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Banca e Impresa: la finanza innovativa

Banca e Impresa: la finanza innovativa

Negli ultimi dieci anni nel nostro Paese, con l’introduzione degli accordi di Basilea e l’implementazione di corrette pratiche contabili ed importanti modifiche cautelative ai principi sia nazionali che internazionali adottati dalle banche, è cambiato il processo di determinazione ed attribuzione del credito alle imprese

Le crisi finanziarie, da ultima quella del 2008 per noi protrattasi oltre tempo, hanno realisticamente determinato il fenomeno definito di Credit Crunch, generando per le PMI italiane un ostacolo che nella prassi ha contribuito a ridurre lo sviluppo delle imprese e del Paese Italia.

Il rapporto banca-impresa ha quindi fondato il nuovo deal sulla necessità di trasparenza ed informazione, elementi questi di assoluto valore ma che non hanno trovato una pronta applicazione nelle imprese di minori dimensioni, che per il nostro Paese vuol dire la quasi totalità. In questo quadro le imprese ben dimensionate hanno continuato a raccogliere i fondi necessari allo sviluppo, mentre quelle più piccole si sono arrestate, non potendo, con i scarsi livelli dimensionali, garantire trasparenza ed informazione al ceto bancario nelle forme da esso richieste.Banca e Impresa: la finanza innovativa L’implementazione degli accordi di Basilea ha poi costretto le banche ad assumere rischio in proporzione ai propri mezzi, creando un giusto connubio tra rischio e capitale accantonato a copertura. Tutto questo ad evidente svantaggio delle imprese che sono state certamente meno preferite rispetto alla sottoscrizione da parte delle banche di debito pubblico, meno rischioso ed in possesso del relativo rating. Il credit Crunch nasce da qui.

Il maggior rischio dei debiti contratti dalle PMI e la comparabile necessità di riserve di capitale proprio per affrontare il rischio, ha poi prodotto una relativa stagnazione del credito che ha sfociato i suoi effetti nell’incremento degli NPL (Non Performing Loans), ovvero dei crediti deteriorati, cioè di difficile recupero. Nel caso di specie, come si dice, il gatto si è morso la coda: le imprese più piccole in difficoltà non avendo sufficienti mezzi propri per affrontare la crisi e non potendo contare su nuovo credito si sono ritrovate nel sistema con elevati indici di inadempienza, generati dai comportamenti e dai dati estrapolati dai rating.

In questo new deal del rapporto banca-impresa si incentra la possibilità di ottenere credito per una impresa in funzione delle informazioni che essa è in grado di rilasciare alla banca con trasparenza e metodicità.

Negli ultimi anni, in assenza quindi di una prassi allineata alle richieste di monitoraggio previste dagli accordi di Basilea, il sistema bancario, obtorto collo, si è orientato nel sostengo alle PMI del fabbisogno relativo al capitale circolante e non già in quello relativo agli investimenti.Banca e Impresa: la finanza innovativa Possiamo dire per due sinergici motivi: 1) la carenza del sistema informativo nella predisposizione di idonei piani di fabbisogno anche da parte delle imprese di più ridotte dimensioni; 2) la più prossima semplicità derivante dal finanziamento del capitale circolante in quanto il sistema delle informazioni necessarie è certamente di più facile reperimento. È ovvio che predisporre un business plan ed un rendiconto finanziario per una PMI italiana è certamente più complesso che fornire alla banca informazioni sulla certezza e veridicità del credito da incassare e del debito da pagare. Finanziare questa operatività è oggettivamente meno rischioso, più rapido, perché i tempi di rimborso non superano di norma i 12 mesi, elementi questi di assoluta preferenza da parte del sistema bancario.

In questo quadro si sono introdotte con fatica nuove ed innovative forme di finanziamento che nella nostra esperienza professionale sono divenute oramai quotidiana opera di impegno:

