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Fondo pensione

Le opportunità della Silver Economy

Previndai: le opportunità della Silver Economy

Per un fondo pensione come Previndai puntare sull’economia dei “capelli d’argento” è perfettamente in linea con la propria mission: garantire agli iscritti un futuro più sereno sempre con un occhio attento ai rendimenti e ai criteri Esg.

Sono Presidente di Previndai da poco più di sei mesi ma mi è stato subito chiaro come, per un fondo pensione importante come Previndai, il primo per patrimonio nel panorama italiano (con 14 miliardi di euro), sia importante giocare un ruolo attivo.

Un ruolo attivo innanzitutto nella ricerca delle migliori opportunità di investimento per i nostri iscritti ma anche per contribuire allo sviluppo del Paese, sempre con un occhio ai criteri di sostenibilità (Esg), che non sono solo ambiente e governance ma anche sociale.

Dal mio punto di vista il settore della Silver Economy permette di rispondere a tutte e tre queste esigenze. Innanzitutto, perché è un settore in forte crescita: nell’ultimo World Social Report 2023 dell’Onu si legge che nel 2050 il numero di over 65 anni nel mondo sarà più che raddoppiato, passando dai 761 milioni del 2021 a 1,6 miliardi. A conferma della sua importanza economica, un recente studio di Oxford suggerisce che la Silver Economy peserà per circa un terzo del Pil dell’Unione Europea nel 2025.  Questo si traduce in opportunità di investimenti dai ritorni interessanti che si moltiplicheranno nei prossimi mesi e anni.

Inoltre, il fenomeno riguarda certamente anche l’Italia, dove il numero di ultraottantenni nei prossimi anni è previsto in continuo aumento, tanto che nel 2060 questa fascia rappresenterà il 10% della popolazione. Investire in Silver Economy, quindi, significa anche pensare allo sviluppo del Paese e ai suoi bisogni per il futuro. E poi per un fondo pensione come Previndai investire nell’economia dei “capelli d’argento” ha molto senso, perché ci permette non solo di fornire ai silver di oggi e domani una pensione di scorta, ma anche di contribuire alla nascita e al rafforzamento di tutta una serie di servizi che saranno molto utili per loro in questa fase della vita. Penso alle strutture sanitarie ma anche alla prevenzione, al senior living e alla qualità della vita: dall’apprendimento digitale all’intrattenimento.  Non da ultimo, puntare sulla Silver Economy significa anche tenere in considerazione i criteri Esg, con la S di Social, troppo spesso dimenticata a favore solo dell’attenzione alla sostenibilità ambientale.

In quest’ottica, di recente, abbiamo investito circa 15 milioni nel nostro primo Fia dedicato esclusivamente alla Silver Economy. Un passo importante seppur non un esordio nel comparto, visto che anche altri dei nostri fondi di investimento alternativi hanno in portafoglio anche, seppur non esclusivamente, investimenti nell’economia dei capelli d’argento.

Ma tornando al fondo specializzato in Silver Economy mi piace sottolineare che si concentra nel ricercare opportunità di investimento in particolare in Italia e più nello specifico sulle pmi, che rappresentano la stragrande maggioranza del nostro tessuto produttivo. Ed ecco un modo per raggiungere l’altro obiettivo del Fondo: investire nello sviluppo del Paese. Per altro Previndai è il Fondo pensione dei dirigenti industriali e per noi investire nell’economia italiana significa pensare due volte a loro, come iscritti, perché potranno contare sui rendimenti maggiori che gli investimenti in Fia nel medio lungo periodo sono in grado di generare, e come manager alla guida delle loro aziende, che sono il cuore pulsante di quel tessuto produttivo su cui puntiamo come investitori pazienti e di lungo periodo.

A riprova di questo solo nel 2022 abbiamo investito ben 200 milioni di euro in economia reale italiana e nel 2023 abbiamo puntato altri 150 milioni di euro in Fia tra Italia ed Europa. La nostra asset allocation strategica, infatti, prevede che fino al 10% dei nostri due comparti finanziari (Bilanciato e Sviluppo, che cubano circa 3,3 miliardi) possa essere investito in Fondi di investimento alternativi e che di questi almeno il 50% sia indirizzato al nostro Paese. Al momento stiamo ancora conducendo le nostre analisi di portafoglio ed è presto per dare numeri precisi, ma certamente anche nel 2024 faremo nuovi investimenti in economia reale e parte di essi saranno dedicati all’Italia, con un’attenzione particolare alla Silver Economy.

Notizie per gli iscritti

Previndapi: notizie per gli iscritti

Il Previndapi, fondo pensione per i dirigenti e quadri superiori delle PMI, a fine esercizio 2022 ha incrementato, rispetto all’anno precedente, il patrimonio gestito dal pool delle compagnie assicurative, la cui delegataria è Allianz, ottenendo un rendimento lordo del +2,10%, superiore ai rendimenti delle gestioni finanziarie dei fondi pensione, generalmente negativi.

L’elevato tasso di inflazione 2022 registrato superiore all’8% ha elevato il coefficiente di rivalutazione del TFR annuo, che quindi è risultato superiore alla nostra rivalutazione. Ricordiamo, a tal proposito, che lasciare il TFR in azienda avrebbe garantito solo la percentuale di rivalutazione; versarlo al fondo pensione lo ha incrementato, nella maggioranza dei casi, anche della quota a carico dell’azienda che, per il c.c.n.l. dei dirigenti pmi, siglato da Confapi e Federmanager, prevede un minimo contributivo annuo di € 4.800,00 che si aggiunge pertanto alla rivalutazione ottenuta dalla gestione assicurativa.

Le riserve matematiche del fondo a fine 2022 ammontano a circa 337 milioni di euro, grazie alle nuove adesioni che stanno rigenerando gli aderenti del fondo e incrementano il patrimonio con i versamenti contributivi, compensando così le uscite dei dormienti che richiedono le prestazioni pensionistiche. A fine anno il totale degli aderenti supera i 3.600 iscritti.

Lo scopo del fondo è quello di erogare pensioni integrative della previdenza di base obbligatoria per colmare il gap derivante dal tasso di sostituzione delle pensioni future di primo pilastro, calcolate interamente con il sistema contributivo e quindi più basse rispetto alle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore.

