown.

Siamo in piena fase di ripartenza, tanto urgente quanto necessaria, a dispetto di una situazione sanitaria ancora delicata per l’andamento poco rassicurante dei contagi. Un momento storico che richiede il massimo sforzo per ripartire, pur tenendo conto dei nuovi stili di vita imposti dal virus.

Di fronte alla gravità della situazione, è il momento dell’assunzione di responsabilità, da parte di tutti, a livello individuale e personale ma anche, se non soprattutto, come Associazione di categoria. I quasi 10.000 manager iscritti alla nostra Associazione rappresentano un patrimonio umano e professionale, un grande orgoglio per la nostra organizzazione e nel contempo una fortissima responsabilità. I numeri continuano a premiarci: l’azione svolta all’interno e all’esterno della nostra organizzazione ha portato ad un notevole incremento, nonostante le pesanti defezioni fisiologiche dovute a questioni anagrafiche, a perdite di qualifica e trasferimenti di sede. Peraltro, i primi mesi di questo difficile 2020 confermano il trend di crescita.

Ripartiamo quindi da noi e da quello che abbiamo sempre fatto. Come è noto Federmanager Roma non si è mai fermata, lavorando in smartworking e portando avanti, senza soluzione di continuità, il lavoro di tutela e assistenza dei propri associati.

Abbiamo seguito con costante impegno i progetti sul nostro tavolo, a cominciare dal progetto di politiche attive “Smart Energy per PMI” finanziato da 4Manager, che è entrato nella sua fase operativa e avremo modo, nei prossimi numeri, di raccontarne l’evoluzione che ci auguriamo possa essere ancor più positiva rispetto al più che soddisfacente progetto “Open Innovation Manager” di cui leggerete nelle pagine più avanti.

Continua poi a confermarsi un prodotto eccellente in tema di Formazione e Politiche attive “BeManager”, il nostro percorso di Certificazione delle Competenze Manageriali volto ad offrire alle aziende, e in particolare alle PMI, professionalità certificate indispensabili per affrontare il difficile cambiamento che ci attende. “BeManager” ha ottenuto il riconoscimento formale dell’Ente italiano di accreditamento, Accredia, che ha conferito al Disciplinare tecnico utilizzato da Federmanager e da Rina Services, Ente terzo di certificazione, l’importante valutazione di conformità a tutti i requisiti di legge previsti per il settore di attività.

Altra conferma importante riguarda il settore Salute, da sempre prioritario per la nostra organizzazione. Come noto dai primi mesi del corrente anno il caricamento delle richieste di prestazione on line da parte degli iscritti Fasi e Assidai viene effettuato attraverso il portale IWS – Industria Welfare Servizi SPA.

Federmanager Roma tiene inoltre sempre alta l’attenzione sulla questione delle pensioni.  Stiamo aspettando a breve la decisione della Corte Costituzionale che per la metà del mese di ottobre dovrebbe pronunciarsi sul famoso ricorso presentato contro il taglio delle pensioni medio-alte. Nell’attesa continueremo comunque a vigilare affinché vengano fatti tutti i passi necessari per opporsi ad una operazione che penalizza fortemente chi ha versato somme ingenti per tutta la vita lavorativa e che per questo, appare profondamente ingiusta e, per molti, anticostituzionale.

Ripartiamo quindi da noi e soprattutto ripartiamo dalla centralità del nostro territorio come fulcro della ripresa.

Le eccellenze della nostra regione diventano sempre più un bene da tutelare e da divulgare, un punto da cui partire per costruire insieme una nuova prospettiva di sviluppo. E lo spieghiamo bene nelle pagine di questa rivista raccontando di ben tre realtà che, in maniera oltretutto sinergica, si stanno distinguendo per  l’impegno in prima linea nella lotta contro il coronavirus: l’istituto di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, fulcro della lotta al virus, l’IRBM di Pomezia, il meglio della tecnologia biomedica distribuita in  22 mila metri quadrati di laboratori, dove si sta lavorando su uno dei vaccini anti-Covid e lo stabilimento Catalent di Anagni che si occuperà dell’infialamento di circa 400 milioni di dosi, non appena ottenuta l’autorizzazione dalle agenzie regolatorie e sempre che la sperimentazione confermi l’esito positivo del percorso avviato.