  • Mini-bond, titoli di debito emessi da piccole e medie imprese e sottoscritti da investitori professionali e qualificati. Dal 2012, la modifica del comma 4 dell’art. 2412 del Codice Civile, ha consentito l’emissione di oltre il doppio del patrimonio netto, purché tali obbligazioni siano quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione o diano il diritto di acquisire ovvero di sottoscrivere azioni (obbligazioni convertibili);
  • Crowdfunding, che trova origine dall’unione di crowd (folla) e funding (finanziamento) nel quale investitori, di norma piccoli risparmiatori, usano il proprio denaro per finanziare altre persone e/o organizzazioni ed i loro progetti d’impresa con l’innovazione di farlo via web;
  • Invoice Trading, alternativo al credito bancario di anticipo fatture, combina finanza e tecnologia in modalità on-line, grazie a piattaforme di finanziamento digitale dedicate alle imprese;
  • Direct lending o peer to peer, che prevede la possibilità per investitori, anche non qualificati, di prestare denaro attraverso una piattaforma web senza passare attraverso i canali tradizionali, rappresentati dagli intermediari finanziari autorizzati ai sensi dell’art. 106 del Testo Unico Bancario (banche, società finanziarie, ecc.);
  • ICOs e Token Offering, con cui si propone al pubblico (normalmente tramite un cd. “withepaper”) un progetto da finanziare che sarà realizzato tramite Blockchain con creazione di “token” da cedere, a fronte di un corrispettivo, ai soggetti finanziatori;
  • Private Equity e Venture Capital, strumenti più datati e noti, che prevedono l’investimento in imprese da parte di fondi (strumenti finanziari di investimento gestiti da SGR) già avviate per il primo e in startup per il secondo;
  • Finanza Agevolata, sviluppata da enti pubblici, quali Ministero dello Sviluppo Economico, Invitalia, Simest e Sace, in settori specifici e tematiche di rilievo per l’economia italiana;
  • Fondi di debito, di recente genesi normativa, offrono strumenti di debito flessibili e adattabili in relazione alle esigenze delle singole imprese e differiscono dal sistema bancario per struttura del prestito, durata, costo, garanzie, condizioni relative alla gestione aziendale e forme di estinzione del finanziamento;
  • Spac o Special Purpose Acquisition Companies, è un veicolo finanziario generato da promotori, detti Sponsor, con la finalità di raccogliere capitali sul mercato attraverso la quotazione in borsa. I capitali raccolti sono poi destinati all’acquisto di un soggetto target mediante aggregazione, conferimento o fusione (la cosiddetta Business Combination).

Di certo questi esempi non esauriscono l’attuale piattaforma di offerta alternativa del credito, ma rappresentano un nuovo inizio con l’auspicio, di cui siamo certi, che nei prossimi anni si svilupperanno numerose opportunità per le imprese a supporto delle inefficienze che il sistema ha generato nell’approccio al credito bancario.

Il cambiamento possibile: riflessioni sugli impatti socio-economici del coronavirus

Il cambiamento possibile: riflessioni sugli impatti socio-economici del coronavirus

Il Coronavirus ha cambiato la vita del Pianeta, di tutti noi, di intere Nazioni e sistemi politici.

Molto velocemente le problematiche che il nostro Paese stava già affrontando si sono dovute “riconvertire” su nuovi problemi e quelli esistenti (mercato del lavoro, sviluppo, innovazione) hanno subito un brusco impatto, alcuni sono stati temporaneamente accantonati, alcuni sono stati drammaticamente amplificati (il lavoro ad es.).

Certamente la questione sanitaria avrà un impatto predominante, ma già da qualche settimana i temi economici e di rilancio del Paese stanno assumendo una dimensione via via più importante e di rilievo. In tempi molto brevi le previsioni sugli scenari socio economici dei prossimi mesi/anni sono state riviste, modificate, di settimana in settimana. Ci sono da un lato alcune certezze. E permangono le incertezze.

Impatto sul PIL

Le economie mondiali, di pressoché tutti i Paesi, sono state impattate negativamente, in modo naturalmente diverso, dal diffondersi del coronavirus. Gli scenari di previsione ultimi per l’Italia parlano di un impatto sul PIL che può variare da -9 a -13% a fronte di una media europea del 7/8%.

La curva di ripresa nel corso del 2020, se ci sarà, dipenderà da quanto sarà rapida la ripartenza e se già nel 2020 si riuscirà ad attivare risorse per ritornare ad una situazione di semi normalità, considerando che il calo della domanda richiederà tempi più lunghi per tornare almeno ai livelli pre crisi.