Gli aderenti al Previndapi prossimi al pensionamento di vecchiaia, grazie ai nuovi prospetti delle prestazioni pensionistiche, elaborati secondo lo schema Covip, possono avere, annualmente, oltre alla proiezione della loro posizione calcolata alla data del pensionamento di vecchiaia e della relativa rendita calcolata sulla base del montante accumulato, lo sviluppo di quelle relativa ai cinque anni successivi.

Per incrementale le proprie posizioni gli iscritti che hanno perso i requisiti di partecipazione al fondo per cessazione rapporto di lavoro e/o pensionamento, possono effettuare versamenti volontari beneficiando del tetto di deducibilità fiscale di € 5.164,57 annui.

Gli aderenti al Previndapi possono inoltre regalare ai propri cari una pensione futura attraverso il versamento di contributi in favore dei soggetti fiscalmente a loro carico; la previdenza complementare è lo strumento ideale per accantonare dei risparmi che andranno a determinare un capitale di cui beneficiare sotto forma di rendita che si aggiungerà al trattamento pensionistico pubblico.

Il Previndapi si trova in una fase di assestamento, a seguito di una serie di importanti cambiamenti come:

Il rinnovo delle convenzioni con le compagnie assicurative a condizioni vantaggiose, avvenuto nel 2021, che prevede delle tutele a garanzia dei rendimenti per i propri assicurati in un contesto di mercato finanziario particolarmente penalizzante per i rendimenti;

La revisione organizzativa della governance del fondo, in aderenza alle direttive Covip, del personale e delle attività, finalizzata a ri-orientare le attività della struttura, dalla gestione operativa in forma automatizzata, ai servizi di supporto e relazione con gli assistiti.

–  Il progetto di informatizzazione del fondo, mediante il quale è aumentata l’interazione ed i servizi on line per gli assistiti in linea con i migliori standard di settore, anche attraverso l’affidamento in outsourcing delle attività “tipiche” del service amministrativo, con esclusione della gestione contabile, dei rapporti con gli aderenti e con le compagnie assicurative che continueranno ad essere interne al Fondo; sono in fase di completamento il set up e la migrazione de dati.

Fondo Pensione, quanto mi costi? Poco!

Previndai: fondo Pensione, quanto mi costi? Poco!

Da uno studio di Previndai emerge che per un giovane il costo complessivo del versare un contributo oltre il Tfr sarebbe di meno di un euro al giorno. Qui tutti i dettagli

La previdenza pubblica, si sa, sarà sempre più magra in futuro e sarà sempre più importante poter contare anche su una rendita complementare.

In pratica, nel caso di un percorso lavorativo ‘regolare’, senza interruzioni di sorta, la differenza tra pensione e ultimo stipendio sarà di ben il 42% nel caso ci si accontenti della sola previdenza pubblica; del 19% per chi abbia deciso di versare il Tfr a previdenza complementare e di solo il 9% per quanti abbiano investito anche il contributo minimo a carico del lavoratore*.

Sì, ma quanto costa un ‘investimento’ in fondi pensione di categoria? I giovani, che spesso hanno carriere discontinue e guadagnano poco, soprattutto a inizio carriera, a quali sacrifici economici sono chiamati per poter contare su una rendita integrativa al momento della pensione? Qual è il costo della serenità? Del non doversi preoccupare del domani?

Secondo lo studio condotto da Previndai in occasione del convegno 30+ Una finestra sul futuro (tenuto a Roma in occasione dei 30 anni della previdenza complementare lo scorso novembre) il sacrificio è di poco meno di 13 mila euro in 40 anni di vita lavorativa attiva, per avere un gruzzolo previdenziale extra di 120 mila euro. Si tratta in soldoni di meno di un caffè al giorno (circa 27 euro al mese), per garantirsi una pensione complementare significativamente più generosa di quella che si otterrebbe versando al fondo pensione solo il Tfr oltre che un importo complessivo significativamente superiore al Trattamento stesso lasciato in azienda e rivalutato secondo le norme di legge.

Dalle elaborazioni degli esperti di Previndai, guidati dalla Responsabile dell’Ufficio Gestione Rischi, Simona Farrotti, emerge infatti che un lavoratore con un percorso di carriera regolare, che avesse deciso di lasciare il suo Tfr in azienda, avrebbe a disposizione a fine carriera circa 167 mila euro; un dipendente che avesse scelto di destinare il solo trattamento di fine rapporto potrebbe contare su 260 mila euro e chi invece avesse deciso di aggiungere anche il suo contributo, arriverebbe a 380 mila euro complessivi.

Come accennato all’inizio, per quest’ultimo lavoratore, che si ritroverà con 120 mila euro complessivi in 40 anni, la rinuncia in termini di reddito disponibile sarà stata di soli 12.600 euro complessivi in 40 anni.

Questo è quanto avrà versato nell’arco temporale indicato? No, avrà versato di più ma avrà recuperato somme importanti grazie alla deducibilità dal reddito dei versamenti ai fondi pensione. “L’evidente sproporzione tra beneficio derivante dall’adesione al fondo pensione ed il costo sopportato dall’iscritto – spiega Farrotti – deriva principalmente dalla combinazione di un trattamento fiscale agevolato e dal versamento a carico del datore di lavoro, cioè il contributo che lo stesso è tenuto a versare nel caso in cui il lavoratore decida diversare la quota a proprio carico. Il contributo complessivo versato da lavoratore e datore di lavoro, infatti, è deducibile fino a 5.164 euro”. Per fare un esempio: “per il primo anno di iscrizione, a fronte di un versamento al fondo di 787,50 euro (287,50 euro a proprio carico più altri 500 euro a carico dell’azienda) l’iscritto dovrà rinunciare a soli 215,63 euro di reddito disponibile (netto imposta e contributi INPS) proprio grazie alla deducibilità fiscale dei contributi a previdenza complementare”.