D’altronde, come spesso succede in momenti di crisi epocali, anche gli effetti di questa pandemia, seppure devastanti, possono rappresentare uno snodo importante, un’occasione di cambiamento che, se ben governati, possono offrire nuove opportunità e nuove prospettive.  È indubbio che il nostro territorio sta giocando un ruolo fondamentale in questa battaglia grazie all’impegno e alla competenza di vere e proprie eccellenze nel settore.  

Non solo. Nei prossimi anni l’Unione europea metterà a disposizione dei Paesi membri un ammontare di risorse mai sperimentato prima grazie anche al “Recovery and Resilience Facility”, meglio noto come “Recovery Fund”.

Tuttavia, il pericolo che questi fondi non vengano utilizzati al meglio, che si imbriglino nelle maglie della burocrazia o che, peggio, vengano sprecati per mancanza di visione è una preoccupazione reale, un pericolo da scongiurare, senza contare che una buona parte andranno comunque restituiti. Motivo in più affinché le competenze della dirigenza vengano coinvolte nell’intero processo di ripartenza, fin d’ora, nella redazione del piano programmatico di riforme strutturali su cui il Governo sta lavorando ma anche, e soprattutto, nelle fasi concrete di applicazione degli interventi che da lì scaturiranno. Siamo sempre più convinti che il management possa offrire al nostro paese un bagaglio di competenze e professionalità che, in questo momento, diventa imprescindibile.

Con una corretta gestione dei fondi europei e certezza sulla destinazione delle risorse, sarà possibile dare un segnale concreto per la ripresa economica del nostro Paese.

Oltretutto, le risorse del Recovery Fund sembra che possano concorrere anche alla riduzione del cuneo fiscale.  La Commissione Europea pare non sia contraria ad usare il denaro del Fondo per alleggerire la pressione fiscale in Paesi dove questa è molto elevata, come appunto l’Italia.

In questo complesso quadro, la nostra Organizzazione intende continuare, con convinzione, a dare il proprio apporto ad una progettualità oggi indispensabile. Un primo passo è stato quello di partecipare nel mese di luglio, come associazione di categoria, al sondaggio lanciato da LazioLab – la cabina di regia tecnico-politica della Regione Lazio – per capire come meglio investire queste risorse. Un contributo doveroso partendo dal presupposto che la dirigenza, per la centralità della propria funzione, possa e debba avere molto da dire, e da dare, per la rifondazione dell’economia e della società.

Appare evidente quindi che sia questo il momento di spingere su provvedimenti oggettivamente urgenti e non più rinviabili: l’alleggerimento delle tasse sul lavoro e sulle imprese; la drastica semplificazione burocratica; il taglio delle spese improduttive; la valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale dove Turismo e Cultura, pilastri della nostra economia, rischiano di sgretolarsi, con enorme perdita di occupati.  Fondamentale sarà una rinnovata attenzione alla scuola e alla promozione della ricerca; maggiori incentivi all’innovazione tecnologica, all’internazionalizzazione delle imprese e all’inserimento di figure manageriali nelle Piccole e Medie Imprese che sono il tessuto connettivo del nostro territorio e rappresentano il 92% delle imprese attive sul territorio.

D’altra parte, come Federmanager Roma, abbiamo da sempre sostenuto la necessità di una programmazione per superare la crisi che vivono Roma e il Lazio, con un preoccupante stallo progettuale e di pianificazione. Il nostro contributo si è reso evidente nella elaborazione dello studio “Le prospettive di Roma capitale alla luce delle tendenze in atto”, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, che concentra l’attenzione sul futuro, al 2030, e le aspettative nei settori della mobilità, sanità, fabbisogno abitativo, fabbisogno edilizio scolastico ed evoluzione economica di Roma e dell’intera sua provincia.

Il prossimo 29 ottobre, come già comunicato, terremo la nostra Assemblea Annuale. All’interno del numero troverete l’inserto di convocazione e tutte le informazioni nel dettaglio. Aggiungo che quest’anno abbiamo scelto, per questioni di opportunità legate al momento che stiamo vivendo, di limitare i lavori dell’Assemblea alla parte privata, strettamente riservata ai soci e agli adempimenti statutari di approvazione del Bilancio.

Concludo augurando a tutti voi una buona ripresa dopo un’estate difficile come difficile si prospetta l’autunno ormai alle porte. Abbiamo davanti un orizzonte carico di incognite ma sono fiducioso che sapremo affrontare anche questa prova e che ognuno di noi troverà le giuste motivazioni per superare il momento critico che ci accomuna.

