Fondo pensione

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Manager competenti e aziende competitive sono i protagonisti del successo degli investimenti nell’economia reale. Il risultato è la crescente soddisfazione dei colleghi dirigenti, da sempre fiore all’occhiello del Fondo

I dirigenti iscritti al Previndai hanno superato la soglia degli 80.000, i versamenti annui sfiorano i 900 milioni di euro ed il patrimonio si avvicina ai 12 miliardi di euro, mantenendo al contempo invariati i contributi a carico degli iscritti per il funzionamento del Fondo con un costo (indicatore sintetico dei costi) tra i più bassi nel settore della previdenza complementare.

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Nel tempo tutti i comparti, assicurativi e finanziari, hanno sempre battuto con i loro risultati di rendimento il TFR ed i benchmark di riferimento. Dall’inizio di questo anno 2019 a fine settembre i comparti finanziari registrano un risultato a due cifre, attorno al 10% (9,82 per Bilanciato e 11,54 per Sviluppo).

La soddisfazione dei colleghi dirigenti è sempre stata un fiore all’occhiello del Fondo, perché la quasi totalità degli iscritti si ritiene soddisfatta dei risultati sia in termini di gestione del patrimonio sia come servizi resi in fase di contribuzione e di erogazione. Recentemente è stato rifatto il sito web, sia area pubblica sia privata, rendendolo più friendly ed implementando le applicazioni di maggior interesse per gli iscritti. Il call center telefonico, in quanto gestito direttamente da personale Previndai esperto, riscuote ampio consenso e permette di velocizzare la risposta alle richieste degli iscritti, che possono peraltro anche accedere agli uffici di persona.

La bontà della linea di investimento viene verificata costantemente alla luce degli scenari finanziari più probabili o di tensioni sui mercati. Le più recenti analisi hanno riguardato:

–              indagine sull’atteggiamento e la consapevolezza degli iscritti nei confronti del rischio, che ha evidenziato come parte della popolazione risulti disposta a sopportare maggiore volatilità con l’obiettivo di ottenere maggiori rendimenti nel lungo periodo

–              studio sulle combinazioni ottimali rendimento/rischio dei portafogli

–              verifica delle prospettive dei comparti assicurativi in relazione ai bassi tassi di rendimento.

È stata condotta una riflessione generale sulla politica di investimento del Fondo, con l’obiettivo di offrire ai propri aderenti soluzioni di investimento ottimali, allineate alle best practice internazionali e adeguate rispetto alla propensione al rischio e alle esigenze previdenziali degli iscritti.

Nel rivedere l’Asset Allocation Strategica dei due comparti finanziari, si è deciso di introdurre una quota di investimenti alternativi pari al 10% dei portafogli per beneficiare, in un contesto di investimento di lungo periodo quale quello previdenziale, dell’incremento di redditività connesso al relativo premio di illiquidità, oltre ai conseguenti benefici di diversificazione.

Previndai: Investimenti e scelte vincenti

Si è voluto tener conto della possibilità di indirizzare risorse a favore di investimenti domestici, con potenzialità di ritorni indiretti positivi per le aziende e i dirigenti italiani – platea di riferimento del Fondo – e per i benefici fiscali introdotti dalla legge di Bilancio 2017. Le analisi hanno evidenziato un aumento del rendimento netto atteso del portafoglio e un miglioramento del rapporto rendimento/rischio. Si è deciso di destinare il 50% degli investimenti alternativi al mercato italiano, avendo verificato che esso presenta interessanti prospettive e forti potenzialità di sviluppo.

Si è cioè verificato che, sulla base delle caratteristiche della popolazione degli iscritti al Fondo, anche in situazioni sfavorevoli di stress (quali decremento degli afflussi contributivi, maggiori uscite per prestazioni e rendimenti di mercato particolarmente negativi), la quota di alternativi illiquidi individuata del 10% risulta coerente con le esigenze di liquidità del Fondo anche su orizzonti temporali di lunga durata. Tale quota risulta inoltre ben inferiore rispetto al limite massimo del 20% previsto dalla normativa. Per quanto attiene le modalità di implementazione degli investimenti, si è deciso di operare attraverso l’investimento diretto, cioè tramite sottoscrizione di quote di fondi comuni d’investimento mobiliare chiusi, e non tramite l’affidamento di mandati di gestione.