 La tecnologia e i big data

Questa crisi ha amplificato il ruolo e le potenzialità delle tecnologie digitali sia per la gestione dell’emergenza sanitaria ma anche come mercati di crescita e di sviluppo. La capacità di disporre di tecnologie innovative e di reti di diffusione avanzate costituiscono un elemento di  vantaggio per i Paesi che già ne dispongono, questi sapranno rispondere prontamente con il tracciamento e l’analisi dei dati e fornire soluzioni nuove.Il cambiamento possibile: riflessioni sugli impatti socio-economici del coronavirusIl caso di aziende quali Zoom o Amazon che hanno visto crescere i loro numeri e quote di mercato in questi mesi in maniera esponenziale sono la prova che questa è una situazione che si combatte con la tecnologia sicuramente e che nuove realtà beneficeranno da questa crisi mentre altre scompariranno a causa di essa (come in ogni crisi del resto).

La raccolta e l’analisi di dati e la definizione di scenari attraverso le tecnologie di AI sono un ulteriore elemento che è emerso nella sua importanza con questa pandemia.

Il lavoro

Il lavoro ha già subito una importante impatto. In Paesi dove il sistema del lavoro è massimamente flessibile, quali Canada e Stati Uniti, l’impatto è visibile già da ora. Negli Stati uniti il tasso di disoccupazione è passato dal 3,5% di febbraio 2020 al 14,7% ad aprile.

Ad aprile, il mese centrale del lockdown, in italia si sono persi 274 mila posti di lavoro, in 484 mila hanno smesso di cercare un’occupazione ed è esploso il numero delle persone inattive, cresciuto di 746 mila unità. Le rilevazioni Istat registrano anche la scomparsa di 129 mila contratti a termine. Per quanto riguarda i giovani, i ragazzi alla ricerca di un lavoro diminuiscono di 119 mila (-31,8%). Scendono anche gli occupati, -35 mila unità (-3,4%).

Il sistema finanziario e il credito alle imprese

La crisi che si è determinata con la pandemia da Coronavirus si caratterizza da un punto di vista economico produttivo come crisi sia della domanda che dell’offerta.

Secondo Confindustria (Le previsioni per l’Italia: quali condizioni per la tenuta ed il rilancio dell’economia- Primavera 2020)  l’industria italiana è stata colpita dallo shock da coronavirus in una fase di debolezza  del ciclo economico che si protrae ormai da metà 2018 per effetto del deterioramento della domanda estera.

Già negli ultimi due anni le imprese italiane avevano subito un calo della liquidità, riflettendo la situazione economica e la progressiva riduzione dei volumi di credito del sistema bancario.

L’interruzione della produzione causata dal coronavirus per molti settori dell’economia italiana sommata al lockdown della popolazione generano una mancanza di produzione che si somma ad una carenza di domanda. Le imprese generano meno liquidità, pur continuando ad avere necessità di liquidità e quindi assottigliando le riserve. In queste condizioni anche imprese con bilanci tendenzialmente solidi possono avere nell’immediato grosse difficoltà in termini di cash flow.Il cambiamento possibile: riflessioni sugli impatti socio-economici del coronavirus

Il cambiamento possibile

La crisi derivata dalla pandemia da COVID 19 ci ha evidenziato molte criticità e molti ambiti che possono costituire elementi di cambiamento importante delle economie e della società.

Come evidenzia lo storico israeliano Yuval Noah Harari (Financial Times, 6 aprile 2020) “L’umanità sta affrontando una crisi globale. Forse la più grande della nostra generazione. Le decisioni che le persone e i governi prenderanno nelle prossime settimane probabilmente incideranno in profondità sul mondo per anni. Influiranno non solo sui nostri sistemi sanitari ma anche sull’economia, la politica e la cultura. Dobbiamo agire con rapidità e determinazione. Dovremmo anche tenere conto delle conseguenze a lungo termine delle nostre azioni. Nello scegliere tra varie alternative, dovremmo chiederci non solo come superare i pericoli immediati, ma anche in che tipo di mondo vivremo quando la tempesta sarà passata. Certo, la tempesta passerà, il genere umano sopravvivrà, molti di noi saranno ancora qui, ma vivremo in un mondo diverso”

La riflessione sulle chance di cambiamento che questa crisi ci offre deve essere ad un certo punto razionale, logica e guardare avanti per potere trasformare i problemi in  opportunità.

I finanziamenti e i flussi finanziari per gli investimenti che speriamo arriveranno dovranno essere gestiti tenendo conto dei driver e delle priorità su cui deve poggiare lo sviluppo del nostro Paese nei prossimi decenni. Dobbiamo dare prova di serietà, di concretezza e di affidabilità in questo.