 

Previdenza: un futuro che si costruisce oggi su solide certezze

Previdenza: un futuro che si costruisce oggi su solide certezze

Oltre 60 giorni di lockdown, una nazione come non l’avevamo mai vista: la ripartenza, chiave per una ripresa ponderata e pesata rispetto alle forze politiche-economiche che entrano in gioco, è il sentiment che ha spinto al cambiamento il Fondo Previndapi

Carlo Salvati, titolare della SA.RI.COLD, specializzata in refrigerazione e condizionamento commerciale e industriale, Presidente di Confapi PMI Umbria e consigliere nella Giunta di Confapi nazionale, è il nuovo Presidente del Fondo Previndapi ed al quale abbiamo rivolto qualche domanda.

 Alla luce della nuova nomina, arrivata in questo periodo molto difficile del nostro Paese, come interpreta l’impatto nel mondo previdenziale?

L’emergenza sanitaria ha registrato notevoli ripercussioni nel mondo della Previdenza: guardando i dati del Centro Studi del Professor Brambilla, massimo esperto nel settore della Previdenza, i numeri parlano chiaro. L’ipotesi è quella di un aumento delle uscite a causa delle richieste delle pensioni anticipate e ciò vorrà significare che l’anno prossimo si potrebbero registrare circa 17 milioni di pensionati. La crisi delle aziende, tra licenziamenti e accesso alla Cassa Integrazione, potrebbe essere un incentivo per accedere alle pensioni: a questo punto, prevedo che Quota 100 finirà per fungere da ammortizzatore sociale e registreremo più pensionati e meno persone che verseranno i contributi. Tutto ciò con conseguenze non lusinghiere per il nostro Paese.

Previdenza: un futuro che si costruisce oggi su solide certezze

Da sinistra: il nuovo presidente del Fondo Previndapi Carlo Salvati ed il vicepresidente Marco Mazzoni

Ma parliamo ora della Sua nuova nomina come nuovo Presidente: nello specifico, di cosa si occupa il Suo Fondo?

Previndapi è il Fondo pensione per i Dirigenti e i Quadri Superiori della piccola e media Industria costituito in attuazione degli Accordi Sindacali stipulati dalle parti istitutive Confapi e Federmanager. Il Fondo, che conosco molto bene per esserci come Amministratore dal 2014, prima come Consigliere e da ultimo come Vicepresidente, ha lo scopo di provvedere a prestazioni di natura previdenziale aggiuntive ai trattamenti pensionistici di legge nell’interesse degli aventi diritto ed opera in regime di contribuzione definita. Nella lunga operatività, quest’anno si festeggiano i trenta anni dalla sua costituzione, ad oggi il Fondo conta oltre 4.000 dirigenti iscritti, registrando attualmente un rendimento medio annuo del 2,7% circa.

 Una battuta di chiusura: cosa dobbiamo imparare da questa emergenza e quali saranno i prossimi passi?

I mercati finanziari sono stati messi a dura prova durante l’emergenza sanitaria, la cui volatilità ha influenzato anche i rendimenti dei comparti dei Fondi Pensione; è auspicabile, dunque, una spinta definitiva verso un approccio sostenibile e responsabile, con l’obiettivo di creare valore per gli investitori. Il nostro Fondo in caso di crisi economica ha la garanzia di restituire comunque i contributi versati, senza subire direttamente le oscillazioni negative dei mercati per via della gestione separata dei suoi investimenti.  In definitiva i nostri iscritti non si troveranno mai a dover subire eventuali scelte avventate che potrebbero riflettersi negativamente sulle singole posizioni: il nostro Ente Previdenziale non è chiamato ad effettuare investimenti sul tema della gestione del rischio, in una logica di Risk Management ed in un mercato in cui si deve cominciare ad immaginare strumenti e processi innovativi sia in chiave sempre più predittiva che gestionale.

Previdenza: un futuro che si costruisce oggi su solide certezze

Editoriale del Presidente: Competenze e trasparenza per generare fiducia e tornare a competere

Il 15 giugno scorso avrebbe compiuto 100 anni il mitico Alberto Sordi. Auguri Albertone, simbolo di italianità nel mondo, sarai sempre un’icona di identità nazionale, quell’identità in cui ci riconosciamo tutti e dalla quale dobbiamo attingere forza e strumenti per far ripartire il nostro paese.