Infine, una parte non trascurabile del risultato in termini di maggiori risorse a disposizione di chi sceglie la previdenza complementare sarà dovuta anche ai rendimenti ottenuti scegliendo i comparti giusti. “Proprio su quest’ultimo aspetto – prosegue  la responsabile della FGR del Fondo – abbiamo voluto verificare quanto un’errata allocazione possa incidere sul risultato finale: questo in quanto spesso i giovani, pur avendo un lungo orizzonte temporale di contribuzione attiva a fondo pensione,  che gli consentirebbe di sfruttare al meglio il beneficio derivante dalla ‘diversificazione temporale’ dei mercati finanziari, ossia la possibilità di ottenere rendimenti più elevati smussando i picchi di volatilità grazie al trascorrere del tempo, scelgono un comparto conservativo o garantito con un basso profilo di rischio e, conseguentemente, un basso rendimento atteso; ciò potrebbe comportare una prestazione a scadenza non adeguata alle necessità di copertura previdenziale, ampliando il c.d. gap previdenziale di quello che abbiamo definito ‘gap da allocazione’”.

Come si vede nella tabella sopra, infatti, la scelta del comparto sbagliato (in questo caso eccessivamente prudente rispetto all’orizzonte temporale dell’iscritto), nell’arco di 40 anni può portare a una perdita in termini di differenza tra l’ultimo stipendio e la pensione pubblica più quella di scorta, di circa il 9%, di fatto vanificando quasi totalmente il beneficio derivante dalla contribuzione a proprio carico e a carico del datore di lavoro.

È utile sottolineare che queste simulazioni riguardano un percorso impiegatizio e non quello dirigenziale, che è un’evoluzione di quanto riportato nello studio.

In caso di carriera dirigenziale, il forte tasso di crescita della retribuzione e la presenza di un tetto retributivo (il così detto massimale Inps), attorno ai 100 mila euro l’anno, per il versamento dei contributi della pensione pubblica, comporta, inevitabilmente, che il gap previdenziale da colmare sia decisamente più alto. Al momento del pensionamento, il tasso di sostituzione derivante alla previdenza di base è compreso tra il 40% e il 41%, ben più contenuto rispetto a quello di un soggetto con una carriera ‘regolare’. La previdenza complementare in questo caso è un ottimo aiuto per mantenere il tenore di vita, consentendo di arrivare al 71% dell’ultimo stipendio per gli uomini e al 63% per le donne. La differenza sconta una retribuzione iniziale più bassa per le lavoratrici e un’aspettativa di vita più alta, che ha effetto sul va lore della pensione complementare”, conclude Farrotti.

* È possibile visionare le ipotesi sui contributi minimi utilizzati per lo studio e tutte le altre principali variabili al seguente link

** Fonte Previndai MediaPlayer

In apertura: Immagine di gpointstudio su Freepik

Previndai, dalla parte degli iscritti con prudenza e professionalità

Previndai, dalla parte degli iscritti con prudenza e professionalità

Un altro anno sta per concludersi e non è stato un anno facile. La pandemia non ha ancora smesso di lasciare segni nella società e nell’economia italiana e a questo si è aggiunto lo scoppio delle ostilità in Ucraina e una fiammata dell’inflazione che, per le sue dimensioni, è di difficile gestione perfino per le banche centrali

Oliva Masini, Direttore di Previndai

In questo anno difficile Previndai ha continuato a svolgere il suo mestiere, senza stravolgimenti, senza ansie e senza mai perdere di vista il suo obiettivo: massimizzare il valore delle posizioni dei suoi iscritti sempre con la massima prudenza e professionalità. “Previndai può contare su un’esperienza di oltre 30 anni nella gestione della previdenza complementare dei manager industriali italiani. Il 2022 non è stato semplice ma non ci ha sconvolti. Abbiamo continuato a lavorare con impegno e non abbiamo mai sottovalutato la situazione economico-finanziaria e geopolitica che stiamo attraversando. Anche per questo abbiamo deciso di sottoporre la nostra politica d’investimento a un test ‘straordinario’, per accertarci che fosse ancora adatta al nuovo scenario. Ebbene il risultato di questo esercizio ci ha dimostrato la solidità delle scelte fatte finora, poiché non sono stati richiesti particolari aggiustamenti al quadro di insieme, il cui valore è stato invece confermato”, commenta il Direttore di Previndai, Oliva Masini.

Questo anche perché le politiche di investimento del Fondo, che ricordiamo propone agli iscritti un comparto garantito e due finanziari, hanno l’obiettivo di battere nel medio lungo periodo l’inflazione, che al momento è una delle principali sfide per i lavoratori e i risparmiatori italiani. Certo le turbolenze dei mercati non hanno risparmiato gli investitori istituzionali come Previndai e i comparti finanziari del Fondo (Bilanciato e Sviluppo) quest’anno chiuderanno con un valore più basso rispetto al 2021. “E’ bene ricordare però che storicamente i mercati hanno sempre recuperato fasi di flessione, per quanto acute, nel medio-lungo periodo e proprio per questo non bisogna farsi spaventare. In un orizzonte di lungo termine come quello della previdenza complementare c’è il tempo per ammortizzare i cali e anche per beneficiare dei rimbalzi”.

In terreno positivo invece sono rimasti i rendimenti dei comparti assicurativi, Assicurativo 1990 e Assicurativo 2014, premiati proprio dalla stabilità che caratterizza questa scelta. “L’assicurativo è nel dna di Previndai, che nasce nel 1990 proprio con un comparto assicurativo. Al momento abbiamo Assicurativo 2014, che offre garanzie di conservazione del capitale e un rendimento minimo annuo. Stiamo già lavorando in vista della scadenza di questa convenzione, alla fine del 2023, ma dobbiamo comunque ricordare che questo è un comparto più adatto a chi è più prossimo alla pensione o comunque per persone particolarmente avverse al rischio”.

Guardando al 2021, comunque, Previndai può contare su dati più che positivi in termini di nuove iscrizioni e contributi raccolti. Sebbene i numeri non siano ancora quelli definitivi e certificati, l’andamento dell’anno ormai quasi concluso è caratterizzato da incrementi per entrambi gli indicatori.

Previndai è un’eccezione nel panorama dei fondi pensione italiani, contiamo una percentuale di iscritti superiore all’80% della platea potenziale, contro il 35% della previdenza complementare in generale. E siamo davvero lieti di constatare che in questi ultimi anni il numero di manager che scelgono di affidarci il loro futuro previdenziale è risultato sempre in crescita”.