Il cambiamento a questo punto non solo è possibile ma è dovuto, a fronte dei tanti sacrifici che abbiamo fatto e di quelli che dovremo per forza fare.

Ungheria: opportunità da cogliere

Ungheria: opportunità da cogliere

Un seminario di rilievo internazionale per illustrare Il miracolo economico ungherese e le nuove opportunità di investimento e business per le imprese italiane

A Roma, di fronte ad un foltissimo pubblico, presso l’Accademia d’ Ungheria, nella prestigiosa sede di  Palazzo Falconieri, in Via Giulia, lo scorso 7 novembre si è tenuto il seminario “FOCUS UNGHERIA – ROMA” organizzato dalla CCIU – Camera di Commercio Italiana per l’ Ungheria, insieme all’Ambasciata d’ Ungheria a Roma, la Camera di Commercio di Pest e Federmanager Roma.

L’evento ha offerto ai numerosi partecipanti – imprenditori, dirigenti, giornalisti, professionisti, deputati – un’opportunità concreta per conoscere ed apprezzare il sistema economico, normativo, fiscale e finanziario dell’Ungheria, che offre interessanti opportunità e numerosi vantaggi alle imprese Italiane che vogliono espandersi nell’ Europa Centro-Orientale.

Nell'immagine, da sinistra: Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma e Unione Regionale, Dirigenti Industria Lazio; Ádám Zoltán Kovács, ambasciatore d'Ungheria in Italia; Claudio Andronico, Consigliere Federmanager Roma e Coordinatore del Gruppo di Lavoro "Italia, Mitteleuropa e Balcani"

Nell’immagine, da sinistra: Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma e Unione Regionale Dirigenti Industria Lazio; Ádám Zoltán Kovács, ambasciatore d’Ungheria in Italia; Claudio Andronico, Consigliere Federmanager Roma e Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Italia, Mitteleuropa e Balcani”

Il miracolo economico Ungherese è innegabile ed è sotto gli occhi di tutti, evidenziato dalle invidiabili performances dell’economia negli ultimi anni:

* l’Ungheria ha attualmente il più alto tasso di sviluppo del PIL tra i Paesi dell’Unione Europea (+ 5 %);

* L’uso intelligente e mirato dei fondi europei per lo sviluppo delle infrastrutture, R&D e digitalizzazione ha contribuito ad un grande sviluppo degli investimenti nel Paese (+17 %);

* Una tassazione particolarmente favorevole alle imprese e alle persone fisiche, grazie alla flat tax e ad aliquote particolarmente basse (15% per le persone fisiche e una del 9% per le imprese) attrae numerose imprese straniere, tra cui moltissime aziende italiane.

Ungheria: opportunità da cogliere

 I drivers dello sviluppo dell’economia ungherese sono così sintetizzabili:

* Dinamica demografica positiva, grazie ad una politica particolarmente favorevole alla famiglie numerose;

* Alto livello di scolarizzazione: un sistema scolastico eccellente produce diplomati e laureati di alto livello professionale, specialmente nel campo informatico e scientifico;

* Una Pubblica amministrazione moderna al servizio dei cittadini e delle imprese;

* Infrastrutture e trasporti: l’Ungheria dispone di una rete di strade, autostrade e ferrovie moderna e particolarmente efficiente;

* Il ruolo della logistica: la collocazione dell’Ungheria, al centro dell’Europa e crocevia di collegamenti fra Est e Ovest e Nord e Sud, ne fa una piattaforma logistica ideale per le imprese straniere.

Numerosi e qualificati oratori si sono alternati, illustrando nel dettaglio i singoli aspetti:

L’ Ambasciatore ungherese in Italia, S.E.  Ádám Zoltán Kovács,  ha evidenziato come l’ Ungheria sia oggi un partner ideale per l’ Italia, e che questo è il momento migliore per investire in Ungheria, grazie anche agli ottimi rapporti istituzionali tra i due Paesi. l’Ungheria ha una stabilità politica ed economica consolidata, svolge un ruolo strategico all’interno dell’Europa Centro – Orientale e ha creato un ambiente particolarmente favorevole alle partnership commerciali ed industriali.  Le imprese italiane sono quindi invitate ad investire nel paese magiaro.