L’Asset Allocation Strategica adottata dal Fondo prevede, come detto, che un 10% dei comparti finanziari venga destinato ai c.d. investimenti nell’economia reale, FIA (Fondi di Investimento Alternativi). Il processo per giungere a tali investimenti, nuovi per i fondi pensione, è stato importante ed è terminato a metà 2019. Sono state individuate le classi di investimento: private equity, direct lending ed infrastrutture.

All’avviso di ricerca ad evidenza pubblica hanno risposto 61 candidati, che hanno generato, a seguito di esame con una metodologia predefinita da Previndai (la valutazione dei risultati precedenti, il processo di investimento, il personale dedicato, la gestione aziendale del fondo candidato) una short list di 18 unità. Le successive visite on site hanno permesso di individuare i fondi selezionati, in numero di sei.Previndai: Investimenti e scelte vincentiPrevindai: Investimenti e scelte vincenti

Previndai avrà suoi rappresentanti negli Advisory Committee dei FIA selezionati. Sul tema è stato fatto recentemente un importante convegno in data 30 ottobre 2019 presso la sala Pininfarina di Confindustria in Roma. La scelta di Previndai per tali investimenti diretti è stata accompagnata dal disegno generale di dotare il Fondo dei più aggiornati sistemi di controllo, in linea con la normativa comunitaria e nazionale. Un complesso percorso ha portato al completo rafforzamento dei sistemi di controllo con le funzioni di gestione del rischio (risk management), revisione interna (internal audit) e compliance, anticipando di fatto il recepimento della relativa normativa europea IORP 2.

Si è proceduto anche alla introduzione di quanto previsto dalla stessa normativa europea GDPR sulla privacy. I processi e le procedure del Fondo sono stati completamente ridisegnati per adeguarli ai nuovi compiti ed obiettivi previsti per Previndai ed al nuovo sistema di controllo integrato. Sono state ampliate le competenze e le attività della funzione finanza, aumentando il know how interno, ponendosi in condizioni dialettiche rispetto agli advisor coinvolti, tutti di primario standing, ed esercitando nei confronti degli stessi sempre più un ruolo di coordinamento e partecipazione attiva. Per mantenere nel tempo il livello di FIA al 10% del patrimonio dei comparti finanziari (Bilanciato e Sviluppo) occorrerà investire (tra reinvestimento rimborsi e nuovi investimenti) mediamente circa 60 M€/anno dal 2022 al 2029. Questo significa che siamo alla fine di un percorso “iniziale”, nel senso che la sua conclusione genera un processo di ulteriori investimenti nell’economia reale per un decennio circa.

Previndai: Investimenti e scelte vincentiQuanto sopra sinteticamente riferito conferma la posizione di leadership di Previndai nel settore della previdenza complementare, che, in un processo di costante adeguamento alla sempre maggiore professionalità richiesta agli investitori, assicura agli iscritti una gestione ottimale del patrimonio e la fornitura di servizi all’altezza delle aspettative.

L’anno prossimo cadrà il 30° anniversario della fondazione di Previndai ad opera di Confindustria e Federmanager, geniale intuizione delle Fonti istitutive ed esempio di successo di una dialettica sindacale a servizio di entrambe le parti nell’interesse degli iscritti.

 