Guardando avanti l’obiettivo èriuscire a coinvolgere sempre più le giovani generazioni, perché se oggi la pensione integrativa è spesso vista, sbagliando, come un lusso, domani sarà una necessità. È importante che tutti, ma soprattutto i giovani, abbiano coscienza che la previdenza complementare è fatta di scelte: la scelta di aderire, la scelta del comparto più adatto, la scelta delle prestazioni più adeguate alle proprie esigenze. Il treno giusto è quello che passa all’inizio della carriera, ce ne saranno altri più avanti ma non porteranno così lontano”.

Previndapi, la scelta di un futuro sicuro

Previndapi, la scelta di un futuro sicuro

Il Previndapi, fondo pensione per i dirigenti e quadri superiori delle PMI, per il 2022 prevede il mantenimento, rispetto all’anno precedente, del patrimonio gestito dal pool delle compagnie assicurative, la cui delegataria è Allianz, nonché un rendimento 2022 che dovrebbe avvicinarsi a quello 2021 del 2,15%, superiore al coefficiente di rivalutazione del TFR.

La stima delle riserve del fondo a fine anno sarà di circa 333 milioni di euro, grazie alle nuove adesioni che stanno rigenerando gli aderenti del fondo e incrementano il patrimonio con i versamenti contributivi, compensando nel contempo le uscite dei dormienti che richiedono le prestazioni pensionistiche. A fine anno il totale degli aderenti dovrebbe assestarsi sui 3.700.

Lo scopo del fondo è quello di erogare pensioni integrative della previdenza di base obbligatoria per colmare il gap derivante dal tasso di sostituzione delle pensioni future di primo pilastro, calcolate interamente con il sistema contributivo e quindi più basse rispetto alle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore.

Gli aderenti al Previndapi prossimi al pensionamento di vecchiaia, grazie ai nuovi prospetti delle prestazioni pensionistiche, elaborati secondo lo schema Covip, possono avere, annualmente, oltre alla proiezione della loro posizione calcolata alla data del pensionamento di vecchiaia e della relativa rendita calcolata sulla base del montante accumulato, lo sviluppo di quelle relativa ai cinque anni successivi.

Per incrementale le proprie posizioni gli iscritti che hanno perso i requisiti di partecipazione al fondo per cessazione rapporto di lavoro e/o pensionamento, possono effettuare versamenti volontari beneficiando del tetto di deducibilità fiscale di € 5.164,57 annui.

Gli aderenti al Previndapi possono inoltre regalare ai propri cari una pensione futura attraverso il versamento di contributi in favore dei soggetti fiscalmente a loro carico; la previdenza complementare è lo strumento ideale per accantonare dei risparmi che andranno a determinare un capitale di cui beneficiare sotto forma di rendita che si aggiungerà al trattamento pensionistico pubblico. Parte del capitale accumulato negli anni, inoltre, può essere richiesto in anticipo per affrontare le spese universitarie oppure per ristrutturare o acquistare una prima casa. Una soluzione flessibile e conveniente anche dal punto di vista fiscale, dato che gli importi accantonati annualmente sono deducibili dal reddito di chi versa.

Il Previndapi si trova in una fase di assestamento, a seguito di una serie di importanti cambiamenti come:

Il rinnovo delle convenzioni con le compagnie assicurative a condizioni vantaggiose, avvenuto nel 2021, che prevede delle tutele a garanzia dei rendimenti per i propri assicurati in un contesto di mercato finanziario particolarmente penalizzante per i rendimenti;

La revisione organizzativa della governance del fondo, in aderenza alle direttive Covip, del personale e delle attività, finalizzata a ri-orientare le attività della struttura, dalla gestione operativa in forma automatizzata, ai servizi di supporto e relazione con gli assistiti.

–   Il progetto di informatizzazione del fondo, mediante il quale è aumentata l’interazione ed i servizi on line per gli assistiti in linea con i migliori standard di settore, anche attraverso l’affidamento in outsourcing delle attività “tipiche” del service amministrativo, con esclusione della gestione contabile, dei rapporti con gli aderenti e con le compagnie assicurative che continueranno ad essere interne al Fondo; sono in fase di completamento il set up e la migrazione de dati.

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Manager competenti e aziende competitive sono i protagonisti del successo degli investimenti nell’economia reale. Il risultato è la crescente soddisfazione dei colleghi dirigenti, da sempre fiore all’occhiello del Fondo

I dirigenti iscritti al Previndai hanno superato la soglia degli 80.000, i versamenti annui sfiorano i 900 milioni di euro ed il patrimonio si avvicina ai 12 miliardi di euro, mantenendo al contempo invariati i contributi a carico degli iscritti per il funzionamento del Fondo con un costo (indicatore sintetico dei costi) tra i più bassi nel settore della previdenza complementare.

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Nel tempo tutti i comparti, assicurativi e finanziari, hanno sempre battuto con i loro risultati di rendimento il TFR ed i benchmark di riferimento. Dall’inizio di questo anno 2019 a fine settembre i comparti finanziari registrano un risultato a due cifre, attorno al 10% (9,82 per Bilanciato e 11,54 per Sviluppo).

La soddisfazione dei colleghi dirigenti è sempre stata un fiore all’occhiello del Fondo, perché la quasi totalità degli iscritti si ritiene soddisfatta dei risultati sia in termini di gestione del patrimonio sia come servizi resi in fase di contribuzione e di erogazione. Recentemente è stato rifatto il sito web, sia area pubblica sia privata, rendendolo più friendly ed implementando le applicazioni di maggior interesse per gli iscritti. Il call center telefonico, in quanto gestito direttamente da personale Previndai esperto, riscuote ampio consenso e permette di velocizzare la risposta alle richieste degli iscritti, che possono peraltro anche accedere agli uffici di persona.

La bontà della linea di investimento viene verificata costantemente alla luce degli scenari finanziari più probabili o di tensioni sui mercati. Le più recenti analisi hanno riguardato:

–              indagine sull’atteggiamento e la consapevolezza degli iscritti nei confronti del rischio, che ha evidenziato come parte della popolazione risulti disposta a sopportare maggiore volatilità con l’obiettivo di ottenere maggiori rendimenti nel lungo periodo

–              studio sulle combinazioni ottimali rendimento/rischio dei portafogli

–              verifica delle prospettive dei comparti assicurativi in relazione ai bassi tassi di rendimento.

