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Premio Minerva 2020

Premio Minerva 2020

La quarta edizione del Premio Minerva Donna d’Eccellenza ha voluto ribadire l’importanza per il mondo manageriale di una forte presenza femminile. Oggi in Italia serve l’impegno e la determinazione di tutti per superare il gap uomo-donna nel mondo del lavoro, promuovendo la managerialità femminile e premiando talento e aspirazioni

Lo scorso 9 dicembre, presso l’Auditorium di Unindustria, si è tenuta la quarta edizione del Premio Minerva Donna d’Eccellenza. Un riconoscimento ideato da Federmanager Roma che ogni anno premia le donne manager in grado di conciliare impegno professionale e famiglia con risultati decisivi nel mondo dell’industria.

Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma

Una manifestazione, svoltasi nel rispetto delle disposizioni sanitarie del governo, caratterizzata dalla larga partecipazione del mondo industriale e istituzionale, in parte in presenza e in parte online, che ha voluto onorare le donne che, con il proprio lavoro e la propria determinazione, hanno saputo distinguersi nei rispettivi ambiti di attività.

“Sono sempre molto orgoglioso di premiare i meriti, i valori e la grande forza rappresentati dall’universo femminile per il mondo del lavoro e per la società in ogni suo ambito – ha dichiarato Giacomo GarganoPresidente Federmanager Roma e Unione Regionale Dirigenti Industria Lazio –. I dati ci dicono che negli ultimi 10 anni l’Italia è migliorata molto nella classifica europea della disparità di genere, salendo ben otto posizioni per arrivare al 14°posto. Quando invece parliamo di gender-pay-gap purtroppo il nostro paese è tra i peggiori. Una triste realtà comune a molti paesi che deve richiamare l’attenzione anche dell’Unione Europea”.

Stefania Santucci, Coordinatrice Gruppo Minerva Roma

Il rapporto dello European Institute for Gender Equality misura proprio la disparità di genere in Europa sulla base di cinque indicatori: parità sul lavoro, risorse economiche, istruzione, potere (economico, politico e sociale) e salute. La categoria in cui l’Italia ottiene il punteggio peggiore – 48 punti contro una media europea di 53 – è il potere. La strada da compiere per superare il gap uomo-donna nel mondo del lavoro è quindi ancora lunga, e tutti sono chiamati a contribuire per accelerare i tempi e favorire il cambiamento.

“Raggiungere l’uguaglianza di genere soprattutto in ambito professionale non è una nobile vocazione ma un catalizzatore di sviluppo per un futuro sostenibile per tutti – ha commentato Angelo Camilli, Presidente di Unindustria –. Dobbiamo promuovere più concretamente l’imprenditoria femminile. In Italia sono più di 1,3 milioni le imprese al femminile – il 22% del totale – e negli ultimi 5 anni il loro aumento è stato più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704. Nel Lazio si è registrata, tra il 2019 e il 2018, la crescita più alta d’Italia (+7,1%). Credo quindi che questo premio sia un bel messaggio di fiducia per tutti, uno slancio di ottimismo verso un futuro migliore pieno di grandi e nuove possibilità”.

Per contare su donne manager di successo, in grado di occupare posizioni chiave nel mondo del lavoro e della politica, è fondamentale anche il ruolo del mondo della formazione. Giovanni Lo Storto, Direttore Generale della Luiss Guido Carli ha sottolineato come: “Premiare il talento e l’aspirazione delle migliori eccellenze femminili oggi significa valorizzare le energie del Paese, anche con l’obiettivo di favorire la ripartenza della nostra economia. Sempre più di frequente mi capita di leggere di donne in posizione di rilievo nelle scienze, nella matematica, nella tecnologia e nel mondo manageriale. Ne sono orgoglioso, non solo come Direttore Generale di una Università dove il 46% dei ricercatori e assistant professor e il 65% dello staff sono donne, ma anche come persona”.

Angelo Camilli, Presidente di Unindustria

Ulteriori contributi di grande spessore al dibattito sono arrivati da: Gennaro Vecchione, Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis); Guido Cutillo, partner di EY (Ernst & Young), economista ed esperto in corporate governance; Fabio Massimo Castaldo, Vicepresidente del Parlamento Europeo; Nadia Linciano, Ufficio studi economici della Consob; Eros Andronaco, Vicepresidente Federmanager.