Il Presidente della Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria, Francesco Maria Mari, ha poi illustrato nel dettaglio le potenzialità del mercato ungherese, portando ad esempio i casi concreti delle imprese italiane già operanti con successo da anni in Ungheria e soci della CCIU. La CCIU è a disposizione degli operatori italiani che vogliano aprire un’attività in Ungheria.

Ungheria: opportunità da cogliere

Francesco Maria Mari, Presidente della Camera di Commercio italiana per l’Ungheria

Il Presidente della Camera di Commercio e Industria di Pest, Zoltán Vereczkey, ha poi svolto una dettagliata ed interessante analisi sulle politiche economiche virtuose del governo ungherese, che sono state alla base della forte crescita dell’ultimo decennio, sottolineando il valore della cooperazione tra i paesi europei. L’ Italia occupa un posto di primo piano tra i paesi partners dell’Ungheria, in virtù di un rapporto consolidato di grande amicizia e collaborazione.

Altri importanti relatori italiani e ungheresi hanno illustrato nel dettaglio il sistema fiscale, legale e giudiziario ungherese e gli incentivi alle imprese (Levente LajosMàtyàs JàvorGiuseppe Caracciolo), con una significativa testimonianza di un imprenditore italiano presente in Ungheria da 25 anni (Giacomo Pedranzini – Kometa).

Ungheria: opportunità da cogliere

Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma

Per Federmanager Roma sono intervenuti Il Presidente Giacomo Gargano, che ha portato i saluti al convegno della nostra Federazione, manifestando vivo apprezzamento per l’ iniziativa, e, infine, il Consigliere di Federmanager Roma  e Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Italia, Mitteleuropa & Balcani” Claudio Andronico, che ha parlato della sua esperienza professionale, quale Manager ENI in Ungheria (Direttore Commerciale, Marketing & Supply) , ed ha illustrato i risultati importanti raggiunti negli anni passati  dall’ ENI nel downstream ungherese, grazie ad un sistema di supply competitivo, alla stretta collaborazione con i partners ungheresi e alla piena valorizzazione delle risorse umane in azienda.

Riccardo Pedrizzi: Prepararsi all’Industria 4.0

Riccardo Pedrizzi: Prepararsi all’Industria 4.0

La formazione di manager e dirigenti, la crescita economica e sociale del Paese, da Nord a Sud, sono obblighi non rimandabili in vista della imminente “quarta rivoluzione industriale”

A chiudere gli interventi è stato il senatore Riccardo Pedrizzi, Presidente Nazionale Comitato Tecnico Scientifico dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti del Lazio (UCID Lazio) ha chiuso gli interventi. Il Paese deve oggi affrontare una difficilissima sfida: quella dell’Industria 4.0, la quarta rivoluzione industriale che andrà ad incidere sulla vita di ciascuno di noi e delle nostre famiglie. Tutto ciò in un Paese che vive una contingenza politica ed economica particolarmente difficile: crisi demografica, il divario tra Nord e Sud, le differenze salariali. Tutto questo “pone il problema della formazione dei dirigenti e dei manager. Noi dobbiamo imprimere una forte accelerazione che sia agganciata alle contingenze del mutamento storico, economico e sociale che stiamo vivendo”.Riccardo Pedrizzi: Prepararsi all’Industria 4.0Pedrizzi ha affrontato anche il tema della sicurezza delle nostre aziende: “il nostro apparato industriale è oggetto di attenzione e di conquista di Paesi stranieri come Cina, Francia, Stati Uniti e Germania. Gli stessi che, recentemente, hanno approvato leggi che servono a bloccare la possibilità che altri Paesi, in particolare l’Italia, di entrare alla conquista di alcuni settori merceologici. Personaggi come Macron o Merkel, che si dicono ultraliberisti, quando si guarda alla difesa del loro apparato industriale chiudono ermeticamente e non consentono alcun accesso”.

In conclusione Pedrizzi ha ricordato l’indispensabile necessità di una formazione professionale di qualità: “Noi dovremmo rivedere il nostro sistema educativo. La nostra formazione professionale è stata da sempre un vanto e forniva intelligenza e tanta esperienza all’apparato industriale. Oggi, in particolare le aziende del Nord, non riescono a trovare dipendenti specializzati e con una specifica preparazione. Oggi il tempo di lavoro viene definito in Europa “poroso”, cioè che si sovrappone agli altri tempi di vita. Non esiste più il tempo lavorativo di una volta, 24 ore suddivise in tre turni da 8. Il lavoro di ‘tipo poroso’ consente di lavorare per obiettivi anche per 20 ore al giorno, rompendo completamente gli equilibri tra tempo lavorativo e tempo libero”.