È stata condotta una riflessione generale sulla politica di investimento del Fondo, con l’obiettivo di offrire ai propri aderenti soluzioni di investimento ottimali, allineate alle best practice internazionali e adeguate rispetto alla propensione al rischio e alle esigenze previdenziali degli iscritti.

Nel rivedere l’Asset Allocation Strategica dei due comparti finanziari, si è deciso di introdurre una quota di investimenti alternativi pari al 10% dei portafogli per beneficiare, in un contesto di investimento di lungo periodo quale quello previdenziale, dell’incremento di redditività connesso al relativo premio di illiquidità, oltre ai conseguenti benefici di diversificazione.

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Si è voluto tener conto della possibilità di indirizzare risorse a favore di investimenti domestici, con potenzialità di ritorni indiretti positivi per le aziende e i dirigenti italiani – platea di riferimento del Fondo – e per i benefici fiscali introdotti dalla legge di Bilancio 2017. Le analisi hanno evidenziato un aumento del rendimento netto atteso del portafoglio e un miglioramento del rapporto rendimento/rischio. Si è deciso di destinare il 50% degli investimenti alternativi al mercato italiano, avendo verificato che esso presenta interessanti prospettive e forti potenzialità di sviluppo.

Si è cioè verificato che, sulla base delle caratteristiche della popolazione degli iscritti al Fondo, anche in situazioni sfavorevoli di stress (quali decremento degli afflussi contributivi, maggiori uscite per prestazioni e rendimenti di mercato particolarmente negativi), la quota di alternativi illiquidi individuata del 10% risulta coerente con le esigenze di liquidità del Fondo anche su orizzonti temporali di lunga durata. Tale quota risulta inoltre ben inferiore rispetto al limite massimo del 20% previsto dalla normativa. Per quanto attiene le modalità di implementazione degli investimenti, si è deciso di operare attraverso l’investimento diretto, cioè tramite sottoscrizione di quote di fondi comuni d’investimento mobiliare chiusi, e non tramite l’affidamento di mandati di gestione.

L’Asset Allocation Strategica adottata dal Fondo prevede, come detto, che un 10% dei comparti finanziari venga destinato ai c.d. investimenti nell’economia reale, FIA (Fondi di Investimento Alternativi). Il processo per giungere a tali investimenti, nuovi per i fondi pensione, è stato importante ed è terminato a metà 2019. Sono state individuate le classi di investimento: private equity, direct lending ed infrastrutture.

All’avviso di ricerca ad evidenza pubblica hanno risposto 61 candidati, che hanno generato, a seguito di esame con una metodologia predefinita da Previndai (la valutazione dei risultati precedenti, il processo di investimento, il personale dedicato, la gestione aziendale del fondo candidato) una short list di 18 unità. Le successive visite on site hanno permesso di individuare i fondi selezionati, in numero di sei.Previndai: Investimenti e scelte vincentiPrevindai: Investimenti e scelte vincenti

Previndai avrà suoi rappresentanti negli Advisory Committee dei FIA selezionati. Sul tema è stato fatto recentemente un importante convegno in data 30 ottobre 2019 presso la sala Pininfarina di Confindustria in Roma. La scelta di Previndai per tali investimenti diretti è stata accompagnata dal disegno generale di dotare il Fondo dei più aggiornati sistemi di controllo, in linea con la normativa comunitaria e nazionale. Un complesso percorso ha portato al completo rafforzamento dei sistemi di controllo con le funzioni di gestione del rischio (risk management), revisione interna (internal audit) e compliance, anticipando di fatto il recepimento della relativa normativa europea IORP 2.

Si è proceduto anche alla introduzione di quanto previsto dalla stessa normativa europea GDPR sulla privacy. I processi e le procedure del Fondo sono stati completamente ridisegnati per adeguarli ai nuovi compiti ed obiettivi previsti per Previndai ed al nuovo sistema di controllo integrato. Sono state ampliate le competenze e le attività della funzione finanza, aumentando il know how interno, ponendosi in condizioni dialettiche rispetto agli advisor coinvolti, tutti di primario standing, ed esercitando nei confronti degli stessi sempre più un ruolo di coordinamento e partecipazione attiva. Per mantenere nel tempo il livello di FIA al 10% del patrimonio dei comparti finanziari (Bilanciato e Sviluppo) occorrerà investire (tra reinvestimento rimborsi e nuovi investimenti) mediamente circa 60 M€/anno dal 2022 al 2029. Questo significa che siamo alla fine di un percorso “iniziale”, nel senso che la sua conclusione genera un processo di ulteriori investimenti nell’economia reale per un decennio circa.

Previndai: Investimenti e scelte vincentiQuanto sopra sinteticamente riferito conferma la posizione di leadership di Previndai nel settore della previdenza complementare, che, in un processo di costante adeguamento alla sempre maggiore professionalità richiesta agli investitori, assicura agli iscritti una gestione ottimale del patrimonio e la fornitura di servizi all’altezza delle aspettative.

L’anno prossimo cadrà il 30° anniversario della fondazione di Previndai ad opera di Confindustria e Federmanager, geniale intuizione delle Fonti istitutive ed esempio di successo di una dialettica sindacale a servizio di entrambe le parti nell’interesse degli iscritti.