Sono trascorsi tre mesi dall’inizio del lockdown imposto dalla pandemia che ha colpito il mondo intero. Tre mesi in cui abbiamo visto le nostre vite stravolte da un virus che a tutti ha tolto la normalità del quotidiano, a molti il lavoro, la serenità e ai più sfortunati ha portato via gli affetti più cari. In queste settimane piene di smarrimento, paure e senso di precarietà su un futuro che ancora oggi facciamo fatica ad immaginare, non sono mancate tuttavia le manifestazioni di solidarietà, di forza d’animo e il senso di appartenenza che ci contraddistinguono come popolo e come paese.

Anche in Federmanager Roma, il fermo imposto dal Governo per arginare l’emergenza coronavirus, è stato solo apparente. Anche a distanza, nel rispetto delle misure restrittive, abbiamo continuato a lavorare, a fare rete e a raccogliere, insieme alla Federazione nazionale, soluzioni e idee per sostenere il nostro paese nella delicata fase della ripartenza. Grazie allo smart working abbiamo erogato servizi e portato avanti progetti senza soluzione di continuità, restando a disposizione dei colleghi e pronti a rispondere alle esigenze del territorio come continuiamo a fare tuttora.

Sempre in modalità on line si sono svolti i lavori del Consiglio Nazionale del 29 maggio u.s. che ha portato al rinnovo di alcune cariche in seno ai principali enti di sistema che rappresentano punti di riferimento ormai irrinunciabili sul fronte della Previdenza e della Sanità Integrativa per i colleghi e per le loro famiglie. Colgo l’occasione per congratularmi con tutti i coloro che sono stati eletti e/o riconfermati nei rispettivi c.d.a. tra cui i colleghi di Roma Andrea Alfieri riconfermato nel cda del Fasi, Mario Cardoni e Patrizio Palazzo nel c.d.a. Previndai, Sara Signa nel collegio dei Sindaci Previndai, Paolo Parrilla nel cda Previndapi e Paola Perrone eletta Presidente del Collegio Revisori Previndapi.

Sul piano delle Relazioni Industriali prosegue la sinergia con Confindustria a livello nazionale e territoriale in particolare grazie alle realtà bilaterali.

 Sul Piano Colao abbiamo riscontrato un documento in cui si fatica a riconoscere il know how di un manager di quel calibro.

Bene la tutela della salute come priorità assoluta, il richiamo al green, alla digital trasformation, al 5G, alle pari opportunità. Ma abbiamo oltre 100 pagine di annunci, prive di riferimenti precisi su costi e risparmi che i provvedimenti indicati comportano, un contributo che lascia spazio ad un modus operandi più consono alla politica che al management. L’impressione è che gli esperti, chiamati a portare pragmaticità, si siano lasciati contagiare accantonando la concretezza e le peculiarità del management per lasciare spazio ad un approccio teorico tipico degli ambienti politici.

Lo Scudo Penale, seppure alleggerito, resta ancora un onere importante in carico al datore di lavoro. Una sorta di freno alla ripartenza che penalizza il lavoro e crea incertezze. La burocrazia che caratterizza da sempre il nostro paese continua a rappresentare un ostacolo imponente, anche ora che dovremmo marciare compatti. La via della ripresa è già di per sé in salita e non ha certo bisogno di freni. Al contrario, c’è bisogno di generare fiducia, di una iniezione di competenze e know how che i manager maturano in anni di lavoro, di obiettivi perseguiti e di crisi affrontate e superate.

Il tema della pressione fiscale troppo elevata anima il dibattito politico. In questo senso ci sentiamo di fare nostre le parole del procuratore generale della Corte dei Conti Fausta Di Grazia: “Appare non più rinviabile un intervento in materia fiscale che riduca, per quanto possibile, le aliquote sui redditi dei dipendenti ed anche dei pensionati”.

Abbiamo partecipato con la CIDA agli STATI GENERALI convocati dal Presidente Conte lunedì 15 giugno u.s. e abbiamo ribadito la primaria necessità di operare un cambio di passo. Non possiamo rischiare, bisogna agire subito. Sul piatto c’è il futuro dell’Italia e come manager siamo pronti a prenderla per mano per riportarla a competere in Europa e nel mondo. Le salite non ci spaventano, superarle è il nostro mestiere.