Novità Fasi: riequilibrio economico

Novità Fasi: riequilibrio economico

L’andamento economico del Fondo, ha fatto registrare negli ultimi anni uno squilibrio economico, ampiamente analizzato e segmentato in tutte le sue componenti. Fra esse particolare evidenza assume l’alterazione del rapporto tra dirigenti in servizio e dirigenti in pensione, che a causa della perdurante crisi economica, ha ridotto sensibilmente la percentuale dei primi rispetto ai secondi. I complessi studi tecnici attuariali, hanno proiettato trend incompatibili con gli obiettivi gestionali, e quindi si è deciso di incidere attraverso le modifiche statutarie sulle modalità di accesso al Fondo prevedendo una serie di limiti che dovrebbero scoraggiare comportamenti opportunistici. L’altra misura studiata attraverso ripetute simulazioni tecniche, riguarda l’incremento dei contributi rimasto inalterato negli anni. L’aumento delle entrate consentirà quindi di realizzare due azioni strategiche: la prima focalizzata sull’esigenza di far fronte alle crescenti esigenze in termini di prestazioni, la seconda di reperire risorse per strutturare investimenti sulle piattaforme tecnologiche capaci di snellire le procedure e di valorizzare le informazioni tecniche per i futuri programmi di prevenzione. Su tali prospettive sia il Consiglio di Amministrazione che l’Assemblea degli Azionisti hanno registrato un totale allineamento e una completa condivisione.Novità Fasi: riequilibrio economicoDopo l’avvenuta confluenza dell’Inpdai nell’Inps, e senza togliere nulla alle altre importanti iniziative, il Fasi rappresenta certamente l’icona della nostra categoria. Per la sua storia di oltre 40 anni, perché si occupa della nostra salute (un tema in cima alle priorità per tutti), perché fa della mutualità e della solidarietà intergenerazionale la sua caratteristica distintiva e il suo valore aggiunto, perché è la più grande realtà operante nel panorama dell’assistenza sanitaria integrativa a livello europeo, per il fatto che continua a essere il punto di riferimento sul mercato della sanità integrativa sempre più grande e competitivo. Siamo stati antesignani, abbiamo creato una realtà di un valore inestimabile per tutti i nostri Colleghi, riconosciuta come una vera e propria eccellenza di cui dobbiamo essere fieri.Abbiamo il dovere, quindi, di preservarne il ruolo di leadership cercando di comprendere e interpretare al meglio i fattori che caratterizzano l’evoluzione del contesto di riferimento, con una visione almeno di medio periodo. Il contratto collettivo è appena scaduto, quindi, come avviene normalmente al termine dalla vigenza contrattuale il Fondo registra un disequilibrio economico, significativo ma non eccessivo, comunque da correggere. Ma era anche giunto il tempo di riflettere sull’impianto normativo alla luce dell’esperienza maturata in tutti questi anni, del ruolo del Servizio sanitario nazionale che fa sempre più fatica a fronteggiare i bisogni indotti dalla crescita della domanda, ma soprattutto sui numeri e sulla loro tendenza.

Una realtà che ci caratterizza come categoria, ci aggrega, ci rappresenta, ci dà tranquillità in eventuali fasi avverse della nostra vita personale e familiare, ci consente di vivere serenamente la nostra vecchiaia, quando avremo bisogno di maggiori cure, che non ci abbandona mai. Ma tutti insieme siamo chiamati a partecipare alla sua sostenibilità nel tempo, a partire da quando siamo più giovani, proprio nel momento in cui non abbiamo bisogno di ricorrere frequentemente alle cure mediche, per sostenere coloro che ne hanno più bisogno o devono affrontare spese sanitarie molto importanti. Questo è il Fasi e in questo modo si esprime la solidarietà.Realisticamente non possiamo contare su una crescita significativa della popolazione dirigenziale in servizio, visto l’andamento economico-industriale del nostro Paese, e il Servizio sanitario Nazionale fatica a dare una risposta ai bisogni crescenti. Per cui è ragionevole attendersi una crescita della domanda per il Fasi e, con questa prospettiva, un buon padre di famiglia deve cercare di individuare le maggiori criticità, ottimizzare
l’uso delle risorse disponibili, agire sulle regole per favorire i comportamenti virtuosi premiando la fidelizzazione e combattere i comportamenti opportunistici che non possiamo più assecondare, come ci confermano i numeri dell’ultimo bilancio.

Il dato che più pesa e più preoccupa è il rapporto tra dirigenti in servizio e in quiescenza ormai strutturalmente sceso sotto l’unità. Vale a dire, ad esempio, che per 10 iscritti in pensione ce ne sono solo 8 in servizio. Questo dato, come è agevole comprendere, incide sul costo della solidarietà intergenerazionale che necessita di essere ricondotto entro limiti accettabili per evitare di portare il Fasi fuori mercato e perdere il sostegno delle aziende, che versano un’apposita e significativa contribuzione, nonché dei Colleghi in servizio che “generano” significativamente meno spesa sanitaria rispetto a quanto versano.

Su questi presupposti, l’Assemblea del Fondo ha approvato il 6 dicembre scorso un incremento generalizzato dei contributi del 12,5% per tutte le componenti iscritte, aziende, dirigenti in servizio e in pensione (l’ultimo incremento risale al 2015 in occasione del rinnovo contrattuale) e ha fatto proprie le proposte di modifica dello Statuto proposte dal CdA. Modifiche che si sono focalizzate sulle regole di iscrizione delle aziende e dei dirigenti in pensione.

Cominciamo dalle aziende. Dal 1° gennaio 2019 possono aderire al Fasi solo le aziende che iscrivono i dirigenti in servizio, non è più consentito a queste di scegliere una forma alternativa per i dirigenti in forza e “scaricare” sul Fasi la parte della popolazione in quiescenza, limitandosi al versamento del solo contributo previsto per la solidarietà.Le aziende che utilizzano una forma alternativa già iscritte al Fasi alla data del 01.01.2019 possono rimanere ma a queste viene applicato un progressivo incremento del contributo molto significativo, tale da incidere sulla convenienza economica del modello adottato e rendere per esse vantaggioso portare nel Fasi anche i dirigenti in servizio.