Gennaro Vecchione, Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis)

Fabio Massimo Castaldo, Vicepresidente del Parlamento Europeo

Per ogni donna di eccellenza deve esserci un’azienda che la sostiene e la apprezza, generando un circuito virtuoso di crescita che si traduce in un successo reciproco generale. Per questo motivo è stato aggiunto quest’anno il Premio per le Aziende di Eccellenza nella Leadership Femminile, un riconoscimento che “rafforza e consolida il ruolo di Federmanager Roma come promotore della parità di genere nel management e dell’empowerment delle donne nelle organizzazioni”, ha osservato Stefania Santucci, Coordinatrice Gruppo Minerva Roma.

I Premi

Per il 2020 la giuria, composta da Top Manager, rappresentanti delle Istituzioni, del mondo accademico e delle parti sociali, ha deciso di assegnare il Premio Minerva Donna d’Eccellenza a:

Alessandra Genco, intervenuta in modalità online, CFO Gruppo Leonardo

Francesca Sagramora, Vicepresidente Human Resources Sud Europa Procter & Gamble

Le due grandi aziende premiate sono state:

Angelo Camilli premia Greta Autieri, HR BP Corporate Sud Europa British American Tobacco Italia

Angelo Camilli premia Barbara Sambuco, General Manager Catalent Anagni Srl

Per la categoria medie imprese:

Gennaro Vecchione premia Rossella Scalone, Presidente Magnolia Moving Srl

Angelo Camilli premia Beatrice Coletti, Presidente Tivù Srl

In conclusione, altri 6 premi sono stati riconosciuti a manager al femminile che dimostrano quotidianamente nel loro lavoro: valore, capacità e determinazione.

  • Giovanna Bellezza, Responsabile relazioni industriali TIM
  • Domitilla Benigni, Chef Operating Officer Elettronica Group
  • Paola Carruba, Responsabile marketing editoriale progetti speciali Radio RAI
  • Gaetana Celico, Direttore risorse umane e organizzazione ANAS
  • Concetta Lattanzio, Responsabile comunicazione e sostenibilità Engineering
  • Francesca Sabetta, Resp. Canale vendita diretta Small e Medium Business Poste Italiane

Giovanna Bellezza, Responsabile relazioni industriali TIM

Paola Carruba, Responsabile marketing editoriale progetti speciali Radio RAI

Gaetana Celico, Direttore risorse umane e organizzazione ANAS

Concetta Lattanzio, Responsabile comunicazione e sostenibilità Engineering

Catalent di Anagni: il vaccino come premio alla professionalità

Catalent di Anagni: il vaccino come premio alla professionalità

La Catalent di Anagni sarà l’azienda chiamata ad infialare il vaccino per la cura al coronavirus. Il general manager Barbara Sambuco ci ha raccontato con orgoglio come si è arrivati a questa enorme opportunità, le difficoltà nel passaggio da Bristol-Myers Squibb ed una storia imprenditoriale fatta di impegno, passione e grandi capacità manageriali

Federmanager Roma, con il presidente Giacomo Gargano, il responsabile della comunicazione Armando Bianchi ed il responsabile della delegazione di Frosinone Pietropaolo Dionisi, ha visitato lo stabilimento Catalent di Anagni ed ha incontrato il suo general manager Barbara Sambuco. L’azienda, che ha rilevato a gennaio 2020 lo storico stabilimento Bristol-Myers Squibb, in virtù di un accordo con AstraZeneca si occuperà nei prossimi mesi di infialare il vaccino per la cura del coronavirus, con una capacità che arriverà a 50 milioni di dosi al mese. Un lieto fine, culmine di una sofferta storia imprenditoriale, per uno stabilimento che ha rappresentato e rappresenterà un punto di riferimento ed un orgoglio per il Lazio e la provincia di Frosinone.

L’obiettivo fondamentale di Federmanager Roma è di promuovere le attività imprenditoriali e manageriali. La nostra strategia comunicativa intende diffondere e far conoscere le eccellenze della nostra regione. Catalent è senza dubbio un esempio di eccellenza imprenditoriale e manageriale e per questo ci interessava illustrare, nel migliore modo possibile, la vostra attività. Tutto ciò è coinciso in un particolare momento della vita del nostro Paese, seppure la vostra professionalità va oltre il Covid.