Donne: forza e talento da premiare

Donne: forza e talento da premiare

La terza edizione 2018 del Premio Minerva Donna d’Eccellenza ha voluto ribadire l’importanza per il mondo manageriale di una forte presenza femminile. Sono quattro i premi assegnati a professioniste che hanno saputo distinguersi puntando sulla determinazione e la valorizzazione del proprio talento

Il Premio Minerva Donna d’Eccellenza nasce su iniziativa di Federmanager Roma nel 2016, come riconoscimento assegnato ogni anno a quattro donne manager che hanno saputo conciliare vita familiare e professionale, distinguendosi nel mondo dell’industria. Lo scorso 13 dicembre 2018 la sede LUISS Business School di “Villa Blanc” a Roma ha ospitato la terza edizione. Una manifestazione caratterizzata dalla larga partecipazione del mondo industriale e istituzionale e che ha voluto onorare le donne che con il proprio lavoro e la propria determinazione hanno saputo distinguersi nei rispettivi ambiti di attività. Giacomo Gargano, Presidente Federmanager Roma e Unione Regionale Dirigenti Industria Lazio, ha voluto sottolineare come “L’avere ideato questo riconoscimento mi rende particolarmente orgoglioso. Dal 2016 assegniamo il Premio Minerva Donna d’Eccellenza a donne che con lavoro e grande determinazione sono state decisive per il successo delle loro aziende, valorizzando la cultura, il sapere, l’etica e le competenze a 360 gradi, elementi comuni agli oltre 20 mila manager che rappresentiamo”. Una giuria qualificata, composta da Top Manager, rappresentanti delle Istituzioni, del mondo accademico e delle parti sociali, ha deciso quest’anno di assegnare all’unanimità il Premio Minerva Donna d’Eccellenza a:

Eleonora Andreatta Direttore Rai Fiction

Francesca Di Carlo Direttore People and Organization Gruppo Enel

Marcella Panucci Direttore Generale Confindustria

Elisabetta Romano – Chief Technology Officer TIM

Marcella Panucci, Direttore Generale Confindustria, premiata da Stefano Cuzzilla, presidente nazionale Federmanager e Giovanni Lo Storto, Direttore Generale LUISS Guido Carli. Con loro Rita Santarelli presidente Vises Onlus

Il presidente Giacomo Gargano premia Francesca Di Carlo, direttore People and Organization Gruppo Enel

Elisabetta Romano, Chief Technology Officer TIM, premiata da Cesare Avenia, Presidente Ericsson T. S.p.A. e Giuseppina De Cicco, Coordinatrice Gruppo Federmanager Minerva Roma

Giacomo Gargano premia con una special mention l’onorevole Annateresa Formisano

Eleonora Andreatta, direttore Rai Fiction, premiata da Nicola Claudio, direttore Governance Rai e Giuseppina De Cicco

Le premiate sono state presentate da: Nicola Claudio, Direttore Governance RAI; Patrizia Grieco, Presidente di Enel; Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager e Cesare Avenia, Presidente Ericsson T. S.p.A. Assegnate anche due special mention, rispettivamente all’On. Annateresa Formisano e all’imprenditrice Micaela Pallini. “Le quattro manager premiate – ha concluso Garganosi distinguono quali promotrici e portatrici di benessere dentro e fuori l’azienda, e incarnano quei principi che devono ispirare lo stile di vita delle manager di oggi e delle giovani manager del futuro. Anche per questo motivo innescare fenomeni di contaminazione positiva è una nostra priorità, come sostenere e incentivare le donne a procedere verso obiettivi personali e professionali sempre più ambiziosi e sfidanti”.

Rilanciando l’importanza di favorire la leadership femminile, Stefano Cuzzilla, Presidente nazionale Federmanager, ha dichiarato: “Una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro potrebbe far crescere il nostro Pil di 15 punti. Premiare il successo professionale e di vita di queste quattro donne è quindi anche un modo per sensibilizzare le imprese e le istituzioni a fare di più”.