Per quanto riguarda, invece, i dirigenti in quiescenza, è stato valutato congruo come indice di fidelizzazione e di partecipazione alla mutualità e alla solidarietà intergenerazionale per mantenere l’iscrizione al Fondo da pensionato un’anzianità di iscrizione al Fasi, quali dirigenti in servizio, di almeno 10 anni.

Per godere del contributo ordinario, è inoltre necessario che il periodo tra la cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della pensione non sia superiore a 8 anni o, se superiore, l’interessato mantenga l’iscrizione al Fasi senza soluzione di continuità o si iscriva in via convenzionale entro 1 anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Alle stesse condizioni potranno altresì iscriversi in qualità di pensionati, i dirigenti in forza per almeno 10 anni presso le aziende che utilizzano altre forme per l’assistenza dei dirigenti in servizio a condizione che siano già iscritte al Fasi alla data del 01.01.2019.

Cosa succede per coloro che non matureranno una anzianità di iscrizione al Fasi da dirigenti in servizio di almeno 10 anni? Potranno mantenere l’iscrizione al Fondo in qualità di pensionati in via convenzionale (facendosi carico anche della quota che le aziende versano per ciascun dirigente in servizio) ma solo qualora abbiano aderito al Fondo entro 6 mesi dalla data di prima nomina a dirigente industriale. Una regola molto severa per i futuri dirigenti, ma giusta e necessaria. In altre parole, non saranno più ammessi comportamenti del tipo mi iscrivo quando comincio a avvertire qualche problema di salute o quando si avvicina il pensionamento per garantirmi la tutela Fasi nel periodo in cui statisticamente crescono i bisogni di cure. I numeri del bilancio del Fondo, già ora e soprattutto in prospettiva, non lo consentono più.Stessa possibilità viene riservata a coloro in forza per meno di 10 anni presso aziende che utilizzano altre forme di assistenza sanitaria dei dirigenti in servizio, già iscritte al Fasi alla data del 1° gennaio 2019 o provenienti da confluenze collettive. E, più in generale, a coloro che, pur non ricadendo nelle situazioni descritte, abbiano mantenuto l’iscrizione in via convenzionale dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Data l’importanza degli effetti del nuovo impianto regolatorio, è stata prevista una finestra per dare un’ultima chance ai dirigenti in attività che, pur essendo nella condizione di farlo, non si siano iscritti al Fasi per consentire loro di acquisire il diritto a mantenere l’iscrizione al Fasi dopo l’accesso alla pensione, pur in via convenzionale, nel caso non dovessero raggiungere il requisito minimo di 10 anni di iscrizione al Fasi e siano trascorsi più di sei mesi dalla prima nomina a dirigente industriale. Verranno salvaguardati coloro che risulteranno iscritti al Fondo il 1° aprile 2019 e che, quindi, dovranno affrettarsi a inviare per tempo la richiesta di iscrizione.

Una grande opportunità da cogliere per evitare il rischio di perdere il sostegno del Fasi dopo l’ingresso in pensione. Il “FASI siamo noi” ha sottolineato il Presidente del Fondo, Marcello Garzia a conclusione della lettera di presentazione delle novità introdotte dal 1° gennaio 2019 inviata lo scorso mese di dicembre a tutti gli iscritti. Ricordiamocelo sempre. Il Fasi per noi dirigenti non è comparabile alle altre realtà similari che operano sul mercato, ma è qualcosa che vale molto di più.

Guardare al futuro con serenità

Guardare al futuro con serenità

Guardare al futuro con serenità: “Garantire ai manager che andranno in pensione di percepire prestazioni complementari integrative alla pensione pubblica obbligatoria, consentendo loro di mantenere un tenore di vita adeguato a quello che avevano quando lavoravano”. È questo l’obiettivo fondamentale di Previndapi, fondo complementare che conosciamo meglio grazie al suo presidente Claudio Roberto Lesca

Previndapi è il Fondo Pensione Complementare dei Dirigenti e Quadri Superiori delle Piccole e Medie Imprese, costituito nel 1993 da Federmanager e Confapi. Per conoscerne in modo puntuale e dettagliato caratteristiche ed obiettivi ci siamo rivolti a Claudio Roberto Lesca. Eletto presidente nel luglio 2017, dopo essere stato consigliere nel triennio precedente, ha messo a disposizione la sua esperienza e le sue competenze in materia di previdenza complementare affinché il fondo fosse pronto ed adeguato all’evolversi della legislazione in materia previdenziale.