 

Novità Fasi: riequilibrio economico

Novità Fasi: riequilibrio economico

L’andamento economico del Fondo, ha fatto registrare negli ultimi anni uno squilibrio economico, ampiamente analizzato e segmentato in tutte le sue componenti. Fra esse particolare evidenza assume l’alterazione del rapporto tra dirigenti in servizio e dirigenti in pensione, che a causa della perdurante crisi economica, ha ridotto sensibilmente la percentuale dei primi rispetto ai secondi. I complessi studi tecnici attuariali, hanno proiettato trend incompatibili con gli obiettivi gestionali, e quindi si è deciso di incidere attraverso le modifiche statutarie sulle modalità di accesso al Fondo prevedendo una serie di limiti che dovrebbero scoraggiare comportamenti opportunistici. L’altra misura studiata attraverso ripetute simulazioni tecniche, riguarda l’incremento dei contributi rimasto inalterato negli anni. L’aumento delle entrate consentirà quindi di realizzare due azioni strategiche: la prima focalizzata sull’esigenza di far fronte alle crescenti esigenze in termini di prestazioni, la seconda di reperire risorse per strutturare investimenti sulle piattaforme tecnologiche capaci di snellire le procedure e di valorizzare le informazioni tecniche per i futuri programmi di prevenzione. Su tali prospettive sia il Consiglio di Amministrazione che l’Assemblea degli Azionisti hanno registrato un totale allineamento e una completa condivisione.Novità Fasi: riequilibrio economicoDopo l’avvenuta confluenza dell’Inpdai nell’Inps, e senza togliere nulla alle altre importanti iniziative, il Fasi rappresenta certamente l’icona della nostra categoria. Per la sua storia di oltre 40 anni, perché si occupa della nostra salute (un tema in cima alle priorità per tutti), perché fa della mutualità e della solidarietà intergenerazionale la sua caratteristica distintiva e il suo valore aggiunto, perché è la più grande realtà operante nel panorama dell’assistenza sanitaria integrativa a livello europeo, per il fatto che continua a essere il punto di riferimento sul mercato della sanità integrativa sempre più grande e competitivo. Siamo stati antesignani, abbiamo creato una realtà di un valore inestimabile per tutti i nostri Colleghi, riconosciuta come una vera e propria eccellenza di cui dobbiamo essere fieri.Abbiamo il dovere, quindi, di preservarne il ruolo di leadership cercando di comprendere e interpretare al meglio i fattori che caratterizzano l’evoluzione del contesto di riferimento, con una visione almeno di medio periodo. Il contratto collettivo è appena scaduto, quindi, come avviene normalmente al termine dalla vigenza contrattuale il Fondo registra un disequilibrio economico, significativo ma non eccessivo, comunque da correggere. Ma era anche giunto il tempo di riflettere sull’impianto normativo alla luce dell’esperienza maturata in tutti questi anni, del ruolo del Servizio sanitario nazionale che fa sempre più fatica a fronteggiare i bisogni indotti dalla crescita della domanda, ma soprattutto sui numeri e sulla loro tendenza.

Una realtà che ci caratterizza come categoria, ci aggrega, ci rappresenta, ci dà tranquillità in eventuali fasi avverse della nostra vita personale e familiare, ci consente di vivere serenamente la nostra vecchiaia, quando avremo bisogno di maggiori cure, che non ci abbandona mai. Ma tutti insieme siamo chiamati a partecipare alla sua sostenibilità nel tempo, a partire da quando siamo più giovani, proprio nel momento in cui non abbiamo bisogno di ricorrere frequentemente alle cure mediche, per sostenere coloro che ne hanno più bisogno o devono affrontare spese sanitarie molto importanti. Questo è il Fasi e in questo modo si esprime la solidarietà.Realisticamente non possiamo contare su una crescita significativa della popolazione dirigenziale in servizio, visto l’andamento economico-industriale del nostro Paese, e il Servizio sanitario Nazionale fatica a dare una risposta ai bisogni crescenti. Per cui è ragionevole attendersi una crescita della domanda per il Fasi e, con questa prospettiva, un buon padre di famiglia deve cercare di individuare le maggiori criticità, ottimizzare
l’uso delle risorse disponibili, agire sulle regole per favorire i comportamenti virtuosi premiando la fidelizzazione e combattere i comportamenti opportunistici che non possiamo più assecondare, come ci confermano i numeri dell’ultimo bilancio.

Il dato che più pesa e più preoccupa è il rapporto tra dirigenti in servizio e in quiescenza ormai strutturalmente sceso sotto l’unità. Vale a dire, ad esempio, che per 10 iscritti in pensione ce ne sono solo 8 in servizio. Questo dato, come è agevole comprendere, incide sul costo della solidarietà intergenerazionale che necessita di essere ricondotto entro limiti accettabili per evitare di portare il Fasi fuori mercato e perdere il sostegno delle aziende, che versano un’apposita e significativa contribuzione, nonché dei Colleghi in servizio che “generano” significativamente meno spesa sanitaria rispetto a quanto versano.

Su questi presupposti, l’Assemblea del Fondo ha approvato il 6 dicembre scorso un incremento generalizzato dei contributi del 12,5% per tutte le componenti iscritte, aziende, dirigenti in servizio e in pensione (l’ultimo incremento risale al 2015 in occasione del rinnovo contrattuale) e ha fatto proprie le proposte di modifica dello Statuto proposte dal CdA. Modifiche che si sono focalizzate sulle regole di iscrizione delle aziende e dei dirigenti in pensione.

Cominciamo dalle aziende. Dal 1° gennaio 2019 possono aderire al Fasi solo le aziende che iscrivono i dirigenti in servizio, non è più consentito a queste di scegliere una forma alternativa per i dirigenti in forza e “scaricare” sul Fasi la parte della popolazione in quiescenza, limitandosi al versamento del solo contributo previsto per la solidarietà.Le aziende che utilizzano una forma alternativa già iscritte al Fasi alla data del 01.01.2019 possono rimanere ma a queste viene applicato un progressivo incremento del contributo molto significativo, tale da incidere sulla convenienza economica del modello adottato e rendere per esse vantaggioso portare nel Fasi anche i dirigenti in servizio.

Per quanto riguarda, invece, i dirigenti in quiescenza, è stato valutato congruo come indice di fidelizzazione e di partecipazione alla mutualità e alla solidarietà intergenerazionale per mantenere l’iscrizione al Fondo da pensionato un’anzianità di iscrizione al Fasi, quali dirigenti in servizio, di almeno 10 anni.

Per godere del contributo ordinario, è inoltre necessario che il periodo tra la cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della pensione non sia superiore a 8 anni o, se superiore, l’interessato mantenga l’iscrizione al Fasi senza soluzione di continuità o si iscriva in via convenzionale entro 1 anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Alle stesse condizioni potranno altresì iscriversi in qualità di pensionati, i dirigenti in forza per almeno 10 anni presso le aziende che utilizzano altre forme per l’assistenza dei dirigenti in servizio a condizione che siano già iscritte al Fasi alla data del 01.01.2019.