Una strategia energetica per l'Italia

Una strategia energetica per l’Italia

Una strategia energetica per l’Italia, lo studio realizzato da Federmanager e presentato in occasione del convegno che si è svolto lo scorso 30 gennaio presso l’Auditorium Fintecna

Quale strategia energetica per l’Italia e come affrontare le future sfide nel settore per la realizzazione di un sistema sostenibile e competitivo? Sono stati questi i temi principali del dibattito durante i lavori per la presentazione del rapporto FedermanagerAIEE dal titolo “Una strategia energetica per l’Italia – 2° Rapporto, Le vie per la decarbonizzazione e lo sviluppo economico e industriale” che si è svolto a Roma lo scorso 30 gennaio presso l’Auditorium di FINTECNA di via Vittorio Veneto. Tra i partecipanti al convegno, Stefano Cuzzilla Presidente Federmanager, Giacomo Gargano Presidente Federmanager Roma, Sandro Neri, Coordinatore Commissione Energia di Federmanager, Carlo Di Primio, Presidente dell’Associazione Italiana Economisti dell’Energia, Davide Crippa, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico e Tullio Berlenghi, Capo della Segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente.

Al governo “si chiede di tenere conto del fatto che una strategia condivisa sull’energia e l’industria è il primo passo per ottenere il massimo risultato in termini di benessere economico dalla decarbonizzazione”. Alle imprese “si chiede di recuperare i ritardi competitivi accumulati sulle tecnologie verdi più promettenti. L’innovazione è la via. La collaborazione europea il modo per percorrerla più rapidamente”. Ecco quanto auspicato in sintesi da Federmanager per la realizzazione di un sistema realmente sostenibile e competitivo. In apertura dei lavori, infatti, il Presidente Federmanager Cuzzilla ha sottolineato: “Occorre portare avanti nuove strategie anche puntando sulla “formazione per essere competitivi. Federmanager ha nei suoi soci il “capitale umano” e la sua costante formazione e aggiornamento, insieme al “capitale industriale” delle imprese, rappresenta un importante elemento di crescita delle imprese e di occupazione per i manager. Se un’azienda vuole esserlo dobbiamo abbassare il costo dell’energia e faremo di tutto per farlo. Con il Mise stiamo lavorando su questo”. Il Presidente Federmanager Roma Gargano ha inoltre ricordato l’impegno costante della Federazione Romana nel settore della formazione nel campo energetico con lo svolgimento di specifici corsi che saranno ampliati nel 2019 e “come il nostro paese è stato spesso all’avanguardia nell’innovazione, come nel caso del conto termico dove siamo stati il secondo in Europa e terzo nel mondo ad averlo realizzato o anche i primi al mondo sui contatori elettronici da cui sono partite poi le smart grid, ma non siamo stati in grado di sfruttare a pieno queste innovazioni”.Una strategia energetica per l'Italia

L’analisi di Federmanager e la strada verso la decarbonizzazione

Il Coordinatore della Commissione Energia di Federmanager Sandro Neri ha fatto presente che questo 2° Rapporto sull’energia si inserisce in un percorso che Federmanager ha intrapreso, con la collaborazione scientifica di AIEE, di analisi e discussione delle strategie energetiche italiane con gli organi istituzionali e politici del paese. Il primo passo di questo percorso si è tenuto con la presentazione dei primo rapporto sull’energia sempre a Roma nel marzo 2017 e proseguirà con un terzo rapporto, ora allo studio, sulla economia circolare.

Nel suo intervento Di Primio ha ricordato che “la Sen prevede azioni per 175 miliardi di investimenti di cui oltre l’80% in rinnovabili ed efficienza energetica mentre il più sfidante PnieC – il nuovo Piano Energetico presentato dall’attuale governo alla Commissione Europea – prevede investimenti incrementali di 184 miliardi. Una visione industriale al 2030 deve prevedere una convergenza verso tecnologie mature e nuove soluzioni per raggiungere il processo di decarbonizzazione“. Questa opportunità va sfruttata per l’Italia, questo il messaggio.