Sul fronte Europa serve azione e trasparenza. Non è ancora chiaro infatti quanto costerebbe realmente all’Italia l’eventuale ricorso al Meccanismo di Stabilità (Mes) per far fronte all’emergenza Coronavirus.

Il Ministro dell’Economia Gualtieri ha dichiarato che “in sostanza ci pagherebbero per darci il prestito”, considerati i bassi tassi di interesse del Mes che il 15 maggio ha reso operativo il Pandemic Crisis Support in base al quale si può richiedere, entro il 2022, fino al 2% del PIL 2019 – per l’Italia circa 36 miliardi di euro – da destinare a spese sanitarie dirette e indirette inerenti l’emergenza COVID.

Sebbene ad oggi appare quest’unica condizione per accedere allo strumento, non sono state ancora eliminate definitivamente le condizionalità del Mes e non è chiaro quali costi dovrebbe sostenere l’Italia per accedere allo strumento dopo essersi già indebitata, tra Dl Cura Italia e Dl Rilancio, per circa 80 miliardi di euro.

Gli aspetti da trattare e approfondire sono molteplici così come i pericoli da scongiurare. A tal proposito invito i colleghi a segnalarmi ulteriori riflessioni.

Se da un lato siamo un paese ad alto debito pubblico, dall’altro non possiamo sottovalutare il rischio di attacchi arbitrari e iniqui alle pensioni e ai risparmi delle famiglie. Si andrebbe ad erodere il lato virtuoso del nostro paese e ad intaccare l’unico patrimonio su cui fare affidamento anche quando manca la presenza dello stato, un elemento fondamentale anche per la reputazione del nostro Paese.

L’ultimo rapporto Istat (maggio 2020) su situazioni e prospettive delle imprese italiane durante l’emergenza covid indica una diminuzione del fatturato superiore al 40% per 4 aziende su 10 con inevitabili ricadute sul clima di fiducia di operatori economici, imprese e consumatori.

L’obiettivo è tornare a competere e l’unica via percorribile è ricominciare a generare fiducia attraverso le competenze, la trasparenza e la capacità di visione di cui il nostro paese è ricco. Abbiamo innumerevoli punti di forza. È giunto il momento di utilizzarli.

 

Editoriale del Presidente: Fiducia nel futuro e competenze per affrontarlo

Editoriale del Presidente: Fiducia nel futuro e competenze per affrontarlo

Inauguro, con questo editoriale, il primo numero on-line della nostra Rivista edito su piattaforma web dedicata. Il varo del progetto “professionedirigente.it”, di cui abbiamo volutamente accelerato la messa a punto, è in qualche modo significativo del momento che stiamo vivendo, considerato l’impatto che il Coronavirus ha avuto sul digitale

Il necessario distanziamento sociale ha delegato in larga parte alla tecnologia la riorganizzazione delle nostre vite. La scuola è on-line, il lavoro è smart, le riunioni solo virtuali e le chat di WathsApp sono diventate strumenti di lavoro. Nuove abitudini. Alcune temporanee altre su cui fare una riflessione.

Federmanager Roma come sapete si è prontamente adeguata. Nella fase iniziale dell’emergenza le prime misure poste in essere dalla nostra organizzazione sono state la chiusura della sede, per la salvaguardia della salute di tutti e l’adozione dello smart working , per assicurare la continuità dei servizi.

Sono così rimaste operative tutte le aree funzionali e garantite le consulenze telefoniche in tutti i settori. Abbiamo in più rafforzato la nostra presenza attiva al fianco degli associati intensificando la Comunicazione e l’informazione. Avvalendoci della collaborazione di qualificati esperti,   trasmettiamo puntualmente notizie approfondite sui temi più discussi del momento in ottica Covid-19: il nostro sistema di welfare, l’economia previdenziale, la privacy . Abbiamo inoltre esteso la rassegna stampa giornaliera anche ai giorni festivi.

LA RIPRESA IN PIENA EMERGENZA ECONOMICA Mai avremmo pensato di dover gestire un’emergenza di queste dimensioni. Da epidemia a pandemia, dalla Cina al mondo intero.

Guardiamo a noi, il Paese si è fermato. La maggior parte delle nostre attività produttive si sono bloccate per un tempo che sembra infinito creando una emergenza economica che, di pari passo a quella sanitaria, è diventata emergenza nell’emergenza.