Cosa succede per coloro che non matureranno una anzianità di iscrizione al Fasi da dirigenti in servizio di almeno 10 anni? Potranno mantenere l’iscrizione al Fondo in qualità di pensionati in via convenzionale (facendosi carico anche della quota che le aziende versano per ciascun dirigente in servizio) ma solo qualora abbiano aderito al Fondo entro 6 mesi dalla data di prima nomina a dirigente industriale. Una regola molto severa per i futuri dirigenti, ma giusta e necessaria. In altre parole, non saranno più ammessi comportamenti del tipo mi iscrivo quando comincio a avvertire qualche problema di salute o quando si avvicina il pensionamento per garantirmi la tutela Fasi nel periodo in cui statisticamente crescono i bisogni di cure. I numeri del bilancio del Fondo, già ora e soprattutto in prospettiva, non lo consentono più.Stessa possibilità viene riservata a coloro in forza per meno di 10 anni presso aziende che utilizzano altre forme di assistenza sanitaria dei dirigenti in servizio, già iscritte al Fasi alla data del 1° gennaio 2019 o provenienti da confluenze collettive. E, più in generale, a coloro che, pur non ricadendo nelle situazioni descritte, abbiano mantenuto l’iscrizione in via convenzionale dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Data l’importanza degli effetti del nuovo impianto regolatorio, è stata prevista una finestra per dare un’ultima chance ai dirigenti in attività che, pur essendo nella condizione di farlo, non si siano iscritti al Fasi per consentire loro di acquisire il diritto a mantenere l’iscrizione al Fasi dopo l’accesso alla pensione, pur in via convenzionale, nel caso non dovessero raggiungere il requisito minimo di 10 anni di iscrizione al Fasi e siano trascorsi più di sei mesi dalla prima nomina a dirigente industriale. Verranno salvaguardati coloro che risulteranno iscritti al Fondo il 1° aprile 2019 e che, quindi, dovranno affrettarsi a inviare per tempo la richiesta di iscrizione.

Una grande opportunità da cogliere per evitare il rischio di perdere il sostegno del Fasi dopo l’ingresso in pensione. Il “FASI siamo noi” ha sottolineato il Presidente del Fondo, Marcello Garzia a conclusione della lettera di presentazione delle novità introdotte dal 1° gennaio 2019 inviata lo scorso mese di dicembre a tutti gli iscritti. Ricordiamocelo sempre. Il Fasi per noi dirigenti non è comparabile alle altre realtà similari che operano sul mercato, ma è qualcosa che vale molto di più.

Guardare al futuro con serenità

Guardare al futuro con serenità

Guardare al futuro con serenità: “Garantire ai manager che andranno in pensione di percepire prestazioni complementari integrative alla pensione pubblica obbligatoria, consentendo loro di mantenere un tenore di vita adeguato a quello che avevano quando lavoravano”. È questo l’obiettivo fondamentale di Previndapi, fondo complementare che conosciamo meglio grazie al suo presidente Claudio Roberto Lesca

Previndapi è il Fondo Pensione Complementare dei Dirigenti e Quadri Superiori delle Piccole e Medie Imprese, costituito nel 1993 da Federmanager e Confapi. Per conoscerne in modo puntuale e dettagliato caratteristiche ed obiettivi ci siamo rivolti a Claudio Roberto Lesca. Eletto presidente nel luglio 2017, dopo essere stato consigliere nel triennio precedente, ha messo a disposizione la sua esperienza e le sue competenze in materia di previdenza complementare affinché il fondo fosse pronto ed adeguato all’evolversi della legislazione in materia previdenziale.

Presidente Lesca, cerchiamo di conoscere meglio Previndapi, quali sono le caratteristiche del Fondo e quale il suo obiettivo prioritario?

Partirei da numeri inequivocabili. A Previndapi aderiscono oggi circa 4.000 manager, gestendo un patrimonio di oltre 320 miliardi di Euro, sul quale nel 2018 è maturato un rendimento del 2,90% (3,11% nel 2017), risultando ancora una volta nei top dei risultati dei Fondi Pensione e superando ampiamente il rendimento del TFR, che per il 2018 è stato pari al 1,9% (1,75% nel 2017).

Previndapi è un fondo preesistente che investe i contributi ricevuti in polizze assicurative (con garanzia del capitale e di rendimento minimo e rinnovate fino al 2021) del Ramo V per il tramite di compagnie primarie (Allianz, Generali, Reale Mutua e Zurich), che hanno ottenuto il risultato indicato prima grazie agli investimenti fatti nel passato, che hanno compensato il perdurare della difficile situazione economica e dei mercati finanziari. Guardare al futuro con serenitàL’obiettivo del Fondo è quello di garantire ai manager che andranno in pensione di percepire prestazioni complementari integrative alla pensione pubblica obbligatoria, che consentano loro di mantenere un tenore di vita adeguato a quello che avevano quando lavoravano. E’ infatti necessario ricordare che le proiezioni fatte dall’Inps indicano che la pensione dei manager nei prossimi anni (soprattutto per effetto del progressivo passaggio al cosiddetto regime di calcolo totalmente “contributivo”) avrà un tasso di sostituzione (rapporto tra prima pensione e ultimo stipendio) intorno al 60% e nel prossimo futuro scenderà anche a meno del 50%. Se non si avranno a disposizione altre fonti di entrate, la vita da pensionati sarà molto dura.

Previndapi ha appena concluso l’analisi della propria Politica di Investimenti (DPI), per verificare se le prestazioni che offre sono allineate alle aspettative dei suoi iscritti: siamo orgogliosi di poter affermare che tutti i nostri aderenti (su base statistica) riescono a recuperare il gap che si è generato a seguito del passaggio dal metodo di calcolo “retributivo” a quello “contributivo” (misto o intero) e stimabile tra il 15%o e il 20%o (a seconda dell’anzianità del singolo lavoratore), consentendo di raggiungere tassi di sostituzione complessivi superiori all’80%o, con punte fino al 90, ovviamente in funzione degli anni di permanenza come aderente attivo nella Previdenza Complementare: questa considerazione deve essere una spinta per i lavoratori più giovani ad iscriversi il più presto possibile ai fondi pensione integrativi.