Nei sistemi economici, la via per la decarbonizzazione è una questione di rilevanza determinante che richiede una soluzione  globale in cui l’Europa può assumere un ruolo di leadership. Leggiamo quanto riportato dallo studio: “I sistemi energetici dei paesi avanzati saranno coinvolti in un processo di transizione, destinato a durare nei prossimi anni. Per il decennio 2021-2030 e, in prospettiva, fino al 2050, una nuova massiccia dose di investimenti dovrà essere alla base delle strategie di sviluppo con l’adeguamento delle infrastrutture sia per un uso sempre più efficiente dell’energia soprattutto nei settori non ETS, che fino ad ora sono stati meno coinvolti da tale impegno. Il settore della trasformazione, come la generazione elettrica, continuerà ad avvicinarsi verso il modello diffuso, quello della distribuzione, e si orienterà verso la digitalizzazione e verso nuovi vettori come il GNL ed i sistemi di accumulo e la raffinazione, sempre più orientata sulle produzioni bio. L’efficienza energetica, legata alla tutela del territorio dai rischi sismico ed idrogeologico, consentirà di aprire ad un nuovo rapporto tra consumatore ed energia, nelle case come nelle aziende“. La strada verso la decarbonizzazione è, dunque, una sfida da cogliere al volo con un occhio particolarmente attento al settore termico dove si gioca la partita più importante. “Una forte spinta alla decarbonizzazione del settore energetico al 2030 può influire sulla variazione annuale del prodotto nazionale per alcuni decimi di punto in senso positivo o negativo. Per trarne beneficio in termini di valore aggiunto e occupazione è necessario il coinvolgimento delle filiere produttive nazionali“. E ancora: “Il PIL italiano ha chiuso il 2017 a +1,5%, grazie alla favorevole congiuntura internazionale.La riorganizzazione del settore energia secondo le linee indicate nel PNIEC può offrire un’occasione per consolidare le prospettive di ulteriore sviluppo. Il Paese rimane agli ultimi posti nell’UE-28 per crescita economica, ma si riaccende la speranza per l’atteso rimbalzo post-crisi. Il settore energia vale il 2% dell’economia nazionale, ma, nell’attuale fase di ripresa, la transizione energetica verso un sistema a basse emissioni di carbonio rappresenta un’occasione da non perdere“.Una strategia energetica per l'ItaliaOccorre però fare attenzione, come sottolinea lo studio: “Il tipo di decarbonizzazione proposta dal governo rischia, se non si agisce sulla creazione di nuove filiere nazionali, come, ad esempio, quella del biogas e biometano, di favorire le importazioni. In alternativa, altre tecnologie potrebbero contribuire in misura maggiore alla riduzione delle emissioni, con impatto sicuramente più positivo sul valore aggiunto e sull’occupazione in Italia. Minimizzare i costi o creare ricchezza per il paese. La nuova politica energetica nazionale indica che la decarbonizzazione dovrebbe perseguire il criterio di minimizzazione dei costi, che, prescindendo dalle bandiere e dalla specializzazione produttiva, rischia di penalizzare l’economia nazionale. Una strategia condivisa sull’energia e l’industria, che fissi regole certe ed obiettivi di lungo termine, può aiutare le imprese italiane a consolidare e sviluppare la loro capacità di penetrazione sul mercato“.

Obiettivi e priorità

Secondo l’analisi di Federmanager il tessuto produttivo italiano è dunque pronto ad affrontare le sfide ma devono essere potenziate le nuove filiere produttive e questo garantirebbe occasioni di sviluppo e di business. Il nuovo piano energetico italiano va incontro alle esigenze del mondo produttivo. Per la decarbonizzazione si scommette su fonti come fotovoltaico ed eolico, in linea con il contesto internazionale e con le previsioni di forte riduzione dei costi delle due tecnologie. Ampio risalto viene dato all’efficientamento in edilizia e nei trasporti. L’apporto delle pompe di calore per la climatizzazione a ciclo annuale diventa importante, mentre le bioenergie vengono limitate da criteri ambientali più stringenti.

In sintesi dunque questi gli obiettivi principali secondo quanto emerso dal convegno e dallo studio: ridurre i costi amministrativi per le imprese, incentivando lo sviluppo di nuove filiere nazionali green, promuovere l’efficienza energetica riqualificando le imprese (specialmente a livello edilizio), investire in innovazione e nuove tecnologie con un quadro più semplificato e con procedure amministrative più chiare e trasparenti. Puntare sulla formazione costante e specialistica dei manager e all’innovazione nel settore. Dare corpo ad una strategia concreta sullo sviluppo industriale che rafforzi le tecnologie e la ricerca per competere con altri paesi e creare un circolo virtuoso pubblico-privato in grado di attivare un quadro di investimenti rilevante.