Presidente Lesca, cerchiamo di conoscere meglio Previndapi, quali sono le caratteristiche del Fondo e quale il suo obiettivo prioritario?

Partirei da numeri inequivocabili. A Previndapi aderiscono oggi circa 4.000 manager, gestendo un patrimonio di oltre 320 miliardi di Euro, sul quale nel 2018 è maturato un rendimento del 2,90% (3,11% nel 2017), risultando ancora una volta nei top dei risultati dei Fondi Pensione e superando ampiamente il rendimento del TFR, che per il 2018 è stato pari al 1,9% (1,75% nel 2017).

Previndapi è un fondo preesistente che investe i contributi ricevuti in polizze assicurative (con garanzia del capitale e di rendimento minimo e rinnovate fino al 2021) del Ramo V per il tramite di compagnie primarie (Allianz, Generali, Reale Mutua e Zurich), che hanno ottenuto il risultato indicato prima grazie agli investimenti fatti nel passato, che hanno compensato il perdurare della difficile situazione economica e dei mercati finanziari. Guardare al futuro con serenitàL’obiettivo del Fondo è quello di garantire ai manager che andranno in pensione di percepire prestazioni complementari integrative alla pensione pubblica obbligatoria, che consentano loro di mantenere un tenore di vita adeguato a quello che avevano quando lavoravano. E’ infatti necessario ricordare che le proiezioni fatte dall’Inps indicano che la pensione dei manager nei prossimi anni (soprattutto per effetto del progressivo passaggio al cosiddetto regime di calcolo totalmente “contributivo”) avrà un tasso di sostituzione (rapporto tra prima pensione e ultimo stipendio) intorno al 60% e nel prossimo futuro scenderà anche a meno del 50%. Se non si avranno a disposizione altre fonti di entrate, la vita da pensionati sarà molto dura.

Previndapi ha appena concluso l’analisi della propria Politica di Investimenti (DPI), per verificare se le prestazioni che offre sono allineate alle aspettative dei suoi iscritti: siamo orgogliosi di poter affermare che tutti i nostri aderenti (su base statistica) riescono a recuperare il gap che si è generato a seguito del passaggio dal metodo di calcolo “retributivo” a quello “contributivo” (misto o intero) e stimabile tra il 15%o e il 20%o (a seconda dell’anzianità del singolo lavoratore), consentendo di raggiungere tassi di sostituzione complessivi superiori all’80%o, con punte fino al 90, ovviamente in funzione degli anni di permanenza come aderente attivo nella Previdenza Complementare: questa considerazione deve essere una spinta per i lavoratori più giovani ad iscriversi il più presto possibile ai fondi pensione integrativi.

Esistono caratteristiche peculiari di Previndapi che lo distinguono da altri Fondi?

Le Parti Istitutive del Fondo, Federmanager e Confapi, con il rinnovo di fine 2016 del CCNL hanno previsto a partire dal 2017 un versamento aggiuntivo da parte delle aziende (rispetto al 4% ordinario, con un minimo di 4.800 Euro annui) dello 0,5% per tutti i dirigenti e quadri superiori (nei limiti dei massimali previsti) a prescindere dalla loro adesione, diretta o tacita, al Fondo, introducendo il concetto di adesione contrattuale, che oggi si sta sviluppando anche in altri contratti di lavoro. Inoltre sempre dal 2017 è stata definita la possibilità di iscrivere i soggetti fiscalmente a carico. Con le Parti Istitutive e gli altri enti Bilaterali (Fasdapi e PMI Welfare Manager) in questi anni sono stati organizzati, e si continuerà anche nel futuro, innumerevoli eventi sul territorio per favorire la conoscenza da parte delle aziende e dei lavoratori della Previdenza Complementare, e illustrare i vantaggi finanziari e fiscali dell’iscrizione al Fondo.

L’apprezzamento degli aderenti a Previndapi è stato confermato dai risultati emersi dal recente Questionario di Soddisfazione, usato anche per definire azioni volte a migliorare ulteriormente l’interazione con gli iscritti. Nel 2019 proseguiranno le iniziative con le Parti Istitutive per promuovere la conoscenza e l’adesione al Fondo, e per maggio verrà proposto un workshop con illustri relatori, per approfondire le recenti novità legislative derivanti dal recepimento della normativa europea (c.d. IORP II). Tutti i chiarimenti sul Fondo sono rinvenibili sul sito www.previndapi.it e in particolare i dettagli operativi e finanziari sono illustrati analiticamente nel Bilancio Sociale 2017.