Parlando di vaccino è bene ricordare che, almeno in questa fase, non ci occupiamo della parte di sviluppo. Come gruppo Catalent siamo partiti da pochissimo tempo, a gennaio con il passaggio da Squibb Bristol-Myers.

Barbara Sambuco, general manager del sito
produttivo Catalent di Anagni

Il nostro stabilimento nasce nel 1966 come Squibb, acquisito poi da Bristol-Myers, con la fusione dei due gruppi alla fine degli anni ’90 e con un salto epocale all’inizio del 2000, diventando lo stabilimento di punta per il lancio dei nuovi prodotti per più di 70 mercati esteri. Da allora è cambiata la struttura, da 200 persone siamo arrivati alle 700 di oggi. Una storia di crescita e di successo.

Nel 2017 Bristol-Myers cambia completamente strategia relativamente al portfolio prodotti. Uno stabilimento come questo ha bisogno di volumi, se mancano non si sostiene. All’epoca eravamo ad un bivio: ridurre sostanzialmente l’organico o cercare un nuovo acquirente. Un’esperienza per nulla semplice. Chi vive la ricerca di un acquirente sul mercato lo fa con angoscia, sono stati anni di profonda sofferenza. Ho messo passione e cuore per fare arrivare all’intero stabilimento ogni informazione relativa alla vendita. Un percorso che ci ha portato, a novembre 2018, a poter comunicare a tutti la decisione. Parlo di una “battaglia” personale con la difficoltà di far capire, a chi non vive la realtà dello stabilimento, che era l’unico modo, coinvolgendo sindacati e lavoratori, per riuscire ad avere un passaggio più indolore possibile verso qualsiasi tipo di destino, uno dei quali poteva anche essere, se un acquirente non ci fosse stato, la chiusura. Non è stato facile parlare a persone in lacrime che qui avevano trascorso gran parte della loro vita lavorativa. Per questo territorio Bristol-Myers Squibb ha rappresentato un faro nella notte.

Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma; Veronica Vita HR Business Partner e responsabile Relazioni Industriali dello stabilimento Catalent di Anagni

Come si arriva quindi a Catalent?

Noi avevamo cominciato a lavorare, già dall’anno precedente, ad un progetto che portava alla valorizzazione del brand dello stabilimento, ma come capitale umano, non come marchio esposto all’esterno. Abbiamo condotto questo lavoro con un filosofo coinvolgendo tutti: operatori di linea, analisti, personale degli uffici e dirigenti. Lo scopo era quello di valorizzare le potenzialità presenti all’interno dello stabilimento a livello di capitale umano. Ognuno si è sentito parte della vendita, testimone attivo in tutte le due-diligence passate, con le rappresentanze sindacali informate quotidianamente. Un percorso vissuto insieme che, quando ci ha visti arrivare alla fine e all’annuncio dell’acquisizione di Catalent, ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo.Per anni si è sentito parlare di stabilimenti che fanno produzione conto terzi pensando ai sottoscala. La paura era quella: non comprendere cosa significasse andare a lavorare per chi faceva produzione conto terzi. L’esempio che ho condiviso è stato: fino a che sei a casa ed hai papà e mamma che ti sostengono con la paghetta, il piatto di minestra c’è, senza ambire a molto di più. Questa era la nostra vita in Bristol-Myers Squibb. Nel momento in cui passi ad una realtà come Catalent è come se te ne andassi di casa, hai il tuo gruzzolo e decidi di spenderlo come vuoi. Se sei bravo e lo gestisci bene alla fine del mese riesci a farti anche il viaggio, se lo gestisci male non viaggi e mangi meno a pranzo. Le persone hanno compreso il significato di lavorare in una realtà diversa, dove l’efficienza era qualcosa che davi all’azienda ma che ti sarebbe tornato in tasca.

 Quanto è importante per Catalent e per chi vi lavora essere parte nella produzione di un vaccino contro il Covid-19?