Siamo ora alla fase2, la ripartenza. In questo annunciato inizio, dai meccanismi ancora incerti, dobbiamo fare i conti con quello che questo tsunami sta producendo sul nostro tessuto economico.

Secondo i dati diramati da Confindustria le imprese con problemi molto gravi al 18 aprile u.s. risultavano essere il 43,7% con le inevitabili ricadute sul fronte occupazionale a tutti i livelli.

Un vero e proprio allarme per una organizzazione come la nostra.

La Federazione ha chiesto al Governo di predisporre specifiche agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese che intendano dotarsi di competenze manageriali perché, come ha dichiarato il Presidente Federale Cuzzilla “è la competenza che ci farà andare avanti e ci farà recuperare il terreno perso. Perché senza le competenze manageriali è impensabile poter reagire alla complessità organizzativa, gestionale, finanziaria che dovremo affrontare”.

D’altra parte le politiche attive del lavoro sono, da sempre, una priorità per la nostra Organizzazione. Federmanager, a livello nazionale, prosegue con convinzione il percorso di certificazione delle competenze che finora ha portato alla certificazione di oltre 500 manager distribuiti tra specifiche figure professionali appositamente individuate. Una iniziativa a dir poco illuminata alla luce del momento che stiamo vivendo in cui servono capacità di giudizio e di visione. In sintesi servono skills e know how manageriali.

Sul territorio Federmanager Roma ha fatto la sua parte, con due progetti che si possono definire veri e propri laboratori di politiche attive del lavoro, entrambi condivisi con Unindustria e finanziati da 4.Manager: il Progetto “Open Innovation Management”, che ha permesso a 7 dirigenti sui 10 coinvolti, di instaurare i presupposti per un rapporto continuativo di collaborazione e di consulenza presso piccole imprese del territorio ed il progetto ”Smart Energy per PMI”, che prevede anch’esso l’inserimento, per un periodo determinato, di 5 manager con expertise tecnica nelle aziende individuate allo scopo. Un articolo dedicato illustra nel dettaglio l’iniziativa.

Per il resto, il virus e il traumatico distanziamento sociale che ne è derivato, ci ha costretto a sospendere i programmi in agenda e rivedere la pianificazione degli eventi.

Avevamo iniziato il 2020 con il piede giusto da questo punto di vista, prima di essere interrotti da questo cataclisma epidemiologico.

Nel mese di febbraio è stata organizzata la presentazione di un sostanzioso studio su “Le prospettive di Roma Capitale alla luce delle tendenze in atto”, condotto in collaborazione con ricercatori del CORIS e del DISSE Sapienza Università di Roma. Un evento che ha avuto una imponente eco mediatica e riscosso particolare apprezzamento presso i nostri associati. Anche di questo troverete un ampio resoconto più avanti in questa rivista.

Sempre a febbraio si è tenuto, organizzato da Federmanager, il convegno “L’energia che fa bene nell’ambito del quale è stato presentato il III Rapporto Annuale su “Transizione Verde e sviluppo. Può l’economia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia ?”, studio realizzato con la collaborazione tecnica di AIEE ed il contributo attivo di Federmanager Roma.

 IL FUTURO PROSSIMO Torneremo ad incontrarci. Proprio in questi giorni stiamo predisponendo i nostri spazi di lavoro per renderli adeguati e sicuri nel rispetto delle direttive emanate dal Governo, Torneremo a vivere negli stessi ambienti di prima, ma in maniera differente e in piena sicurezza. Pronti ad accogliere nuovamente quanti, quotidianamente, si rivolgono ai nostri sportelli di consulenza e assistenza.

Quello che è accaduto ci ha costretto ad una pausa operativa ma anche di riflessione, una pausa che stiamo utilizzando al meglio per programmare, con la stessa capacità e ancor più convinzione, le azioni per il prossimo futuro. Un futuro di ripresa e di rilancio per il nostro Paese in cui il ruolo dei manager, che orgogliosamente rappresentiamo, risulterà ancora più decisivo.

Consapevoli che per imporsi in questa importante partita, è fondamentale avere obiettivi chiari, certamente sfidanti ma altrettanto ineludibili, Federmanager Roma è pronta ad affrontare la ripartenza guardando al domani con fiducia. Fiducia nelle nostre capacità, come cittadini e come manager.

Con l’impegno di sempre.