Presidente, non deve essere semplice operare in un settore come quello della Previdenza, dove i Fondi sono vigilati dalla COVIP e la normativa è in continua evoluzione. La sua esperienza professionale la aiuta nello svolgere questo delicato compito?

Ho iniziato ad operare nell’ambito della Previdenza Complementare dagli inizi del duemila quale Consigliere, poi Responsabile del Controllo Interno e Vice Presidente, infine Presidente e Presidente del Collegio dei Sindaci nel Fondo Telemaco (il Fondo Pensione integrativo del settore delle Telecomunicazioni, con oltre 60.000 aderenti e un patrimonio superiore al milione di euro) e dopo un mandato come Consigliere di Previndapi, a luglio 2017 sono stato eletto Presidente di Previndapi. Sono anche membro del Consiglio Direttivo di Assoprevidenza (Associazione Italiana per la Previdenza Complementare, che opera senza fini di lucro quale centro tecnico nazionale di previdenza e assistenza complementare e riunisce forme pensionistiche di secondo pilastro di ogni tipologia, fondi e organismi con finalità assistenziali nonché operatori del settore) e anche questo ruolo facilita il Fondo nell’essere sempre pronto e adeguato all’evolversi della Previdenza.Guardare al futuro con serenitàAlla luce di queste sue competenze, a quali aspetti ritiene che Previndapi dovrà dedicare particolare attenzione nel prossimo futuro?

In linea con precedenti indicazioni già segnalate agli iscritti di Federmanager (ad esempio nell’ultima Assemblea Nazionale), il Fondo opererà principalmente su due direttrici: La prima: ampliare l’informativa e la conoscenza generale della previdenza e su come crearsi un futuro sereno, e specifica del Fondo, attraverso eventi organizzati da Federmanager/Confapi/Enti Bilaterali sul territorio, per favorire la crescita di numero di iscritti (inclusi i soggetti fiscalmente a carico già previsti da Statuto e i Professional previsti dal CCNL rinnovato a fine 2016). Verrà sviluppato l’approfondimento dei benefici conseguenti all’iscrizione alla previdenza, in particolare a favore degli iscritti Contrattuali per invogliarli ad aderire personalmente integrando i versamenti aziendali, e fatte azioni di retention sugli attuali Aderenti, in ogni situazione evolutiva della loro situazione lavorativa, attraverso un continuo rafforzamento della comunicazione con loro (nell’ultimo anno si è già provveduto alla predisposizione del Bilancio Sociale e di un Questionario di Soddisfazione, rifatto il Sito Istituzionale www.previndapi.it con nuove sezioni e video di approfondimento, organizzati vari eventi, predisposta la Newsletter periodica, inviate varie mail su tematiche specifiche). La seconda: rafforzare ulteriormente la Governance del Fondo, adeguandosi alle modifiche previste dalla normativa europea IORP II, recepita in Italia dal D.Lgs 147/18, con effetto dal primo febbraio 2019.

Verrà infatti ampliata l’attività di formalizzazione dei processi operativi e verrà predisposto il manuale della gestione amministrativa, con il supporto di uno stagista che ha acquisito il Master sulla Previdenza previsto dalla normativa, ad ulteriore supporto del Direttore Generale, dott. Armando Occhipinti, e della struttura interna, per favorire una riorganizzazione operativa mirata al continuo miglioramento dell’efficienza e efficacia.

Verrà inoltre attentamente valutata con le Parti Istitutive l’opportunità di ampliare l’offerta dei servizi, in funzione anche dell’interesse manifestato dagli Aderenti, con l’eventuale introduzione di investimenti di natura finanziaria (possibilmente con investimenti nell’economia reale delle PMI) per rafforzare i rendimenti ottenibili, tenendo sempre comunque ben presenti i criteri di prudenza e le criticità connesse alla situazione del mercato finanziario, e le possibili azioni/opzioni da adottare in vista della scadenza delle attuali polizze assicurative di gestione delle posizioni contributive degli iscritti (fine 2020). Il Fondo e gli uffici di Federmanager sono sempre a disposizione dei propri associati per offrire ulteriori spiegazioni e chiarimenti sui benefici della previdenza complementare.