Con il lockdown si è aperta un’enorme opportunità che ci rende fieri: un progetto per la produzione del vaccino in grado di liberarci da questa drammatica condizione. Chi lavora con noi conosce bene il significato di ciò che facciamo. Una scatola che esce da qui può salvare una vita, pensiamo ai prodotti oncologici, e se non arriva una persona non avrà continuità di cura. Con il vaccino non c’è stato bisogno di spiegare, per tutti è chiaro quanto questo virus ha rivoluzionato le nostre vite. Come nelle favole a lieto fine credo che questo stabilimento se lo sia meritato. Sono stati anni sofferti e difficili.Senza voler entrare in argomenti che comprendo di grande riservatezza. Assistiamo ad un dibattito su quando questi vaccini saranno pronti. Essendo stati voi aggiudicatari siete a conoscenza di quando vi saranno forniti? Certamente dovrete in qualche modo programmare e rivoluzionare le vostre linee di produzione, anche guardando ai volumi di cui si parla. Avete una prospettiva temporale? Qualcuno parla di fine anno, altri di 2021 inoltrato. Voi avete un qualche orizzonte temporale?

Noi ce lo abbiamo, anche in riferimento a quanto detto da AstraZeneca in interviste pubbliche. Non svelo nessun segreto che loro non abbiano già dichiarato. Noi abbiamo avuto una grossa opportunità. Nel passaggio da Bristol-Myers a Catalent avevamo due linee nuove in isotecnia per produzioni sterili, dove non abbiamo trasferito i prodotti maturi di Bristol-Myers. Questo è stato un accordo che Catalent ha concluso con Bristol-Myers prima del passaggio. Devo dire che Bristol si è comportata in maniera eccelsa, nel senso che poteva tenere il punto e decidere di mettere i suoi prodotti maturi sulle linee nuove che aveva costruito, spendendo negli ultimi anni una cifra vicina ai 50 milioni di Euro. Due suites completamente nuove per la produzione di farmaci sterili allo stato dell’arte da un punto di vista tecnologico.

Con Catalent si è deciso un upgrade delle aree esistenti, in maniera tale che, anche da un punto di vista di compliance e di regulations, fossero allo stato dell’arte di quanto richiesto. Quando abbiamo firmato l’accordo con AstraZeneca avevamo la grossa fortuna di avere due linee stato dell’arte libere, che potevano garantire, complessivamente, una produzione di 5 milioni di flaconi su base mensile. Normalmente per questi vaccini ogni flacone ha dieci dosi, quindi stiamo parlando di 50 milioni di dosi mensili.Non abbiamo dovuto fare investimenti, perché le linee c’erano. Abbiamo solo assunto personale, circa 100 persone a partire da luglio, in due aree specifiche che abbiamo dovuto rafforzare: il personale di produzione e manutenzione e tutte le funzioni a supporto come qualità, ingegneria o chi si occupa del trasferimento dei nuovi prodotti. Sono linee che lavoreranno sette giorni a settimana a tre turni giornalieri, ventiquattro ore su ventiquattro.

Da quando partiremo? AstraZeneca sta facendo una corsa disperata con tutti, quindi non solo per il prodotto finito ma anche per la materia prima. Ha attivato diversi nodi nel mondo, a livello di logistica e di supply chain. Adesso si tratta di vedere qual è il primo di questi nodi in grado di produrre per noi. Uno dei nodi che hanno attivato è uno stabilimento che produce la materia prima all’interno di Catalent, negli Stati Uniti, e potrebbe essere quello che arriverà per primo.

Noi tra fine di ottobre ed inizi di novembre dovremmo ricevere la materia prima. La linea è già stata qualificata. In questi giorni stiamo procedendo con il test “media fill”, per simulare il processo asettico. Questo è l’ultimo step prima di partire. (n.d.r. il primo dicembre la dottoressa Sambuco ci aggiornava, informandoci dell’avvio della produzione del vaccino AstraZeneca). 

Ovviamente tutto è in mano all’EMA, che ha avviato la revisione degli studi clinici che AstraZeneca ha cominciato a sottoporle. Sono partiti con il “rolling review”, cioè un’analisi prima che gli studi si completino, che terminerà tra fine ottobre ed inizio novembre. Si viaggia in parallelo. Ugualmente con l’AIFA (Agenzia Italiana del farmaco) che ci è stata a fianco dall’inizio, mostrandosi ben cosciente dell’urgenza. L’EMA avrà l’AIFA come riferimento, quindi stanno rivedendo la documentazione mano a mano che viene prodotta, in modo tale da essere pronti quando partiremo con la produzione ed intervenire in corso d’opera qualora qualcosa non tornasse. È un lavoro di squadra a tutti i livelli per riuscire ad avere il prodotto per l’inizio del prossimo anno. Ovviamente deve essere analizzato, sono richiesti test biologici abbastanza lunghi e dunque non è possibile pensare a meno di un mese da quando si produce a quando si rilascia. Ma ragionevolmente, a meno di ritardi particolari o problemi da parte dell’EMA, con l’inizio del prossimo anno saremo in grado di distribuire il vaccino sul mercato.