Esistono caratteristiche peculiari di Previndapi che lo distinguono da altri Fondi?

Le Parti Istitutive del Fondo, Federmanager e Confapi, con il rinnovo di fine 2016 del CCNL hanno previsto a partire dal 2017 un versamento aggiuntivo da parte delle aziende (rispetto al 4% ordinario, con un minimo di 4.800 Euro annui) dello 0,5% per tutti i dirigenti e quadri superiori (nei limiti dei massimali previsti) a prescindere dalla loro adesione, diretta o tacita, al Fondo, introducendo il concetto di adesione contrattuale, che oggi si sta sviluppando anche in altri contratti di lavoro. Inoltre sempre dal 2017 è stata definita la possibilità di iscrivere i soggetti fiscalmente a carico. Con le Parti Istitutive e gli altri enti Bilaterali (Fasdapi e PMI Welfare Manager) in questi anni sono stati organizzati, e si continuerà anche nel futuro, innumerevoli eventi sul territorio per favorire la conoscenza da parte delle aziende e dei lavoratori della Previdenza Complementare, e illustrare i vantaggi finanziari e fiscali dell’iscrizione al Fondo.

L’apprezzamento degli aderenti a Previndapi è stato confermato dai risultati emersi dal recente Questionario di Soddisfazione, usato anche per definire azioni volte a migliorare ulteriormente l’interazione con gli iscritti. Nel 2019 proseguiranno le iniziative con le Parti Istitutive per promuovere la conoscenza e l’adesione al Fondo, e per maggio verrà proposto un workshop con illustri relatori, per approfondire le recenti novità legislative derivanti dal recepimento della normativa europea (c.d. IORP II). Tutti i chiarimenti sul Fondo sono rinvenibili sul sito www.previndapi.it e in particolare i dettagli operativi e finanziari sono illustrati analiticamente nel Bilancio Sociale 2017.

Presidente, non deve essere semplice operare in un settore come quello della Previdenza, dove i Fondi sono vigilati dalla COVIP e la normativa è in continua evoluzione. La sua esperienza professionale la aiuta nello svolgere questo delicato compito?

Ho iniziato ad operare nell’ambito della Previdenza Complementare dagli inizi del duemila quale Consigliere, poi Responsabile del Controllo Interno e Vice Presidente, infine Presidente e Presidente del Collegio dei Sindaci nel Fondo Telemaco (il Fondo Pensione integrativo del settore delle Telecomunicazioni, con oltre 60.000 aderenti e un patrimonio superiore al milione di euro) e dopo un mandato come Consigliere di Previndapi, a luglio 2017 sono stato eletto Presidente di Previndapi. Sono anche membro del Consiglio Direttivo di Assoprevidenza (Associazione Italiana per la Previdenza Complementare, che opera senza fini di lucro quale centro tecnico nazionale di previdenza e assistenza complementare e riunisce forme pensionistiche di secondo pilastro di ogni tipologia, fondi e organismi con finalità assistenziali nonché operatori del settore) e anche questo ruolo facilita il Fondo nell’essere sempre pronto e adeguato all’evolversi della Previdenza.Guardare al futuro con serenitàAlla luce di queste sue competenze, a quali aspetti ritiene che Previndapi dovrà dedicare particolare attenzione nel prossimo futuro?

In linea con precedenti indicazioni già segnalate agli iscritti di Federmanager (ad esempio nell’ultima Assemblea Nazionale), il Fondo opererà principalmente su due direttrici: La prima: ampliare l’informativa e la conoscenza generale della previdenza e su come crearsi un futuro sereno, e specifica del Fondo, attraverso eventi organizzati da Federmanager/Confapi/Enti Bilaterali sul territorio, per favorire la crescita di numero di iscritti (inclusi i soggetti fiscalmente a carico già previsti da Statuto e i Professional previsti dal CCNL rinnovato a fine 2016). Verrà sviluppato l’approfondimento dei benefici conseguenti all’iscrizione alla previdenza, in particolare a favore degli iscritti Contrattuali per invogliarli ad aderire personalmente integrando i versamenti aziendali, e fatte azioni di retention sugli attuali Aderenti, in ogni situazione evolutiva della loro situazione lavorativa, attraverso un continuo rafforzamento della comunicazione con loro (nell’ultimo anno si è già provveduto alla predisposizione del Bilancio Sociale e di un Questionario di Soddisfazione, rifatto il Sito Istituzionale www.previndapi.it con nuove sezioni e video di approfondimento, organizzati vari eventi, predisposta la Newsletter periodica, inviate varie mail su tematiche specifiche). La seconda: rafforzare ulteriormente la Governance del Fondo, adeguandosi alle modifiche previste dalla normativa europea IORP II, recepita in Italia dal D.Lgs 147/18, con effetto dal primo febbraio 2019.

Verrà infatti ampliata l’attività di formalizzazione dei processi operativi e verrà predisposto il manuale della gestione amministrativa, con il supporto di uno stagista che ha acquisito il Master sulla Previdenza previsto dalla normativa, ad ulteriore supporto del Direttore Generale, dott. Armando Occhipinti, e della struttura interna, per favorire una riorganizzazione operativa mirata al continuo miglioramento dell’efficienza e efficacia.

Verrà inoltre attentamente valutata con le Parti Istitutive l’opportunità di ampliare l’offerta dei servizi, in funzione anche dell’interesse manifestato dagli Aderenti, con l’eventuale introduzione di investimenti di natura finanziaria (possibilmente con investimenti nell’economia reale delle PMI) per rafforzare i rendimenti ottenibili, tenendo sempre comunque ben presenti i criteri di prudenza e le criticità connesse alla situazione del mercato finanziario, e le possibili azioni/opzioni da adottare in vista della scadenza delle attuali polizze assicurative di gestione delle posizioni contributive degli iscritti (fine 2020). Il Fondo e gli uffici di Federmanager sono sempre a disposizione dei propri associati per offrire ulteriori spiegazioni e chiarimenti sui benefici della previdenza complementare.