A tal proposito, avete rapporti con il Ministero della Sanità riguardo a previste priorità?

Come ci ha raccontato il ministro Speranza nella sua visita allo stabilimento e come detto ai giornali: l’Italia, come altri governi, ha firmato accordi per un certo numero di dosi entro il 2020 e nel 2021. In base a questi accordi AstraZeneca distribuirà. Questi i termini dell’accordo che loro hanno preso direttamente con AstraZeneca, mentre noi siamo solo dei vettori, non abbiamo alcun tipo di funzione. Noi non sappiamo nemmeno, ad oggi, quale sarà la distribuzione che loro decideranno di fare e con quali priorità.

Sarà poi la politica a determinare queste priorità?

AstraZeneca attuerà lo smistamento nei diversi centri di distribuzione indipendentemente da noi, né so qual è la logica che applicheranno. Posso dire che, appena avremo la materia prima disponibile, dalla linea usciranno 5 milioni di vials al mese, che sono 50 milioni di dosi. Una quantità già sufficiente a vaccinare la popolazione italiana. Ci sarà poi da organizzare la distribuzione negli altri Paesi europei e credo che il nostro governo abbia già preso accordi con questi e con l’OMS. Ripeto comunque che sono aspetti rispetto ai quali restiamo fuori.

Credo che Catalent ponga grande attenzione al problema relativo al personale e che sia necessario il massimo dello scrupolo nella scelta delle professionalità? 

Abbiamo la fortuna che, nello stock built per uscire da Bristol-Myers, loro avevano voluto aumentare la produzione per coprire il periodo di transizione. Nell’ultimo semestre del 2019 abbiamo prodotto molto di più di quelli che erano i volumi tradizionali. Questo ha fatto sì che l’organico dello stabilimento, nella parte finale dell’anno, aumentasse in maniera importante, con risorse di personale che già da tempo erano con noi con contratti temporanei fino a 36 mesi. Avevamo dunque un numero importante di persone qualificate.

A luglio abbiamo ripreso i nostri registri ed abbiamo richiamato tutti quelli che avevano lavorato con noi e che, non solo erano formati, ma sapevamo essere i migliori. È stata una grande soddisfazione vederli rientrare praticamente tutti, anche se lavoravano, addirittura alcuni con contratti a tempo determinato, con altre aziende. È per me motivo di enorme soddisfazione sentire i ragazzi che mi parlano del clima familiare trovato qui dentro. Per ogni nuova assunzione, io, insieme al responsabile delle risorse umane, incontriamo chi arriva, dando un assaggio di quella che è la nostra cultura. Tutto ciò è un sintomo che quel seme piantato ha dato frutti. È uno stabilimento che ha sempre dimostrato che chi è dentro tiene a quanto fa. Certo, abbiamo anche dato seguito a tutta una serie di provvedimenti disciplinari in maniera costante e coerente. Il buonismo non paga, le regole devono essere definite, le persone devono conoscere il perimetro entro il quale si devono muovere. Quindi totale trasparenza e chiarezza, ma nel momento in cui la regola non viene rispettata si va incontro a conseguenze.Avrete senza dubbio un sistema di controlli molto rigido?

Su circa 670 persone complessive, un centinaio lavorano al controllo qualità. Ma non servono buoni controllori ed i controlli non saranno mai sufficienti. Chi lavora sulla linea sarà sempre più esperto di chi controlla. Avrai qualità solo quando il personale della produzione saprà cosa significa lavorare in qualità e sicurezza. Sono cambi culturali necessari. Senza dubbio c’è chi controlla, ma se c’è un problema è il primo della linea che deve fermarsi ed adoperarsi per risolverlo.

Il personale è perlopiù composto da chimici e biologi? Qual è lo skill culturale?

Negli ultimi anni è molto cambiato, con una presenza importante di laureati con laurea breve. Certamente in chimica, soprattutto in biologia e in particolare in ingegneria gestionale. In produzione abbiamo o periti chimici o persone con laurea breve non strettamente legata alla parte dei cicli produttivi, alcuni anche con una specializzazione in sicurezza ambientale. Nel laboratorio abbiamo laureati in chimica, biologia e microbiologia. Negli uffici abbiamo parecchi ingegneri, meccanici ed elettrici, ma ripeto diversi laureati in ingegneria gestionale. Questi ultimi trovano una collocazione interessante nella parte del project management.

Quali rapporti con le università?

Con la Sapienza e con l’università Federico II di Napoli. Nella fase pre-covid abbiamo organizzato incontri con gli atenei per presentare l’azienda e per cercare di far conoscere le opportunità di percorso. Siamo, ormai da qualche anno, presenti nei master organizzati da La Sapienza in tecnica farmaceutica. Devo dire che la Federico II di Napoli vive un momento felice da un punto di vista di innovazione e ricerca. Hanno un campus meraviglioso, ottimi progetti sulle biotecnologie, con un centro proprio vicino all’ospedale.

 

Editoriale del Presidente: Uniti diamo spinta alle idee

Nel corso del 2019, anno caratterizzato in Italia da incertezza politica e instabilità sociale, Federmanager ha riaffermato la solidità dell’associazione. Quello trascorso è stato un anno di forte impegno e di crescita per le Relazioni Istituzionali a livello Nazionale e Locale e lo sviluppo di servizi ed attività in grado di offrire nuove opportunità ai manager iscritti

Il 2019 ha dunque confermato come la nostra sia un’organizzazione sempre più moderna, capillare e strutturata.

Ciò che ha caratterizzato in maniera positiva gli ultimi dodici mesi è senza dubbio il rinnovo del nostro CCNL. L’accordo raggiunto apre ad una nuova cultura d’impresa ed offre ampio spazio d’azione alle realtà bilaterali e non solo. Novità assoluta in tal senso la costituzione della newco “IWS SpA – Industria Welfare Salute, la società per azioni partecipata da Confindustria, Federmanager e Fasi nata per offrire servizi sanitari e amministrativi integrati per i manager industriali iscritti e le loro famiglie.

La neonata società rappresenta uno strumento nuovo per il potenziamento dei nostri Fondi di sanità integrativa rendendo più forte la sinergia tra Fasi e Assidai attraverso tre importanti
progetti: la realizzazione di una nuova rete di strutture sanitarie e professionisti convenzionati d’eccellenza; una proposta innovativa di copertura integrativa Fasi-Assidai da proporre a
manager ed imprese per la copertura delle spese mediche e una richiesta di rimborso unica per gli iscritti ad entrambi gli Enti.

La Sanità Integrativa di natura contrattuale rappresenta una soluzione fondamentale da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale per dare ai cittadini tutele importanti, sicurezza, servizi. Nel nuovo CCNL sono state inoltre oggetto di riconferma, se non di implemento: le Pari Opportunità, soprattutto in tema di parità retributiva e gestione del congedo per maternità e
paternità; la Formazione, con ampliamento dell’operatività di Fondirigenti; le Politiche attive del Lavoro, grazie al contributo di 4.Manager per la riallocazione dei dirigenti; la Previdenza Complementare con l’aumento fino al 7% della retribuzione del contributo a carico dell’azienda;. Un rinnovo in cui il trattamento minimo di garanzia aumenta fino al 1 4 %.

In definitiva è stato un rinnovo del CCNL, non solo in linea con i tempi, ma anche, come sottolinea il nostro Presidente Federale Stefano Cuzzilla, migliorativo rispetto ai precedenti. E qui mi preme sottolineare che i risultati raggiunti sono stati resi possibili proprio grazie alla piena comunione di intenti, politici, professionali ma anche e soprattutto umani, tra la Federazione nazionale e Federmanager Roma. Un rinnovo che offre nuove basi su cui lavorare per rafforzare la competitività delle imprese attraverso le competenze di un management preparato da cui il Paese deve ripartire.

Il tema del cambiamento ha tratteggiato l’anno che si è appena concluso. Questo, troppo spesso, è balzato alle cronache con accezione negativa, pensiamo solo ai rovesci di governo che non riescono a dare stabilità al Paese o ai mutamenti climatici divenuti oramai una drammatica realtà. Federmanager, al contrario e come sempre, ha fatto del cambiamento un elemento positivo e centrale del suo operato, facendo dell’innovazione un pilastro sul quale poggiarsi per trovare nuovo slancio verso il futuro.

Nel 201 9 è rimasta alta la nostra attenzione allo sviluppo delle nuove professionalità richieste dal mercato del lavoro. Come non ricordare le decine di progetti avviati con successo da altrettanti Gruppi di lavoro. E ancora, le iniziative e i servizi che da quei progetti sono nati e che hanno trovato una risposta straordinaria ed entusiasta fra i colleghi. Basti pensare al Corso per DPO – data protection officer – giunto alla quarta edizione – figura sempre più richiesta dalle aziende alla luce dell’adeguamento imposto dal GDPR, entrato ormai a pieno regime anche nel nostro Paese, e dei tanti adempimenti che impattano inevitabilmente sul lavoro dei manager.

Tante le attività su temi decisivi della vita lavorativa di tutti noi, come l’assessment o la riqualificazione professionale. In questo senso non si può dimenticare il progetto federale Be Manager, attraverso il quale abbiamo certificato oltre 300 colleghi in 4 profili professionali, di cui ben il 47% come Temporary Manager e il 40% come Innovation Manager e il restante come export manager e manager di rete. Quasi un terzo dei manager in cerca di nuova occupazione si è ricollocato ed il 19% del totale ha avviato nuove attività di consulenza. In più, ben 120 colleghi, certificati come Innovation, sono stati inseriti nell’elenco del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), dal quale le imprese potranno attingere per avvalersi di consulenze qualificate nei processi di trasformazione digitale che intraprenderanno.

Con queste iniziative vogliamo sottolineare e rafforzare la nostra presenza attiva al fianco degli associati, attraverso azione concrete e progetti finalizzati a sostenere i nostri colleghi in difficoltà e ad accompagnare quelli di loro che vogliono ampliare le proprie competenze.

Sul fronte pensioni prosegue il nostro impegno insieme alla CIDA nella presentazione di cause pilota sia sul blocco parziale della perequazione automatica sia sul taglio delle cosiddette pensioni d’oro. Anche in questo 2019 abbiamo riconfermato il contributo solidale a VISES onlus, anima e impegno sociale della nostra Federazione.

Ci proponiamo, come al termine di ogni anno, di migliorarci ulteriormente, di aumentare la nostra presenza fisica e virtuale al fianco degli associati. Obiettivi ambiziosi, eppure perseguibili grazie al lavoro incessante della nostra Federazione e di tutte le realtà territoriali, all’impegno dei colleghi, al loro sostegno, al lavoro di squadra dei dipendenti, del Segretario e di tutti coloro che quotidianamente si adoperano al fine di far crescere la nostra associazione.

Un nuovo anno ci aspetta e, oltre a rinnovare il nostro supporto alla Federazione Nazionale, il 2020 ci vedrà impegnati su più tematiche che riteniamo di interesse prioritario e sulle quali ci confronteremo con i massimi esperti. Apriremo l’anno con la presentazione di un’importante studio su “Le prospettive di Roma Capitale alla luce delle tendenze in atto”, condotta in collaborazione con ricercatori del CORIS e del DISSE Sapienza Università di Roma. Ugualmente di rilievo la quarta edizione del “Premio Donne d’Eccellenza 2020”, insieme ad un riconoscimento alle aziende più attente al tema della disabilità per cui è nato un gruppo di lavoro dedicato.

Mi preme rimarcare lo spirito collaborativo e proattivo che ho trovato in Federmanager Roma, le centinaia di colleghi che si sono adoperati affinché le nostre idee portassero a risultati concreti, attraverso il crescente impegno e l’accresciuto tempo dedicato da ciascuno. Questa struttura svolge molte attività e lo fa con passione e attaccamento al lavoro. Doti per le quali mi sono già complimentato e su cui faccio affidamento per svolgere al meglio il compito che ci attende.

Ci poniamo l’obiettivo di incrementare la quota dei nostri iscritti che darebbe una nuova spinta al circolo virtuoso che ne consegue: la crescita della nostra forza, il miglioramento dei nostri servizi, la soddisfazione dei nostri colleghi. Ma ai Colleghi chiedo un ulteriore sforzo: a quelli che rinnoveranno la propria iscrizione e a quelli che ancora non sono associati.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di tutti per svolgere al meglio il nostro ruolo all’interno delle aziende e della società. Un impegno per essere più forti, certamente dal punto di vista numerico, ma soprattutto per dare maggiore spinta alle idee e alle proposte concrete che riusciremo ad esprimere, in modo da legittimare il ruolo di classe dirigente che reclamiamo, In questo senso diventa fondamentale il passaparola tra i colleghi manager convincendoli ad iscriversi, facendo conoscere quanto facciamo e quanto sia urgente il contributo di tutti. Lo abbiamo detto fin dal primo giorno: solo se saremo uniti e sempre più numerosi riusciremo a far sentire la nostra voce.

Un meritato ringraziamento va all’intera struttura di Federmanager Roma, a chi ogni giorno lavora con dedizione nella nostra sede di via Ravenna, agli organismi dirigenti, ai
tanti colleghi che, in maniera generosa, offrono il loro impagabile contributo, rubando al loro tempo quello necessario per lo sviluppo della nostra organizzazione.

A voi tutti l’augurio di un buon 2020. Che possa essere un anno di cambiamento positivo per tutti, noi certamente faremo del nostro meglio per renderlo tale e, con il vostro supporto, sono certo possiamo riuscirci.

Pronti per gli Head Hunter?

Pronti per gli Head Hunter?

Federmanager Roma prosegue il ciclo di incontri con gli Head Hunter, i professionisti specializzati nella ricerca di top manager. Nuovi spunti e consigli per offrire ai colleghi gli strumenti migliori per non farsi trovare impreparati in un mercato del lavoro sempre più competitivo

Gli Head Hunter sono i cacciatori di teste, professionisti altamente competenti nella selezione di personale qualificato e destinato a ricoprire posizioni strategiche all’interno di aziende locali e multinazionali. Una figura fondamentale, un professionista specializzato nell’individuare e selezionare professionisti, generalmente focalizzandosi sul middle & top management.

Per ogni figura manageriale è fondamentale diventare preda degli Head Hunter: ma come farlo? Come presentarsi nel ruolo di candidato migliore? Come conquistare un posto da top manager? Le indicazioni più preziose arrivano da Federmanager Roma, che ha promosso una serie di incontri con protagonisti i cacciatori di teste, coloro che ogni giorno si imbattono in centinaia di profili alla ricerca della loro “preda”: la figura giusta per la propria azienda, l’asso vincente su cui puntare per battere la concorrenza. Già due gli appuntamenti nel 2019, presso la sede Federmanager Roma: il 17 gennaio con la partecipazione di Anna Rita Borraccetti, Amministratore Delegato Metes HR, e Rossella Martelloni, Consulente HR e Management, Coach e Trainer.

Pronti per gli Head Hunter?A seguire il 7 marzo con gli interventi di Carlo Caporale, Amministratore Delegato Wyser, e Rossella Martelloni, Consulente HR e Management, Coach e Trainer. Il presidente di Federmanager Roma, Giacomo Gargano, aprendo i lavori di entrambe le giornate, ha voluto rimarcare come sia di “fondamentale importanza ascoltare i consigli dalla voce di consulenti esperti che forniscono preziose dritte sul come farsi scegliere. Eventi come questi confermano il nostro impegno nel favorire l’incontro tra manager e cacciatori di teste. Vogliamo dare ai nostri colleghi gli strumenti migliori per crescere e stare al passo con i tempi. Bisogna saper competere in un mercato come quello di oggi. Vogliamo offrire occasioni di incontro e confronto, di crescita e formazione”.

Gli incontri con gli Head Hunter promossi da Federmanager Roma nascono per rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in continua evoluzione, che spinge i manager ad approfondire le tecniche di recruiting applicate day by day dalle società del settore. Ogni incontro registra consenso e partecipazione. “Il gruppo Giovani di Federmanager Roma continua la sua serie di incontri con gli Head Hunter e ogni occasione rappresenta uno spunto di riflessione su dove sta andando il mercato del lavoro; ma soprattutto si hanno una serie di indicazioni utili su come ogni manager deve reagire per farsi trovare sempre pronto” ha sottolineato Renato Fontana, Coordinatore Gruppo Giovani Federmanager.